• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00031 udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sul Consiglio europeo del 24-25 ottobre prossimi; premesso che: il Consiglio europeo scandisce la vita politica e lo...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00031 presentata da MASSIMO BITONCI
martedì 22 ottobre 2013, seduta n.129

Il Senato,
udite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri sul Consiglio europeo del 24-25 ottobre prossimi;
premesso che:
il Consiglio europeo scandisce la vita politica e lo sviluppo dell'Unione europea e le decisioni prese durante le sue riunioni danno un forte impulso alla definizione degli orientamenti politici generali dell'Unione. Esso svolge un ruolo capitale in tutti i settori di competenza comunitaria, mediante attività di impulso, di definizione di orientamenti politici generali o di coordinamento, di arbitrato o di risoluzione di questioni particolarmente controverse;
nell'ordine del giorno provvisorio presentato dal presidente del Consiglio europeo, figurano i principali punti che si dovrebbero affrontare il 24 e 25 ottobre 2013: a) si svolgerà un dibattito tematico su e-economia, innovazione e servizi, in particolare si discuterà dell'andamento dei lavori sull'Agenda digitale e sul follow up della valutazione inter pares della direttiva sui servizi; b) verrà fatto il punto sugli sforzi per promuovere crescita, occupazione e competitività europea; c) verranno valutati i lavori in corso su tutti gli elementi costitutivi dell'UEM; d) verranno affrontate questioni specifiche in materia di relazioni esterne alla luce degli sviluppi sulla scena internazionale;
il nostro Paese sta rincorrendo faticosamente i principali Paesi europei che, nell'ambito delle politiche di crescita e competitività, si sono da tempo dotati di piani strategici di sviluppo delle reti di nuova generazione in linea con gli obiettivi dell'Agenda digitale europea, pianificando azioni in grado di creare condizioni favorevoli allo sviluppo degli investimenti privati, anche agevolando la collaborazione tra i vari operatori e tra questi e le amministrazioni pubbliche. Al contempo, altri Paesi del mondo quali Corea, Giappone e Australia hanno varato massicci piani di investimenti in banda larga e ultralarga, dandosi obiettivi di connessione più elevati rispetto a quelli UE;
la direttiva 2006/123/CE del Parlamento e del Consiglio del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi del mercato interno, recepita dall'Italia con il decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59, e successive modificazioni, ha sollevato serie perplessità circa la sua applicazione in settori ritenuti di particolare importanza per l'economia italiana;
lo sviluppo del settore dei servizi deve essere perseguito in maniera equilibrata e sostenibile e comunque in modo tale da non pregiudicare la crescita e i livelli occupazionali esistenti nei Paesi membri dell'Unione europea;
il Consiglio europeo dibatte delle conclusioni in merito agli indirizzi di massima per le politiche economiche degli Stati membri, cos
ì come adotta conclusioni sulla situazione dell'occupazione nella Comunit
à;
stante l'inaccettabile elevato numero di giovani europei privi di occupazione, la lotta alla disoccupazione giovanile è, e deve rimanere, l'obiettivo primario dell'Europa;
in data 25 giugno 2013, in occasione delle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in vista del Consiglio europeo del 27-28 giugno 2013, l'assemblea di Montecitorio approvava quasi all'unanimit
à la risoluzione della Lega Nord ed autonomie 6-00020, con la quale si impegnava il Governo, tra l'altro, a destinare "risorse alla riduzione del costo del lavoro" e "a sostenere ed incentivare l'imprenditoria giovanile, fornendo garanzie certe di accesso al credito agevolato per i giovani under trentacinque anni che intendano avviare un'attività in proprio";
al rientro dal vertice europeo, in data 28 giugno, il Governo varava il cosiddetto pacchetto lavoro (decreto-legge n. 76 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 99 del 2013), il quale, con riguardo all'occupazione giovanile, prevedeva incentivi per i datori di lavoro che assumano con contratti di lavoro a tempo indeterminato giovani di età compresa tra i 18 ed i 29 anni;
il provvedimento disattendeva, dunque, gli impegni assunti in sede parlamentare. Innanzitutto perché si è limitata la platea dei possibili beneficiari degli incentivi all'assunzione ai 29enni, ignorando che l'attuale congiuntura economica negativa ha consolidato la crisi occupazionale delle persone in età compresa tra i 18 ed i 35 anni; in secondo luogo perché si è scelto di stanziare 500 milioni di euro ai giovani disoccupati del Sud e solo 294 milioni di euro a quelli del Centro-Nord, perseverando nell'infruttuosa strategia dell'assistenzialismo e fingendo di non sapere che per una reale ripresa economica bisogna destinare le maggiori risorse alla locomotiva del Paese, dove cioè ci sono già aziende ed imprese operanti ma che stentano per un costo del lavoro troppo alto;
in occasione dell'esame del Documento di economia e finanza 2013 di aprile 2013, i saldi di finanza pubblica hanno evidenziato per l'Italia come l'eccessiva politica di rigore attuata dal precedente Governo, da quello attuale e dall'Unione europea, ha determinato un peggioramento della grave fase recessiva oggi in atto ed un trend di crescita a ribasso del PIL, causato per lo più dalla contrazione dei consumi, con il conseguente crollo della domanda interna, determinato soprattutto dalla caduta della produzione industriale, indotta anche dalla restrizione del credito nei confronti del mondo produttivo;
le condizioni di accesso al credito da parte degli operatori economici sono in Italia ancora oggi difficili e più costose rispetto a quelle cui sono soggetti le imprese operanti nei principali competitor europei, dal momento che risulta evidente come, pure in seguito alle operazioni di rifinanziamento della BCE del 21 dicembre 2011 per 489 miliardi e del 29 febbraio 2012 per 530 miliardi e alla quale hanno aderito anche gli istituti di credito italiani, non c'è stata una maggiore offerta di credito a favore delle aziende da parte delle banche, tanto che è cresciuto drammaticamente il numero di imprese che hanno cessato la propria attività;
la politica del rigore ha pertanto compromesso la crescita del PIL italiano, cosicché è urgente porre in essere una diversa politica europea attraverso l'attuazione di misure anticicliche al fine rilanciare una "nuova Europa", ridefinendo il ruolo della BCE, che dovrebbe diventare prestatore di ultima istanza ed avere come obiettivo il perseguimento della piena occupazione finanziando direttamente gli investimenti produttivi;
la semplificazione normativa ed amministrativa è una priorità assoluta all'interno dell'agenda politica dell'Unione europea, dal momento che la qualità della regolazione rappresenta un fattore chiave per la competitività e lo sviluppo economico, tanto che il recente "Programma d'azione per la riduzione degli oneri amministrativi nell'Unione europea" si era posto l'obiettivo della riduzione del 25 per cento degli oneri burocratici entro il 2012;
gli oneri amministrativi e burocratici sono al primo posto trai i problemi che ostacolano lo sviluppo e la competitività delle piccole e medie imprese (PMI) tanto che secondo alcuni analisti una riduzione a livello europeo degli oneri del 25 per cento comporterebbe un incremento del PIL pari a circa l'1,5 per cento, e che in Italia in particolare la semplificazione normativa ha assunto, negli anni, una sempre maggiore valenza strategica, a fronte dell'eccesso di regolazione esistente nel nostro ordinamento che si accompagna ad una scarsa chiarezza nel sistema delle regole;
la strategia di better regulation della Commissione europea si fonda proprio sulla semplificazione normativa e la riduzione degli oneri amministrativi finalizzati a migliorare il quadro regolativo esistente;
la crisi economica internazionale, iniziata nel 2007 negli Stati Uniti e rapidamente diffusasi nel resto del mondo, ha avuto le principali ripercussioni in Europa dove, anche a causa delle intrinseche debolezze della moneta unica, questa ha manifestato i sintomi più significativi, e che la evidente difficoltà dell'Europa si è evidenziata negli ultimi anni soprattutto in Grecia;
la fragilità della moneta unica e la gravità della attuale recessione rilevano come la fase di costruzione dell'euro sia stata assolutamente non conforme alle attese dei suoi fautori e non abbia considerato le attuali problematicità, denotando in tal modo come la realizzazione della moneta unica non sia stata accompagnata da un'unione politica in grado di garantire quell'omogeneità capace di superare le diversità sociali ed economiche tra i diversi Paesi europei e tale da assicurare così una crescita ed uno sviluppo coerenti con le economie dei Paesi più avanzati;
la possibilità per l'Europa di riuscire a superare l'attuale momento di ristrettezza passa inesorabilmente da un miglioramento del livello di governance tra i diversi Paesi membri, finalizzata ad un migliore coordinamento e ad un'integrazione più efficace, dall'adozione di politiche governative di intervento finalizzate alla riduzione del debito pubblico e dall'assunzione di politiche fiscali finalizzate alla crescita e allo sviluppo economico, in grado così di evitare recessioni economiche ed atti speculativi;
il trattato sull'Unione europea prevede anche che il Consiglio europeo decida strategie comuni che l'Unione deve attuare nei settori in cui gli Stati membri hanno importanti interessi in comune. Dopo la tragedia di Lampedusa, il tema dell'immigrazione si fa sempre più presente nell'agenda europea, infatti il Consiglio europeo affronterà con urgenza l'emergenza immigrazione e il caso italiano, questo a dimostrazione del fatto che il problema dei flussi migratori è un problema globale che investe tutta l'Europa e non solo l'Italia;
per i migranti in cerca di posto di lavoro il nostro Paese
è diventato ormai un territorio di passaggio verso altri Paesi della UE, in particolare del nord Europa (Germania, Norvegia e Svezia);
dopo le ultime tragedie, vari esponenti europei hanno rilasciato dichiarazioni affermando il concetto che è ora di porre fine al ruolo che l'Italia ha assunto in questi ultimi anni ovvero quello di "sostituto dell'Europa" nel farsi carico delle incombenze conseguenti ai flussi migratori. Infatti, il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha ribadito la volontà dell'esecutivo UE di fare tutti gli sforzi possibili per evitare il ripetersi di queste tragedie "che sono senza dubbio tragedie che riguardano tutta l'Ue." Ancora, il Consiglio d'Europa in una nota ha sottolineato che "I Paesi del Consiglio d'Europa e dell'Ue devono mostrare maggiore solidarietà con l'Italia e con gli altri in prima linea sul fronte degli immigrati irregolari". Inoltre, Martin Schultz, presidente del Parlamento europeo, ha dichiarato che "bisogna far sì che l'onere, il peso, delle frontiere europee sia un problema condiviso da tutti i nostri governi". Infine, il commissario UE per gli affari interni Cecilia Malmstrom sottolinea in una nota come sia sempre più "urgente lanciare una grande operazione FRONTEX per la sicurezza (...) Nessun Paese può affrontare da solo questo problema. È una questione che necessita un impegno a livello europeo";
una politica di accordi bilaterali con i Paesi di origine dei flussi migratori può evitare tragedie come quelle alle quali si assiste ormai ogni giorno. Per oltre un anno, quando Ministro dell'interno era l'on. Maroni, la politica di accordi con i Paesi del Mediterraneo ha permesso di diminuire sensibilmente gli sbarchi e salvare centinaia di vite. È di tutta evidenza che se attraverso azioni di dissuasione, contrasto e intercettazione vengono ridotti questi "viaggi della speranza", statisticamente si riduce il numero di incidenti;
a parere dei proponenti le somme e i mezzi impiegati per Frontex, alla luce dei numerosi sbarchi di questi ultimi giorni che confermano, anzi vanno oltre, il trend che era già evidente nel 2011 e nel 2012 all'indomani degli sconvolgimenti provocati dalla "primavera araba", non sono sufficienti in quanto il nostro Paese, come ha anche evidenziato Izabella Cooper, portavoce di Frontex, "è quello che si trova sotto la maggiore pressione migratoria";
il 10 ottobre, il Parlamento dell'Unione europea, riunito in sessione plenaria, ha votato una serie di regole di funzionamento di "Eurosur" ovvero la rete di comunicazione progettata per sorvegliare le frontiere UE, attraverso lo scambio di informazioni e la cooperazione a diversi livelli: nazionale, tra gli Stati membri, e tra questi e l'Agenzia per le frontiere dell'Unione Frontex. Eurosur entrerà in vigore solo il 2 dicembre 2013 per 18 Paesi, tra cui l'Italia, mentre gli altri Paesi vi aderiranno dal 1° dicembre 2014;
Eurosur è un sistema di sorveglianza delle frontiere terrestri e marittime che fornirà alle autorità nazionali gli strumenti necessari per prevenire, individuare e contrastare l'immigrazione clandestina e la criminalità transfrontaliera. Si avvarrà di droni telecomandati che setacceranno il mare palmo a palmo, e dove non arriveranno i droni vigileranno satelliti, sensori installati al largo delle coste e radar. Dovrebbe essere uno strumento per il rafforzamento di Frontex, che servirà a localizzare meglio "le carrette del mare",
impegna il Governo:
1) a farsi promotore, nelle sedi opportune, di un piano nazionale di sviluppo delle nuove reti, fornendo un'alta capacità di trasmissione alle principali città ed ai distretti industriali che ancora scontano un forte divario di connettività, mettendo a punto una strategia che si dimostri adeguata a permettere ai cittadini ed alle imprese collocate in tali aree di sviluppare rapidamente una domanda di accesso a servizi innovativi, potenziando le infrastrutture esistenti in una logica di intermodalit
à per contrastare l'erosione della propria competitività attraverso innovazioni nel processo della logistica e dei trasporti;
2) ad un'attenta valutazione dell'impatto che la direttiva sui servizi produce sui distinti settori interessati affinché venga salvaguardata la specificità degli stessi ed il sistema di regolamentazione interno, per non pregiudicarne la crescita ed i livelli occupazionali in un momento così critico per l'economia italiana;
3) ad attivarsi per garantire una politica occupazionale di riduzione degli oneri contributivi dovuti dal datore di lavoro, senza effetti negativi sulla determinazione dell'importo pensionistico del lavoratore;
4) a redistribuire per macro-regioni le risorse stanziate, nel quadro finanziario pluriennale 2014-2020, per interventi in favore dell'occupazione, attuando politiche premiali per i "territori competitivi";
5) a sostenere gli investimenti e migliorare l'accesso al credito utilizzando le risorse europee, a partire da quelle a disposizione della Banca europea per gli investimenti, così da varare da subito un piano per gli investimenti a sostegno delle PMI e per il finanziamento dell'economia al fine di favorire concretamente un diretto e più veloce accesso al credito da parte delle aziende stesse, sostenendo la crescita economica e supportando la creazione di nuovi posti di lavoro, tanto più urgente nei Paesi con un'alta disoccupazione giovanile come l'Italia;
6) ad impegnarsi per rendere la normativa italiana ed europea più efficiente, coerente e snella, in particolare in alcuni settori economici, al fine di potenziare l'innovazione e la produttività, adottando da subito iniziative finalizzate ad abrogare le disposizioni legislative inutili ed obsolete, sostenendo altresì la crescita con puntuali programmi di riduzione degli oneri amministrativi e che oggi gravano sulle aziende, in particolar modo sulle PMI, così da ridurre l'eccessiva pressione fiscale che su di esse grava;
7) ad adottare misure concrete per un miglioramento della governance europea attraverso una maggiore implementazione e condivisione della stessa tra gli Stati membri, così da migliorare le responsabilità democratiche al livello in cui sono prese e attuate le decisioni, in modo da arrivare ad un'Europa dei popoli, federale su base macroregionale e regionale, legittimata dai popoli stessi e capace di superare gli Stati nazionali;
8) ad impegnarsi, stanti le evidenti criticità evidenziate, a superare l'attuale sistema dell'euro attraverso una revisione e rinegoziazione dei trattati, coinvolgendo e facendo partecipi anche i cittadini (referendum), al fine di realizzare una moneta aderente alle esigenze dell'economia reale tra i territori e in grado di rispettare i principi della sana contabilità pubblica;
9) ad assumere iniziative al fine di reclamare un potenziamento della presenza nel Mediterraneo dell'Agenzia Frontex, anche attraverso un adeguamento di strumenti, mezzi e uomini, prevedendo, se necessario, una secondaria sede operativa dell'Agenzia sul territorio italiano per una gestione consapevole dei migranti;
10) a domandare quali ulteriori misure potrebbe adottare Frontex per far fronte all'attuale situazione, nonché di dare immediata attuazione ad Eurosur anche attraverso l'adesione contemporanea di tutti i Paesi europei;
11) ad incoraggiare il rafforzamento di accordi bilaterali tra la UE e i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo per un pattugliamento congiunto delle coste, nonché ad adottare misure per controllare il flusso di richiedenti asilo che entrano nella UE dal Mediterraneo meridionale;
12) a destinare le risorse necessarie per un fondo di finanziamento pluriennale degli accordi bilaterali, sulla base dell'esperienza e delle necessità di Frontex.
(6-00031)
BITONCI, CANDIANI, STUCCHI, ARRIGONI, BELLOT, BISINELLA, CALDEROLI, CENTINAIO, COMAROLI, CONSIGLIO, CROSIO, DAVICO, DIVINA, MUNERATO, STEFANI, VOLPI.