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Atto a cui si riferisce:
C.1/01173    premesso che:     in tema di politiche familiari, negli ultimi venti anni si sono prodotti profondi mutamenti politici, economici e sociali che, nell'ultimo decennio,...



Atto Camera

Mozione 1-01173presentato daOCCHIUTO Robertotesto diLunedì 22 febbraio 2016, seduta n. 574

   La Camera,
   premesso che:
    in tema di politiche familiari, negli ultimi venti anni si sono prodotti profondi mutamenti politici, economici e sociali che, nell'ultimo decennio, hanno attraversato l'Italia e i Paesi dell'Unione europea, coinvolgendo le identità dei soggetti e delle organizzazioni, e determinando profonde ripercussioni sulle condizioni di vita delle famiglie, dei bambini e dei giovani;
    ci sono state trasformazioni strutturali che hanno investito l'organizzazione della produzione e del lavoro e trasformazioni in campo sociale e demografico che hanno riguardato, invece, i soggetti che si muovono all'interno della società e, in particolare, del mercato del lavoro. Tra queste, di grande rilievo è la diminuzione della natalità che ha riguardato soprattutto i Paesi europei della fascia mediterranea, tra cui l'Italia, la Spagna e il Portogallo, e i Paesi di nuova adesione, tra cui Polonia, Slovenia, Lituania;
    si è contestualmente assistito all'aumento dei divorzi e di unioni non istituzionalizzate, unitamente a famiglie monoparentali in cui è specialmente la donna a gestire la cura, la crescita e l'educazione dei figli;
    il 27 novembre 2015, l'Istat ha pubblicato i dati sul monitoraggio delle nascite relativi all'anno 2014. Lo studio ha confermato la recente tendenza del nostro Paese al decremento demografico;
    in particolare, emerge dai dati una forte flessione del tasso di natalità: l'anagrafe ha, infatti, registrato quasi 12.000 nuovi nati in meno rispetto al 2013 e all'incirca 74.000 in meno rispetto al 2008;
    secondo l'ente di ricerca, la media aggiornata di figli per donna è di 1,37 (ancora in diminuzione rispetto a 1,46 del 2010); tale media è di 1,29, se il campione è composto di sole donne italiane. La natalità si è abbassata significativamente anche per le cittadine straniere residenti; si è passati da una media di 2,65 del 2008 a una di 1,97 del 2014;
    nel report sugli indicatori demografici reso noto dall'Istat il 19 febbraio 2016, risulta che le nascite in Italia sono state 488 mila, 15 mila in meno rispetto al 2014, la percentuale più bassa dall'Unità d'Italia. Si tratta di un saldo negativo tra nati e deceduti di 165 mila unità. Risulta in calo anche il contributo delle cittadine straniere alla natalità. A questi dati si aggiunge la continua riduzione del numero medio di figli per donna sceso a 1,35 (1,28 se si considerano solo le cittadine italiane) e il continuo innalzamento dell'età media delle madri al parto, che si porta a 31,6 anni (32,2 delle cittadine italiane) contro i 31,5 del 2014;
    gli effetti di un così basso tasso di natalità sono economicamente e socialmente preoccupanti. Ciò risulta tanto più grave se si considera che, negli ultimi 10 anni, le donne hanno sempre più posticipato la decisione di sposarsi ed avere un figlio. Le mamme ultraquarantenni sono infatti aumentate del 100 per cento (l'età media alla nascita del primo figlio, che spesso rimane l'unico, è infatti di 30,8 anni), mentre sono diminuite del 18 per cento quelle minorenni. Solo l'11 per cento dei nati ha una madre con un'età inferiore ai 25 anni, mentre oltre il 24 per cento ha una madre di 35 anni e più;
    tutto ciò si è tradotto in famiglie sempre più piccole e sempre più fragili, dipendenti dal sistema dei servizi e dai meccanismi redistributivi del sistema di welfare per poter far fronte ai bisogni di base come a quelli di cura;
    in Italia, la spesa pubblica per servizi alla famiglia, comprensiva dei trasferimenti in denaro, della spesa per fornitura di servizi e di agevolazioni fiscali, è l'1,3 per cento del prodotto interno lordo in Francia è circa il 3,02 per cento. Nell'Unione europea solo Spagna e Grecia spendono meno dell'Italia. Analizzando le componenti di questa spesa, l'Italia destina solo lo 0,15 per cento del prodotto interno lordo a interventi diretti alla primissima infanzia. Di conseguenza, solo il 12,7 per cento circa dei bambini da 0 a 3 anni frequenta un asilo nido; le differenze tra regioni sono molto ampie: si passa dal 24 per cento dell'Emilia Romagna a valori attorno al 2 per cento in Calabria e Campania;
    in Italia, la spesa per la famiglia è dunque la voce del welfare meno generosa, sia se confrontata con la spesa nelle altre componenti del welfare, sia rispetto al resto d'Europa;
    la carenza del welfare per la famiglia non è priva di conseguenze. Bambini e donne in particolare restano ai margini dell'attenzione dello stato sociale. La gestione dei bambini piccoli è responsabilità quasi esclusiva della famiglia, in particolare delle mamme, sulle quali ricade la maggior parte dell'attività domestica e del lavoro di cura, in misura molto sbilanciata anche rispetto ai padri. I nonni, in particolare le nonne, contribuiscono in misura preponderante alla cura dei bambini, supplendo spesso alla carenza dello stato sociale;
    un esempio virtuoso – sotto questo profilo – viene dalla Francia, che in pochi anni è riuscita a invertire il trend demografico avverso, dando vita ad un sistema organico nel quale le famiglie con più di un figlio ricevono sostanziosi contributi e quelle con un reddito più basso possono beneficiare anche di altre forme di sostegno, come contributi per l'alloggio, per i libri scolastici e addirittura per le vacanze. È previsto, inoltre, un contributo economico in favore della prima infanzia dal settimo mese di gravidanza fino al compimento del terzo anno di età;
    la famiglia rappresenta un grande «capitale sociale» che, in tempo di crisi, costituisce l'unico sostegno in un mondo «senza reti» e deve essere per questo tutelata; l'articolo 29 della Costituzione individua infatti la famiglia come società naturale e all'articolo 31 la Costituzione stabilisce che: «La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose»;
    nel corso dell'esame parlamentare della legge di stabilità 2016, Forza Italia ha depositato numerose proposte emendative, contenenti misure a sostegno delle famiglie, delle quali il Governo ha scelto di non tenere conto, tra le quali l'introduzione del quoziente familiare, in grado di favorire la creazione di nuovi nuclei familiari e di sostenere quelli esistenti, senza penalizzare l'accesso nel mercato del lavoro delle donne, ma valorizzando il ruolo della famiglia come nucleo fondante della società,

impegna il Governo:

   ad adottare politiche di sostegno alle famiglie che siano adeguate a fronteggiare l'attuale situazione economica che ha causato l'impoverimento delle famiglie italiane e in particolar modo, di quelle con figli, specie se minori, valutando la possibilità di assumere iniziative per incrementare la quota di investimento pubblico in protezione sociale destinato alle famiglie, rispettando, in tal modo il dettato costituzionale;
   ad assumere iniziative normative volte a prevedere misure rivolte in modo specifico alle giovani coppie, per sostenere le necessità legate all'acquisto o all'affitto della casa, stabilendo interventi in materia di servizi socio-educativi per l'infanzia;
   ad adottare tutte le opportune iniziative di contrasto alla disoccupazione giovanile, promuovendo la qualità dell'occupazione e delle relazioni industriali al fine di favorire una ripresa della fiducia nei confronti delle prospettive economiche e sociali del Paese;
   a intraprendere opportune iniziative al fine di prevedere specifiche agevolazioni fiscali per le famiglie, che siano da impulso per la formazione di nuovi nuclei familiari e per la genitorialità, assumendo iniziative per rivedere, al contempo, al rialzo, l'importo degli assegni familiari per i nuclei più numerosi;
   a valutare la possibilità di assumere iniziative per introdurre l'istituto del quoziente familiare, che considera il nucleo familiare e non il singolo contribuente, come soggetto passivo dell'Irpef, con conseguenti benefici per le famiglie più numerose.
(1-01173) «Occhiuto, Crimi».
(Mozione non iscritta all'ordine del giorno ma vertente su materia analoga).