• Testo MOZIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.1/00196 premesso che: nella notte del 23 settembre 2013, Generali, Mediobanca ed Intesa Sanpaolo hanno raggiunto un accordo con Telefonica per la cessione a quest'ultima delle loro quote...



Atto Camera

Mozione 1-00196presentato daAIRAUDO Giorgiotesto diVenerdì 27 settembre 2013, seduta n. 86

La Camera,
premesso che:
nella notte del 23 settembre 2013, Generali, Mediobanca ed Intesa Sanpaolo hanno raggiunto un accordo con Telefonica per la cessione a quest'ultima delle loro quote in Telco. L'operazione permetterebbe al gestore spagnolo di portare dal 46 al 66 per cento la sua partecipazione nella holding che controlla il 22,4 per cento di Telecom Italia, con un'opzione per un ulteriore incremento fino al 70 per cento nel breve periodo per poi arrivare al 100 per cento a partire da gennaio 2014 in caso di approvazione da parte delle autorità Antitrust In virtù del sistema societario in cui è inserita, Telecom Italia passerebbe, nel caso di attuazione del citato accordo, sotto il controllo spagnolo. In sostanza, con appena 324 milioni di euro la Spagna ha acquisito il controllo di Telecom Italia, il colosso italiano delle telecomunicazioni che fattura 30 miliardi di euro all'anno, occupa 82.000 dipendenti possiede la rete nazionale delle telecomunicazioni e gestisce i dati sensibili delle procure di tutto il Paese, ivi comprese le intercettazioni telefoniche;
paradossalmente, sempre nello stesso giorno del 23 settembre 2013, lo stesso destino sembrerebbe toccare anche la compagni e di bandiera Alitalia, quando comincia a circolare la notizia di una possibile vendita di Alitalia ai francesi tramite la compagnia aerea Air France;
il pericolo è, inoltre, che con un debito pubblico che presumibilmente potrebbe arrivare a oltre il 130 per cento del Prodotto interno lordo, lo Stato possa decidere di cedere altri gangli nevralgici del Paese sotto il profilo tecnologico e del know how, quali ad esempio gli asset civili di Finmeccanica a partire da AnsaldoBreda, Ansaldo STS, Ansaldo Energia e BredaMenarini all'azienda coreana Doosan, come per altro emerge da numerosi articoli pubblicati dalla stampa nazionale;
in questi ultimi anni alcune della maggiori industrie italiane sono state cedute di fatto a proprietà straniere: non solo i grandi marchi della moda e del lusso da sempre espressione del nostro made in Italy (da Bulgari a Loro Piana, da Valentino a Ferré), ma anche il settore alimentare (Dall'Orzo Bimbo agli spumanti Gancia, dai salumi Fiorucci alla Parmalat, dalla Star al Riso Scotti, fino al vino Chianti nel cuore della Docg del Gallo Nero, diventata proprietà di un imprenditore cinese; sono molti e di prestigio, infatti, i marchi storici dell'agroalimentare italiano finiti in mani straniere, per un valore complessivo, dall'inizio della crisi ad oggi, di circa 10 miliardi di euro) e la meccanica (Ducati);
ma assistere oggi alla cessione, svendita o possibile trasferimento di aziende centrali non solo per il loro portato economico in termini occupazionali e di sviluppo di indotto, ma anche strategiche per gli interessi nazionali, come Telecom Italia, Alitalia e Finmeccanica appare di eccezionale gravità perché in nessuno Stato del mondo settori di comunicazione, trasporti o difesa sono mai stati abbandonati in nome del mercato e perché questo dimostrerebbe la totale resa da parte dell'Esecutivo rispetto alla fase di deindustrializzazione che sta attraversando il nostro Paese;
detta fase di deindustrializzazione è del resto evidenziata anche dal «Rapporto sulla Competitività» presentato recentemente dalla Commissione dell'Unione Europea a Bruxelles: «Rapporto» da dove emerge con tutta evidenza che l'Italia è l'unico Paese dell'Eurozona che, insieme alla Finlandia, ha peggiorato la propria produttività, venendo superata anche dalla Spagna;
a fronte di tale annosa situazione l'attuale Governo non sembra avere una posizione chiara rispetto al futuro degli asset strategici dell'economia del nostro Paese, a partire innanzitutto da quelli controllati direttamente dallo Stato come nel caso di Finmeccanica; e soprattutto, non è chiaro come intenda usare gli strumenti necessari, ivi compreso l'intervento del Fondo strategico Italia della Cassa depositi e prestiti che attualmente dispone di circa 7 miliardi di euro, al fine di preservare e rilanciare il nostro patrimonio industriale e non certo avallare nuove ipotesi di cessione industriale svolgendo le mere funzioni di un fondo di garanzia;
la cessione di Telecom Italia o la possibile vendita o spacchettamento di Alitalia e di Finmeccanica mettono a rischio la tradizione e l'intero know how italiani, ormai svenduti al miglior offerente già in passato in numerosi altri casi di produzione industriale;
sotto tale profilo non si comprendono i motivi per i quali l'Esecutivo non abbia ancora attuato l'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21 convertito, con modificazioni, della legge 11 maggio 2012 n. 56 recante: «Norme in materia di poteri speciali sugli assetti societari nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni»;
si tratta del cosiddetto golden power di cui, appunto, mancano i provvedimenti regolamentari di attuazione e senza tali provvedimenti il Governo non puo esercitare i poteri speciali ivi previsti per tutelare l'interesse nazionale, come ad esempio imporre agli acquirenti condizioni di investimento o sul mantenimento dei presidi industriali, in caso di passaggio di proprietà straniera di importanti aziende italiane come Telecom, ma anche di Alitalia e le imprese con il marchio Ansaldo del gruppo Finmeccanica;
nell'ipotesi specifica di Telecom, poi, non si capiscono i motivi per i quali il Governo indugi nell'accelerare ed attivare le procedure di scorporo della rete che, come ampiamente sottolineato nei giorni scorsi dal Viceministro Catricala: può essere ottenuto «con qualsiasi mezzo, anche con lo strumento legislativo... le ragioni dello Stato vengono prima di tutto. Tutela della rete e investimenti da subito, dovranno essere confermati e aumentati perché la società è più forte»;

Sinistra ecologia e liberta, come già chiaramente esplicitato in numerosissimi atti parlamentari precedenti come da ultimo l'interrogazione a risposta immediata in assemblea n. 3-00337, nonché nell'ambito della mozione sulla crisi del settore manifatturiero n. 1-00164, è completamente contraria a qualsiasi processo di depotenziamento e alienazione della tecnologia che si potrebbe verificare attraverso la cessione degli asset civili di Finmeccanica ai diretti concorrenti internazionali, ma anche alla possibile svendita della compagnia di bandiera Alitalia ad Air France, come del resto evidenziato nell'ambito dell'interpellanza urgente n. 2-00227,

impegna il Governo:

a porre in essere ogni atto di competenza diretto ad attuare l'articolo 2 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21 convertito con modificazioni nella legge 11 maggio 2012 n. 56 in maniera tale da esercitare i poteri speciali che per legge gli competono per tutelare l'interesse nazionale in caso di passaggio di proprietà straniera di importanti aziende italiane come Telecom, ma anche nella denegata ipotesi di cessione di Alitalia o di imprese con il marchio Ansaldo del Gruppo Fin meccanica;

ad attivare ed accelerare le procedure di scorporo della rete Telecom per salvaguardare un asset strategico per il nostro Paese, garantendo il controllo nazionale dell'infrastruttura di rete e i posti di lavoro della più importante compagnia telefonica del Paese;
a porre in essere ogni atto di competenza finalizzato ad evitare che la compagnia di bandiera Alitalia compagnia aerea italiana spa venga di fatto «svenduta» ad Air France o che la stessa fallisca, con danno enorme per i lavoratori e i cittadini venendo trasformata in un vettore regionale e, quindi, con grave nocumento per il sistema economico italiano;
ad arrestare, nella qualità di azionista di riferimento di Finmeccanica, ogni possibile cessione degli asset civili di Finmeccanica a partire da AnsaldoBreda, Ansaldo STS, Ansaldo Energia e BredaMenarini e più in generale ad arrestare qualsiasi cessione della quota di controllo, diretta o indiretta, immediata o differita o trasferita, di società appartenenti o controllate dal Gruppo Finmeccanica stessa;
ad avviare una strategia volta alla conclusione di partnership con imprese industriali complementari realmente operanti nel sistema competitivo globale dell'alta tecnologia e diverse da Doosan, conglomerata equivalente per dimensione a Finmeccanica – che, in ogni caso, non rappresenta una conglomerata – ma estranea al cosiddetto oligopolio dell'alta tecnologia;
a ridurre alla maggioranza relativa la quota azionaria di Finmeccanica in tutte le società del gruppo generalizzando il modello di Ansaldo Sts (Finmeccanica 40 per cento in tutte le societa attraverso a) o a quotazione (come e possibile farlo per Agusta Westland); b) o attraverso una drastica riorganizzazione che consenta una successiva quotazione o la conclusione di accordi di partenariato (come quelli vigenti in Ansaldo Energia e in Atr) c) o attraverso attraverso la ricerca immediata di partner complementari nel settore dei sistemi di difesa (Oto, WASS);

ad avviare una riorganizzazione che investa in profondità Ansaldo Breda, Selex ES, Alenia Aermacchi al fine di ottenere un deciso incremento di competitività arricchendo il loro portafoglio tecnologie e prodotti e internazionalizzando il loro capitale umano e direzionale;

ad intraprendere un progetto volto all'integrazione finanziaria di Finmeccanica e Fintecna in una sola holding industriale dell'alta tecnologia cui attribuire la maggioranza relativa, la gestione e lo sviluppo di Fincantieri, società equivalente per dimensione alla somma di Sts e Energia ma inferiore per risultati economici e prospettive strategiche;

a porre in essere, sempre con riferimento a Finmeccanica, ogni strategia e sviluppo di progettazione e riorganizzazione come quelle poc'anzi citate al fine di consentire di evidenziare le eventuali perdite ancora non esibite, di ridurre il debito, di affrontare i necessari investimenti d'innovazione tecnologica, di progettare l'acquisizione di nuove società nei settori in sviluppo, di restituire alla nuova holding la reputazione e il rango internazionale persi nell'ultimo triennio.
(1-00196) «Airaudo, Migliore, Ferrara, Boccadutri, Di Salvo, Quaranta, Lacquaniti, Aiello, Franco Bordo, Costantino, Duranti, Daniele Farina, Fava, Fratoianni, Giancarlo Giordano, Kronbichler, Lavagno, Marcon, Matarrelli, Melilla, Nardi, Nicchi, Paglia, Palazzotto, Pannarale, Pellegrino, Piazzoni, Pilozzi, Piras, Placido, Ragosta, Ricciatti, Sannicandro, Scotto, Zan, Zaratti».