• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/02666 l'articolo 27 della Costituzione stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità; la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha inflitto...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-02666presentato daCOCCIA Lauratesto diLunedì 25 novembre 2013, seduta n. 124

COCCIA, RACITI, PARIS e BOSSA. — Al Ministro della giustizia, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che:
l'articolo 27 della Costituzione stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità;
la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha inflitto all'Italia una condanna stabilendo che il nostro Paese viola sistematicamente i diritti dei detenuti;
questa, come è stato sostenuto ai più alti livelli istituzionali rappresenta una mortificante conferma della incapacità dello Stato di garantire i diritti elementari dei reclusi in attesa di giudizio e in esecuzione di pena;
l'Italia era stata già condannata quattro volte a causa delle cattive condizioni di detenzione accusata per aver violato l'articolo 3 della convenzione europea dei diritti umani che sancisce che nessuno può essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti e, secondo la Corte, il nostro Paese è venuto meno ai suoi obblighi per inerzia e mancanza di diligenza;
tra le richieste europee inviate all'Italia vi è anche quella di dotarsi di un sistema di ricorso interno che dia modo ai detenuti di rivolgersi ai tribunali italiani per denunciare le proprie condizioni di vita nelle prigioni e avere un risarcimento per la violazione dei loro diritti. Le carceri italiane, infatti, non rispettano alcuno dei parametri previsti dalla Corte costituzionale italiana, dalla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'unione europea;
gli istituti di pena, inoltre, mostrano preoccupanti e inaccettabili carenze dal punto di vista strutturale: mancanza di spazi vitali, fatiscenza degli edifici, inammissibili condizioni igenico-sanitarie;
il Parlamento europeo, già nel 2011, con la risoluzione 15 dicembre, n. 2897 sollecitò gli Stati membri ad adottare urgenti misure per garantire il rispetto e la tutela dei diritti fondamentali dei detenuti, in particolare i diritti delle persone vulnerabili;
tra le priorità indicate si segnala, in particolare, quella di garantire che siano rispettati i diritti fondamentali dei detenuti, compreso il diritto a non subire trattamenti inumani o degradanti;
in tale sconfortante quadro il diritto alla salute delle persone detenute rischia fortemente vuoti di tutela;
molti, infatti, sono i casi di persone ristrette in carcere che versano in condizioni di salute estremamente gravi;
nel IX rapporto di Antigone sulla condizione di detenzione nelle carceri viene ampiamente e dettagliatamente descritta la situazione di sofferenza in cui vivono i reclusi;
in particolare, vi sono alcuni casi che meriterebbero il massimo dell'attenzione;
si segnalano i casi di Vito Manciaracina, 78 anni, condannato in via definitiva all'ergastolo, detenuto presso il centro clinico del carcere di Bari è affetto da paralisi degli arti inferiori, epilessia e demenza senile;
sul sito www.repubblica.it, in data 10 aprile 2012, è stata riportata la notizia riguardante le sue drammatiche condizioni di salute; secondo Alberto Custodero, autore dell'articolo, si tratta del «carcerato in peggiori condizioni di salute di cui si abbia notizia in Italia»;
ad evidenziare le disumane condizioni di detenzione di Manciaracina, si legge nell'articolo, è «una consulenza medico legale, al di sopra di ogni sospetto in quanto disposta dal tribunale di Sorveglianza di Bari. Tuttavia, nonostante quella perizia descriva un quadro clinico drammatico, i magistrati continuano a trattenerlo in cella, negandogli, inspiegabilmente, i domiciliari. E lasciandolo, di fatto, in uno stato di detenzione ai limiti della dignità umana: immobilizzato a letto con il pannolone, in stato confusionale, in preda a crisi epilettiche, in condizioni igieniche precarie»;
il 7 novembre 2013, la procura della Repubblica ha chiesto il rigetto dell'istanza di sospensione della pena o di trasferimento in un'idonea struttura sanitaria;
Brian Gaetano Bottigliero, 25 anni, condannato in primo grado a nove anni di reclusione, detenuto nel carcere romano di Regina Coeli soffre di un'insufficienza renale cronica;
in due anni di detenzione il peso del condannato è sceso dagli 83 ai 63 chili;
in attesa di un trapianto di rene, è sottoposto a dialisi tre volte alla settimana;
le richieste di termine o quantomeno di attenuazione delle misure cautelari, sono state rigettate dal magistrato competente perché sussisterebbe a suo carico un «pericolo di fuga»;
Vincenzo Di Sarno, 35 anni, condannato in via definitiva, detenuto nel carcere napoletano di Poggioreale è affetto da un tumore al midollo spinale. Gli è stata rigettata l'istanza di scarcerazione per incompatibilità con lo stato detentivo;
inoltre, l'8 novembre 2013, è morto nel carcere di Poggioreale il detenuto Federico Perna di 34 anni. Era recluso nonostante avesse bisogno di un trapianto di fegato e le sue condizioni di salute fossero state dichiarate incompatibili con la vita carceraria;
su tale vicenda è stata aperta un'inchiesta con l'ipotesi di omicidio colposo;
negli ultimi mesi e deceduto nel carcere di Regina Coeli Danilo Orlandi, di 31 anni, i risultati dell'autopsia sul suo corpo indicano come causa della morte sia stata una polmonite non diagnosticata che sarebbe stata curata con una semplice aspirina, mentre gli esami tossicologici avrebbero evidenziato una presenza non spiegata di benzodiazepine;
questi sopradescritti rappresentano solo alcuni dei gravissimi episodi che si verificano nelle carceri in cui si manifesta una stridente e crudele incompatibilità tra condizione patologica e reclusione in cella;
essi, indicano, altresì secondo gli interroganti una grave disparità di trattamento tra detenuti, alla luce degli ultimi fatti di cronaca che hanno coinvolto il Ministro interrogato in merito al caso della scarcerazione di Giulia Ligresti;
tali fatti, inoltre descrivono la drammatica situazione dell'assistenza sanitaria in carcere –:
se il Governo sia a conoscenza di quanto rappresentato in premessa e in particolare, delle condizioni sanitarie riservate ai detenuti di cui in premessa;
quali iniziative urgenti, per quanto di competenza, intenda adottare al fine di garantire ai detenuti in questione il fondamentale diritto alla salute. (4-02666)