• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/01316    a seguito delle sfavorevoli risultanze degli accertamenti ispettivi di vigilanza, su proposta della Banca d'Italia, il Ministro dell'economia e delle finanze, con decreto n. 151 del 27...



Atto Camera

Interpellanza 2-01316presentato daPALMIZIO Elio Massimotesto diMercoledì 16 marzo 2016, seduta n. 591

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
   a seguito delle sfavorevoli risultanze degli accertamenti ispettivi di vigilanza, su proposta della Banca d'Italia, il Ministro dell'economia e delle finanze, con decreto n. 151 del 27 maggio 2013, ha disposto lo scioglimento degli organi con funzioni di amministrazione e controllo della Cassa di Risparmio di Ferrara spa (Carife) e la sottoposizione della stessa ad amministrazione straordinaria ai sensi dell'articolo 70, gomma 1, lettera a) e b) e dell'articolo 98 del decreto legislativo 1o settembre 1993, n. 385 (cosiddetto Testo Unico Bancario);
   la proposta di commissariamento della Banca d'Italia, indirizzata al Ministro dell'economia e delle finanze contiene, a parere degli interpellanti, un rilevante errore poiché in essa si indica una carenza patrimoniale, rispetto ai requisiti minimi regolamentari, di 60 milioni di euro. Il grave errore è derivato principalmente dal mancato inserimento della fiscalità differita attiva nel conteggio degli indici patrimoniali, che, se presi in considerazione, avrebbero fatto balzare il patrimonio di vigilanza ad una eccedenza patrimoniale di 27,5 milioni di euro;
   alla formulazione dell'ingiustificabile errore ha contribuito senz'altro, il fatto che il Ministero dell'economia e delle finanze, dopo aver ricevuto la proposta di commissariamento della Cassa di Risparmio di Ferrara spa avanzata dalla Banca d'Italia, non abbia svolto ad avviso degli interpellanti, alcuna attività istruttoria così come stabilito dal testo unico bancario;
   il regime di amministrazione straordinaria è stato confermato, su proposta della Banca d'Italia, dal Ministro dell'economia e delle finanze con decreto del 26 maggio 2014, che ha disposto la proroga della procedura di amministrazione straordinaria della Cassa di Risparmio di Ferrara, capogruppo dell'omonimo gruppo bancario, ai sensi dell'articolo 98, comma 3, del decreto testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, per un periodo non superiore a un anno;
   come emerso in sede di accesso agli atti richiesto dalla difesa dei ricorrenti nel procedimento del contenzioso amministrativo avverso il decreto n. 151 del 27 maggio 2013, anche in occasione della proroga del commissariamento, decorsi i primi 12 mesi, il Ministero non ha svolto alcuna istruttoria;
   il periodo di commissariamento, iniziato il 30 maggio 2013, si è protratto per oltre due anni e mezzo e in tale periodo la situazione di Carife è chiaramente peggiorata tanto che i commissari, in stretto coordinamento con Banca d'Italia, hanno effettuato la dismissione di banche controllate e di filiali, riducendo il perimetro di Carife al territorio originario. Nello stesso periodo i sindacati aziendali hanno aderito ad un importante accordo sui prepensionamenti, con oneri economici a carico dei dipendenti rimasti in servizio e consistenti effetti di diminuzione dell'organico e del costo del lavoro;
   nel triennio precedente al commissariamento (2010-2013) Carife si trovava in regime di «vigilanza rafforzata» a seguito di una ispezione condotta da Banca d'Italia che aveva fatto emergere problematiche sul credito ed, in particolare, una posizione debitoria su Milano (Siano) che presentava significative difficoltà;
   da quel momento sono state prospettate diverse proposte di risanamento e rilancio della Banca. La Cassa di Risparmio di Ferrara nell'aprile 2010, con la nomina del nuovo consiglio e l'approvazione del primo bilancio in passivo della propria storia, ha proseguito nell'opera di risanamento sotto l'assiduo controllo della Banca d'Italia, che aveva disposto per Carife la vigilanza rafforza;
   ogni tre mesi la Banca aveva il compito di fornire alla vigilanza di Roma una relazione dettagliata sui crediti nonché uno specifico riferimento dedicato alla più significativa esposizione deteriorata (cosiddetta posizione Siano). Tale relazione era altresì corredata dalla valutazione del risk manager e dalle osservazioni del collegio sindacale;
   tutto ciò risulta agli interpellanti molto anomalo se viene considerato che Banca d'Italia solo con l'ispezione del 2012/2013 ha improvvisamente imposto svalutazioni molto significative, quando da molto tempo era, come esposto precedentemente, ampiamente aggiornata sullo stato dei crediti e sulle rispettive percentuali di copertura;
   nella proposta di commissariamento, disposta nel maggio 2013, la Banca d'Italia non ha preso minimamente in considerazione il fatto che il principale territorio di operatività di Carife, nella primavera del 2012, è stato interessato da eventi sismici di particolare gravità che hanno procurato danni ingenti a molti clienti, alle loro strutture produttive ed alcune filiali della Cassa;
   i commissari in due anni e mezzo di gestione della Banca non hanno individuato percorsi idonei per far uscire Carife dall'amministrazione straordinaria, né sotto il profilo di una rafforzata compagine societaria, né per completare la riduzione del perimetro del Gruppo;
   a seguito del periodo di gestione commissariale, l'unica prospettiva per il salvataggio dell'istituto bancario sembrava essere quello di un intervento da parte del fondo interbancario di tutela dei depositi con la sottoscrizione di un aumento di capitale di 300 milioni di euro;
   in data 30 luglio 2015 l'assemblea straordinaria di Carife ha approvato l'aumento di capitale sopra citato accantonando la proposta avanzata dalla Fondazione Carife, socio di maggioranza, che aveva segnalato alla Banca d'Italia ed al Ministero dell'economia e delle finanze la concreta disponibilità di un fondo di investimento ad intervenire per una significativa parte dell'aumento di capitale;
   a fronte dell'intervento del fondo interbancario di tutela dei depositi, il patrimonio che Carife registrava nel 2012, pari a 350 milioni di euro, è stato ridotto a poco più di 11 milioni di euro e con esso anche il valore delle azioni stesse;
   a destare notevoli perplessità, ad avviso degli interroganti, è la posizione di Bankitalia che in questa vicenda è sempre stata consapevole degli ostacoli provenienti dalla Commissione europea per l'utilizzo del fondo interbancario di tutela dei depositi (Fidt) per i salvataggi degli istituti di crisi. Nonostante ciò fino a novembre 2015 il ricorso al fondo interbancario è stata l'unica strada percorsa per la risoluzione di Banca Marche, Carife, Banca Etruria e Cari-Chieti;
   una serie di documenti pubblicati nei giorni scorsi hanno dimostrato come il Ministro dell'economia e delle finanze era a conoscenza, fin dall'autunno 2014, dell'opposizione dell'Unione europea all'intervento nel capitale delle banche in difficoltà e abbia, dunque, tenuto all'oscuro della contrarietà della Commissione europea gli altri soggetti coinvolti, innanzitutto il fondo interbancario;
   in ben tre occasioni, a partire dal 2014, la Commissione europea ha intimato al Ministro di desistere dall'utilizzo del fondo interbancario, ma, nonostante ciò il 28 luglio 2015 il Ministero ha autorizzato la Fondazione Carife, allora prima azionista della banca, a votare favorevolmente all'ingresso del Fondo;
   emerge con nitidezza, secondo gli interpellanti, una forte responsabilità di Bankitalia, soggetto che avrebbe dovuto vigilare e nel caso Carife risanare, per il tramite dei commissari, i conti, ma che non ha evidentemente svolto il proprio ruolo con le conseguenze che si sono successivamente sviluppate. In sostanza, e quindi anche a Carife, si è fatto credere, a giudizio degli interpellanti, che si poteva usare il fondo interbancario, mettendo in condizione anche i commissari di perseguire una strada di risanamento che, soprattutto la stessa Bankitalia sapeva bene essere impraticabile;
   quanto esposto dimostra, secondo gli interpellanti, l'inaffidabilità e l'incapacità del Governo che in questa vicenda ha lasciato senza alcuna tutela la sorte non solo di Carife e di altre tre banche, ma anche il destino di migliaia di risparmiatori e azionisti –:
   se il Ministro interrogato intenda chiarire, per quanto di competenza, i fatti esposti in premessa in merito alla procedura di amministrazione straordinaria e alla gestione commissariale di Carife alla luce delle numerose anomalie riportate;
   se il Ministro interrogato sia a conoscenza dei motivi per cui non sia stata presa in debita considerazione la proposta avanzata dalla Fondazione Carife sulla disponibilità di un Fondo di investimento ad intervenire nell'aumento di capitale, considerate le informazioni che, ottimisticamente, erano state fornite sulle prospettive dell'operazione stessa;
   quali iniziative di competenza intenda assumere al fine di tutelare risparmiatori e azionisti di Carife, e, più in generale, di provvedere al pieno ristoro di coloro che hanno investito in modo inconsapevole i propri risparmi in strumenti finanziari subordinati emessi dalle banche poste in risoluzione alla fine di novembre 2015.
(2-01316) «Palmizio, Brunetta, Laffranco, Giacomoni, Archi, Romele, Luigi Cesaro, Sarro, Occhiuto, Sandra Savino, Vito, Vella, Castiello, Palmieri, Riccardo Gallo, Gullo, Catanoso, Alberto Giorgetti, Polverini, Carfagna, Russo, De Girolamo, Longo, Nizzi, Lainati, Milanato, Valentini, Gelmini, Bergamini, Prestigiacomo, Fabrizio Di Stefano, Elvira Savino».