• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/05155 BUEMI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che: è ad avviso dell'interrogante preoccupante che nelle università i docenti siano diminuiti del 17...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05155 presentata da ENRICO BUEMI
mercoledì 27 gennaio 2016, seduta n.566

BUEMI - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

è ad avviso dell'interrogante preoccupante che nelle università i docenti siano diminuiti del 17 per cento, e all'incirca della stessa percentuale il personale amministrativo, mentre l'ammontare dei finanziamenti ordinari che lo Stato versa agli atenei segna una diminuzione di ben il 22,5 per cento in termini reali;

la spesa statale per borse di studio è ferma da 10 anni a 160 milioni annui (quindi cala in termini reali). In più, il rapporto della fondazione Res, Istituto di ricerca su economia e società in Sicilia (curato dal professor Gianfranco Viesti) indica prepotentemente, insieme alla forte contrazione del finanziamento statale, la crescente disparità di condizioni fra atenei del Nord e atenei del Sud: il calo delle immatricolazioni nel Sud e nelle isole è, per esempio, più che doppio rispetto al Nord del Paese (e riguarda, fatto significativo, specialmente i giovani provenienti dalle famiglie meno abbienti);

cresce poi il numero degli studenti meridionali che si iscrivono nelle università centro settentrionali (il fenomeno inverso è quasi inesistente, com'è inesistente la mobilità all'interno dell'area meridionale). Al Sud, una percentuale di studenti oscillante tra il 17 e il 25 per cento, a seconda delle sedi, abbandona gli studi, contro una percentuale nel Centro-Nord del 12-15 per cento. Infine, il numero dei posti nei corsi di dottorato, la possibilità di assunzione di nuovi docenti, le loro possibilità di carriera, tutti questi fattori vedono gli atenei del Mezzogiorno più o meno gravemente indietro rispetto a quelli del resto del Paese;

da questi dati incontrovertibili (come dagli altri provenienti da organismi indipendenti e di ricerca, quali Banca d'Italia, Istat, Eurostat, Svimez, di recente ripresi anche da Bloomberg), "emerge un'Italia profondamente spaccata in due, in cui non solo il gap non è stato ridotto, ma la forbice del divario si è progressivamente ampliata negli ultimi lustri. L'effetto è la mancata garanzia nel nucleo essenziale di diritti di eguale cittadinanza a tutti gli Italiani ovunque residenti. Le università rappresentano un osservatorio particolarmente significativo al riguardo, anche perché nel passato non è esistito un divario territoriale di tipo culturale, in tale ambito, esistendo università eccellenti al Sud, testimoniate anche dalla qualità dei suoi laureati. Le scelte politiche adottate negli ultimi anni pongono invece un nuovo, esiziale punto di frattura con un rilevato, assai pericoloso effetto di Robin-Hood alla rovescia nel sistema universitario italiano" (da un articolo di Andrea Patroni Griffi, intitolato «Università: il divario che non c'era», "Corriere della Sera", del 3 gennaio 2016);

nel decidere di distribuire i fondi statali ai vari atenei in misura differenziata, premiando quelli che adempivano meglio a una serie di condizioni, il professore Ernesto Galli della Loggia ha individuato una delle possibili eziologie del deprecato fenomeno: "di fatto tali condizioni (livello delle tasse richieste agli studenti, quantità e qualità della produzione scientifica dei docenti, livello delle attrezzature, livello di internazionalizzazione) sembrano studiate apposta per premiare gli atenei che sono già ai primi posti e ricacciare così ancora più indietro quelli che sono agli ultimi. Ciò che infatti da anni, come si è visto, sta regolarmente avvenendo, a danno soprattutto delle sedi meridionali (da un articolo di Ernesto Galli della Loggia, intitolato «Università: il declino da fermare», "Corriere della Sera", del 30 dicembre 2015),

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga che la crescente compressione del diritto allo studio degli studenti «capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi», come recita la nostra Costituzione, richieda un'immediata inversione di rotta, in riferimento, sia all'ammontare delle risorse conferite al sistema formativo, sia alla loro distribuzione;

se non si ritenga necessario abbandonare i meccanismi legati ai cosiddetti punti-organico per le assunzioni nelle università, unitamente ad una revisione dei criteri di distribuzione delle risorse, che finora hanno portato ad un generale impoverimento delle università meridionali, al calo del numero di migliaia di matricole e di centinaia di unità di personale docente (che si traduce in riduzione della qualità e quantità di offerta formativa).

(4-05155)