• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/12288    con l'articolo 35 della legge n. 9 del 7 maggio 2015 (la legge di stabilità 2015 della regione siciliana), la regione si impegnava a rafforzare il ruolo della società «Sviluppo Italia...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12288presentato daCATANOSO Basiliotesto diLunedì 29 febbraio 2016, seduta n. 579

   CATANOSO. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro del lavoro e delle politiche sociali, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie . — Per sapere – premesso che:
   con l'articolo 35 della legge n. 9 del 7 maggio 2015 (la legge di stabilità 2015 della regione siciliana), la regione si impegnava a rafforzare il ruolo della società «Sviluppo Italia Sicilia». Così recita l'articolo 35: «1. Allo scopo di rafforzare il ruolo di Sviluppo Italia Sicilia quale società strategica per il perseguimento delle finalità istituzionali della Regione nell'ambito dell'area strategica sviluppo, la società Sviluppo Italia Sicilia sostiene la competitività e l'attrattività del territorio attraverso la creazione di impresa e il miglioramento dell'efficienza e dell'efficacia dei processi di programmazione e attuazione delle politiche di sviluppo locale. 2. La società Sviluppo Italia Sicilia è riconosciuta quale soggetto in house cui i dipartimenti regionali devono prioritariamente rivolgersi per l'affidamento delle attività in tema di creazione di impresa e di assistenza tecnica in relazione all'utilizzo dei fondi extraregionali. 3. Le attività di Sviluppo Italia Sicilia sono remunerate con tariffe non maggiori di quelle di mercato»;
   pochi giorni addietro, però e a dispetto, della chiara normativa regionale, la regione siciliana ha dato in gestione i fondi regionali di progetto «Garanzia Giovani» ad Invitalia;
   la regione siciliana ha scelto di affidare ad altre società pubbliche il fondo per giovani disoccupati sulla creazione d'impresa, compito svolto egregiamente e puntualmente da Sviluppo Italia Sicilia nel territorio della regione;
   le rappresentanze sindacali dei lavoratori di Sviluppo Italia Sicilia hanno denunciato questa decisione del governo regionale;
   questi lavoratori, è da precisare e ribadire, continuano a lavorare e a fare il proprio dovere pur non percependo il loro giusto salario da circa 8;
   fermare questa attività istituzionale regionale equivarrebbe a mettere in seria difficoltà gli imprenditori locali;
   questa decisione del governo regionale siciliano è il primo caso di «delocalizzazione» istituzionale. Il governo Crocetta ha deciso deliberatamente, andando contro le proprie leggi regionali, di prendere il lavoro di Sviluppo Italia Sicilia e delocalizzarlo, appunto, e tutto questo non per ottenere un risparmio economico, ma per inerzia nella migliore delle ipotesi o, più probabilmente, a giudizio dell'interrogante e delle organizzazioni sindacali, in relazione all'attività di lobby e ad interessi che sembrano pesare più della vita e del lavoro di 76 persone, siciliani formati e qualificati per svolgere quello stesso lavoro;
   a giudizio dell'interrogante questa scelta è incomprensibile. Continuare a non dare un indirizzo preciso ad una società che, a differenza delle altre è entrata nel novero delle partecipate da soli 8 anni e che fine a quando non è stata acquistata da questa regione non aveva mai avuto un bilancio in perdita, facendo ipotizzare dunque un effetto «Re Mida» al contrario;
   per la prima volta nella storia amministrativa regionale siciliana e a dispetto della comune «vulgata» giornalistica, la regione siciliana, a giudizio dell'interrogante, sta portando alla rovina un'istituzione che prima della sua partecipazione era un'eccellenza nelle istituzioni politico-economiche della Sicilia;
   a giudizio dell'interrogante, non è affatto giusto sacrificare un'esperienza come quella di Sviluppo Italia Sicilia. Non tenere in alcun conto i risultati tangibili e misurabili che detta società ha raggiunto sul territorio siciliano non è giusto come privare la Sicilia di risorse e competenze che in questi anni hanno concretamente contribuito a creare centinaia di piccole imprese e alcune bellissime realtà d'eccellenza (ci si riferisce alla ormai famosa MOSAICOON s.p.a. e alla meno famosa, ma altrettanto di successo, TECHLAB WORKS di Catania);
   è inspiegabile come possa una regione come la Sicilia apprestarsi ad affrontare il periodo di programmazione comunitaria 2014-2020, stanziando circa un miliardo di euro sulla creazione di impresa e decidere contemporaneamente di disfarsi di una società come Sviluppo Italia Sicilia che, da 15 anni ormai, fa questo di mestiere con risultati concreti;
   su un tema importante e fondamentale come lo sviluppo economico del territorio siciliano, l'attenzione delle istituzioni nazionali e regionali è, a dir poco, scarsa quando non nulla;
   porre fine all'esperienza di Sviluppo Italia Sicilia è una scelta miope e significa indebolire la Sicilia privandola di esperienze e competenze da anni al servizio del territorio, e non determinerebbe per questa regione alcun risparmio, perché l'attività che oggi viene svolta da 76 siciliani dovrà essere necessariamente data ad un'altra società, come la tristissima realtà di oggi conferma, che certamente paga le tasse in un'altra regione. Porre fine all'esperienza di Sviluppo Italia non ha nulla a che vedere con la spending review;
   ad ogni modo, al di là del caso specifico di Sviluppo Italia Sicilia la cui esperienza andrebbe salvaguardata, occorre uno sforzo del Governo per promuovere e agevolare tutti gli strumenti e le realtà locali che hanno un effetto benefico per il territorio –:
   di quali elementi disponga il Governo in relazione a quanto esposto in premessa e quali iniziative di competenza intenda assumere per sostenere e incentivare esperienze e realtà, come quella di Sviluppo Italia Sicilia, che hanno un impatto positivo sul tessuto economico e sociale della Sicilia e del Meridione. (4-12288)