• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/11847    recentemente l'articolo On Paper, Italy Allows Abortions, but few Doctors Will Perform Them, a firma di Gaia Pianigiani pubblicato il 16 gennaio dal quotidiano The New York Times, e la...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-11847presentato daPINNA Paolatesto diGiovedì 28 gennaio 2016, seduta n. 557

   PINNA, GALGANO, VECCHIO, VARGIU, CATALANO, CATANIA, CAPUA e MOLEA. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   recentemente l'articolo On Paper, Italy Allows Abortions, but few Doctors Will Perform Them, a firma di Gaia Pianigiani pubblicato il 16 gennaio dal quotidiano The New York Times, e la puntata della trasmissione televisiva Presa diretta condotta da Riccardo Iacona, andata in onda su Rai 3 domenica 17 gennaio, hanno riportato l'attenzione del Paese sul tema del diritto all'aborto connesso al diritto all'obiezione di coscienza di medici e infermieri;
   la materia è regolata in Italia dalla legge Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza 22 luglio 1978, n. 194. Sostanzialmente la disciplina distingue tra scelte individuali e responsabilità pubbliche, dal momento che l'obiezione di coscienza rappresenta un diritto della persona ma non della struttura sanitaria nel suo complesso. Infatti, mentre al medico o all'infermiere viene garantito di potersi avvalere dell'obiezione di coscienza la struttura ha l'obbligo di garantire l'erogazione delle prestazioni sanitarie, come prevede l'articolo 9 della suddetta legge;
   tuttavia, in Italia vi è ancora un conflitto di difficile gestione fra il diritto della donna di accedere a determinati servizi previsti dal servizio sanitario nazionale, il dovere dell'ospedale di garantire quel servizio e quello del medico di affermare una propria libertà morale e religiosa. È, dunque, di primaria importanza giungere a un bilanciamento del diritto alla vita e alla salute fisica e psichica della donna, dei diritti del concepito e del diritto all'obiezione di coscienza. Quest'ultima, infatti, rappresenta un diritto consolidato, ma è responsabilità dello Stato far sì che non si traduca nella soppressione di altri diritti di pari dignità;
   nonostante ciò i dati dimostrano che ad oggi lo Stato italiano è inerte di fronte, alle difficoltà organizzative delle strutture sanitarie tenute all'applicazione della legge. Nel nostro Paese la percentuale media dei medici e infermieri obiettori di coscienza risulta pari al settanta per cento, raggiungendo livelli molto più alti in alcune regioni, specialmente al Sud. Nello specifico si rileva che le percentuali della Campania si attestano all'ottanta per cento, all'ottantasei in Puglia, al quasi ottantotto per cento in Sicilia fino ad arrivare a più del novantatré per cento in Molise;
   vi sono poi dei casi limite come quello denunciato dalla suddetta trasmissione Presa diretta secondo cui l'ospedale di Ascoli Piceno farebbe registrare il cento per cento dei medici che hanno esercitato l'obiezione di coscienza in relazione all'applicazione della legge n. 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza, delineando una situazione inaccettabile in cui viene messo in discussione prima di tutto il principio costituzionale di legalità che, se le notizie diffuse a livello nazionale fossero confermate, sarebbe calpestato proprio in una struttura sanitaria pubblica, come affermato dal presidente dell'assemblea dei sindaci dell'area vasta n. 5;
   inoltre, la situazione italiana non è in linea con quella dei principali Paesi europei. La Francia prevede che tutti gli ospedali garantiscano la disponibilità dei servizi di interruzione della gravidanza e in Inghilterra è obiettore solo il dieci per cento dei medici, in secondo luogo sono presenti sul territorio centri di prenotazione aperti continuativamente tutti i giorni della settimana e gli operatori che decidono di lavorare nelle strutture di pianificazione familiare non possono dichiararsi obiettori. In Svezia, infine, non esiste il diritto all'obiezione di coscienza;
   ne consegue che in Italia è seriamente minato il diritto all'autodeterminazione delle donne nonché compromesso il loro diritto alla vita e alla tutela dell'integrità psicofisica. Il grave scenario delineato le condanna a un calvario, a pellegrinaggi di regione in regione per aver accesso all'interruzione volontaria di gravidanza, in un momento della vita già di per sé psicologicamente complicato e a cui si aggiunge il giudizio di colpa che la donna deve affrontare quando attraversa gli ospedali pubblici (situazione che si verifica anche nei casi di aborto terapeutico);
   un altro aspetto da evidenziare, e di non minore importanza, è il conseguente allungamento dei tempi per l'intervento che, in alcuni casi, arrivano anche ad un mese o più con il risultato che le donne si rivolgono a strutture estere, all'uso dei farmaci non legali o all'aborto clandestino con grave pregiudizio per la loro salute;
   a tal riguardo, dall'ultima relazione del Ministro della salute sulla attuazione della legge n. 194 del 1978 si evince che le interruzioni di gravidanza volontarie clandestine avvengono in misura rilevante e non accennano a diminuire, anzi secondo diverse associazioni di medici la cifra pubblicata dal Ministero è sottostimata. Questo quando l'intento dei legislatori e dei movimenti femminili che hanno contribuito all'approvazione della suddetta legge era proprio di evitare gli aborti clandestini, salvando la vita di tante donne e rendendoli sempre meno frequenti grazie all'opera di prevenzione attuata dai consultori;
   l'ipotesi che i dati siano sottostimati è confermata analizzando le cifre ministeriali relative agli aborti spontanei, i quali dal 1993 sono cresciuti del quaranta per cento. Secondo molti medici ginecologi dietro questi numeri si nasconderebbero anche gli aborti clandestini iniziati a casa e finiti con il ricovero in ospedale (registrati come aborti spontanei). Nello specifico risulta che molte donne si procurino l'aborto fra le mura domestiche, talvolta assumendo pillole che si possono acquistare via internet, una pratica quest'ultima particolarmente pericolosa che può provocare nelle donne gravi effetti quali forti dolori ed emorragie, costringendole a un ricovero d'urgenza;
   vi è un altro aspetto non meno rilevante di cui tener conto: i sempre meno numerosi medici non obiettori subiscono molto spesso discriminazioni, sul posto di lavoro e pressioni psicologiche dai colleghi, ritrovandosi nella maggior parte dei casi relegati a occuparsi quasi esclusivamente di interruzioni di gravidanza, con il rischio concreto di una dequalificazione professionale e conseguenti effetti penalizzanti sulle loro stesse possibilità di carriera. Emergono pertanto forti preoccupazioni in merito all'uso o, talvolta, abuso dell'obiezione di coscienza –:
   se intenda assumere iniziative, anche di carattere normativo, affinché il rispetto del diritto di sollevare obiezione di coscienza sia correlato alla tutela del diritto alla salute nelle forme legittimamente determinate dalla legge, elaborando una disciplina completa e chiara che definisca e regoli l'obiezione di coscienza in materia di servizi sanitari e medici;
   quali iniziative intenda adottare, in accordo con le regioni, al fine di assicurare la completa applicazione della legge n. 194 del 1978 su tutto il territorio nazionale, con particolare riguardo alle forme di mobilità del personale e al reclutamento differenziato di medici e infermieri che riequilibrino il numero degli obiettori e dei non obiettori in servizio nelle strutture pubbliche, nel rispetto dell'articolo 9, comma 4, della suddetta legge. (4-11847)