• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00216    sentite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla riunione del Consiglio europeo del 17 e 18 marzo 2016 premesso che:     il Consiglio europeo...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00216presentato daSCOTTO Arturotesto diMercoledì 16 marzo 2016, seduta n. 591

   La Camera,
   sentite le comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla riunione del Consiglio europeo del 17 e 18 marzo 2016 premesso che:
    il Consiglio europeo del 17 e 18 marzo 2016 discuterà ulteriori misure per affrontare la crisi migratoria e dei rifugiati;
    sotto tale profilo si evidenzia che in questi mesi le proposte dell'Unione europea e la relativa gestione di quella che è stata denominata «crisi dei migranti» appare fortemente sbagliata e potenzialmente rischia di demolire definitivamente le già deboli fondamenta democratiche dell'Europa stessa;
    il prossimo Consiglio Europeo si riunirà per decidere nuovamente la sorte dei migranti, dopo il vertice avuto con la Turchia lo scorso 7 marzo. Tra le altre cose all'ordine del giorno si deciderà sulla ratifica dell'ulteriore finanziamento alla Turchia di 3 miliardi di euro come incentivo per impedire ai migranti di lasciare la Turchia e raggiungere i Paesi europei attraverso la Grecia; sulla messa a punto di un piano di identificazione e schedatura dei migranti presso hot-spots situati nelle isole greche, gestiti congiuntamente da funzionari greci e turchi; e si discuterà sull'individuazione di procedure per l'espulsione dei migranti che non siano ritenuti idonei di ricevere protezione verso la Turchia entro 48 ore dal loro arrivo in Grecia;
    è da quando è stata fondata l'Unione europea che si parla di flussi migratori in Europa e lo si è fatto applicando esclusivamente leggi restrittive che hanno alimentato la «clandestinità» delle persone;
    il fenomeno delle migrazioni non può essere fermato poiché come osservato in questi anni le migrazioni sono inarrestabili e sbarrando la strada al flusso di persone si alimenta soltanto l'agonia di scappa da guerre, persecuzioni, carestie, cambiamenti climatici e si sostiene il business delle organizzazioni criminali che lucrano su questi drammi;
    l'unica soluzione da intraprendere adesso sarebbe quella di istituire dei corridoi umanitari per agevolare l'arrivo in sicurezza di chi decide di scappare dalla sua terra e stabilire la possibilità di ottenere visti umanitari, che consentano anche il passaggio nei Paesi di transito, in luoghi attrezzati vicini alle zone di fuga;
    oggi dopo aver rinforzato le frontiere, aumentato i controlli, installato telecamere, eretto muri e attivato qualsiasi altro dispositivo di chiusura, l'Unione europea si avvia a varare il più grande piano di deportazione mai concepito dalla fine della seconda guerra mondiale, ultimo tassello di una sciagurata politica securitaria e di chiusura che i governi d'Europa praticano da mesi, in spregio a qualsiasi principio umanitario e in barba agli stessi Trattati europei;
    la preoccupazione dei mesi passati su un accordo tra l'Unione e la Turchia, che prevedesse l'inserimento di quest'ultima nella lista dei «Paesi sicuri» per dare una frenata al flusso dei rifugiati è diventata realtà;
    accordo che si è consumato in cambio di denaro, sei miliardi di euro, chiudendo un occhio sul rispetto dei diritti umani, sulla repressione delle libertà fondamentali, nonché sulla forte repressione anti-curda che il governo Turco ha messo in piedi negli ultimi mesi, radendo al suolo intere città, come Cizre o interi quartieri come Sur a Diyarbakir, addirittura dimenticando le gravi responsabilità di quest'ultimo nel supporto a Daesh;
    come del resto ribadito più volte in questi giorni da ONU, UNHCR, e Consiglio d'Europa, i ritorni forzati e automatici in Turchia dei migranti, compresi i rifugiati provenienti da Siria, Iraq, Afghanistan e altri Paesi, previsti dall'accordo che l'Unione europea si accinge a siglare con il Governo di Ankara, sono illegali e saranno inefficaci;
    sono illegali perché contravvengono a quanto stabilito dalle Convenzioni internazionali sui diritti umani che proibiscono l'espulsione collettiva degli stranieri. L'accordo violerebbe anche il diritto a richiedere l'asilo riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, e non rispetterebbe neanche le garanzie contenute nella Convenzione sui rifugiati dell'Onu del 1951, in cui è riconosciuto che per richiedere l'asilo, i rifugiati possono violare le leggi sull'immigrazione;
    con riferimento all'inefficacia dell'accordo nel fermare i flussi verso l'Europa appare evidente che appena l'accordo entrerà in funzione, i rifugiati siriani e degli altri Paesi troveranno altre vie per raggiungere i Paesi dell'Unione europea;
    il Consiglio europeo esaminerà, inoltre, l'attuazione delle raccomandazioni specifiche per Paese e discuterà le priorità per il semestre europeo 2016. In tale contesto, la Presidenza dei Paesi Bassi riferirà sui progressi compiuti in merito alle principali iniziative volte a rafforzare il mercato unico;
    sotto tale profilo si evidenzia che lo scorso 26 febbraio è stato pubblicato il documento dei servizi tecnici della Commissione avente a oggetto la «Relazione per Paese relativa all'Italia 2016, comprensiva dell'esame approfondito sulla prevenzione e la correzione degli squilibri macroeconomici». Al riguardo il Parlamento UE nella risoluzione del 25 febbraio scorso ha chiesto espressamente «che siano profusi ulteriori sforzi per sostenere la ripresa, stimolare la convergenza verso gli Stati che registrano i risultati migliori e correggere gli squilibri macroeconomici, anche aumentando la produttività e promuovendo gli investimenti»;
    nella Relazione sul meccanismo di allerta la Commissione aveva evidenziato che l'Italia rientrava tra i paesi che avrebbero potuto richiedere approfondimenti ulteriori (le cosiddette in-depth review). Per quanto riguarda la valutazione dei progressi dell'Italia nel dar seguito alle raccomandazioni specifiche per Paese del 2015 è rilevato, in particolare, che gli obiettivi della spending review sono stati ridimensionati; l'abolizione dell'imposta sulla prima casa non è in linea con le raccomandazioni del Consiglio di spostare la pressione fiscale dai fattori produttivi ai consumi e agli immobili; inoltre, non è stato dato seguito alla revisione dei valori catastali e delle agevolazioni fiscali. Inoltre, è evidenziato come il debito pubblico estremamente elevato rappresenti un notevole onere economico e una fonte di vulnerabilità per l'Italia. La posizione competitiva rimane debole. Entrambi gli squilibri sono aggravati dalla persistente debolezza della crescita e della dinamica della produttività. Il consistente stock di crediti deteriorati grava sui bilanci delle banche e il tasso elevato di disoccupazione di lunga durata frena la crescita futura. La crisi, inoltre, ha aggravato la dinamica della produttività e le prospettive rimangono poco incoraggianti. Infine, permangono carenze a livello delle politiche, in particolare nel campo della tassazione e della lotta alla corruzione;
    come noto, negli scorsi giorni, la Commissione europea ha inviato all'Italia, e ad altri Paesi a rischio di sforo significativo degli obiettivi di bilancio, una lettera in cui si chiede di fare altre riforme. La missiva mette in evidenza la situazione, senza esprimere giudizi e senza richiedere una manovra di finanza pubblica, ma afferma che l'esecutivo si aspetta da Roma entro il 15 aprile dettagliate misure di risanamento e che la flessibilità venga usata per aumentare gli investimenti. Il deficit strutturale, che è stato pari all'1 per cento nel 2015, dovrebbe peggiorare secondo i conti fatti da Bruxelles all'1,7 per cento del Pil nel 2016, allontanando così la prospettiva di un pareggio strutturale. La lettera, firmata dal vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis e del commissario agli affari monetari Pierre Moscovici, e indirizzata al Ministro dell'economia Pier Carlo Padoan, nota che i segnali puntano a una violazione nel 2015 e nel 2016 delle regole sul debito, vale a dire di quella norma che prevede una riduzione del passivo di un ventesimo all'anno su tre anni. «Alla luce di questo quadro sarà quindi importante per l'Italia assicurare che le misure necessarie per rispettare il percorso di aggiustamento raccomandato per raggiungere l'obiettivo di medio termine (il pareggio di bilancio) vengano annunciate e dettagliate in modo credibile entro il 15 aprile ovverosia la data entro la quale il Governo deve presentare il nuovo piano di stabilità e il nuovo programma nazionale di riforme, inclusi nel Documento di economia e finanza 2016;
    alla valutazione del percorso verso l'obiettivo di bilancio è legata la risposta da parte della Commissione sulla flessibilità e chiaramente si vogliono porre tutte le condizioni per accertarsi che vi siano correzioni prima di concedere nuovi margini. Inoltre, si precisa che se verrà concessa nuova flessibilità dovrà essere usata davvero per gli investimenti e non certo per interventi che non abbiano natura strutturale come peraltro accaduto, ad avviso dei firmatari del presente atto di indirizzo, con l'ultima Legge di stabilità 2016 che pullula di interventi a carattere micro settoriale e scevri di qualsiasi valore anticiclico per il rilancio dell'economia;
    i rischi, dunque, permangono: di una procedura per debito eccessivo e della richiesta di una manovra di circa 3 miliardi di euro, senza dimenticare che in presenza di tassi di crescita modesta e di una inflazione a livelli eccezionalmente bassi, anche le recenti misure straordinarie messe in atto dalla Banca Centrale Europea rischiano di rivelarsi insufficienti se non accompagnate da massicce dosi di spesa anticiclica. Del resto, quando si interrompe il ruolo della Banca Centrale, comincia quello delle banche private, degli investitori, delle imprese, dei consumatori e, soprattutto dello Stato chiamato innanzitutto a rilanciare gli investimenti pubblici per cui occorre individuare subito piani realizzabili credibilmente;
    in tale contesto appare, inoltre, opportuno avviare una seria riflessione sul ruolo di indipendenza della Banca Centrale europea. Del resto suscita perplessità anche solo il fatto che i Governi degli Stati Europei si siano abituati a lasciare che siano le Banche Centrali a regolare il ciclo economico, con una riduzione dei tassi di interesse quando l'economia entra in una fase di ristagno e con un loro aumento quando si surriscalda. Il compito dei governi, in questa visione, rimane solo quello di non far correre eccessivamente deficit e debito pubblico. Ma questa divisione dei compiti funziona solo fino a quando le banche centrali possono influenzare l'attività economica. Quando i tassi di interesse raggiungono lo zero, la politica monetaria diventa inefficace. Dovrebbe essere la politica fiscale a entrare in azione a questo punto, ma i governi, avendo interiorizzato il timore di squilibrare i conti pubblici sono riluttanti a farlo. Le economie allora ristagnano per un'austerità «stupida». Il caso è esemplificato in modo particolarmente evidente dall'Eurozona, con il suo Patto di stabilità che pone freni all'uso della leva fiscale dei governi,

impegna il Governo

   in riferimento alle ulteriori misure per affrontare la crisi migratoria e dei rifugiati:
    a promuovere l'apertura immediata di corridoi umanitari di accesso in Europa per garantire «canali di accesso legali e controllati» attraverso i Paesi di transito ai rifugiati che scappano da persecuzioni, guerra e conflitti per mettere fine alle stragi in mare e in terra, e quindi debellare il traffico di esseri umani;
    a proporre un reale «diritto di asilo europeo», capace di superare il «regolamento di Dublino» che obbliga i migranti a richiedere asilo nel primo Paese comunitario che incontrano nel loro cammino, posto che un migrante dovrebbe avere il diritto di avere riconosciuto l'asilo in qualsiasi Paese, per poi essere libero di circolare all'interno dell'Europa;
    ad assicurare iniziative per concedere con effetto immediato permessi di soggiorno per motivi umanitari che consentano la libera circolazione negli Stati dell'Unione europea e quindi avviare l'iter per la predisposizione di una normativa dell'Unione con la quale disciplinare il riconoscimento reciproco delle decisioni di riconoscimento della protezione internazionale tra gli Stati membri e a chiedere, in sede di Consiglio europeo, la regolarizzazione di tutti i migranti ancora senza documenti presenti in Europa;
    a regolamentare il funzionamento degli hot-spots nel rispetto della normativa vigente in materia di asilo assicurandosi che non diventino centri di detenzione amministrativa e monitorando che siano sempre garantiti al migrante i propri diritti e la corretta informazione;
    a vigilare sul rispetto del divieto di espulsioni collettive previsto dai protocolli addizionali alla CEDU, attraverso l'adozione di opportuni atti regolamentari e l'introduzione di procedure di monitoraggio indipendenti;
    a promuovere il principio un'accoglienza dignitosa, dunque la chiusura di tutti i centri di detenzione per migranti sparsi in Europa, e a proporre un piano europeo straordinario per l'accoglienza dei profughi;
    a implementare rapidamente il programma di ricollocamento, ad oggi dimostratosi un fallimento, affiancandolo alla creazione di adeguate strutture per l'accoglienza e l'assistenza delle persone in arrivo;
    a proporre in sede di Consiglio europeo la cancellazione dell'Accordo tra Unione europea e Turchia sulla gestione dei rifugiati, a partire dal ritiro dello stanziamento di 3 miliardi di euro e il blocco di qualsiasi altro finanziamento a favore della Turchia nonché a proporre l'immediata sospensione degli accordi – come i processi di Rabat e di Khartoum – con i Governi che non rispettano i diritti umani e le libertà;
    a programmare interventi di cooperazione allo sviluppo locale sostenibile nelle zone più povere, a partire dal continente africano, dove lo spopolamento e la migrazione sono endemici, e ad assumere iniziative per non consentire alle multinazionali di usare per interessi privati i programmi europei di aiuto allo sviluppo;
    a sostenere un grande piano di investimenti pubblici diretti dell'Unione europea per l'economia di pace, per il lavoro dignitoso e per la riconversione ecologica del continente africano;
    ad affrontare, in ambito europeo il problema della insularità per le isole maggiori, eventualmente articolando gli interventi sulla flessibilità in materia di aiuti in considerazione dei flussi migratori, dei processi di spopolamento, della piena inclusione all'interno del sistema delle reti europee, materiali e immateriali;
   in riferimento al semestre europeo, occupazione, crescita, competitività e mercato unico:
    ad avviare una seria riflessione sul ruolo di indipendenza della Banca centrale europea, valutando la possibile soluzione di una politica fiscale espansiva finanziata dalla Banca Centrale stessa, che può assumere la forma di helicopter money, ovvero di un assegno alle famiglie firmato dalla Banca Centrale, come già proposto a suo tempo da diversi economisti, o di un programma di spesa pubblica finanziato con la creazione di moneta, in modo tale da evitare di creare nuovo debito ed effetti inflazionistici irrilevanti;
    a creare un fronte comune con i Governi europei disponibili per porre con forza il tema della revisione dei Trattati europei, a partire dal fiscal compact, attivando ogni iniziativa finalizzata alla convocazione di una Conferenza europea per definirne le necessarie modifiche;
    a proporre un Green New Deal continentale (ovverosia un piano europeo per l'occupazione) che stanzi almeno 1.000 miliardi di euro con risorse pubbliche di carattere aggiuntivo rispetto a quelle già stanziate durante il precedente semestre europeo al fine di rispondere alla domanda di occupazione di circa 5-6 milioni di persone disoccupate o inoccupate in tutta Europa, promuovendo una revisione dell'attuale politica dell'austerità sostenendo l'utilizzo di eurobond per attuare un piano straordinario di investimenti pubblici in infrastrutture, green economy, agricoltura biologica e multifunzionale, riassetto idrogeologico dei territori, valorizzazione non speculativa del patrimonio artistico, potenziamento dell'istruzione e della ricerca pubblica, messa in sicurezza degli edifici scolastici, asili nido, riqualificazione delle città, efficienza energetica degli immobili, innovazione tecnologica e agenda digitale, con particolare riguardo alle aree territoriali in maggiore difficoltà come il Mezzogiorno;
    a sostenere l'attuazione di una dimensione sociale dell'Unione europea, incluso un meccanismo di reddito minimo garantito e un regime di indennità minima di disoccupazione per l'area dell'euro;
    a rifiutare il piano Schauble di una stretta sui titoli di stato e per estendere gli stessi principi dalle barche (il bail-in) agli Stati e al rapporto fra le prime e i secondi: in caso di crisi, prima di consentire qualunque salvataggio, paghino i creditori. Non dovrebbero – secondo questo piano – più potersi aprire reti di sicurezza per i titoli di Stato senza il sacrificio dei risparmiatori e degli investitori;
    a respingere la proposta di un Ministro unico del tesoro per la zona euro così come viene oggi avanzata;
    a porre in essere ogni atto di competenza finalizzato a chiedere la revisione del bail-in che destabilizza non solo le banche italiane ma anche quelle tedesche sospendendolo fino a quando non vi sia una piena garanzia europea sui depositi, o comunque prevedendo una fase di transizione e la sua non retroattività;
    a sostenere nelle sedi comunitarie l'applicazione di una tassa europea sulle transazioni finanziarie, la separazione tra le banche commerciali e di investimento;
    ad adoperarsi per l'adozione di misure concrete per ampliare il processo decisionale europeo in senso democratico attraverso un ruolo più incisivo del Parlamento europeo ed un migliore e più attivo coinvolgimento dei Parlamenti nazionali;
    a sostenere come priorità del sistema di governance economica europea, il raggiungimento reale degli obiettivi posti dalla strategia Europa 2020;
    a promuovere iniziative volte a contrastare l'evasione e l'elusione fiscale a livello europeo, e a garantire un maggior coordinamento dei sistemi fiscali nell'Unione europea, al fine di ridurne la dannosa concorrenza fiscale;
    a definire una politica industriale a livello europeo che agevoli innanzitutto la transizione verso consumi drasticamente ridotti di combustibili fossili, nonché ad assumere iniziative, in considerazione dello storico accordo globale sul clima COP 21, per limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi centigradi, proponendo in sede di completamento del mercato unico, nell'ambito dell'unione dell'energia, l'adozione di azioni sempre più decise in termini di mitigazione, adattamento e finanza garantendo un forte sostegno con le necessarie risorse finanziarie alla riconversione delle imprese e al ristoro delle eventuali perdite e dei danni, al fine di velocizzare, in tutti i Paesi membri dell'Unione europea l'obbligata fase di transizione verso un'economia a bassa emissione di carbonio che contempli una quota crescente di energie rinnovabili e l'abbandono dei combustibili fossili, nonché rendere sostenibile a lungo termine il consolidamento e lo sviluppo ulteriore dell'obiettivo;
    ad attivarsi nell'implementazione della strategia per l'Unione europea dell'energia affinché gli Stati membri adottino opportune forme di fiscalità ambientale che rivedano le imposte sull'energia e sull'uso delle risorse ambientali nella direzione della sostenibilità, anche attraverso la revisione della disciplina delle accise sui prodotti energetici in funzione del contenuto di carbonio (carbon tax), al fine di accelerare la conversione degli attuali sistemi energetici verso modelli a emissioni basse o nulle, con particolare riferimento alle fonti rinnovabili; vengano rapidamente ridotti e quindi azzerati, i sussidi e i finanziamenti pubblici alle fonti fossili climalteranti che vengono elargiti annualmente, in particolare a partire da industrie del carbone, petrolio e gas; e, infine, sia garantita, nell'ambito degli interventi comunitari per sostenere la povertà energetica e la vulnerabilità dei consumatori, una tariffazione elettrica equa e in grado di garantire le fasce più deboli dei consumatori;
    ad attivarsi al fine di promuovere la massima informazione e sensibilizzazione della cittadinanza in relazione ai contenuti del TTIP e in particolare ai rischi e ai vantaggi di un eventuale accordo TTIP per l'Italia comparativamente ad altri Stati europei; alle ragioni e motivazioni del dissenso e della critica nei confronti degli accordi di libero commercio e circolazione delle merci dei critici di tali politiche, e in particolare della galassia associativa e movimentista «per un'altra globalizzazione»; agli effetti che un eventuale entrata in vigore del TTIP avrebbe sui nostri rapporti politici e diplomatici con altri partner commerciali quali i cosiddetti Paesi BRICS (Brasile-Russia-India-Cina e Sudafrica);
    ad adoperarsi affinché, nell'iter di implementazione della strategia unica del mercato digitale venga adottato un approccio basato sull'evidenza, la crescita economica e l'aumento dell'occupazione tenendo in debito conto le specificità del settore cinematografico e audiovisivo; sia incoraggiata la formazione di un quadro politico dell'Unione che sostenga la creatività, promuova gli investimenti nel settore della produzione e distribuzione di contenuti creativi in Europa e garantisca un compenso equo ed adeguato a tutti i relativi titolari di diritti e soggetti coinvolti; sia definito quanto prima un quadro normativo di armonizzazione fiscale che allinei le aliquote IVA dei prodotti digitali a quelle dei loro corrispettivi materiali ed in particolare nell'ipotesi dell’e-book; sia assicurato un coordinamento più efficace dello spettro radio e la definizione di criteri comuni a libello dell'Unione europea per l'assegnazione dello spettro a livello nazionale; si intervenga sul fronte dell'alfabetizzazione digitale e dell'inclusione digitale anche attraverso il finanziamento di nuovi programmi europei tesi ad introdurre nuove modalità didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado e soluzioni intelligenti basate sulle telecomunicazioni per affrontare le grandi sfide del futuro come la riduzione dei consumi energetici, il miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti e dei disabili (e-health), l'utilizzo dei servizi digitali pubblici (e-government); sia aumentato il plafond degli stanziamenti su ricerca e innovazione nel settore delle telecomunicazioni e utilizzato lo strumento dell’equity-crowdfunding come fonte di cofinanziamento dei progetti europei per lo sviluppo.
(6-00216) «Scotto, Airaudo, Franco Bordo, Costantino, D'Attorre, Duranti, Daniele Farina, Fassina, Fava, Ferrara, Folino, Fratoianni, Carlo Galli, Giancarlo Giordano, Gregori, Kronbichler, Marcon, Martelli, Melilla, Nicchi, Paglia, Palazzotto, Pannarale, Pellegrino, Piras, Placido, Quaranta, Ricciatti, Sannicandro, Zaratti, Zaccagnini».