• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/02026    l'11 giugno 2013 la Commissione europea ha presentato il Piano d'azione per l'industria europea dell'acciaio « EU Steel Action plan», con l'obiettivo di aiutare il settore a...



Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-02026presentato daGALGANO Adrianatesto diVenerdì 19 febbraio 2016, seduta n. 573

   GALGANO, OLIARO, VEZZALI, D'AGOSTINO, CATANIA, MOLEA, CATALANO, TINAGLI, FITZGERALD NISSOLI, SBERNA, FAUTTILLI, LOCATELLI, VECCHIO, GIGLI, RABINO, MATARRESE, VARGIU, NESI, GALLINELLA, CIPRINI e DAMBRUOSO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che:
   l'11 giugno 2013 la Commissione europea ha presentato il Piano d'azione per l'industria europea dell'acciaio « EU Steel Action plan», con l'obiettivo di aiutare il settore a fronteggiare le sfide derivanti dalle conseguenze della crisi economica e a porre le basi per riconquistare competitività grazie all'innovazione e agli stimoli a favore della crescita e dell'occupazione;
   la diminuzione della domanda europea di acciaio registrata negli ultimi anni (-27 per cento rispetto ai livelli precedenti la crisi) è uno degli elementi più negativi assieme all'aumento della disoccupazione in questo settore. L'industria siderurgica europea è colpita dagli effetti simultanei della bassa domanda e della sovrapproduzione dell'acciaio a livello mondiale; allo stesso tempo si confronta con gli alti prezzi dell'energia e la necessità di investimento per adeguarsi alla green economy, che costringe a concepire prodotti innovativi in maniera sostenibile;
   l'Europa è ancora il secondo produttore mondiale di acciaio, e secondo l'Ocse la domanda globale aumenterà a 2,3 miliardi nel 2025, con una richiesta proveniente per la maggior parte dalle economie emergenti. Con una forza lavoro di 360 mila persone, ricavi per circa 170 miliardi e una presenza indispensabile per i settori dell'indotto, l'industria siderurgica è un elemento strategico per l'intera produzione europea;
   l'acciaio è strettamente connesso a molti altri settori industriali a valle (veicoli, costruzioni, elettronica, meccanica ed elettromeccanica) ed ha anche una notevole dimensione transfrontaliera: nell'Unione europea si contano circa 500 siti di produzione distribuiti in 23 Stati membri. Inoltre, l'acciaio, con la Comunità europea del carbone e dell'acciaio, ha anche dato i natali al progetto europeo;
   il piano d'azione si fonda su sei pilastri essenziali: il miglioramento del quadro normativo, il rilancio della domanda, un migliore accesso a materie prime e mercati, politiche in materia di energia e clima, più innovazione, difesa dell'occupazione e formazione;
   tale piano prevede, infatti, misure mirate a mettere in atto un quadro normativo adeguato, a sostenere l'occupazione nel settore, a facilitare la ristrutturazione per garantire che i lavoratori altamente qualificati vengano trattenuti in Europa, a rilanciare la domanda di acciaio, a migliorare l'accesso ai mercati esteri e garantire condizioni di parità nella concorrenza, a ridurre i costi dell'energia, a promuovere l'innovazione, a garantire efficienza energetica e processi produttivi sostenibili;
   per la prima volta dal piano Davignon del 1977, il piano d'azione sull'acciaio si propone di supportare la domanda sia interna che estera di acciaio prodotto nell'Unione europea, grazie ad interventi che permettano alle imprese siderurgiche europee di avere un giusto accesso ai mercati dei paesi terzi, senza essere vittime di pratiche commerciali ingiuste;
   i fondi per il piano d'azione verrebbero da tre fonti principali: fondi europei, contributi degli Stati membri e fondi della Banca europea degli investimenti;
   dopo la presentazione del piano, la Commissione europea ha proposto l'istituzione di un gruppo di alto livello per controllare l'attuazione del medesimo e fare il punto dei progressi compiuti nei successivi dodici mesi;
   a dicembre 2014, il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione per chiedere il rilancio dell’«EU Steel Action plan» e la prosecuzione del confronto attraverso il gruppo di alto livello;
   le industrie europee operanti nel settore si trovano a fronteggiare la concorrenza mondiale dei Paesi più produttivi, capitanati dalla Cina, da cui arriva il 50 per cento dell'acciaio del pianeta e la cui sovraccapacità sta destando preoccupazione vista la contrazione della domanda;
   il 13 febbraio 2016 la Commissione europea ha annunciato l'apertura di tre nuove indagini anti-dumping nel settore dell'acciaio sui tubi senza saldatura, le lamiere da treno e l'acciaio piatto laminato a caldo prodotti in Cina. Inoltre, Bruxelles ha anche imposto dazi su prodotti piatti laminati a freddo prodotti in Cina e Russia) che vanno dal 13,8 per cento al 16 per cento per le società cinesi e dal 19,8 per cento al 26,2 per cento per le imprese russe;
   con questi nuovi interventi, la Commissione europea è arrivata a 37 misure di difesa anti-dumping in essere contro una serie di prodotti siderurgici, mentre sono nove le indagini in corso in questo campo;
   diversi ministri europei hanno segnalato il rischio imminente di collasso del settore europeo dell'acciaio, a fronte del «dumping» da parte della Cina, che metterebbe in vendita all'estero l'acciaio a prezzi inferiori a quelli praticati sul mercato interno;
   a lanciare l'allarme, in una lettera comune indirizzata alla Commissione europea e al Consiglio d'Europa, sono stati i ministri tedesco Sigmar Gabriel, francese Emmanuel Macron, italiano Federica Guidi, polacco Mateusz Morawiecki, britannico Sajid Javid, belga Kris Peeters e lussemburghese Etienne Schneider che hanno richiamato l'Ue ad «utilizzare tutti i mezzi disponibili e agire con forza per rispondere a questa nuova sfida». Fra le misure da adottare, i ministri hanno citato «strumenti di difesa commerciale nel quadro del commercio mondiale (Omc)» e altri strumenti per «modernizzare l'industria siderurgica europea», come ad esempio il sostegno all'innovazione;
   nel frattempo, Cecilia Malmström, la commissaria europea del commercio, ha chiesto da diversi giorni al suo omologo cinese l'adozione di misure per ridurre le capacità di produzione del settore;
   la Cina ha risposto auspicando che la Commissione europea rispetti l'organizzazione mondiale del commercio e utilizzi strumenti leciti. «Le esportazioni cinesi di acciaio – ha fatto sapere il ministero cinese degli esteri – sono aumentate l'anno scorso del 19,9 per cento e hanno salvato moltissime nostre aziende a rischio chiusura, a causa del calo della domanda interna. La sovrapproduzione – ha sottolineato la Cina – è un problema globale per l'acciaio e può essere risolto solo con il dialogo e la cooperazione»;
   intanto, il 15 febbraio 2016, a Bruxelles, migliaia di operai metalmeccanici e di imprenditori hanno preso parte alla manifestazione anti-dumping organizzata da Aegis Europe, lobby industriale europea che riunisce circa 30 associazioni Ue di vari settori, e da Eurofer per chiedere alla Commissione europea di introdurre i dazi per proteggere il mercato dalle vendite sottocosto che arrivano dalla Cina e negare alla stessa la concessione dello « status di economia di mercato» (MES), prevista dopo quindici anni di presenza all'interno dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto), di cui Pechino fa parte dal 2001, in quanto porterebbe a un'automatica sospensione delle misure antidumping adottate nei confronti del Paese per contrastare la vendita di merci cinesi a prezzi inferiori di quelli di produzione del mercato interno dell'Unione europea;
   quale sia lo stato di attuazione del piano d'azione per l'industria europea dell'acciaio approvato nel 2014 e quali iniziativa il Governo stia adottando o intenda adottare, anche in sede europea, per fare in modo che venga effettivamente applicato e portato avanti, considerando che il settore siderurgico riveste un ruolo strategico per l'economia europea, essendo strettamente connesso a molti altri settori industriali, e che secondo i dati forniti dalla Commissione europea la chiusura degli impianti nel settore siderurgico ha già causato la perdita di 60 mila posti di lavoro dal 2007 a oggi e un calo della produzione passata da 210 a 166 milioni di tonnellate. (3-02026)