• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/01242 l'ARPA (Agenzia regionale per la protezione ambientale) della regione Friuli Venezia Giulia nel mese di giugno 2013 ha pubblicato il «Biometraggio dell'inquinamento da gas fitotossici nella...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-01242presentato daPRODANI Aristesto diGiovedì 17 ottobre 2013, seduta n. 99

PRODANI. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
l'ARPA (Agenzia regionale per la protezione ambientale) della regione Friuli Venezia Giulia nel mese di giugno 2013 ha pubblicato il «Biometraggio dell'inquinamento da gas fitotossici nella Regione Friuli Venezia Giulia tramite licheni come bioindicatori»;
questo studio – basato sull'analisi della biodiversità dei licheni che vivono sulla scorza degli alberi, organismi sensibili ai diversi gas tossici – si basa sul campionamento eseguito in 72 stazioni, distribuite in tutta la regione, tra marzo 2011 e ottobre 2012;
i valori peggiori, sostiene il documento, si concentrano in prossimità della centrale termoelettrica di Monfalcone (Gorizia), presso la Ferriera di Trieste e Muggia (Trieste);
i dati, infatti, non lasciano adito a dubbi: lo studio riporta sette classi di alterazione dei licheni, l'ultima equivale al cosiddetto «deserto lichenico», cioè un'anomalia molto alta indice di un fortissimo inquinamento. Monfalcone è nella classe 6 «alterazione alta» mentre Trieste con la Ferriera è nella classe 5, «alterazione media»;
secondo i tecnici dell'ARPA l'origine delle alterazioni ambientali registrate a Monfalcone è legata alle emissioni della centrale a carbone del gruppo A2A, ubicata lungo la sponda orientale del Canale Valentinis su di un area di circa 20 ettari e costituita da quattro gruppi termoelettrici indipendenti con potenza complessiva di 976 megawatt (MW);
la gravità dell'inquinamento presente a Monfalcone è testimoniata dal fatto che le rilevazioni dell'ARPA si riferiscono solo ad alcuni parametri – anidride solforosa, ossidi di azoto, monossido di carbonio, polveri – mentre «scarseggiano le informazioni su molti inquinanti come i metalli», che sicuramente sono presenti e su cui non si hanno dati recenti specifici;
nel 1999 l'Enel, che gestiva l'impianto a carbone, ha commissionato uno studio di biomonitoraggio lichenico sui metalli pesanti concluso nel 2001, depositato al comune di Monfalcone. Già all'epoca i rilevamenti di questo studio hanno segnalato la presenza di arsenico e cadmio al limite delle concentrazioni naturali oltre ad altre sostanze estremamente pericolose –:
se il Ministro sia al corrente dello studio lichenico condotto da Enel del 2001 che sembrerebbe essere stato inviato ai diversi Ministeri già a suo tempo e quali iniziative di competenza siano state intraprese di conseguenza;
se, alla luce delle novità emerse, il Ministro interrogato ritenga di dover valutare la possibilità di revocare l'autorizzazione integrata ambientale (AIA) della centrale termoelettrica di Monfalcone;
quali misure urgenti saranno adottate a salvaguardia della salute dei lavoratori e della popolazione locale. (5-01242)