• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/08201    sono in vigore le «linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica» del Ministero della salute, redatte anche con il contributo dell'Istituto nazionale per la ricerca e la...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-08201presentato daBRIGNONE Beatricetesto diLunedì 21 marzo 2016, seduta n. 594

   BRIGNONE. — Al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
   sono in vigore le «linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica» del Ministero della salute, redatte anche con il contributo dell'Istituto nazionale per la ricerca e la nutrizione, adottate dalla Conferenza unificata con provvedimento del 29 aprile 2010, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale n. 134 dell'11 giugno 2010, che a pagina 22 recitano testualmente: «Vanno assicurate anche adeguate sostituzioni di alimenti correlate a ragioni etico-religiose o culturali. Tali sostituzioni non richiedono certificazione medica, ma la semplice richiesta dei genitori»;
   in base ai dati contenuti in una ricerca effettuata dall'associazione LAV, molti comuni – nonostante sia evidente un aumento della popolazione che sceglie di non nutrirsi di prodotti di origine animale – a distanza di quasi sei anni dalla diffusione delle citate linee guida, ancora non garantiscono le adeguate sostituzioni di alimenti nei menù correlate alle richiamate ragioni etico-religiose o culturali;
   in alcuni comuni vi è stata una doverosa e specifica richiesta da parte dei genitori degli alunni di conformare i menù alle linee guida sopra citate. Per garantire il rispetto delle linee guida si pretende la dichiarazione di un medico, pediatra o generico, per fornire a bambini in ambito scolastico pasti senza ingredienti di origine animale. Fra questi comuni si ricordano Parma, Bologna, Torino, Rimini, Gradara (Pesaro Urbino). Il comune di Ferrara invece fa firmare nel modulo di richiesta di «dieta diversificata per motivi etici/culturali/religiosi» (quindi anche per bambini ebrei o mussulmani) una dichiarazione nella quale i genitori accettano «di assumersi ogni responsabilità in merito alle suddette scelte alimentari», cosa che invece non accade ai genitori dei bambini che non chiedono una «dieta diversificata»;
   ad avviso dell'interrogante tali comportamenti sono discriminatori, tanto che il tribunale regionale di giustizia amministrativa di Bolzano, con sentenza n. 00027/2015 Reg. Ric. del 20 maggio 2015, ha dichiarato illegittima l'espulsione dall'asilo nido di un bambino vegano, espulsione decisa dalla direttrice dell'ufficio istruzione e scuole del comune di Merano che aveva ingiunto alla madre di «consegnare una attestazione del pediatra di libera scelta dalla quale risultasse lo stato clinico del bambino e l'assenza di carenze nutrizionali» minacciando in caso contrario che bambino non avrebbe potuto «più frequentare la struttura»;
   si segnala che i comuni di La Spezia e Milano invece, correttamente, rispettano le citate linee guida del Ministero non chiedendo alcuna certificazione medica per i bambini i cui genitori hanno chiesto di fornire loro pasti senza ingredienti di origine animale;
   in ultimo, le «linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica», fatte proprie anche dalle regioni, non sono attuate per questo punto da varie regioni, fra le quali l'Emilia Romagna; tale regione ha mantenuto in vigore le proprie linee guida, precedenti a quelle di indirizzo nazionale, e che contengono peraltro anche una palese discriminazione rispetto alle famiglie non vegane; si legge a pagina 65 delle linee guida dell'Emilia Romagna: «Considerando le perplessità presenti in letteratura circa l'opportunità di offrire una dieta vegetariana e/o vegana in età evolutiva, si ritiene di dover sconsigliare queste diete e si consiglia di valutare l'accettazione o meno delle singole richieste previa: richiesta sottoscritta da entrambi i genitori; sottoscrizione di un consenso informato da parte di entrambi i genitori»;
   il provvedimento appare all'interrogante in palese contrasto con le linee guida nazionali poiché non si prevede il diritto a esprimere una dichiarazione, ma si prevede una «richiesta», che deve essere firmata da entrambi genitori oltre a un ulteriore specifico consenso informato;
   si ricorda che le famiglie dei bambini vegani sostengono i medesimi costi di ristorazione imputati alle famiglie di bambini non vegani –:
   se i fatti narrati in premessa corrispondano al vero e se il Ministro sia a conoscenza del contenuto della sentenza n. 00027/2015 Reg. Ric. del 20 maggio 2015 del tribunale regionale di giustizia amministrativa di Bolzano;
   quali iniziative urgenti intenda assumere, anche emanando, ove ne sussistano i presupposti, una circolare contenente una interpretazione chiara e definitiva dei contenuti delle «linee di indirizzo nazionale per la ristorazione scolastica», permettendo così ai bambini vegani di usufruire a buon diritto del servizio di refezione scolastica, di consumare alimenti dedicati che non siano di origine animale e di poterlo fare senza subire alcuna discriminazione. (5-08201)