• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/02190 l'ambasciata d'Italia di Tunisi in data 12 aprile 2011, dopo avere proceduto ad alcune contestazioni formali, ha emanato un provvedimento di licenziamento senza preavviso a carico di Amor...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-02190presentato daFEDI Marcotesto diMercoledì 16 ottobre 2013, seduta n. 98

FEDI, GIANNI FARINA, GARAVINI, LA MARCA e PORTA. — Al Ministro degli affari esteri. — Per sapere – premesso che:
l'ambasciata d'Italia di Tunisi in data 12 aprile 2011, dopo avere proceduto ad alcune contestazioni formali, ha emanato un provvedimento di licenziamento senza preavviso a carico di Amor Khediri, un impiegato a contratto locale in servizio presso l'ambasciata da circa un ventennio;
le motivazioni avanzate riguardano alcune presunte irregolarità nelle procedure seguite dal Khediri in qualità di addetto allo sportello nella concessione di visti subordinati alla condizione del rientro, mansioni alle quali era stato adibito nonostante la sua qualifica di contrattista escludesse funzioni non meramente esecutive;
l'amministrazione della Farnesina, dopo avere respinto l'istanza di riesame presentata dall'interessato, a quanto consta agli interroganti, non si è presentata presso il tribunale tunisino al quale il Khediri si era rivolto per tutelare i suoi interessi e ha confermato di recente presso il tribunale del lavoro italiano la severa misura irrogata nel 2011;
in parallelo al provvedimento rivolto al Khediri, l'ambasciata di Tunisi ha adottato una sanzione di semplice censura nei confronti dell'assistente amministrativo di ruolo in servizio presso la sezione visti, che aveva la responsabilità di indirizzare e controllare le operazioni realizzate allo sportello;
l'atto di licenziamento dell'impiegato a contratto sembra obiettivamente eccessivo, per l'entità delle contestazioni avanzate, per il servizio lungamente prestato dall'interessato, che non aveva mai dato adito a richiami e osservazioni, per il fatto di essere stato adibito a mansioni che non gli competevano e, non ultimo, per il confronto con il provvedimento irrogato al capo ufficio del settore visti che aveva più impegnative responsabilità amministrative;
l'episodio dell'impiegato a contratto presso l'ambasciata di Tunisi qui richiamato è rivelatore della fragilità del quadro giuridico nel quale questa categoria di personale è costretta ad operare e, in particolare, dell'esigenza di approfondire e definire con maggiore precisione la materia dell'attribuzione delle deleghe ai lavoratori a contratto –:
se non si ritenga di effettuare una più attenta ed equilibrata valutazione del caso di Amor Khediri, esaminando la possibilità di un provvedimento meno drastico del licenziamento e comunque tale da salvaguardare la professionalità da lui acquisita in lunghi anni di servizio e una situazione umana irrimediabilmente compromessa dalla perdita del lavoro;
se non consideri urgente avviare un serio confronto con i sindacati di categoria in ordine all'inquadramento giuridico del personale a contratto, dal quale deriva altresì la forma di attribuzione delle deleghe;
se non ritenga indispensabile assumere iniziative per chiarire, in maniera definitiva ed inequivocabile, l'ambito giurisdizionale di competenza per i contratti di lavoro locali sulle materie attinenti alle condizioni di lavoro, nella misura in cui queste debbono sempre rispettare anche norme locali;
se non si ritenga urgente garantire l'applicazione piena del principio della prevalenza del foro italiano per quanto concerne le controversie in ambito di rapporto di lavoro, senza ricorrere a forme di «immunità giurisdizionale» spesso utilizzate strumentalmente presso le sedi estere;
se non si ritenga infine doveroso promuovere una riforma dell'intero settore dei contratti per il personale impiegato localmente chiarendo gli ambiti giurisdizionali relativi alle singole materie oggetto di accordo tra le parti. (4-02190)