• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
C.3/02123    da articoli di stampa si apprende che, nel 2015, sono entrati in Europa, con attraversamenti illegali di frontiere, circa 2 milioni di persone (il dato è approssimativo perché le stime...



Atto Camera

Interrogazione a risposta orale 3-02123presentato daVEZZALI Maria Valentinatesto diGiovedì 17 marzo 2016, seduta n. 592

   VEZZALI. — Al Ministro dell'interno . — Per sapere – premesso che:
   da articoli di stampa si apprende che, nel 2015, sono entrati in Europa, con attraversamenti illegali di frontiere, circa 2 milioni di persone (il dato è approssimativo perché le stime potrebbero non fotografare il fenomeno con assoluta certezza, proprio in ragione della sua complessità);
   il 2016 è iniziato con dati in crescita rispetto all'anno precedente; il permanere della crisi negli Stati nordafricani, lo scenario di guerra che si prospetta sulla Libia e gli altri conflitti da cui originano gli esodi, rischiano di trasformare i prossimi mesi, soprattutto per Italia e Grecia, in un incubo, e di far fare gestire loro una emergenza umanitaria senza precedenti, in totale isolamento;
   nel 2015 i Paesi cosiddetti di «prima accoglienza» sono stati Spagna, Italia, Malta e Grecia, ai quali si sono aggiunti, successivamente, Turchia e alcuni Paesi balcanici;
   le regole imposte dagli accordi europei (regolamenti di Dublino) prevedono che le domande di asilo vengano presentate nel Paese di arrivo dei profughi;
   anche la decisione di sospendere la convenzione di Schengen – che ha prodotto notevoli disagi ai cittadini comunitari – rischia di non produrre i risultati sperati, anzi si traduce in aggravio di costi e perdite economiche insostenibili;
   l'Europa ha tentato di partecipare economicamente alla gestione dei migranti, ha introdotto quote sull'accoglienza dei flussi e preso tempo rispetto ad un problema che riguarda disperati (con al seguito donne, anche incinte, bambini, anziani) che, senza vestiti, in assenza di acqua e cibo e in condizioni igieniche inumane, percorrono chilometri a piedi o si affollano su imbarcazioni di fortuna, affidando le loro vita alla criminalità organizzata o a scafisti senza scrupoli che li abbandonano in mare;
   i «fortunati» che sopravvivono a questi viaggi della speranza, si ritrovano ammassati in campi senza servizi, centri di accoglienza o strutture dove a fronte di una capienza per 100 persone, dove convivono in 1000;
   sono tornati il filo spinato e le barriere a difesa dei confini; le polizie nazionali a fare cariche per dissuadere intere famiglie dal proseguire il loro cammino, anche in condizioni climatiche avverse e, questo, mentre i capi di Stato e di Governo non riescono a trovare soluzioni umanamente accettabili ed economicamente sostenibili;
   la decisione di rivedere l'accordo di Dublino è subordinata a questioni elettorali di alcuni Paesi dell'Unione europea e alla sostenibilità del welfare, di altri; un argomento, l'accoglienza, sul quale tutti i Paesi sono pronti a difendere i propri interessi e a spiegare le proprie ragioni per scaricarla su pochi;
   i giornali riferiscono di accordi dell'Unione europea con la Turchia che dovrebbe impegnarsi a fare da «parcheggio» ai tanti che vorrebbero raggiungere la Germania e il Nord Europa;
   non di meno a Bruxelles si parla di Italia e Grecia che avrebbero disatteso le regole di Dublino, non riuscendo a gestire le domande di asilo e a eseguire le corrette procedure di registrazione dei profughi, distinguendoli dai migranti economici;
   si legge anche della decisione dei Paesi europei, alle prese con immigrati che non dispongono dei requisiti per l'accesso negli stessi, che dovessero dichiarare di essere arrivati in Italia o in Grecia, di disporre il loro rientro al Paese di origine, senza prevederne la registrazione –:
   se non ritenga il Ministro interrogato, con l'approssimarsi della bella stagione e con l'inevitabile incremento degli sbarchi, di dover assumere iniziative per predispone un piano per la gestione dei migranti che non sia improntato sull'emergenza;
   se non intenda dover assumere iniziative per pianificare risorse umane, professionali ed economiche, al fine di garantire un'assistenza dignitosa a tutti i sopravvissuti alle traversate, ma anche la certezza della loro identificazione e registrazione, affinché la loro permanenza in Italia sia la più breve possibile, in modo che, una volta ottenuto dagli stessi l'asilo politico o altro titolo per accedere in uno Stato europeo, questi possano essere inviati in Europa, e non possano essere trattenuti in Italia;
   se non ritenga di dover negoziare in sede europea un fondo di «salvataggio» che concorra alle spese e alla gestione di questi flussi incontrollati e incontrollabili, in assenza di una efficace strategia europea di contrasto all'immigrazione e per il permanere di instabilità politica nei Paesi di provenienza dei migranti;
   se non intenda assumere iniziative, in assenza di una politica estera e di sicurezza comune efficace, per tradurre in azioni concrete la proposta di identificazione dei migranti nei Paesi di origine, e per l'adozione di una piattaforma europea condivisa, in attesa di una modifica degli accordi di Dublino, che oggi finiscono per far ricadere il peso economico della gestione dei flussi solo su alcuni Paesi tra cui l'Italia. (3-02123)