• Testo della risposta

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.5/06080 il caporal maggiore capo VSP Marianna Di Luzio, nata a BARI il 10 gennaio 1983, in servizio presso il reparto comando e supporti tattici «FRIULI» in Bologna dall'anno 2010 presentò varie...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 15 ottobre 2015
nell'allegato al bollettino in Commissione IV (Difesa)
5-06080

In merito alla vicenda citata dall'interrogante, comunico innanzitutto che il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito su delega del Capo di Stato Maggiore della Difesa, in qualità di Commissario ad acta nominato dal TAR Puglia in data 26 giugno 2015, ha disposto l'assegnazione definitiva del caporal maggiore citato nell'atto presso il 10o reggimento trasporti di Bari a far data dal 7 agosto 2015.
Tale movimento/trasferimento non ha ancora avuto corso in quanto, dal 4 agosto 2015, con ripetuti certificati medici, il militare risulta in riposo medico domiciliare fino al 27 ottobre 2015.
Sul tema specifico, risulta opportuno evidenziare la narrativa complessiva dei fatti.
Il militare, nel novembre 2010 – allora effettivo al Reparto Comando e Supporti Tattici «Friuli» in Bologna – presentava un'istanza di assegnazione temporanea nella sede di Bari ai sensi dell'articolo 42-bis del decreto legislativo n. 151 del 2001 che prevede «il beneficio di assegnazione temporanea per 3 anni, anche non continuativi, nella provincia/regione ove lavora l'altro genitore del minore di anni 3, nell'ambito delle norme a tutela e sostegno della maternità e paternità».
La richiesta veniva respinta, in applicazione di un consolidato orientamento del Consiglio di Stato che prevedeva la non applicabilità della citata norma ai militari ed agli appartenenti alle forze di polizia dello Stato (sentenza n. 7472/2005).
Avverso il provvedimento di diniego, il graduato presentava ricorso davanti il TAR Emilia Romagna che, nell'accogliere la richiesta, disponeva la sospensione cautelare del provvedimento impugnato e, successivamente, ne annullava definitivamente la decisione amministrativa (n. 238/2012 del 22 marzo 2012. L'amministrazione militare, quindi prontamente assegnava il graduato, in via temporanea, al Comando Militare Esercito «Puglia» in Bari a far data dall'11 aprile 2012 e, contestualmente, proponeva appello al Consiglio di Stato.
Il Giudice di ultima istanza, mutando il proprio orientamento sino ad allora consolidato, rigettava tale appello e estendeva, per la prima volta, i benefici di cui al citato articolo 42-bis anche al personale militare (sentenza n. 3683 in data 11 giugno 2013).
Successivamente, il graduato nel periodo di assegnazione temporanea in Bari, presentava ulteriori due istanze, nel mese di marzo e di giugno 2014, tendenti ad ottenere l'assegnazione definitiva presso la sede di Bari, indicando a supporto, generiche motivazioni di natura personale.
Il Comandante di corpo comunicava al militare, per le sole vie brevi, l'inammissibilità di dette istanze in quanto il dipendente assegnato presso una sede in via temporanea – ove interessato ad ottenere un'assegnazione definitiva presso la medesima sede – avrebbe dovuto presentare apposita istanza di trasferimento, ad avvenuto rientro al reparto di appartenenza, da esaminarsi dall'Amministrazione secondo i criteri ordinari prefissati.
Il graduato, tuttavia, impugnava il silenzio-rigetto presso il TAR Puglia-Bari che, con sentenza n. 524/2015 del 1o aprile 2015, ordinava all'amministrazione di rendere un provvedimento espresso in merito alle due istanze. L'Amministrazione – con provvedimento del Comando Militare Esercito «Puglia» del 15 aprile 2015 – nel legittimo esercizio del proprio potere di valutazione ed in esecuzione della sentenza del TAR, respingeva le istanze presentate per inammissibilità, disponendo comunque e venendo incontro alle problematiche familiari prospettate dal graduato, la proroga dell'assegnazione provvisoria presso la sede di Bari.
Inoltre, l'Amministrazione estendeva ulteriormente l'assegnazione del militare presso il Comando Militare Esercito in Bari di 60 giorni e, sulla base di quanto indicato dal caporal maggiore nella sua domanda di trasferimento, chiedeva l'esibizione della prevista documentazione sanitaria attestante il riconoscimento della condizione di disabilità grave della madre, ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge n. 104/92.
Il militare, però, non solo non produceva la documentazione prescritta dalla legge n. 104 del 1992, ma presentava un ulteriore ricorso per ottemperanza presso il TAR Puglia-Bari che disponeva la nomina del Commissario ad acta di cui si è fatto cenno nelle premesse dell'atto.
Il comportamento conciliante adottato dall'Amministrazione si spiega alla luce della duplice necessità di trattare con particolare cura ed attenzione la vicenda citata e al tempo stesso evitare di adottare provvedimenti d'eccezione potenzialmente idonei a dare luogo a disparità di trattamento verso il personale dipendente, così moltiplicando il contenzioso.