• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/12115    con la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 19 luglio 2012, C-56/10 e del 10 aprile 2013, C-85/13 57 è stata sanzionata l'Italia per inadempimento della direttiva...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12115presentato daBARBANTI Sebastianotesto diMartedì 16 febbraio 2016, seduta n. 570

   BARBANTI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
   con la sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea del 19 luglio 2012, C-56/10 e del 10 aprile 2013, C-85/13 57 è stata sanzionata l'Italia per inadempimento della direttiva 91/271/CEE relativo al trattamento delle acque reflue urbane in violazione degli articoli 3, 4 e 10 che disciplinano: rete fognaria, trattamento secondario o equivalente, impianti di trattamento, campioni rappresentativi. La condanna è stata comminata a causa dell'inadempienza di 57 comuni siciliani;
   si consideri che l'inadempienza della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane per ben 27 comuni è stata rilevata perché completamente sprovvisti di reti fognarie;
   le delibere Cipe avevano consentito l'assegnazione di 1,6 miliardi di euro da reperire nei fondi strutturali europei per la realizzazione di fogne e depuratori, per la costruzione delle reti idriche e altre opere: i fondi strutturali europei per la realizzazione di fogne e depuratori non sono stati erogati e, su 93 opere previste, solo in 14 di questi casi esisteva un progetto cantierabile. In conseguenza di ciò, la procedura di infrazione comporterà un esborso pari a 180 milioni di euro da reperire nei bilanci dei comuni siciliani sanzionati;
   il 6 febbraio 2015 il premier Matteo Renzi annunciava il commissariamento degli enti inadempienti per coordinare la realizzazione delle opere e tentare di evitare che le sanzioni europee connesse ai ritardi della regione siciliana, potessero comportare una sanzione tale da superare la quota 160 milioni di euro, e che i comuni rimanessero ancora senza impianto fognario;
   «ieri ho fatto una riunione sugli impianti di depurazione per la Sicilia: c’è più di un miliardo di euro tecnicamente fermo ed è ingiusto e inaccettabile. Il commissariamento è l'unica strada e ho chiesto di procedere rapidamente senza guardare in faccia nessuno» dichiarava il Presidente del Consiglio Matteo Renzi nella sua e-news, con tutte le ragioni del caso, a parere dell'interrogante;
   sabato 13 febbraio 2016, su una testata on line, è stata pubblicata un'inchiesta condotta sulle gravi condizioni in cui versa l'anfiteatro romano di Catania che rischia il crollo, coinvolgendo l'incolumità dei cittadini a causa delle percolazioni fognarie e di acque bianche che vi riversano, opere abusive che si inseriscono nel monumento e si è fatto riferimento alla nomina della dirigenza del museo regionale di Catania che, a parere dell'interrogante, desta non poche perplessità;
   l'anfiteatro romano può essere datato approssimativamente intorno al II sec. d.C. È il più grande anfiteatro di Sicilia, uno dei maggiori della penisola italiana dato che, in termini di grandezza, è considerato il più grande anfiteatro dell'Impero romano dopo il Colosseo: l'anfiteatro catanese poteva contenere infatti circa 15.000 spettatori seduti, numero raddoppiabile aggiungendo impalcature lignee per posti in piedi, come avveniva di frequente. Interamente ricoperto dall'eruzione lavica del 1669, i suoi possenti ruderi, ben visibili dalla centrale piazza Stesicoro, sin dagli inizi del XX secolo, si estendono, in senso nord-sud, dalla zona meridionale di via Penninello all'incrocio della stessa piazza con via Sant'Euplio, e, in senso est-ovest, dal vico Neve all'area sottostante la chiesa di San Biagio, dove è a vista una parte di quel corridoio che separava l'anfiteatro dalla collina retrostante. I suoi resti rappresentano meno di un quarto dell'intero anfiteatro e sono visitabili dall'ingresso di piazza Stesicoro e dal vico Anfiteatro dove se ne vede l'altezza fino a parte del terzo piano;
   fino al 2007 era possibile apprezzare una porzione del secondo piano da Via del Colosseo, oggi interamente coperto dal nuovo terrazzo di Villa Cerami. In quest'ultimo edificio, sede del dipartimento di giurisprudenza dell'università degli studi di Catania, è ancora visibile parte del sistema d'archi che collegava l'anfiteatro alla collina Montevergine, probabilmente l'antica acropoli della città. La restante parte dell'anfiteatro è ancora interrata sotto le zone di via Neve, via Manzoni e via Penninello;
   a seguito dei lavori di scavo, diretti nei primi anni del Novecento dall'architetto Fichera, è stata riportata alla luce, e lasciata a vista, una porzione del settore nord della cavea separata dall'arena da un alto podio, originariamente rivestito in marmo. Si liberò del tutto il corridoio interno dell'ordine inferiore, percorribile interamente. Ristrutturato nel 1997, è stato aperto solo durante la stagione estiva e poi richiuso per infiltrazioni di reflui delle fognature delle case limitrofe all'interno dell'anfiteatro. Parzialmente risanato, nel luglio 1999 è stato riaperto al pubblico. Nel corso degli ultimi anni ha subito ancora chiusure e riaperture; tra la fine del 2007 e l'inizio del 2008 sono stati effettuati rilievi tecnici per appurare lo stato di conservazione delle strutture dei pilastri esterni e veniva sollecitato il monitoraggio per pianificare i dovuti interventi;
   dall'inchiesta sopra citata emerge che, a seguito di un sopralluogo effettuato in data 19 marzo 2014, è stato convocato il 24 aprile dello stesso anno dalla soprintendenza un tavolo tecnico al quale hanno partecipato le parti chiamate in causa. Sebbene sia stata emessa un'ordinanza che obbliga i residenti a provvedere all'allaccio alla rete fognaria, non è dato sapere se tutti abbiano adempiuto a tale obbligo e inoltre, sia la società che gestisce il servizio idrico integrato nell'ambito dell'area metropolitana di Catania, che l'assessore ai lavori pubblici, Luigi Bosco, hanno elencato i lavori effettuati e quelli da eseguire attraverso i finanziamenti Cipe, riportando anche i possibili rischi di danneggiamento del monumento romano durante gli scavi;
   tra le opere abusive riportate nel dossier, si evidenziano un punto luce chiuso da mattoni rossi e una passerella pericolante che si inserisce nella struttura, sospesa nell'altezza dell'anfiteatro, in corrispondenza della Chiesa di San Biagio; delle grondaie in pvc, dalle quali refluisce l'acqua di innaffio del giardino di Villa Cerami (sede del dipartimento di giurisprudenza dell'università di Catania), inserite nella facciata esterna del monumento che presenta numerose lesioni, distaccamenti della cornice dell'arco rispetto al muro portante e insabbiamento della superficie calpestabile, accompagnati da eventi di crollo;
   nel verbale del tavolo tecnico del 24 aprile 2014 si registra sollecitazioni della sovrintendente Fulfia Caffo rivolte a padre Calambrogio, rettore della chiesa di San Biagio, a rimuovere la passerella: pericolante, ignorando, secondo l'interrogante, le altre criticità (ovvero il punto luce chiuso) e all'università di Catania per quanto riguarda invece le grondaie;
   con D.d.g. n. 5 dell'11 gennaio 2016 veniva conferito l'incarico di dirigente responsabile della struttura intermedia «S.33 – Museo Regionale di Catania» a Orazio Micali, ex sovrintendente di Siracusa, rimosso dall'incarico per presunte irregolarità nell'esercizio delle sue funzioni, dal ritardo dell’iter di istituzione del parco archeologico di Siracusa, al rilascio di concessioni a contrasto palese del piano paesistico e, in particolare, un parere favorevole per l'installazione di una antenna telefonica di 30 metri sul colle San Nicolò, nel territorio di Buscemi; sollevato da tali accuse, è stato reintegrato alla soprintendenza di Siracusa e rimosso il giorno seguente per reati di abuso d'ufficio e falso ideologico, commessi mentre ricopriva un precedente incarico di dirigente presso la soprintendenza di Messina, per effetto dell'articolo 3 del decreto legislativo n. 39 del 2013, in cui viene stabilito che a tutti coloro che sono stati condannati, anche con sentenza non passata in giudicato, non possono essere attribuiti incarichi dirigenziali nelle pubbliche amministrazioni;
   nell'inchiesta giornalistica si fa riferimento a un progetto di riqualificazione presentato dal museo regionale di Catania, ridimensionato notevolmente per rientrare nei progetti strategici regionali e beneficiare dei finanziamenti europei PO-FESR 2014/2020 –:
   se i fatti narrati in premessa siano a conoscenza del Governo e quali iniziative urgenti intenda assumere per favorire una positiva soluzione, per quanto di competenza, alla gravissima situazione in cui versa l'anfiteatro romano di Catania;
   se i finanziamenti del Cipe in relazione ai quali è stata prospettata l'ipotesi del commissariamento di qui in premessa abbiano interessato il progetto relativo alla rete fognaria ubicata nei pressi dell'Anfiteatro Romano di Catania;
   quali ulteriori iniziative il Governo per quanto di competenza intenda assumere affinché si possa intervenire per garantire la messa in sicurezza del monumento romano considerato l'evidente stato di negligente abbandono. (4-12115)