• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/05106 BUEMI, Fausto Guilherme LONGO - Al Ministro della salute - Premesso che: nella puntata della trasmissione televisiva "Presa diretta" di Rai 3 del giorno 17 gennaio 2016 è andato in onda...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05106 presentata da ENRICO BUEMI
mercoledì 20 gennaio 2016, seduta n.563

BUEMI, Fausto Guilherme LONGO - Al Ministro della salute - Premesso che:

nella puntata della trasmissione televisiva "Presa diretta" di Rai 3 del giorno 17 gennaio 2016 è andato in onda un servizio sui medici obiettori di coscienza nel nostro Paese, che ha rivelato dati inquietanti. Infatti, in Italia in media il 70 per cento dei medici e degli infermieri sono obiettori di coscienza, ma, in alcune regioni, l'obiezione è ancora più alta: 73 per cento in Calabria, 82 per cento in Campania, l'86 per cento in Puglia l'87,6 per cento in Sicilia, l'80 per cento nel Lazio, il 90 per cento in Basilicata e il 93,3 per cento nel Molise. In quasi tutte le regioni d'Italia, la metà dei medici si rifiutano di applicare la legge n. 194 del 22 maggio 1978, recante "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza", rendendo difficile e doloroso per le donne italiane esercitare quello che è, ai sensi della legge, un diritto;

a quanto risulta agli interroganti nella città di Ascoli Piceno, vige l'obiezione di struttura, ossia il 100 per cento dei medici rifiuta di applicare la legge; a Jesi, in provincia di Ancona, il servizio di interruzione volontaria di gravidanza per 9 mesi è stato sospeso, perché gli unici due medici che applicavano la legge n. 194 del 1978 sono diventati obiettori;

l'età dei medici che applicano la legge n. 194 del 1978 è molto alta e una percentuale cospicua di essi sceglie la strada dell'obiezione, pur di non subire discriminazioni sul posto di lavoro, pressioni psicologiche e mobbing da parte dei colleghi;

considerato che:

la possibilità di praticare l'interruzione di gravidanza negli ospedali pubblici italiani è minima: dal 1993 gli aborti spontanei sono cresciuti del 40 per cento. Secondo molti medici ginecologi, all'interno del dato dell'aborto spontaneo, si cela anche quello clandestino, iniziato a casa e finito con il ricovero in ospedale. internet offre molti siti dove acquistare in perfetto anonimato sia la "Ru 486" che il "Cytotec", farmaco per l'ulcera che ha come effetto collaterale forti contrazioni dell'utero che possono portare all'aborto. Nel 95 per cento dei casi, la donna, che ha assunto pillole, completa l'aborto in casa, senza nessuna complicazione; ma in altri, vi è la necessità di un successivo intervento del medico a causa di emorragie e, proprio in questi casi, l'aborto viene registrato dal medico come spontaneo;

in Francia, tutti gli ospedali pubblici hanno l'obbligo per legge di rendere disponibili i servizi di interruzione della gravidanza; nel Regno Unito è obiettore solo il 10 per cento dei medici, esistono centri di prenotazione aperti ogni giorno 24 ore su 24 e tutti gli operatori che decidono di lavorare nelle strutture di pianificazione familiare non possono dichiararsi obiettori; in Svezia, non esiste il diritto all'obiezione di coscienza;

nel marzo del 2014, il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d'Europa si è espresso, in merito al ricorso presentato nel novembre 2012 dalla Cgil insieme ad altre associazioni, tra cui l'International planned parenthood federation european network (Ippf), dichiarando che "A causa dell'elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza, l'Italia viola i diritti delle donne che, alle condizioni prescritte dalla legge 194 del 1978, intendono interrompere la gravidanza",

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga necessario adottare misure urgenti (quali l'introduzione in ogni regione italiana di una quota obbligatoria di medici ospedalieri e infermieri non obiettori di coscienza) in modo da rendere prevalente un esercizio della funzione pubblica di assistenza medica ai cittadini, obbligatoria anche per questa prestazione specifica, a carico della struttura sanitaria ospedaliera pubblica;

se non ritenga opportuno vincolare alla disponibilità entro la citata quota la permanenza in sede per i medici ospedalieri obiettori di coscienza, esercitando invece i poteri ufficiosi in ordine alla destinazione del luogo di lavoro, in applicazione dell'istituto della mobilità obbligatoria geografica tra le strutture del servizio sanitario nazionale e tra le pubbliche amministrazioni, di cui al decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e di cui alle normative di settore, in caso di saturazione della quota.

(4-05106)