• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
C.6/00225    esaminati congiuntamente il Programma di lavoro della Commissione europea per il 2016 – «È il momento di andare oltre l'ordinaria amministrazione» (COM(2015)610 final) e relativi...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00225presentato daKRONBICHLER Floriantesto diLunedì 21 marzo 2016, seduta n. 594

   La Camera,
   esaminati congiuntamente il Programma di lavoro della Commissione europea per il 2016 – «È il momento di andare oltre l'ordinaria amministrazione» (COM(2015)610 final) e relativi allegati, la Relazione programmatica sulla partecipazione dell'Italia all'Unione europea riferita all'anno 2016 (Doc. LXXXVII-bis, n. 4) e, infine, il Programma di diciotto mesi del Consiglio dell'Unione europea (1 gennaio 2016-30 giugno 2017) e preso atto degli elementi acquisiti nel corso dell'istruttoria svolta presso la XIV Commissione Politiche dell'Unione europea e dei pareri espressi dalle Commissioni in sede consultiva, rilevato che:
    il punto di partenza del Programma di lavoro sono le dieci priorità politiche individuate dalla Commissione Europea ovverosia: il rilancio dell'occupazione, della crescita e degli investimenti, un mercato unico del digitale connesso, un'Unione dell'energia resiliente con politiche lungimiranti in materia di cambiamenti climatici, un mercato interno più profondo e più equo con una base industriale più solida, un'Unione economica e monetaria più profonda e più equa; un accordo di libero scambio realistico ed equilibrato con gli USA; uno spazio di giustizia e di diritti fondamentali basato sulla reciproca fiducia; verso una nuova politica della migrazione; un ruolo più incisivo a livello mondiale; un'Unione di cambiamento democratico;
    sulla base di queste priorità, il programma di lavoro per il 2016 ha presentato 23 iniziative fondamentali. Con questo nuovo programma di lavoro, la Commissione aggiorna l'elenco delle iniziative per il 2016, definendo le iniziative che realizzerà l'anno prossimo a partire dalle basi poste nel 2015, attraverso: un'agenda per le nuove competenze per l'Europa; un nuovo inizio per i genitori che lavorano; un pacchetto sull'economia circolare; la revisione del quadro finanziario pluriennale (QFP) 2014-2020; le prossime tappe per un futuro europeo sostenibile; la strategia per il mercato unico digitale; un pacchetto sull'Unione dell'energia; un pacchetto sulla mobilità dei lavoratori; il follow-up della strategia sul mercato unico; un piano d'azione europeo in materia di difesa; un piano d'azione sull'Iva; un pacchetto sulla tassazione delle società; una strategia spaziale per l'Europa; un pilastro di diritti sociali; un sistema europeo di garanzia dei depositi bancari; il completamento dell'Unione bancaria; il follow-up della strategia su commercio e investimenti; l'attuazione dell'agenda europea sulla sicurezza; una migliore gestione della migrazione; un pacchetto sulla gestione delle frontiere; il quadro post-Cotonou; lo sviluppo delle capacità nel settore sicurezza; il contributo della Commissione alla strategia globale; la proposta per un accordo interistituzionale su un registro obbligatorio per la trasparenza;
    particolare rilievo assume, peraltro, il programma della Commissione europea REFIT per controllare l'adeguatezza e l'efficacia della regolamentazione. Al riguardo, si evidenzia come REFIT, nell'ottica della Commissione europea persegua l'obiettivo di riesaminare la normativa in vigore per garantire che continui a essere adatta allo scopo e dia i risultati auspicati, mantenendo il corpus giuridico dell'Unione europea snello e funzionante, eliminando gli oneri superflui e adeguando la normativa vigente senza compromettere gli obiettivi politici dell'Unione. In particolare, 13 azioni REFIT dovrebbero contribuire a iniziative fondamentali, come la semplificazione delle regole applicabili ai finanziamenti UE o il riesame della normativa sulla tassazione e sull'energia (allegato I del programma). Saranno inoltre avviate 27 nuove azioni REFIT con l'obiettivo, ad esempio, di valutare la normativa UE nel settore marittimo, ridurre gli oneri degli appalti pubblici per le piccole e medie imprese, agevolare la conformità con il quadro REACH e assicurare che la legislazione sulla salute e la sicurezza sia funzionale e venga attuata (allegato II);
    in buona sostanza, le novità principali rispetto al Programma di lavoro della Commissione europea per il 2015 riguardano essenzialmente le azioni relative a immigrazione, sviluppo di un mercato unico digitale, sostenibilità energetica, sviluppo di competenze, sviluppo di un piano di tassazione e azioni sull'Iva;
    eppure, il progetto europeo sta soffrendo una crisi senza precedenti e gli eventi dell'ultimo anno – tra cui la crisi greca, la pressione migratoria sempre più forte alle frontiere Unione europea, gli attacchi terroristici e, infine, l'instabilità politica che regna nel vicinato dell'Unione europea – hanno ulteriormente acuito l'insufficienza delle politiche europee attuate sino ad oggi in risposta alla recessione economica e alla disoccupazione sempre più dilagante tanto da essere considerate inadeguate dai cittadini europei che di conseguenza mettono sempre più spesso in discussione il valore aggiunto della loro appartenenza all'Unione. Non a caso, davanti all'intensità e alla durata eccezionale della crisi cresce sempre più il consenso verso proposte populiste che fanno prevalere gli interessi nazionale sul bene comune;
    ciò dovrebbe imporre con maggiore forza, al netto delle previsioni contenute nel complesso corpus di documenti riguardanti il Programma dell'Unione europea per il 2016, il tema della revisione in profondità sia delle politiche economiche dell'austerity portate avanti dagli organismi dirigenti dell'eurozona, sia dell'attuale politica e gestione da parte dell'Unione europea di quella che è stata denominata «crisi dei migranti»: crisi che potenzialmente rischia di demolire definitivamente le già deboli fondamenta democratiche dell'Europa stessa;
    sotto tale profilo si evidenzia come il recentissimo accordo raggiunto dall'Unione europea con la Turchia sulla gestione dei migranti, insieme all'illusione di risolvere la crisi economica con la politica monetaria, rappresentino dei segnali eccezionalmente preoccupanti per il futuro del progetto europeo;
    il testo di tale accordo fa rabbrividire. Dal 20 marzo tutti coloro che giungeranno in Grecia irregolarmente dovrebbero essere riaccompagnati in Turchia così da scoraggiare ogni viaggio attraverso l'Egeo che parta dalle coste limitrofe, turche e non. Ankara accetterebbe di accogliere tutti gli espulsi siano essi rifugiati o migranti per motivi economici. Ma la cosa veramente orribile è il fatto che per ciascuno dei migranti che la Turchia accoglie, la Turchia stessa potrà inviare un migrante siriano che si trova nei suoi confini nell'Unione europea. Un vero e proprio mercato delle persone, con l'aggravante che tre miliardi di euro giungeranno sin da subito nel bilancio dello Stato Turco riaprendo nel contempo, dopo anni e anni di blocco, la discussione sul cosiddetto capitolo 33, ossia quello relativo alle questioni di budget che regoleranno l'adesione della Turchia all'Europa;
    la preoccupazione dei mesi passati su un accordo tra l'Unione e la Turchia, che prevedesse l'inserimento di quest'ultima nella lista dei «paesi sicuri» per dare una frenata al flusso dei rifugiati è diventata realtà: accordo che si è consumato in cambio di denaro chiudendo un occhio sul rispetto dei diritti umani, sulla repressione delle libertà fondamentali, nonché sulla forte repressione anti-curda che il governo turco ha messo in piedi negli ultimi mesi, radendo al suolo intere città come Cizre o interi quartieri come Sur a Diyarbakir, addirittura dimenticando le gravi responsabilità di quest'ultimo nel supporto a Daesh;
    i 28 membri del Consiglio europeo hanno trovato, comunque, l'unanimità su tale questione e hanno dato tuttavia mandato al Presidente Donald Tusk di iniziare una trattativa con il primo ministro turco Ahmet Davutoglu per definire meglio i contorni dei negoziati che, in ogni caso, saranno ancora assai lunghi e faticosi da raggiungere perché non si potrà non ridiscutere anche della chiusura delle frontiere in Bulgaria e in Macedonia e di come tali chiusure inevitabilmente apriranno il problema di nuovi flussi di migranti verso l'Italia;
    sulla predetta accelerazione del processo di integrazione della Turchia pesa altresì non solo il dramma migranti, che ancora una volta non si risolve con una politica europea integrata di assimilazione sostenibile, ma invece attraverso un mercimonio inaccettabile della storia dell'Europa dell'euro: pesa su tale situazione anche la perdurante crisi da deflazione che nessuna manovra della Bce riesce ancora a superare o a contemperare;
    la politica dei tassi negativi è destinata ad allargare il divario tra risparmiatori ricchi e risparmiatori poveri e tutto il comportarsi della Bce non può che suonare che come il dibattersi del banchiere centrale europeo in una situazione disperata e impossibile da risolvere con le sole manovre monetarie. È invece ciò che si continua a fare incapaci di comprendere che l'attuale politica economica deve essere immediatamente sostituita da una rapida modifica dei trattati e dei vincoli di bilancio;
    la rapidità con cui si è raggiunto l'accordo iniquo e disumano sui migranti contro il quale Amnesty International ha già levato alta ma inascoltata la sua voce dimostra invece che solo la violenza, la forza e la brutalità possono smuovere le coscienze e le decisioni dei premier europei e delle tecnocrazie che di fatto li dominano;
    bisogna prendere definitivamente atto che le recenti misure straordinarie messe in atto dalla Banca centrale europea rischiano di rivelarsi insufficienti se non accompagnate da massicce dosi di spesa anticiclica;
    che bisogna avviare urgentemente una seria riflessione sul ruolo di indipendenza della Banca Centrale europea. Del resto suscita perplessità anche solo il fatto che i Governi degli Stati Europei si siano abituati a lasciare che siano le banche centrali a regolare il ciclo economico, con una riduzione dei tassi di interesse quando l'economia entra in una fase di ristagno e con un loro aumento quando si surriscalda. Il compito dei governi, in questa visione, rimane solo quello di non far correre eccessivamente deficit e debito pubblico. Ma questa divisione dei compiti funziona solo fino a quando le banche centrali possono influenzare l'attività economica. Quando i tassi di interesse raggiungono lo zero, la politica monetaria diventa inefficace. Dovrebbe essere la politica fiscale a entrare in azione a questo punto, ma i governi, avendo interiorizzato il timore di squilibrare i conti pubblici sono riluttanti a farlo. Le economie allora ristagnano per un'austerità che, ad avviso dei sottoscrittori della presenta risoluzione, può essere definita «stupida». Il caso è esemplificato in modo particolarmente evidente dall'Eurozona, con il suo Patto di stabilità che pone freni all'uso della leva fiscale dei governi;
    è di pochi giorni fa una clamorosa dichiarazione di Peter Praet, executive board member e chief economist della Banca centrale europea ove si afferma che la BCE non ha esaurito le sue riserve e potrebbe ricorrere alla «Helicopter Money» e distribuire denaro al pubblico se le altre misure dovessero fallire. La «Helicopter Money» – o QE for People – è stata sempre invocata del resto da diversi economisti e la dichiarazione di Peter Praet è un'ammissione implicita che ci troviamo in una fase di crisi da domanda e non da offerta di credito. Invece di aumentare l'offerta di credito alle banche e alle imprese il QE for People agirebbe sul lato della domanda dei consumatori. Questo avverrebbe con distribuzione di denaro ai cittadini, o direttamente sui conti correnti, o tramite tagli di imposta finanziati da emissioni di danaro della BCE. Tutte le politiche della BCE hanno finora sostanzialmente puntato su una crescita a debito. Ma nessuna famiglia, nessun imprenditore si indebita in una situazione di recessione o stagnazione,

impegna il Governo

   in riferimento alla politica della migrazione;
    a promuovere una politica migratoria in grado di mettere fine alla disastrosa situazione umanitaria creatasi in Grecia e nei Balcani e di garantire il diritto alla protezione internazionale sancito dalle normative europee e dalla Convenzione di Ginevra;
    a promuovere una politica che dica basta ai respingimenti verso i Paesi di origine e di transito e garantisca a tutti i migranti l'accesso a una piena e chiara informazione sulla possibilità di chiedere protezione internazionale;
    a promuovere l'apertura immediata di corridoi umanitari di accesso in Europa per garantire «canali di accesso legali e controllati» attraverso i Paesi di transito ai rifugiati che scappano da persecuzioni, guerra e conflitti per mettere fine alle stragi in mare e in terra, e quindi debellare il traffico di esseri umani;
    a proporre un reale «diritto di asilo europeo», capace di superare il «regolamento di Dublino» che obbliga i migranti a richiedere asilo nel primo Paese comunitario che incontrano nel loro cammino. Un migrante dovrebbe avere il diritto di avere riconosciuto l'asilo in qualsiasi Paese, per poi essere libero di circolare all'interno dell'Europa;
    a concedere con effetto immediato permessi di soggiorno per motivi umanitari che consentano la libera circolazione negli Stati dell'Unione europea e quindi avviare l’iter per la predisposizione di una normativa dell'Unione con la quale disciplinare il riconoscimento reciproco delle decisioni di riconoscimento della protezione internazionale tra gli Stati membri e a chiedere, in sede di Consiglio europeo, la regolarizzazione di tutti i migranti ancora senza documenti presenti in Europa;
    a regolamentare il funzionamento degli hotspots nel rispetto della normativa vigente in materia di asilo assicurandosi che non diventino centri di detenzione amministrativa e monitorando che siano sempre garantiti al migrante i propri diritti e la corretta informazione;
    a vigilare sul rispetto del divieto di espulsioni collettive previsto dai protocolli addizionali alla CEDU, attraverso l'adozione di opportuni atti regolamentari e l'introduzione di procedure di monitoraggio indipendenti;
    a promuovere il principio un'accoglienza dignitosa, dunque la chiusura di tutti i centri di detenzione per migranti sparsi in Europa e a proporre un piano europeo straordinario per l'accoglienza dei profughi;
    a implementare rapidamente il programma di ricollocamento, ad oggi dimostratosi un fallimento, affiancandolo alla creazione di adeguate strutture per l'accoglienza e l'assistenza delle persone in arrivo;
    a proporre in sede di Consiglio europeo la profonda revisione dell'Accordo tra Unione europea e Turchia sulla gestione dei rifugiati, a partire dal ritiro dello stanziamento di 3 miliardi e il blocco di qualsiasi altro finanziamento a favore della Turchia nonché a proporre l'immediata sospensione degli accordi – come i processi di Rabat e di Khartoum – con i Governi che non rispettano i diritti umani e le libertà;
    a programmare interventi di cooperazione allo sviluppo locale sostenibile nelle zone più povere, a partire dal continente africano, dove lo spopolamento e la migrazione sono endemici, e ad assumere iniziative per non consentire alle multinazionali di usare per interessi privati i programmi europei di aiuto allo sviluppo;
    a sostenere un grande piano di investimenti pubblici diretti dell'Unione europea per l'economia di pace, per il lavoro dignitoso e per la riconversione ecologica del continente africano;
    ad affrontare, in ambito europeo il problema della insularità per le isole maggiori, eventualmente articolando gli interventi sulla flessibilità in materia di aiuti in considerazione dei flussi migratori, dei processi di spopolamento, della piena inclusione all'interno dei sistema delle reti europee, materiali e immateriali;
   in riferimento all'Unione economica e monetaria:
    ad avviare urgentemente una seria riflessione sul ruolo di indipendenza della Banca centrale europea, valutando la possibile soluzione di una politica fiscale espansiva finanziata dalla Banca centrale stessa, che può assumere la forma di helicopter money, ovvero di un assegno alle famiglie firmato dalla banca centrale, come già proposto a suo tempo da diversi economisti, o di un programma di spesa pubblica finanziato con la creazione di moneta, in modo tale da evitare di creare nuovo debito ed effetti inflazionistici irrilevanti;
    a creare un fronte comune con i governi europei disponibili per porre con forza il tema della revisione dei Trattati Europei, a partire dal Fiscal Compact, attivando ogni iniziativa finalizzata alla convocazione di una Conferenza europea per definirne le necessarie modifiche;
    a rifiutare il Piano Schäuble di una stretta sui titoli di Stato e per estendere gli stessi principi dalle banche (il bail-in) agli Stati e al rapporto fra le prime e i secondi: in caso di crisi, prima di consentire qualunque salvataggio, paghino i creditori. Non dovrebbero – secondo questo Piano – più potersi aprire reti di sicurezza per i titoli di Stato senza il sacrificio dei risparmiatori e degli investitori;
    a respingere la proposta di un Ministro unico del tesoro per la zona euro così come viene oggi avanzata;
    a porre in essere ogni atto di competenza finalizzato a chiedere la revisione del bail-in che destabilizza non solo le banche italiane ma anche quelle tedesche sospendendolo fino a quando non vi sia una piena garanzia europea sui depositi, o comunque prevedendo una fase di transizione e la sua non retroattività;
    a sostenere nelle sedi comunitarie l'applicazione di una tassa europea sulle transazioni finanziarie, la separazione tra le banche commerciali e di investimento;
   in riferimento all'occupazione alla crescita e agli investimenti:
    a proporre un Green New Deal continentale (ovverosia un Piano europeo per l'occupazione) che stanzi almeno 1.000 miliardi di euro con risorse pubbliche di carattere aggiuntivo rispetto a quelle già stanziate durante il precedente semestre europeo al fine di rispondere alla domanda di occupazione di circa 5-6 milioni di persone, tra quelle (nell'Unione europea risultano essere 26,5 milioni i disoccupati) disoccupate o inoccupate in tutta Europa, promuovendo una revisione dell'attuale politica dell'austerità sostenendo l'utilizzo di eurobond per attuare un piano straordinario di investimenti pubblici in infrastrutture, green economy, agricoltura biologica e multifunzionale, riassetto idrogeologico dei territori, valorizzazione non speculativa del patrimonio immobiliare, demaniale e artistico, potenziamento dell'istruzione e della ricerca pubblica, messa in sicurezza degli edifici scolastici, asili nido, riqualificazione delle città, efficienza energetica degli immobili, innovazione tecnologica e agenda digitale, con particolare riguardo alle aree territoriali in maggiore difficoltà come il Mezzogiorno;
    a sostenere l'attuazione di una dimensione sociale dell'Unione europea, incluso un meccanismo di reddito minimo garantito e un regime di indennità minima di disoccupazione per l'area dell'euro;
    a implementare le iniziative e programmi a livello di Unione europea, nonché la loro attuazione a livello nazionale, al fine di rendere concreto l'obiettivo della Strategia Europa 2020 la quale prevede l'innalzamento al 75 per cento del tasso di occupazione della popolazione tra i 20 e i 64 anni abbia un lavoro entro la fine del decennio garantendo al contempo un alto livello di protezione del lavoratore e dei suoi diritti;
    in riferimento al mercato unico digitale connesso:
    ad adoperarsi affinché, nell'iter di implementazione della strategia unica del mercato digitale venga adottato un approccio basato sull'evidenza, la crescita economica e l'aumento dell'occupazione tenendo in debito conto le specificità del settore cinematografico e audiovisivo; sia incoraggiata la formazione di un quadro politico dell'Unione che sostenga la creatività, promuova gli investimenti nel settore della produzione e distribuzione di contenuti creativi in Europa e garantisca un compenso equo ed adeguato a tutti i relativi titolari di diritti e soggetti coinvolti; sia definito quanto prima un quadro normativo di armonizzazione fiscale che allinei le aliquote Iva dei prodotti digitali a quelle dei loro corrispettivi materiali ed in particolare nell'ipotesi dell’e-book; sia assicurato un coordinamento più efficace dello spettro radio e la definizione di criteri comuni a livello dell'Unione europea per l'assegnazione dello spettro a livello nazionale; si intervenga sul fronte dell'alfabetizzazione digitale e dell'inclusione digitale anche attraverso il finanziamento di nuovi programmi europei tesi ad introdurre nuove modalità didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado e soluzioni intelligenti basate sulle telecomunicazioni per affrontare le grandi sfide del futuro come la riduzione dei consumi energetici, il miglioramento delle condizioni di vita dei pazienti e dei disabili (e-health), l'utilizzo dei servizi digitali pubblici (e-government); sia aumentato il plafond degli stanziamenti su ricerca e innovazione nel settore delle telecomunicazioni e utilizzato lo strumento dell’equity-crowdfunding come fonte di cofinanziamento dei progetti europei per lo sviluppo;
   in riferimento all'Unione dell'energia resiliente e le politiche in materia di cambiamenti climatici:
    a definire una politica industriale a livello europeo che agevoli innanzitutto la transizione verso consumi drasticamente ridotti di combustibili fossili, nonché ad assumere iniziative, in considerazione dello storico accordo globale sul clima COP 21, per limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi centigradi, proponendo in sede di completamento del mercato unico, nell'ambito dell'unione dell'energia, l'adozione di azioni sempre più decise in termini di mitigazione, adattamento e finanza garantendo un forte sostegno con le necessarie risorse finanziarie alla riconversione delle imprese e al ristoro delle eventuali perdite e dei danni, al fine di velocizzare, in tutti i Paesi membri dell'Unione europea l'obbligata fase di transizione verso un'economia a bassa emissione di carbonio che contempli una quota crescente di energie rinnovabili e l'abbandono dei combustibili fossili, nonché rendere sostenibile a lungo termine il consolidamento e lo sviluppo ulteriore dell'obiettivo;
    in considerazione dell'accordo raggiunto in sede di Conferenza internazionale sul clima COP21 per limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 gradi centigradi:
     a) a definire una efficace politica industriale e nuovi modelli d'investimento a livello europeo che consentano di accelerare la transizione verso consumi drasticamente ridotti di combustibili fossili;
     b) ad assumere iniziative vincolanti, proponendo in sede di completamento del mercato unico, nell'ambito dell'unione dell'energia, l'adozione di azioni sempre più decise in termini di mitigazione, adattamento e finanza garantendo un forte sostegno con le necessarie risorse finanziarie alla riconversione delle imprese e al ristoro delle eventuali perdite e dei danni, al fine di velocizzare, in tutti i Paesi membri dell'Unione europea l'obbligata fase di transizione verso un'economia a bassa emissione di carbonio che contempli una quota crescente di energie rinnovabili e l'abbandono dei combustibili fossili, nonché rendere sostenibile a lungo termine il consolidamento e lo sviluppo ulteriore dell'obiettivo;
     c) ad avviare fin da subito un graduale ma rapido programma di azzeramento dei sussidi diretti e indiretti alle fonti fossili, dirottando le corrispondenti risorse liberatesi verso le fonti rinnovabili, programmi e progetti a basse emissioni e resilienti ai cambiamenti climatici, nonché per il sostegno alla «green economy»;
     d) a promuovere strategie di sviluppo e investimenti pubblici e privati per attivare tutte le sinergie tra i finanziamenti allo sviluppo e quelli a favore del clima;
    ad attivarsi nell'implementazione della strategia per l'Unione europea dell'energia affinché gli Stati membri adottino opportune forme di fiscalità ambientale che rivedano le imposte sull'energia e sull'uso delle risorse ambientali nella direzione della sostenibilità, anche attraverso la revisione della disciplina delle accise sui prodotti energetici in funzione del contenuto di carbonio (carbon tax), al fine di accelerare la conversione degli attuali sistemi energetici verso modelli a emissioni basse o nulle, con particolare riferimento alle fonti rinnovabili; vengano rapidamente ridotti e quindi azzerati, i sussidi e i finanziamenti pubblici alle fonti fossili climalteranti che vengono elargiti annualmente, in particolare a partire da industrie del carbone, petrolio e gas; e, infine, sia garantita, nell'ambito degli interventi comunitari per sostenere la povertà energetica e la vulnerabilità dei consumatori, una tariffazione elettrica equa e in grado di garantire le fasce più deboli dei consumatori;
   in riferimento all'accordo di libero scambio con gli Stati Uniti:
    ad attivarsi al fine di promuovere la massima informazione e sensibilizzazione della cittadinanza in relazione ai contenuti del TTIP e in particolare ai rischi e ai vantaggi di un eventuale accordo TTIP per l'Italia comparativamente ad altri Stati europei; alle ragioni e motivazioni del dissenso e della critica nei confronti degli accordi di libero commercio e circolazione delle merci dei critici di tali politiche, e in particolare della galassia associativa e movimentista «per un'altra globalizzazione»; agli effetti che un eventuale entrata in vigore del TTIP avrebbe sui nostri rapporti politici e diplomatici con altri partner commerciali quali i cosiddetti Paesi BRICS (Brasile-Russia-India-Cina e Sudafrica);
   in riferimento all'Unione di cambiamento democratico:
    ad adoperarsi per l'adozione di misure concrete per ampliare il processo decisionale europeo in senso democratico attraverso un ruolo più incisivo del Parlamento europeo ed un migliore e più attivo coinvolgimento dei Parlamenti nazionali;
    a sostenere come priorità del sistema di governance economica europea, il raggiungimento reale degli obiettivi posti dalla strategia Europa 2020.
(6-00225) «Kronbichler, Scotto, Airaudo, Franco Bordo, Costantino, D'Attorre, Duranti, Daniele Farina, Fassina, Fava, Ferrara, Folino, Fratoianni, Carlo Galli, Giancarlo Giordano, Gregori, Marcon, Martelli, Melilla, Nicchi, Paglia, Palazzotto, Pannarale, Pellegrino, Piras, Placido, Quaranta, Ricciatti, Sannicandro, Zaratti, Zaccagnini».