• Testo ODG - ORDINE DEL GIORNO IN ASSEMBLEA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.9/03119-A/003    premesso che:     stando al Rapporto Svimez (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno), sull'economia del meridione nel 2015, il Sud del Paese risulta...



Atto Camera

Ordine del Giorno 9/03119-A/003presentato daVICO Ludovicotesto diGiovedì 18 febbraio 2016, seduta n. 572

   La Camera,
   premesso che:
    stando al Rapporto Svimez (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno), sull'economia del meridione nel 2015, il Sud del Paese risulta essere a forte rischio di desertificazione industriale, con la conseguenza che l'assenza di risorse umane, imprenditoriali e finanziarie potrebbe impedire all'area meridionale di agganciare la possibile ripresa e trasformare la crisi ciclica in un sottosviluppo permanente. In tale contesto, però, un ruolo positivo lo può assumere l'agricoltura del Sud, la quale potrebbe essere un forte volano di crescita non solo per il Mezzogiorno, ma anche per lo sviluppo dell'intera economia nazionale;
    lo storico ritardo di alcune aree del Meridione e la marginalità dei soggetti sociali ed economici, secondo Svimez, possono essere affrontate e risolte puntando sull'agricoltura e sull'agroalimentare. In particolare, il Rapporto 2015 dell'economia del Mezzogiorno attesta un leggerissimo risveglio dell'economia meridionale: +0,1 per cento del Pil nel 2015 +0,7 per cento per il 2016 e a determinare questa mini inversione di tendenza, è stata in larghissima parte l'agricoltura, in sinergia con l'agroalimentare;
    per permettere al sistema agricolo ed agroalimentare del Mezzogiorno di svilupparsi in maniera durevole e competitiva, sarebbe necessaria una nuova politica di interventi per il settore primario adeguatamente supportata da apposite risorse economiche;
    a tal proposito si deve ricordare che nel 1994 è cessata l'operatività della legge pluriennale di spesa in agricoltura (legge n. 752 del 1986) ed è stata interrotta la politica degli interventi programmati su base pluriennale nonché la messa a punto di strumenti, quali i piani agricoli nazionali. Da questo periodo in poi la politica agraria nazionale è stata drasticamente ridimensionata, anche in ragione di specifiche cause, tra cui le nuove norme sugli aiuti di Stato approvate dall'Unione europea con il divieto da parte degli Stati membri di concedere aiuti alle imprese, a meno di una autorizzazione da parte della Commissione; il lungo e travagliato periodo di riforma del Ministero dell'agricoltura; la necessità di cofinanziamento dei programmi comunitari; le leggi finanziarie nazionali più rigorose dopo il Trattato di Maastricht, con ripercussioni negative sui finanziamenti per l'agricoltura;
    dal 1995 al 1998 il finanziamento della politica agraria nazionale è stato assicurato attraverso le leggi finanziarie dello Stato, senza nessuna legge pluriennale di programmazione;
    nel tentativo di giungere alla definizione di una nuova strategia di intervento in favore dell'agricoltura, nel 1997 fu istituito il «tavolo agricolo» cioè un tavolo di concertazione tra governo e parti sociali. Il principale risultato di quest'opera di concertazione fu raggiunto nel 1998 con la sottoscrizione di una «piattaforma programmatica per la definizione degli interventi di politica agraria». In coerenza con le linee di intervento in essa definite, fu approvato il decreto legislativo n. 173 del 1998, in materia di contenimento dei costi di produzione e per il rafforzamento strutturale delle imprese, noto come «decreto tagliacosti»;
    tale decreto prevedeva la possibilità di sostenere numerosi interventi: il contenimento dei costi energetici sostenuti dalle imprese agricole; la valorizzazione del patrimonio gastronomico nazionale; misure per agevolare lo smaltimento dei rifiuti agricoli; interventi in favore della meccanizzazione agricola e dei metodi di trasporto a basso impatto ambientale; sgravi di alcuni oneri previdenziali; interventi di rafforzamento strutturale delle imprese agricole e di quelle di trasformazione e commercializzazione;
    l'emanazione di provvedimenti come il decreto sopracitato e la messa in atto di interventi destinati a determinate aree territoriali, come quelli sostenuti attraverso i nuovi strumenti di programmazione, sono stati efficaci ai fini della messa a punto di una nuova e più articolata strategia di politica agraria, ma non hanno fornito una risposta alla richiesta, pressoché unanime, di poter contare su di una legge in grado di assicurare continuità pluriennale all'intervento pubblico nel settore agricolo;
    è per questi motivi che fu emanata la legge n. 499 del 1999, che ha rappresentato il riferimento programmatico per l'attuazione dell'intervento pubblico in agricoltura nel quadriennio 1999-2002 con risorse ammontanti a lire 499,3 miliardi per l'anno 1999, a lire 99,1 miliardi per l'anno 2000 e a lire 101,1 miliardi per ciascuno degli anni 2001 e 2002;
    le finalità di tale legge sono riassumibili in tre obiettivi principali:
   a) assicurare coerenza programmatica e continuità pluriennale agli interventi pubblici nei settori agricolo, agroalimentare, agroindustriale e forestale, favorendone l'evoluzione strutturale;
   b) accrescere le capacità concorrenziali del sistema agroalimentare italiano nel mercato europeo ed internazionale;
   c) promuovere le politiche di sviluppo e di salvaguardia del mondo rurale, attraverso il sostegno dell'economia multifunzionale.
    Le somme sopra citate sono state destinate a finanziare gli interventi previsti dal Documento programmatico agricolo, agroalimentare, agroindustriale e forestale nazionale, ossia il «Documento programmatico agroalimentare», che il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, sentite le organizzazioni professionali agricole, nonché le organizzazioni cooperative, le organizzazioni sindacali degli operatori agricoli, le associazioni dei produttori e dei consumatori e le organizzazioni agroindustriali di settore, e sentita, altresì, la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, è stato tenuto a presentare, previa espressione del parere da parte delle competenti Commissioni parlamentari, al Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), ai fini della verifica della coerenza con la programmazione generale e della relativa approvazione;
    l'approvazione del Documento programmatico agroalimentare da parte del CIPE ha comportato la contestuale attribuzione dei fondi di cui sopra;
    il grande elemento di novità della legge n. 499 del 1999 è stato quello di riuscire a far sì che l'utilizzo delle risorse finanziarie avvenisse sotto l'indirizzo ed il coordinamento ministeriale e nel rispetto delle linee programmatiche fissate dal Ministero nel «Documento di programmazione di concerto con le regioni e le province autonome e con il concorso delle diverse associazioni ed organizzazioni di categoria tale concertazione da rendersi in sede di Conferenza Stato Regioni, il cui parere era obbligatorio per la definizione delle linee programmatiche;
    dal momento che gli effetti della legge n. 499 del 1999 hanno avuto termine con il consumarsi dei finanziamenti previsti per il quadriennio 1999-2002, risulterebbe quanto mai urgente rifinanziare la legge n. 499 del 1999 per un nuovo triennio e prevederne una più mirata applicazione per le regioni del Sud;
    in caso fosse attuato tale rifinanziamento, il privilegio per le regioni meridionali potrebbe essere soddisfatto assegnando le auspicate risorse secondo i criteri previsti dall'ex Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), oggi Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), con la originaria percentuale di ripartizione, ossia l'85 per cento al Sud ed il 15 per cento al resto del Paese,

impegna il Governo

ad attivare ogni più utile iniziativa, se del caso di natura normativa ed alla prima occasione utile, affinché sia assicurato il rifinanziamento per un nuovo triennio della legge 23 dicembre 1999, n. 499, in particolare delle norme di cui all'articolo 1 della predetta legge, prevedendone la ripartizione delle risorse secondo i criteri previsti dal comma 3 dell'articolo 18 del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2 ed in tale ambito disponendo altresì che il «Documento programmatico agro alimentare» previsto dalla medesima legge n. 499 del 1999, contempli in maniera innovativa, specifiche destinazioni di risorse per le regioni del Mezzogiorno finalizzate allo sviluppo dell'olivicoltura, al rafforzamento della cerealicoltura, segnatamente il grano il grano duro, e del relativo sistema di stoccaggio e di logistica di conferimento e trasporto.
9/3119-A/3. Vico, Mongiello, Michele Bordo, Boccia, Ventricelli, Grassi, Losacco, Capone, Mariano, Pelillo, Amoddio, Antezza.