• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/02073    secondo i dati pubblicati dal sito del dipartimento delle politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri e in particolare dalla banca dati EUR-Infra, sull'elenco generale...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-02073presentato daMATARRESE Salvatoretesto presentato Martedì 1 marzo 2016 modificato Mercoledì 2 marzo 2016, seduta n. 581

   MATARRESE. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:
   secondo i dati pubblicati dal sito del dipartimento delle politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri e in particolare dalla banca dati EUR-Infra, sull'elenco generale delle 89 procedure di infrazione alla normativa dell'Unione europea riguardanti l'Italia, 18 riguardano materia ambientale;
   relativamente alla procedura d'infrazione ambientale 2003/2077, a seguito della sentenza ex articolo 260 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea pronunciata dalla Corte di giustizia il 2 dicembre 2014, nella causa C-196/13, l'Italia è stata condannata al pagamento di ingenti sanzioni pecuniarie per non aver dato esecuzione alla pronuncia della Corte del 2007 (causa C-135/05) con la quale era stata accertata la violazione, generale e persistente, degli obblighi previsti dalle direttive europee in materia di gestione dei rifiuti con riferimento alle discariche funzionanti illegalmente e senza controllo sul territorio italiano (alcune contenenti anche rifiuti pericolosi);
   secondo quanto si evince dai dati del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, resi noti a dicembre 2014 nel corso dell'audizione in sede di Commissioni congiunte politiche dell'Unione europea e ambiente in materia di «Stato delle bonifiche delle discariche illegali chiuse e relative procedure di infrazione», nello specifico sono state imposte una sanzione forfettaria una tantum che ammonta a 40 milioni di euro e una penalità semestrale determinata in 42 milioni e 800 mila euro, fino all'esecuzione completa della sentenza. La Corte di giustizia ha, inoltre, riconosciuto all'Italia la possibilità di applicare la penalità in forma decrescente ovvero in maniera proporzionale alla risoluzione delle problematicità riscontrate nei siti oggetto di contestazione. La sentenza precisa anche che tale determinazione nasce dall'esigenza, fissata dalla Corte, che la Commissione europea possa valutare lo stato di avanzamento dei provvedimenti di esecuzione della sentenza;
   recenti fonti di stampa riferiscono quanto segue: «Considerato che il 2 giugno 2015, alla scadenza del primo semestre, erano state messe a norma solo 15 discariche irregolari su un totale di 198 sparse su tutto il territorio nazionale, il nostro Paese ha dovuto sborsare altri 39 milioni e 800 mila euro. Adesso che anche il secondo semestre è scaduto, il 2 dicembre 2015, si attende di sapere quale sia l'ammontare della nuova sanzione comminata che, plausibilmente, dovrebbe aggirarsi intorno a un importo simile a quella di luglio 2015, visto che sul fronte delle bonifiche poco o nulla di nuovo è stato fatto (...)»;
   secondo quanto si evince dal documento pubblicato sul sito della Commissione europea, denominato «Sentenza del 2 dicembre 2014 nella causa C-196/13 – Discariche coperte dalla sentenza – Situazione allo scadere del secondo semestre successivo alla sentenza (3 giugno 2015-2 dicembre 2015)», pare che le discariche attualmente attive sul territorio italiano siano pari a 155;
   secondo quanto si evince dagli organi di informazione, pare che «la Ragioneria generale dello Stato abbia mandato una segnalazione di danno erariale alla procura della Corte dei conti del Lazio per le centinaia di milioni di euro che lo Stato è costretto a sborsare per non essersi adeguato alle regole dell'Unione europea in materia di rifiuti (...)»;
   le somme delle sanzioni pagate dallo Stato italiano sono oggetto del diritto di rivalsa da parte del Ministero dell'economia e delle finanze nei confronti delle regioni, secondo gli importi a ciascuno spettanti computando le discariche di pertinenza secondo quanto disposto dall'articolo 43 della legge n. 234 del 2012;
   in particolare, e secondo quanto si evince da fonti di stampa, la situazione relativa alle discariche abusive, sommata al problema della gestione dei rifiuti, sarebbe rilevante anche e soprattutto in Puglia, tanto che gli organi di informazione paventano il rischio di «commissariamento di tutto il sistema regionale dei rifiuti e la possibile richiesta dello stato di emergenza»;
   secondo fonti di stampa si sarebbe tenuto di recente, presso il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, un tavolo tecnico tra la regione Puglia e la direzione generale per i rifiuti e l'inquinamento, nel corso del quale si sarebbe discusso del complesso delle 12 discariche abusive pugliesi ancora attive e rilevanti ai fini della predetta procedura di infrazione comunitaria 2003/2077, che costringerebbero la regione a pagare una sanzione pari a diverse centinaia di migliaia di euro al mese fino alla soluzione delle problematiche –:
   quale sia il numero delle discariche abusive ad oggi ancora attive in Italia e per quali di esse siano previsti interventi di bonifica programmati ed adeguatamente finanziati, quale sia lo stato di avanzamento relativo al piano straordinario di bonifica e quali iniziative di carattere strutturale il Ministro interrogato intenda adottare al fine di limitare le inadempienze delle regioni in merito alle procedure di bonifica e di accelerare le procedure stesse, con particolare riferimento a quelle relative alle discariche abusive della regione Puglia. (3-02073)