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Atto a cui si riferisce:
C.5/05840 si apprende da organi di stampa che lo scorso marzo si sono svolte le operazioni navali Mare Aperto, «dopo un anno di fermo per lo svolgimento dell'attività Mare Nostrum», lasciando...



Atto Camera

Risposta scritta pubblicata Giovedì 15 ottobre 2015
nell'allegato al bollettino in Commissione IV (Difesa)
5-05840

Prima di rispondere ai singoli quesiti posti dall'interrogante, si reputa opportuno precisare alcuni aspetti evidenziati in premessa all'atto.
Innanzitutto, nell'ambito del contrasto all'immigrazione clandestina, le Unità della Marina Militare svolgono un'attività di presenza e di sorveglianza nell'area del Mediterraneo centrale, finalizzata alla deterrenza e al contrasto delle organizzazioni criminali dedite ai traffici illeciti di esseri umani, prevedendo anche specifiche misure per impedire il recupero dei natanti utilizzati, mentre quelle della Capitaneria di Porto intervengono per attività di Ricerca e Soccorso (Search and Resene – S.A.R.).
In caso di emergenza, tuttavia, le Unità della Marina Militare sono chiamate a partecipare a operazioni di soccorso per la salvaguardia della vita umana in mare, come stabilito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).
Fermo restando, poi, che le Unità della Marina Militare e quelle della Capitaneria di Porto non sono fra loro comparabili per le diverse missioni cui sono istituzionalmente destinate, per quanto concerne i costi delle «nuove navi dual use che la Marina militare ha recentemente commissionato», le nuove Unità vanno inquadrate in un processo di razionalizzazione delle risorse che porterà a conseguire una riduzione delle navi di prima linea in servizio di circa il 60 per cento nell'arco di un decennio, perseguendo ulteriori risparmi grazie all'efficientamento del correlato ciclo logistico e alla possibilità, propria delle nuove tecnologie, di impiegare equipaggi quantitativamente ridotti rispetto al passato.
Queste nuove navi hanno un orizzonte d'impiego di 25/30 anni e saranno utilizzate in tutte le missioni istituzionalmente previste per la Marina Militare (tra le quali potranno rientrare anche quelle di soccorso) comprese quelle in alto mare, dove la Forza armata può operare per periodi prolungati, in condizioni meteorologiche avverse e garantendo, al contempo, una adeguata cornice di sicurezza.
Per quanto riguarda, conclusivamente, gli specifici quesiti posti, le Unità della Squadra Navale hanno svolto, nel corso del 2013, 75.856 ore di moto, di cui 25.311 per attività addestrativa (pari al 33 per cento delle ore totali), mentre, nel 2014, le ore di moto sono state 100.466, di cui 15.533 per attività addestrativa (pari al 15,5 per cento delle ore totali).
In merito, invece, alla possibilità di «ridurre al minimo» l'attività di soccorso da parte della Marina militare, si osserva che l'intervento della Forza armata si è reso necessario per la situazione di emergenza e di straordinarietà che, come noto, si protrae nel Mediterraneo centrale; al riguardo, sembra perfino superfluo evidenziare come, in caso di emergenza, risulti giuridicamente obbligatorio l'intervento delle Unità interessate dalla Capitaneria di Porto.
L'immane flusso di migranti e il traffico di esseri umani è stato tale, infatti, da indurre l'Unione europea all'avvio della missione «Eunavformed», in aggiunta alla missione «Triton» che opera sotto la responsabilità dell'Agenzia Europea Frontex e al dispositivo di sorveglianza e sicurezza marittima «Mare Sicuro», il cui scopo è anche quello di garantire la protezione dei mezzi nazionali, inclusi quelli della Guardia Costiera, impegnati in attività di SAR nel Mediterraneo centrale, oltre che assicurare la salvaguardia degli interessi nazionali nell'area.
Peraltro, anche le attività che non rientrano tra quelle addestrative, consentono di mantenere elevata la preparazione del personale, imprescindibile per conseguire il massimo stato di efficienza, requisito fondamentale per l'assolvimento dei compiti istituzionali.
Relativamente al numero delle esercitazioni navali condotte negli anni 2013 e 2014, sono state effettuate, rispettivamente, 26 e 8 attività addestrative.
È il caso di rilevare, infine, che sebbene la nostra flotta sia in parte obsoleta ciò non ha comunque impedito, di fatto, alla Marina Militare di svolgere i propri compiti istituzionali in modo pregevole, garantendo sempre la prontezza operativa richiesta.