• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/07499    i diritti connessi al diritto d'autore sono situazioni giuridiche che la legge riconosce non direttamente all'autore dell'opera ma che presentano forme, più o meno forti, di collegamento...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-07499presentato daDI BATTISTA Alessandrotesto diMartedì 26 gennaio 2016, seduta n. 555

   DI BATTISTA, MARZANA, BRESCIA, DI BENEDETTO, D'UVA, LUIGI GALLO, VACCA e SIMONE VALENTE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
   i diritti connessi al diritto d'autore sono situazioni giuridiche che la legge riconosce non direttamente all'autore dell'opera ma che presentano forme, più o meno forti, di collegamento con il diritto d'autore stesso; i più importanti sono i diritti connessi riconosciuti in favore degli artisti interpreti ed esecutori, ai produttori di dischi fonografici o supporti analoghi, ai produttori di opere cinematografiche o audiovisive;
   si tratta di diritti patrimoniali che si sostanziano in situazioni ed interessi giuridici che trovano il loro fondamento nell'esigenza di proteggere il risultato di attività professionale, di carattere prevalentemente artistico, dalla indiscriminata utilizzazione da parte di terzi (ad esempio, radio e televisioni, in caso di ritrasmissione, devono corrispondere un ristoro economico);
   la legge italiana sul diritto d'autore (legge n. 633 del 1941), le Convenzioni internazionali – a partire dalla convenzione di Roma del 26 ottobre 1961 (ratificata dall'Italia con legge n. 865 del 1973) sulla protezione degli artisti o esecutori, dei produttori di fonogrammi e degli organismi di radiodiffusione – e le direttive dell'Unione europea riconoscono, pertanto, i cosiddetti diritti connessi al diritto d'autore, agli artisti, interpreti ed esecutori e ai produttori;
   i compensi per i diritti connessi sono poi, nello specifico, disciplinati dagli articoli 71-septies, 71-octies, 73, 73-bis, 80, 84, e 180-bis della legge 22 aprile 1941, n. 633, e 5 e 7 della legge 5 febbraio 1992, n. 93;
   nel 1976 viene istituito l'IMAIEM (poi IMAIE), su iniziativa dei sindacati, quale Istituto preposto alla tutela e alla gestione dei diritti degli artisti, interpreti ed esecutori di opere musicali, e dal 1998 preposto anche alla gestione dei diritti connessi spettanti agli artisti interpreti ed esecutori di opere cinematografiche e audiovisive in genere;
   a partire dal 1994, in forza del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 25 ottobre 1994 (adottato ai sensi della legge n. 93, del 1992), viene riconosciuta all'Istituto per la tutela dei diritti degli artisti, interpreti ed esecutori (IMAIE), la personalità giuridica;
   da una relazione del 17 ottobre 2008 del collegio dei revisori dell'Istituto, sono però emersi alcuni aspetti di particolare gravità e criticità;
   in particolare si è dato atto della presenza di un regolamento per l'assegnazione di contributi di cui all'articolo 7 della legge n. 93 del 1992 – ai sensi del quale i compensi non distribuibili sono devoluti all'IMAIE che li utilizza «per le attività di studio e di ricerca nonché per i fini di promozione, di formazione e di sostegno professionale degli artisti interpreti o esecutori» – del tutto «lacunoso ed impreciso»;
   è dunque emerso che l'Istituto abbia gestito tali fondi, destinati alle attività di studio, ricerca e formazione, in modo assolutamente clientelare e che l'attività di riscossione dei diritti connessi è stata, inoltre, completamente trascurata dall'Istituto con la conseguenza che, al momento della redazione della relazione, tutti i contratti del settore audiovisivo erano scaduti e non ancora rinegoziati;
   sono state altresì riscontrate problematiche relative alla mancata distribuzione dei diritti agli artisti, determinando, così, una crescita spropositata del patrimonio che, si legge sempre nella predetta relazione, «lungi dal configurarsi come un elemento positivo di buona gestione, si rivela la conseguenza dell'incapacità di individuare e adottare le modalità necessarie a soddisfare i diritti della categoria tutelata»;
   l'IMAIE, inoltre, non ha proceduto ad un'attenta e puntuale ricerca dei soggetti aventi diritto ai compensi, per tale via assicurando una costante crescita esponenziale delle somme da poter distribuire ed elargire ai sensi del citato articolo 7 della legge n. 93 del 1992;
   a dimostrazione di tale circostanza l'IMAIE, annualmente, ha distribuito, per quanto risulta agli interroganti, compensi per soli 3 milioni di euro (circa 50 euro per 60.000 artisti), quando il valore di mercato complessivo ammontava a ben 30 milioni di euro;
   sulla scorta di tale relazione la prefettura della provincia di Roma, in persona del prefetto Pecoraro, ha dichiarato estinto l'IMAIE — che è stato dunque posto in liquidazione — per l'impossibilità dell'istituto di raggiungere i propri scopi statutari;
   a seguito dell'estinzione dell'IMAIE, gli aventi diritto — decine di migliaia di musicisti e attori italiani e stranieri — non hanno ancora riscosso i compensi loro spettanti che ammontano a circa 100 milioni di euro;
   nonostante l'esperienza oggettivamente fallimentare dell'IMAIE, il Governo Berlusconi, con l'articolo 7 del decreto-legge n. 64 del 2010 (convertito dalla legge 29 giugno 2010, n. 100) ha deciso di ricostituire un nuovo istituto mutualistico artisti interpreti esecutori (cosiddetto Nuovo IMAIE) – operante sotto la vigilanza congiunta di Presidenza del Consiglio dei ministri – dipartimento per l'informazione e l'editoria, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e Ministero del lavoro e delle politiche sociali — al quale sono trasferiti tutti i compiti e le funzioni dell'IMAIE in liquidazione ed, in particolare, il compito di incassare e ripartire tra gli artisti interpreti ed esecutori aventi diritto i compensi di cui alla legge n. 633 del 1941 ed alla legge n. 93 del 1992;
   sulla base delle disposizioni normative di cui in precedenza, emerge come, in sostanza l'IMAIE ed il Nuovo IMAIE abbiano operato nel mercato dell'intermediazione dei diritti connessi in una situazione di monopolio di fatto, essendo impedito, agli artisti, di decidere come gestire le risorse finanziarie relative ai loro diritti patrimoniali;
   successivamente con l'articolo 39 del decreto-legge n. 1 del 2012, convertito dalla legge n. 27 del 2012, si è invece proceduto alla liberalizzazione del settore in quanto viene stabilito, a livello di legge ordinaria, che «Al fine di favorire la creazione di nuove imprese nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori, mediante lo sviluppo del pluralismo competitivo e consentendo maggiori economicità di gestione nonché l'effettiva partecipazione e controllo da parte dei titolari dei diritti, l'attività di amministrazione e intermediazione dei diritti connessi al diritto d'autore di cui alla legge 22 aprile 1941, n. 633, in qualunque forma attuata, è libera» (comma 2);
   lo stesso decreto-legge aggiunge che «Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri da adottare entro tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto e previo parere dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, sono individuati, nell'interesse dei titolari aventi diritto, i requisiti minimi necessari ad un razionale e corretto sviluppo del mercato degli intermediari di tali diritti connessi» (comma 3);
   conseguentemente, ai sensi del predetto comma 3 dell'articolo 39 del decreto-legge n. 1 del 2012, come convertito in legge, viene emanato l'apposito decreto attuativo, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 dicembre 2012, con il quale sono stati fissati i requisiti minimi per le imprese operanti nel settore della tutela dei diritti degli artisti interpreti ed esecutori e per un razionale e corretto sviluppo del mercato;
   in sostanza, si è data definitiva attuazione alla liberalizzazione con la conseguenza che gli artisti possono scegliere da chi farsi rappresentare e da chi far negoziare e gestire i loro diritti patrimoniali;
   in seguito, il Governo è intervenuto in materia con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri emanato in data 17 gennaio 2014 — di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali — adottato in attuazione dell'articolo 7 del citato decreto-legge n. 64 del 2010 (convertito dalla legge n. 100 del 2010), istitutivo del Nuovo IMAIE, ai sensi del quale il Governo avrebbe dovuto riordinare «con proprio decreto l'intera materia del diritto connesso»;
   con riferimento al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 gennaio 2014, gli interroganti evidenziano, in primo luogo, come tale provvedimento intenda dare attuazione ad una normativa (il decreto-legge n. 64 del 2010, come convertito in legge) che potrebbe dirsi ormai superata dall'entrata in vigore dell'articolo 39 del decreto-legge n. 1 del 2012;
   in secondo luogo si ritiene che alcune disposizioni del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri succitato potrebbero avere effetti distorsivi della concorrenza in violazione della normativa europea e dello stesso decreto-legge n. 1 del 2012 poiché il regolamento del 17 gennaio 2014 sembra intervenire direttamente sulla libertà negoziale degli operatori del mercato;
   all'articolo 2 del citato regolamento, ad esempio, vengono individuati criteri di favore per alcune categorie, clausole di riserva (del 30 per cento) in favore degli artisti comprimari, accantonamenti in misura pari al 25 per cento delle somme annualmente riscosse;
   all'articolo 3, inoltre, il regolamento determina specifiche modalità di ripartizione dei compensi derivanti da riproduzione privata (di cui agli articolo 71-septies e 71-octies della legge sul diritto d'autore (legge n. 633 del 1941)): si sancisce un meccanismo secondo il quale i compensi per copia privata sono attribuiti, ai soggetti intermediari dei diritti degli artisti, in misura percentuale rapportata all'ammontare dei diritti (diversi da quelli per copia privata) amministrati da ciascun intermediario secondo il principio contabile di competenza;
   tale ultima disposizione – letta in combinato disposto con l'articolo 6 del medesimo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, che stabilisce la data a partire dalla quale i nuovi operatori economici possono svolgere attività di gestione ed intermediazione dei diritti, individuata, non in quella dell'entrata in vigore della legge sulle liberalizzazione, bensì in quella, di gran lunga successiva, dell'ottenimento dei requisiti minimi a svolgere l'attività di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 dicembre 2012 – rimanda l'operatività dei nuovi intermediari che non hanno potuto gestirei compensi, spettanti ai loro artisti, maturati tra la data di entrata in vigore del decreto-legge n. 1 del 2012, e la data di effettuazione delle comunicazioni di cui all'articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 dicembre 2012, creando seri problemi interpretativi;
   le disposizioni di attuazione dovrebbero, invece, andare nella direzione di lasciare la più ampia libertà agli artisti di decidere da chi far gestire i compensi maturati tra la data di entrata in vigore della legge sulla liberalizzazione e le date di effettiva operatività delle collecting, a seguito delle comunicazione di cui al predetto articolo 3 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 19 dicembre 2012;
   le società di intermediazione, nate dopo la liberalizzazione della gestione e distribuzione dei diritti connessi, lamentano che il suddetto decreto di riordino avrebbe in tal modo rafforzato, proprio nell'avvio del nuovo mercato, una posizione di anticoncorrenziale preminenza dell'ex monopolista –:
   se alla luce delle problematiche emerse non ritengano che il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 gennaio 2014 abbia generato problemi interpretativi in relazione alle disposizioni di legge in materia riportate in premessa;
   se non intendano intervenire al fine di procedere ad una modifica del predetto decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 gennaio 2014, nelle parti in cui sembra comprimere le libertà negoziali degli operatori del libero mercato e sembra violare la normativa europea in materia di libera concorrenza, nonché le disposizioni del medesimo decreto-legge n. 1 del 2012, convertito dalla legge n. 27 del 2012, sulla liberalizzazione del settore;
   se non ritengano comunque di garantire la più ampia libertà agli artisti di decidere a chi affidare la gestione e l'intermediazione dei propri diritti e compensi. (5-07499)