• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.4/12557    la delibera dell'AGCOM 480/2014 (modifica del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica digitale dvb-t), il conseguente decreto...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12557presentato daGINEFRA Dariotesto diGiovedì 17 marzo 2016, seduta n. 592

   GINEFRA, CAPONE, MARIANO, MASSA, MONGIELLO, VENTRICELLI, VICO, PALESE, GRASSI, PISICCHIO, DISTASO, MATARRESE e PANNARALE. — Al Ministro dello sviluppo economico . — Per sapere – premesso che:
   la delibera dell'AGCOM 480/2014 (modifica del piano nazionale di assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione televisiva in tecnica digitale dvb-t), il conseguente decreto ministeriale del 17 aprile 2015 (criteri e modalità per l'attribuzione di misure economiche di natura compensativa finalizzate al volontario rilascio di porzioni di spettro funzionali alla liberazione delle frequenze di cui alla delibera Agcom 480/14/CONS) e la determina direttoriale del 30 ottobre 2015 che definisce le procedure ed i tempi per la presentazione delle domande per l'attribuzione delle misure economiche di natura compensativa di cui al decreto ministeriale 17 aprile 2015 rischiano di condizionare, significativamente, il sistema dell'emittenza radiotelevisiva privata pugliese;
   lo scenario delineato dalle norme appena citate sarebbe, infatti, oltremodo gravoso per moltissime emittenti televisive locali, anche perché apporta cambiamenti ad oggi imprevedibili in un settore in cui le aziende hanno da poco dovuto affrontare investimenti significativi per adeguarsi al cambio epocale segnato dal passaggio al digitale terrestre;
   a detta degli interroganti la salvaguardia del maggior numero di emittenti a rischio consentirebbe un equo funzionamento del sistema televisivo nel suo complesso, un sistema che rischia di essere compromesso a causa della notevole riduzione delle frequenze la cui conseguenza diretta sarà la perdita di posti di lavoro e la chiusura di attività che operano nel settore da oltre trent'anni. Un più corretto funzionamento del settore televisivo implicherebbe anche la riassegnazione della numerazione LCN ed un miglioramento del regolamento in base al quale vengono ripartiti i contributi previsti per l'emittenza locale;
   le frequenze aggiuntive pianificate per le reti locali, previste nella delibera dell'Agcom n. 402/15/CONS potrebbero essere aggiunte a quelle rimanenti per ogni regione. Per la regione Puglia le frequenze rimanenti sarebbero 6 ma con quelle aggiuntive diventerebbero 9;
   l'articolo 3 della delibera dell'Agcom 480/14/cons. prevede che Ministero dello sviluppo economico tiene altresì conto del opportunità di favorire l'aggregazione, attraverso la formazione di consorzi, di operatori di rete titolari di diritti d'uso delle frequenze;
   le frequenze potrebbero essere riassegnate come previsto dalla delibera dell'Agcom 480/14/cons. con priorità per i consorzi;
   gli editori delle tv private a rischio chiusura hanno denunciato che «la riassegnazione delle frequenze in base alle graduatorie del bando digitale articolo 4 decreto legge n. 34 del 31 marzo 2011 (G.U. n. 74)» risulterebbe «inadeguata in quanto le emittenti che hanno partecipato al bando si sono costituite in consorzi o intese al fine di aggiudicarsi una delle 18 frequenze. Nel bando non è specificato che quella stessa graduatoria sarebbe stata utile per successive assegnazioni anche con delle limitazioni che, oggi, si traducono in riduzioni così significative da diminuire drasticamente il numero delle frequenze assegnabili da 18 a 6. Le emittenti, se fossero state consapevoli dell'importanza di collocarsi nelle primissime posizioni per eventuali future assegnazioni, avrebbero cercato di costituirsi in consorzi e intese che avrebbero dato loro la possibilità di inserirsi nelle prime posizioni»;
   gli stessi editori hanno affermato che non risulterebbe «che le interferenze con i paesi esteri siano state realmente verificate» e che non dovrebbe essere possibile «attribuire frequenze regionali a soggetti che hanno ottenuto il diritto d'uso solo per porzioni di territorio (partecipazione al bando per il passaggio al digitale con la formula dell'Intesa)»;
   in Puglia le frequenze passerebbero fra 18 a 6 di fatto però sono 5, poiché una, il canale Ch. 35, non è utilizzabile per le province di Bari e Barletta-Andria-Trani (che insieme rappresentano circa metà della popolazione pugliese). Inoltre, le emittenti che già nel 2012 si sono costituite in consorzi al fine di partecipare ai bandi per l'assegnazione del diritto d'uso ventennale della frequenza, hanno dovuto realizzare ex novo una rete di collegamenti e una rete di trasmissione con costi elevatissimi, indebitandosi con risorse proprie e con le banche per almeno 5 anni. È evidente che per i consorzi le misure economiche di natura compensativa previste per il rilascio volontario delle frequenze non sembrerebbero congrue rispetto agli investimenti fatti solo tre anni fa. Va ancor peggio alle emittenti che hanno partecipato al bando della regione Puglia per il passaggio al digitale terrestre (fondi europei). Queste società, infatti, avrebbero ottenuto un rimborso del 45 per cento per le spese sostenute, con l'impegno di non alienare i beni per almeno 5 anni e avrebbero sottoscritto il vincolo a non diminuire la forza lavorativa per i successivi tre anni dal termine degli acquisti (la maggior parte delle emittenti hanno terminato gli acquisti nel 2015). Non rispettando questi due impegni le società televisive dovrebbero restituire quanto ricevuto con gli interessi. Di fatto, tale procedura, a detta degli editori, equivarrebbe ad una condanna al fallimento di aziende sane e virtuose. Nei confronti di chi non ha presentano il rilascio volontario della frequenza ma la manifestazione d'interesse – denunciano gli stessi risulterebbe assurda la penalizzazione economica prevista dalla delibera 480/2014 che recita: «l'importo riservato agli indennizzi in ogni singola regione è pari al 70% dell'importo di una singola frequenza ... proporzionalmente alla copertura della popolazione». Sempre secondo gli editori «le emittenti interessate a proseguire la propria attività non hanno potuto sapere anticipatamente se faranno parte della nuova graduatoria di assegnazione delle frequenze non interferenziali perché non si conosce quali società televisive, collocate nella graduatoria di riferimento nelle prime posizioni, abbiano accettato le misure economiche compensative e quindi effettuato il rilascio volontario della frequenza permettendo ad altre di risalire la futura graduatoria di assegnazione. È giusto chiedere a delle aziende italiane di decidere il proprio futuro basando le proprie scelte per la sussistenza sul mercato su speranze e supposizioni ? È come chiedere di giocare il proprio futuro alla roulette russa» –:
   se, anche alla luce dei ricorsi presentati da diverse emittenti televisive, dalle associazioni di categoria, dalla regione Puglia e altri soggetti al TAR Lazio, non intenda favorire, per quanto di competenza, un incontro tra le parti utile alla disamina delle soluzioni possibili;
   se non ritenga opportuno, in attesa della pronuncia del giudice amministrativo, sospendere ogni ulteriore iniziativa di competenza volta all'oscuramento delle frequenze. (4-12557)