• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.5/07509    dalle più recenti comunicazioni della Consob emerge come la società francese di telecomunicazioni Vivendi è arrivata a detenere il 21,39 per cento del capitale di Telecom Italia, grazie...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in commissione 5-07509presentato daBORDO Francotesto diMartedì 26 gennaio 2016, seduta n. 555

   FRANCO BORDO e FOLINO. — Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che:
   dalle più recenti comunicazioni della Consob emerge come la società francese di telecomunicazioni Vivendi è arrivata a detenere il 21,39 per cento del capitale di Telecom Italia, grazie alle nuove operazione di mercato effettuate tra il 16 e il 30 dicembre 2015 diventando il primo azionista della compagnia italiana;
   dai filing model di Borsa emerge, oggi che il maggiore azionista di Telecom Italia ha effettuato nuovi acquisti dal 16 al 30 dicembre, per un totale dello 0,86 per cento del capitale, arrivando così a ridosso della soglia del 21,4 per cento. Il gruppo potrà effettuare ancora acquisti, fino ad arrivare al 25 per cento del capitale, senza incorrere nell'obbligo di lanciare un'opa totalitaria;
   nel corso di una recente audizione presso il Senato della Repubblica, l'amministratore delegato della media company francese, Arnaud De Puyfontaine, ha spiegato che la priorità di Vivendi è quella di produrre contenuti migliori in forme diverse, con alleanze strategiche forti con gli operatori di telecomunicazioni. Sempre Puyfontaine ha aggiunto come tutto ciò debba avvenire attraverso la creazione di «un soggetto sud europeo che possa avere una base solida tale da permettere di competere ad armi pari rispetto a soggetti americani grandi»;
   ciononostante, i vertici di Vivendi non hanno fornito né al Governo, né al Parlamento, informazioni in merito ad eventuali piani industriali o finanziari che l'ormai azionista di maggioranza intende apportare ora che di fatto detiene il controllo di Telecom Italia;
   particolare criticità assumono i profili occupazionali legati al futuro della principale compagnia di telecomunicazioni del nostro Paese. Ancora di recente, Telecom ha raggiunto un accordo con i sindacati per la gestione di 2.600 esuberi attraverso le nuovi disposizioni introdotte con il Jobs Act. – Gli accordi, si legge in una nota, «regolamentano anche le uscite con prepensionamenti volontari e si affiancano all'intesa, già raggiunta nei giorni scorsi) sulla mobilità volontaria». A circa 30.400 lavoratori sarà applicato un contratto di solidarietà che prevede la riduzione verticale dell'orario di lavoro per un totale di 23 giorni all'anno (pari all'8,85 per cento dell'orario di lavoro mensile); inizierà da gennaio e durerà 2 anni con l'impegno, previo accordo tra le parti, di una estensione – della vigenza per altri 12 mesi. Inoltre, su base volontaria i lavoratori che matureranno, entro il 31 dicembre 2018; i requisiti minimi per la pensione nei quattro anni successivi, potranno lasciare il lavoro anticipatamente;
   in questo contesto, la società Telecom ha assunto impegni strategici in termini di sviluppo della banda larga su tutto il territorio nazionale, aree rurali e montane comprese. Al riguardo, secondo gli ultimi valori – riportati nel rapporto «Osservatorio sulle comunicazioni n. 4 2015» dell'AgCom le terminazioni in servizio sulla rete fissa tradizionale sono 20,6 milioni e, di queste, gli accessi a banda larga sono 14,5 milioni (il 70 per cento circa). Inoltre, quasi tutte le terminazioni a larga banda su richiesta dei clienti possono fornire in downlink 20 Mbit/s. Purtroppo, però, la maggior parte degli utenti (il 74 per cento) preferisce ancora aderire a contratti con un downlink nominale inferiore a 10 Mbit/s; e tra questi il 6,4 per cento, una percentuale quindi non trascurabile, si accontenta di ricevere una velocità inferiore ai 2 Mbit/s (forse oggi non dovrebbero comparire tra le connessioni a banda larga). Si può quindi concludere che i servizi oggi offerti nel Paese non spingono i clienti, che già hanno una connessione a banda larga, a passare a una a velocità maggiore del downlink;
   anche i recenti dati del rapporto Akamai — apparsi sul quotidiano « la Repubblica» – mettono quindi in luce un ritardo via via cresciuto in misura significativa tra domanda e offerta di larga banda nel Paese. Le politiche adottate in Paesi della Unione con i quali si è soliti confrontarsi (Inghilterra, Germania, Belgio, Austria, e più di recente, Francia, Olanda) – Paesi nei quali è offerto un servizio a banda ultralarga realizzato con sistemi non diversi da quelli oggi installati in Italia – hanno ad essi permesso di occupare posizioni in classifica ben diverse dalla nostra nelle graduatorie predisposte da Akamai –:
   quali iniziative urgenti, anche alla luce delle recenti evoluzioni societarie legate al controllo di Telecom Italia spa, il Ministro interrogato intenda assumere per varare incentivi che incoraggino l'uso della banda ultralarga – aree rurali e montane comprese – e l'accelerazione di un'offerta di nuovi servizi digitalizzati ai cittadini, con particolare riferimento ai processi di alfabetizzazione digitale della popolazione. (5-07509)