• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
S.2/00320 PUPPATO, MORGONI, PEZZOPANE, SOLLO, COMPAGNONE, AMATI, ORELLANA, GRANAIOLA, GIROTTO, IDEM, DALLA ZUANNA, Elena FERRARA, VALENTINI, SCAVONE, ZIZZA, MASTRANGELI - Ai Ministri dell'ambiente e...



Atto Senato

Interpellanza 2-00320 presentata da LAURA PUPPATO
lunedì 16 novembre 2015, seduta n.537

PUPPATO, MORGONI, PEZZOPANE, SOLLO, COMPAGNONE, AMATI, ORELLANA, GRANAIOLA, GIROTTO, IDEM, DALLA ZUANNA, Elena FERRARA, VALENTINI, SCAVONE, ZIZZA, MASTRANGELI - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dello sviluppo economico - Premesso che:

l'articolo 7 della Dichiarazione delle Nazioni unite sull'ambiente umano (Stoccolma, 1972) stabilisce che "Gli Stati devono prendere tutte le misure possibili per impedire l'inquinamento dei mari, dovuto a sostanze che rischiano di mettere in pericolo la salute dell'uomo, di nuocere alle risorse biologiche e alla vita degli organismi marini, di danneggiare o di pregiudicare altre utilizzazioni dello stesso ambiente marino";

l'articolo 38, comma 1, del decreto-legge 12 settembre 2014, n. 133, recante "Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive", meglio conosciuto come "Sblocca Italia", convertito, con modificazioni, dalla legge 11 novembre 2014, n. 164, definisce le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale come aventi "carattere di interesse strategico e di pubblica utilità, urgenti e indifferibili", definendo le modalità con cui sono rilasciati i permessi per la trivellazione ispettiva sul territorio e sulle acque nazionali;

l'art. 35, comma 1, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, recante "Misure urgenti per la crescita del Paese" (cosiddetto decreto Sviluppo), convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, da una parte eleva il limite minimo di distanza dalla costa per le trivellazioni a 12 miglia, dall'altra sblocca i progetti in precedenza concessi o autorizzati, e sospesi nel 2010 dal Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare pro tempore Prestigiacomo;

dieci regioni (Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise) hanno depositato 6 quesiti referendari per deliberare l'abrogazione parziale delle citate leggi;

considerato che:

la Croazia ha sospeso ogni progetto di trivellazione esplorativa nel mare Adriatico volendo meglio valutare, come affermato dall'ambasciatore croato in Italia Llija Zelalic, durante il convegno sulla macroregione adriatico-ionica tenutosi sulla fregata "Maestrale" di Ortona (Chieti), se lo Stato possa danneggiare, interferendo con l'ecosistema marino, la capacità attrattiva turistica delle proprie coste. Quest'ultima è infatti considerata una fonte di ricchezza certa e maggiormente redditizia rispetto alle royalty previste dalle estrazioni;

secondo i dati pubblicati, in accordo con il Ministero dello sviluppo economico, dalla "BP Statistical review of world energy" del giugno 2015, le «total proved reserve» di petrolio in Italia ammontano a 100 milioni di tonnellate, a fronte di un utilizzo di 56,6 milioni di tonnellate all'anno nel nostro Paese: pertanto, se anche si riuscisse ad estrarre l'intero petrolio potenziale, si garantirebbero scorte per l'Italia per meno di 2 anni, producendo al contempo danni permanenti e irreparabili all'ambiente marino e costiero con ingenti rischi e inevitabili perdite dal punto di vista naturalistico e turistico a causa dellinquinamento dei fragili ecosistemi coinvolti;

l'IPCC (Intergovernmental panel on climate change) ha più volte ribadito come l'emissione di gas serra, connessa all'utilizzo di fonti energetiche fossili, sia causa dell'aumento delle temperature medie a livello mondiale; pertanto, solo immediati e drastici cambiamenti di rotta nei consumi energetici possono contenere tali aumenti nella misura necessaria (2 gradi centigradi) ad evitare catastrofici eventi: a questo scopo, il 70 per cento delle fonti fossili conosciute dovrebbero rimanere nel sottosuolo;

le fonti di energia rinnovabili e senza emissioni iniziano ad essere sostenute da tecnologie efficienti e sempre meno costose, garantendo già oggi il 40 per cento dell'energia elettrica consumata in Italia e il 22 per cento su scala mondiale. Infatti, queste fonti sono solo apparentemente più costose, implicando pesanti marginalità esterne (inquinamento ambientale, spesso irreversibile; danni alla salute; aumento del rischio di subsidenza e di sismicità, eccetera);

i giacimenti di fonti fossili sono in via di esaurimento a livello globale: pertanto ogni investimento in questo settore rischia di essere non solo dannoso per l'ambiente, e conseguentemente per la salute umana, ma anche scarsamente produttivo nel lungo periodo;

a ciò si aggiunga che, secondo i dati resi noti dall'Agenzia Ice, Arabia saudita ed Emirati arabi uniti, rispettivamente primo e settimo Paese produttore di petrolio, già da molti anni hanno iniziato programmi di sviluppo della produzione di energia solare, al fine di diversificare i propri investimenti e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili: in particolare, secondo i dati pubblicati dalla "BP Statistical review of world energy", nel 2013 erano già stati investiti 116 miliardi di dollari in tali progetti dai Paesi del golfo Persico e se il trend proseguisse l'Arabia saudita diverrebbe leader della produzione di energia solare entro il 2032,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo ritengano opportuno rivedere gli obiettivi della politica energetica al fine di sospendere ogni progetto di trivellazione esplorativa, valorizzare e preservare le coste italiane, evitare il rischio di contenziosi con le Regioni;

se e quali provvedimenti intendano adottare per incrementare l'efficienza energetica del Paese e realizzare una politica delle fonti sostenibili alternative, anche attraverso incentivi fiscali a privati ed aziende;

quali azioni intendano intraprendere, anche attraverso la collaborazione con altri Paesi a livello europeo ed internazionale, per preservare l'Adriatico, e gli altri mari che bagnano l'Italia, da invadenti operazioni di trivellazione ispettiva che danneggiano l'ambiente.

(2-00320)