• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/00449 l'11 ottobre 2013, alle ore 01:00, una motovedetta libica, con bandiera berbera, ha avvicinato un peschereccio partito la sera prima da Zuwarah, a bordo del quale risultavano esservi tra i 100 e...



Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-00449presentato daSCOTTO Arturotesto diMercoledì 13 novembre 2013, seduta n. 117

SCOTTO. — Al Ministro degli affari esteri, al Ministro dell'interno. — Per sapere – premesso che:
l'11 ottobre 2013, alle ore 01:00, una motovedetta libica, con bandiera berbera, ha avvicinato un peschereccio partito la sera prima da Zuwarah, a bordo del quale risultavano esservi tra i 100 e i 150 bambini con i loro genitori, molti dei quali medici e professori universitari di Aleppo, tutti in fuga dalla guerra civile in Siria;
nelle ore successive la motovedetta libica ha continuato ad inseguire il peschereccio;
quattro o cinque uomini a bordo, con abiti civili e armati di Kalashnikov, chiedevano ai profughi di tornare in Libia ed attendere sul peschereccio fuori del porto di Zuwarah;
si trattava con ogni probabilità di uno stratagemma per rapinare i passeggeri;
un ventunenne tunisino, con il telefono satellitare, a quel punto ha chiamato l'organizzatore del viaggio, un boss di Zuwarah, facendosi confermare l'ordine di proseguire;
nel frattempo dalla motovedetta sparavano raffiche di mitra in aria e contro la cabina di comando, nel tentativo di uccidere lo scafista, mentre alcuni profughi sollevavano da sotto le ascelle i loro bimbi più piccoli per mostrarli agli uomini armati, supplicandoli di non sparare;
ciononostante, i militari a bordo continuavano a sparare raffiche di mitra per almeno venti volte, nel corso della notte, prima contro lo scafo e poi sotto la linea di galleggiamento;
all'albeggiare la motovedetta libica ha fatto ritorno verso le coste libiche, mentre i dottori a bordo iniziavano a medicare i passeggeri feriti dai colpi di mitra (tra i passeggeri vi erano, tra gli altri, un famoso neurochirurgo siriano, Khaled Al Awad, e un ex consigliere del ministro della Salute, Omram Raslan, capo dipartimento della sanità privata, anche loro in fuga con le mogli e i bambini);
verso le ore 11:00 uno dei passeggeri, ovvero Mohanad Jammo, 40, primario dell'unità di terapia intensiva e anestesia dell'ospedale Ibn Roshd di Aleppo, oltre che direttore del servizio di anestesia e anti rigetto del team per i trapianti di rene e manager della clinica francese in Siria «Claude Bernard», verificato che dalle pareti dello scafo entrava molta acqua, chiamava il numero italiano per le emergenze in mare, supplicando per ottenere un intervento immediato perché la piccola nave piena di profughi stava affondando;
a Jammo in tale frangente sono stati chiesti il nome, il numero di passeggeri, la provenienza e la posizione del peschereccio, conosciuta dall'anestesista perché a bordo seguivano il viaggio sugli schermi di uno strumento Gps professionale e di alcuni smartphone che fornivano coordinate tra di loro coincidenti, e quindi attendibili;
nelle ore successive il dottor Jammo chiamava altre due volte il numero italiano, ed alla fine l'unico aiuto ricevuto si rivelava essere l'informazione secondo cui il peschereccio si trovava in un'area sotto la responsabilità di Malta;
il dottor Jammo telefonava alla centrale operativa di Malta, che non era stata ancora avvertita dall'Italia dell'emergenza in corso;
alle 15:00 la centrale operativa di Malta comunicava finalmente che la posizione del peschereccio era stata identificata, e che i soccorsi sarebbero arrivati in 40 o 45 minuti;
nel frattempo il peschereccio continuava a imbarcare acqua;
tra le 15:45 e le 16:00 Mohanad Jammo richiamava, e gli viene spiegato che servono un'altra ora a dieci minuti per far arrivare i soccorsi sul posto;
verso le 16:30 sopraggiungeva un aereo a elica del servizio di ricerca e soccorso maltese, quando la stiva del peschereccio è ormai ricoperta da almeno 75 centimetri di acqua;
Jammo richiamava a quel punto la centrale operativa di Malta e supplicava i maltesi di ordinare all'equipaggio dell'aereo di lanciare giubbotti di salvataggio e canotti gonfiabili per cominciare al più presto l'evacuazione della piccola nave, senza ottenere però nulla;
poco dopo le 17:00 il peschereccio si rovesciava con tutto il suo carico di bambini e adulti a bordo, e solo successivamente dall'aereo lanciavano due grosse sacche piene di giubbotti di salvataggio e un canotto gonfiabile;
Malta nel frattempo aveva avvertito le autorità italiane del naufragio, e la segnalazione era stata passata a Lampedusa;
un elicottero decollato da una nave militare maltese lanciava a quel punto altri giubbotti e canotti di salvataggio, ma non erano numericamente sufficienti per tutti;
solo alle ore 17:32 partiva da Lampedusa la prima motovedetta della guardia costiera italiana, e circa venti minuti dopo il pattugliatore delle forze armate maltesi P61 raggiungeva il punto del naufragio;
successivamente da Lampedusa partivano la seconda motovedetta della guardia costiera e poco dopo un veloce pattugliatore della guardia di finanza, ma ormai era tardi per impedire il bilancio di almeno 268 morti, tra i quali più di sessanta bambini;
ad un mese di distanza è uscito il primo documento ufficiale in merito delle «Armed forces of Malta», le Forze armate maltesi, ovvero una fotografia che indica con una «X» tracciata a sud di Lampedusa il punto da cui il peschereccio attendeva inutilmente l'arrivo dei soccorsi;
la fotografia riproduce la mappa del Mediterraneo con la posizione della «capsized migrant boat», la barca dei migranti rovesciata;
si tratta della stessa immagine tracciata sullo schermo della centrale operativa maltese quando, alle 13:00 dell'11 ottobre, le forze armate della Valletta raccoglievano il disperato S.O.S. lanciato da Mohanad Jammo;
l'immagine prodotta dalle «Armed forces of Malta» è coerente con quanto dichiarato a l'Espresso anche dal dottor Jammo, ovvero col fatto che il peschereccio si trovava molto più vicino a Lampedusa che a Malta: la costa italiana distava 61,40 miglia nautiche, equivalenti a 113 chilometri, mentre Malta era invece a 118 miglia nautiche, 218 chilometri;
per questo il medico di Aleppo, seguendo la normale logica, aveva chiamato l'Italia e non Malta;
se la centrale italiana avesse mobilitato già alle 11 del mattino (orario del primo contatto telefonico col peschereccio) i mezzi della guardia costiera da Lampedusa, le motovedette d'altura come la Cp302, con la loro velocità di crociera di 30 nodi (55,6 chilometri orari), avrebbero raggiunto i profughi in due ore, ed i due pattugliatori di classe «Zara» della guardia di finanza, sempre da Lampedusa, con la loro velocità di 40 nodi (74,1 chilometri all'ora), sarebbero potuti arrivare in un'ora e mezzo;
calcolando il tempo necessario a verificare la posizione fornita con certezza da Mohanad Jammo, il trasbordo dei bambini con i loro genitori sarebbe potuto cominciare tra le 13:00 e le 13.30;
anche se Malta avesse chiesto aiuto all'Italia soltanto alle 13:00, quando ha ricevuto la richiesta di soccorso di Mohanad Jammo rifiutata fino a quel momento dagli italiani, da Lampedusa i mezzi della guardia costiera e della guardia di finanza sarebbero potuti essere sul punto tra le 14:30 e le 15:00;
persino considerando come primo momento utile per far partire i concorsi l'ora in cui Malta aveva avuto conferma della posizione del peschereccio, le 15:00, una partenza dei mezzi sopra citati da Lampedusa avrebbero ancora potuto salvare gran parte dei passeggeri, giacché il peschereccio, che stava affondando dalle 11:00 del mattino per i fori nello scafo provocati dalle raffiche di mitra sparate da una motovedetta libica, si è rovesciato solamente alle 17:10 circa;
il pomeriggio di venerdì 11 ottobre le motovedette bianche e rosse della guardia costiera erano ancora impegnate nelle operazioni di recupero dei corpi dei 363 profughi eritrei annegati la notte del 3 ottobre 2013 a ottocento metri da Lampedusa, mentre i veloci pattugliatori della guardia di finanza erano in porto, ormeggiati al molo Favaloro, come mostrano diverse fotografie scattate quel pomeriggio;
secondo notizie raccolte da l'Espresso, la richiesta di intervento è stata finalmente segnalata a Lampedusa soltanto alle 17:20, ovvero dieci minuti dopo il rovesciamento del peschereccio, al quale hanno assistito senza potere fare nulla i piloti di un aereo di ricerca e soccorso maltese, e le motovedette della guardia costiera sono partite rispettivamente alle 17:32 ed alle 17:52, più o meno alla stessa ora del pattugliatore della guardia di finanza;
in questo modo i mezzi sono arrivati sul punto solo dopo le 18:30, con sette ore e mezzo di ritardo sulla prima richiesta di soccorso;
tale ritardo ha di fatto condannato a morte i profughi in fuga dalla guerra civile in Siria;
i fatti in questione sono narrati dall'articolo intitolato «Lasciati affogare, ecco le prove – La mappa che conferma le accuse», pubblicato nell'edizione online de l'Espresso dell'11 novembre 2013 –:
se i Ministri, per quanto di competenza, siano a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
quali azioni siano state intraprese per verificare se i dati forniti dalle Forze armate maltesi siano corretti;
quali misure si intendano prendere per verificare eventuali responsabilità in merito al mancato intervento che avrebbe potuto evitare il disastro. (3-00449)