• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/04796 AIELLO, TORRISI, DALLA TOR, CONTE, COMPAGNA, PAGANO, GENTILE, BILARDI, DI GIACOMO, VICECONTE, COLUCCI - Al Ministro della salute - Premesso che: da oltre 16 anni il "S. Anna Hospital" di...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-04796 presentata da PIETRO AIELLO
mercoledì 4 novembre 2015, seduta n.535

AIELLO, TORRISI, DALLA TOR, CONTE, COMPAGNA, PAGANO, GENTILE, BILARDI, DI GIACOMO, VICECONTE, COLUCCI - Al Ministro della salute - Premesso che:

da oltre 16 anni il "S. Anna Hospital" di Catanzaro, in collaborazione col reparto di cardiochirurgia, ha creato e gestisce il pronto soccorso cardiologico e cardiochirurgico operante su scala regionale, con un numero di ricoveri in emergenza e urgenza intorno ai 700 pazienti all'anno, in cooperazione, altresì, con l'elisoccorso, il 118 e tutti i primari ospedalieri dei dipartimenti endovascolari. Il servizio di pronto soccorso è tuttora attivo 365 giorni all'anno;

con riferimento alla rete emergenziale, tale struttura oggi rappresenta l'unico centro di eccellenza di cardiochirurgia con lo specifico ruolo di "presa in carico" del paziente, capace di garantire i livelli di qualità degli interventi previsti dal decreto ministeriale 2 aprile 2015, n. 70;

le capacità gestionali presenti in tale struttura hanno evitato l'applicazione della metodologia delle "capacità crescenti", come predisposto nel documento commissariale DCA n. 75 del 6 luglio 2015, la quale avrebbe comportato, con effetti negativi sul paziente, "trasferimenti secondari" e conseguenti allungamenti dei tempi, con la più che probabile possibilità di provocare al paziente ulteriori complicazioni evitabili con l'assistenza "totale" fornita da un ricovero in struttura dotata sia del reparto cardiochirurgico sia dell'emodinamica;

in pratica, se fosse possibile, tutti i pazienti affetti da sindrome coronarica acuta dovrebbero essere soccorsi in strutture dotate della suddetta tecnologia, anche perché le urgenze-emergenze sono di tipo cardiologico e cardiochirurgico; il rispetto del principio della centralità del paziente permetterebbe di salvare qualche vita in più;

considerato che:

il decreto ministeriale n. 70 del 2015 raccomanda alla Regione di razionalizzare l'impiego delle risorse e di ottimizzare i percorsi diagnostico-terapeutici in base alla disposizione delle strutture sanitarie sul territorio, favorendo l'adozione del modello denominato hub and spoke, ovvero di altre forme di coordinamento e di integrazione professionale su base non gerarchica;

in merito al ruolo svolto dal S. Anna Hospital, la nota commissariale del 15 maggio 2015, prot. 152580, prevede che «i pazienti con sindrome coronarica acuta dovranno accedere alla struttura privata accreditata S. Anna Hospital nelle urgenze "differibili", mentre nei casi per i quali si rende possibile effettuare un'angioplastica primaria i pazienti dovranno essere accompagnati con i mezzi di soccorso presso l'Azienda Ospedaliera Mater Domini di Catanzaro, al fine di raggiungere in minor tempo la struttura ospedaliera per l'effettuazione della prestazione»;

questo concetto viene ulteriormente ristretto nel successivo documento DCA n. 75 del 6 luglio 2015, secondo il quale, «nelle situazioni non emergenziali, dall'ambito territoriale della provincia di Crotone i pazienti potranno afferire alla struttura privata accreditata S. Anna Hospital di Catanzaro, in un'ottica di supporto e integrazione alla rete pubblica». Risulta palese, quindi, che in un tal modo viene disatteso il principio della parità della sanità pubblico-privato e della libera scelta del cittadino;

è inspiegabile, pertanto, che il S. Anna Hospital sia relegato ai margini della rete urgenze-emergenze ed operi limitatamente ai pazienti provenienti dall'agenzia di sanità pubblica di Crotone definiti "differibili";

con questa metodica assurda risulta proibita l'effettuazione dell'angioplastica nelle urgenze con potenziale rischio di vita per i pazienti, si depotenzia l'attività della struttura con il conseguente rischio di default, e si rischia di ignorare esperienze e qualità maturate in 16 anni di attività. Si auspica che non si ripeta con il S. Anna Hospital quanto già avvenuto con la fondazione "Campanella", oggetto di 300 licenziamenti e molti malati oncopatici lasciati al proprio destino;

considerato, inoltre, che:

si rileva con soddisfazione la notizia secondo cui il S. Anna è stato il primo ospedale regionale nell'anno 2012 per il numero di PTCA (angioplastiche coronariche percutanee) e coronarografie effettuate, come riportato nell'allegato 4 del decreto commissariale n. 75;

anche nel decreto commissariale n. 80 del 6 luglio 2015, relativo alla determinazione dei tetti di spesa per l'acquisto da soggetti privati accreditati di prestazioni di assistenza ospedaliera, si precisa che detta struttura è l'unica che opera sul cuore di tutto punto, come si evince dalla scheda di sintesi relativa all'analisi dell'attività 2014, e presenta eccellenti competenze nell'ambito dei trapianti d'organo, e nei settori della cardiochirurgia e neurochirurgia;

le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia, con la Calabria al primo posto tra le regioni. Le patologie del cuore sono complesse e complicate e i pazienti si presentano al cardiochirurgo nel momento in cui non è più possibile alcuna terapia medica e l'alternativa all'intervento chirurgico è la morte a breve distanza;

nessuna limitazione di budget e nessun abbattimento dei tetti di spesa vengono previsti per gli ospedali pubblici, i quali non subiscono i controlli sanitari sulle degenze, per evitare migliaia di ricoveri impropri e dovuti per legge, come avviene, al contrario, tutti i giorni nelle strutture private;

non appare logico depotenziare le strutture del S. Anna Hospital, per favorire al contempo il riemergere dei trasferimenti interregionali che comporteranno un aumento delle spese sanitarie, atteso che la migrazione passiva tra regioni deve essere retribuita con la specifica TUC (tariffa unica convenzionata) che, a seconda della patologia, è superiore al 15 - 20 per cento rispetto ai costi indicati nel tariffario nazionale,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno indirizzare la gestione commissariale verso la valorizzazione delle eccellenze sanitarie regionali, al fine di salvaguardare il più possibile capacità di intervento infraregionale ed evitare l'innalzamento dei costi del servizio sanitario a causa della non fruibilità in loco delle prestazioni ospedaliere, con conseguente aumento indiscriminato della mobilità sanitaria.

(4-04796)