• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/07491    i mesi di novembre e dicembre 2015 sono stati caratterizzati da un'anomala persistenza di condizioni anticicloniche sul territorio italiano e, purtroppo, nella regione Veneto, tale...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-07491presentato daDE MENECH Rogertesto diVenerdì 22 gennaio 2016, seduta n. 553

   DE MENECH, NARDUOLO, MURER, GINATO, ZAN, SBROLLINI, CRIMÌ, D'ARIENZO, MIOTTO, MOGNATO e MORETTO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri . — Per sapere – premesso che:
   i mesi di novembre e dicembre 2015 sono stati caratterizzati da un'anomala persistenza di condizioni anticicloniche sul territorio italiano e, purtroppo, nella regione Veneto, tale situazione si sta protraendo anche a gennaio 2016;
   in Veneto, dopo un mese di novembre particolarmente, asciutto e con temperature mediamente sopra la media, specie in montagna, anche dicembre si è concluso all'insegna del tempo stabile, senza precipitazioni e con valori termici quasi primaverili in quota;
   nel corso del mese di novembre sulla regione non è transitata alcuna perturbazione e, su tutto il territorio, non si è registrato nessun giorno piovoso. L'ultimo evento degno di nota che ha portato delle piogge e delle modeste nevicate, soprattutto sui rilievi prealpini, risale al 21-22 novembre 2015. Da quella data in poi, a parte qualche giorno iniziale di stampo invernale con temperature bruscamente scese dopo la forte anomalia termica dei primi venti giorni di novembre, si è andato riaffermandosi un robusto campo di alta pressione sul Mediterraneo di matrice africana. Tale anticiclone, come una sorta di scudo, non ha permesso l'ingresso di perturbazioni su gran parte dell'Europa centro-meridionale e ha favorito temperature in prevalenza sopra la media, specie in quota, a causa delle frequenti condizioni di inversione termica nelle ore più fredde della giornata in pianura e nelle valli;
   secondo le rilevazioni dell'ARPAV – Agenzia Regionale per la prevenzione e protezione ambientale del Veneto, il 2015 si è chiuso con due mesi record per siccità, ma anche per la persistente anomalia termica positiva registrata soprattutto in montagna;
   per ritrovare nel recente passato un mese di dicembre altrettanto secco bisogna risalire al 2001;
   novembre è risultato sulla nostra regione il più secco dell'ultimo ventennio e tra i più secchi delle serie storiche ultracentenarie analizzate (140 anni a Belluno e 180 anni a Padova), considerando anche dicembre, l'anomalia diventa ancora più significativa. Il bimestre novembre-dicembre 2015 risulta infatti in assoluto il più secco dell'ultimo secolo. Dall'analisi delle serie storiche disponibili, solo il dicembre-novembre del 1921 si avvicina a quello appena trascorso. Altre annate, con gli ultimi due mesi particolarmente secchi, si registrarono nel 1866 e più di recente nel 1998, ma in ogni caso furono un po’ più «bagnati» di questa fine 2015;
   se si considerano poi, oltre alle scarse precipitazioni, anche le temperature, il bimestre novembre-dicembre 2015 denota una ulteriore marcata anomalia rispetto ai precedenti record di siccità dello stesso periodo. Infatti, in questa fase dell'anno, solitamente alle condizioni di siccità sono associate circolazioni atmosferiche che favoriscono sulla nostra regione la presenza di masse d'aria continentali fredde provenienti dall'Europa nord-orientale e quindi temperature mediamente più fredde della normale. Quest'anno, invece, all'alta pressione si sono frequentemente associate masse d'aria in quota molto più calde e di origine sub-tropicale. Una combinazione quindi di fattori che rende l'ultimo periodo del 2015 davvero eccezionale per il clima della regione Veneto;
    nella giornata dell'11 gennaio 2016 si sono registrare delle precipitazioni diffuse, soprattutto sulle zone centro-settentrionali della regione, con quantitativi massimi che in alcune località prealpine hanno raggiunto i 40-70 millimetri e un limite neve piuttosto alto per la stagione (generalmente oltre i 1500 metri sulle Dolomiti e oltre i 1800 metri sulle Prealpi); nella stessa serata hanno fatto il loro ingresso sulla regione delle masse d'aria con caratteristiche completamente diverse da quelle dei giorni precedenti;
   in quota le correnti hanno ruotato da Nord-Ovest e le temperature sono crollate ad iniziare dalle altitudini più elevate: sulla cima della Marmolada (3342 metri sul livello del mare) la temperatura è bruscamente scesa dai -6/-7oc del primo pomeriggio, ai -12/-13oc della sera raggiungendo al primo mattino di martedì i -15oC; meno significativo il calo termico registrato alle quote più basse come ai 1500 metri della cima prealpina del monte Cesen, dove la temperatura è scesa da 2/3oc nel pomeriggio di lunedì a 0o C nel primo mattino di martedì;
   anche in pianura la massa d'aria è notevolmente cambiata per l'ingresso di correnti un po’ più secche da Ovest-Sud-Ovest, a tratti anche forti e che hanno interessato soprattutto la pianura centromeridionale;
   le difficoltà degli operatori del settore turistico e sportivo, legati al comparto neve sono quindi evidenti: rispetto al normale iter della stagione sciistica, il ritardo di apertura negli impianti è stato molto forte e, nonostante il procedimento di innevamento artificiale – per altro difficile da programmare con quest'andamento climatico in quanto le alte temperature lo hanno reso difficoltoso – tutt'ora, non tutte le discese e gli impianti sono attivati;
   i costi dell'innevamento artificiale sono naturalmente molto elevati sia per l'alto costo dell'investimento che per la gestione della spesa corrente in particolare modo per quel che riguarda le spese elettriche;
   tutte le attività e le imprese commerciali che ruotano attorno al turismo montano stanno affrontando difficoltà enormi: fra le più penalizzate le società degli impianti, che hanno dovuto lasciare a casa gli impiantisti ed allo stesso modo i maestri di sci che praticamente non hanno ancora iniziato l'attività;
   anche le vallate che hanno, negli anni, sviluppato forme di turismo montano più improntato alla valorizzazione di percorsi di fondo o di passeggiate con le «ciaspe» (racchette da neve), oppure dello sci alpino, hanno perso sino ad oggi tutta l'attività e stanno ricevendo disdette per la stagione a venire;
   le strutture alberghiere che hanno subito numeri così importanti di disdette delle prenotazioni e tutto l'indotto commerciale e turistico legato al «turismo bianco» hanno subito ripercussioni economiche che rischiano di pregiudicarne il futuro –:
   se il Governo non ritenga assumere iniziative straordinarie anche coinvolgendo e stimolando le regioni coinvolte, con l'obiettivo di arginare difficoltà e danni causati dalla carenza di neve nelle zone montane, viste le evidenti e calcolabili difficoltà causate dalla situazione descritta a lavoratori, imprese, attività economiche ed enti locali dei territori montani, in particolare della regione Veneto, che poggia una parte consistente del proprio turismo ed indotto proprio sulla neve; e se non si ritenga necessario porre in essere iniziative per ridurre, in modo strutturale, il costo dell'innevamento artificiale con particolare riferimento alla riduzione del costo dell'elettricità. (5-07491)