• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/02567 l'articolo 35 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.134 recante misure urgenti per là crescita del Paese, ha previsto alcune...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-02567presentato daGALLO Riccardotesto diMartedì 19 novembre 2013, seduta n. 121

RICCARDO GALLO. — Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 35 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.134 recante misure urgenti per là crescita del Paese, ha previsto alcune modifiche alla disciplina delle attività di ricerca, di prospezione e di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, le cui norme sono prevalentemente volte a fissare un'unica fascia di rispetto per lo svolgimento di tali attività in mare;
il comma 1 del suesposto articolo, in particolare, sostituisce l'articolo 6, comma 17, del decreto legislativo n. 152 del 2006 (codice dell'ambiente) che disciplina le attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare;
la principale modifica prevista dal nuovo testo del predetto comma 17 consiste, nella fissazione di «un'unica, per olio e per gas, e più rigida fascia di rispetto, fino alle 12 miglia dalle linee di costa e dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, per qualunque nuova attività di prospezione, ricerca e coltivazione»;
la predetta disposizione intervenendo in deroga al limite delle suesposte 12 miglia, consente nella sostanza di intervenire nelle attività di trivellazioni vicino alle coste, per la ricerca di idrocarburi, attraverso le esplorazioni off-shore del sottosuolo marino, nel caso di richieste e di concessioni avanzate prima del giugno del 2010;
a giudizio dell'interrogante, quanto suesposto appare oltre che preoccupante in considerazione di possibili e irreparabili rischi derivanti alle coste e all'intero ecosistema marino, anche dannoso dal punto di vista economico se si valuta, che l'applicazione della suddetta norma, potrebbe causare gravi danni per le popolazioni costiere, nonché per settori economici importanti del nostro Paese, come quelli del turismo e della pesca, che vivono delle risorse marine;
il Mediterraneo, com’è noto rappresenta un mare che da tempo soffre di una cronica contaminazione da idrocarburi causata in primo luogo dalla frequenze dei transiti di petroliere e altri trasporti secondo recenti studi, si calcola che circa il 20 per cento del trasporto del petrolio mondiale attraversa i mari dell'Italia e che il Mediterraneo, in particolare, presenti elevate quantità di concentrazioni tra le più alte del mondo, circa il 38 mg al metro quadrato;
in aggiunta a quanto predetto, si uniscono le immissioni da fonti terrestri, in aumento a causa dell'incremento della popolazione insediata lungo le coste;
a parere dell'interrogante inoltre, in considerazione di quanto suesposto, il mare Mediterraneo non deve essere esposto all'aumento dei rischi di inquinamento a causa dello sviluppo di pericolosi ed inopportuni progetti di perforazione off-shore;
i rischi di trivellazioni petrolifere vicino le coste sono pertanto, a giudizio dell'interpellante, inaccettabili per l'ambiente ma anche per l'economia e il benessere di quelle comunità come quelle siciliane, la cui area geografica è caratterizzata da lunghi tratti di mare le cui coste, in particolare quelle meridionali, non sono tra l'altro adeguatamente protette;
i permessi di ricerca di idrocarburi già concessi nell'area del canale di Sicilia attualmente risultano essere 11, mentre le nuove richieste in via di valutazione sono 18; le aree di maggior interesse per le compagnie petrolifere, si evidenziano più specificatamente, al largo delle isole Egadi, dove si sono già fatte trivellazioni per la ricerca del petrolio e 5 invece sono le istanze effettuate per avviare una ricerca al largo della costa tra Marsala e Mazara del Vallo;
un'altra area a rischio ambientale, secondo quanto risulta, si riscontra a sud della costa siciliana tra Sciacca e Gela, nella cui area oltre a 2 permessi di trivellazione già concessi, ci sono 5 nuove richieste di ricerca, sviluppo e coltivazione di giacimenti da accertare;
le richieste complessivamente avanzate per la coltivazione, ovvero l'estrazione di idrocarburi in aree del canale di Sicilia, dove la fase di ricerca è già stata conclusa, sono complessivamente 3, per una superficie totale pari a circa 450 chilometri;
quanto suesposto, a giudizio dell'interrogante, desta inevitabili dubbi e perplessità sull'efficacia delle norme previste dall'articolo 35 decreto-legge n. 83 del 2012 convertito dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, come precedentemente riportato, che detta disposizioni in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi, se si considera in aggiunta a quanto già esposto che le conseguenze di tale norma, secondo quanto sostengono alcune associazioni ambientaliste, potrebbero aggiungere ulteriori 70 trivelle a quelle già attive nel nostro Paese;
l'interrogante segnala inoltre come il vulcano sottomarino Empedocle, a circa 40 chilometri al largo di Capo Bianco in Sicilia, nelle vicinanze di quella che fu l'isola di Ferdinandea, situata a circa 6 metri dalla superficie marina tra Sciacca e l'isola di Pantelleria, costituisce una zona che presenta diverse criticità geo-marine;
l'avvio di trivellazioni in acque profonde, conseguentemente, può determinare in prossimità del suddetto vulcano, la cui area marina, rappresenta fra l'altro una zona di pesca e di riproduzione di numerose specie ittiche di importanza commerciale, gravi ed irreparabili danni all'ambiente e allenterò eco-sistema marino;
eventuali insediamenti di piattaforme petrolifere in prossimità della costa ed anche dalla zona archeologica di Selinunte, nonché vicino alla costa prospiciente alla medesima area di mare interessata da notevoli attività turistiche con investimenti cospicui privati e pubblici, tra cui il «Golf Resort Verdura» del gruppo Rocco Forte a Sciacca, possono determinare gravi danni siccome precedentemente esposto, dal punto di vista ambientale, che in particolare sotto il profilo economico e degli investimenti già effettuati nell'area stessa;
risulta inoltre scarsamente congruo, a giudizio dell'interrogante, l'innalzamento di tre punti percentuali delle royalty che i titolari delle concessioni di coltivazione in mare devono corrispondere annualmente allo Stato, (elevando l'aliquota dal 7 al 10 per cento per il gas e dal 4 al 7 per cento per l'olio) come previsto dal suddetto articolo 35 del medesimo decreto-legge, se si considera che nel resto del mondo le aliquote oscillano tra il 20 e l'80 per cento del valore del prodotto estratto, come il regime di esenzioni e di concessioni per le coltivazioni nei riguardi delle imprese petrolifere, giudicato irrisorio;
l'interrogante evidenzia come risulti contraddittoria e paradossale l'introduzione della suddetta disposizione in materia di ricerca ed estrazione di idrocarburi, con quanto previsto dal Governo Berlusconi che, con il decreto legislativo n. 128 del 2010, a seguito del disastro ambientale avvenuto nel Golfo del Messico, aveva posto limitazioni alle perforazioni off-shore nei mari italiani, di fronte all'evidente rischio che tali attività rappresentano;
il predetto decreto legislativo indica, infatti, divieto in aree marine e costiere protette, nella fascia di 12 miglia al largo dei confini delle stesse, e nella zona di mare posta entro 5 miglia dalle linee di base delle acque territoriali;
il rischio di ulteriori trivellazioni nel nostro Paese ed in particolare nei riguardi dei mari siciliani, a giudizio dell'interrogante, giova in definitiva in maniera esclusiva alle industrie petrolifere, in considerazione che l'aumento del prezzo del petrolio rende conveniente l'estrazione, a differenza che per lo Stato, il cui regime fiscale applicato nei loro confronti risulta essere irrisorio;
non si comprendono le ragioni di tale iniziativa normativa considerato che i progetti di perforazione rischiano di minacciare un patrimonio ambientale e culturale inestimabile rappresentato dalla biodiversità del canale di Sicilia e delle rispettive coste, nonché l'intera economia delle comunità locali interessate –:
di quali orientamenti, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano esprimere con riferimento a quanto esposto in premessa;
se, in considerazione di quanto esposto in premessa, con particolare riferimento alle disposizioni contenute dall'articolo 35 indicato nella premessa, che consentono, in deroga al limite delle 12 miglia, di procedere con le trivellazioni anche vicino alle coste nel caso di richieste avanzate dalle imprese di ricerca, coltivazione e sviluppo di idrocarburi, prima del 2010, possano sussistere rischi potenziali in un'area di mare ecologicamente assai pregiata quale quella del Mediterraneo e più specificatamente nelle aree costiere siciliane esposte in premessa. (4-02567)