• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.3/02059    una recente indagine Eurispes che ha misurato l'indice di organizzazione criminale (IOC) nell'ambito del quarto rapporto agromafie afferma che Perugia e Terni, con un indice di...



Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-02059presentato daGALGANO Adrianatesto diVenerdì 26 febbraio 2016, seduta n. 578

   GALGANO, GALLINELLA, CIPRINI, FITZGERALD NISSOLI, SBERNA, BARADELLO, QUINTARELLI, D'AGOSTINO, SOTTANELLI, BOMBASSEI, VECCHIO, CATALANO, MOLEA, CATANIA, OLIARO, PIEPOLI e GIGLI. — Al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, al Ministro della giustizia, al Ministro dell'interno . — Per sapere – premesso che:
   una recente indagine Eurispes che ha misurato l'indice di organizzazione criminale (IOC) nell'ambito del quarto rapporto agromafie afferma che Perugia e Terni, con un indice di organizzazione criminale di 55,9 e 30, fanno posizionare l'Umbria nella prima metà della classifica delle regioni d'Italia a più forte penetrazione mafiosa;
   l'intensità dell'associazionismo criminale è elevata nel Mezzogiorno, ma emerge con chiarezza come nel Centro dell'Italia il grado di penetrazione sia forte e stabile e particolarmente elevata in Abruzzo ed in Umbria;
   le Agromafie hanno realizzato un business che ha superato i 16 miliardi di euro nel 2015;
   per l'aggiungere l'obiettivo, dice il rapporto, «i clan ricorrono a tutte le tipologie di reato tradizionali: usura, racket estorsivo e abusivismo edilizio, ma anche a furti di attrezzature e mezzi agricoli, abigeato, macellazioni clandestine o danneggiamento delle colture con il taglio di intere piantagioni. Con i classici strumenti dell'estorsione e dell'intimidazione impongono la vendita di determinate marche e determinati prodotti agli esercizi commerciali, che a volte, approfittando della crisi economica, arrivano a rilevare»;
   dalla riunione della Commissione parlamentare antimafia riunitasi di recente a Perugia è risultato che, se l'Umbria non è un territorio mafioso, non si possono sottovalutare i fenomeni di infiltrazione che si sono verificati negli anni;
   la provincia di Perugia e l'Umbria si confermano territori in cui non si può parlare certamente di insediamento mafioso come invece succede per la Lombardia o altre regioni del nord. Ma non bisogna sottovalutare il fenomeno che esiste, è importante tenere alta l'attenzione, perché anche qui sono presenti organizzazioni italiane e internazionali e ci sono evidenti segnali della loro presenza: sia in rapporto alla questione Gesenu che ai traffici di stupefacenti;
   proprio il «modello Gesenu» necessita di un approfondimento della questione; si ritiene infatti necessario andare avanti per capire se questo modello di infiltrazione delle partecipate sia stato utilizzato anche in altre regioni –:
   se i Ministri interrogati siano a conoscenza dei fatti suesposti e quali iniziative di competenza in merito ritengano utili intraprendere al fine di monitorare e contrastare il fenomeno mafioso in Umbria. (3-02059)