• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.6/00229    premesso che:     da un'approfondita lettura della Relazione sulla contraffazione nel settore dell'olio d'oliva redatta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sui...



Atto Camera

Risoluzione in Assemblea 6-00229presentato daCIRACÌ Nicolatesto diMartedì 29 marzo 2016, seduta n. 597

   La Camera,
   premesso che:
    da un'approfondita lettura della Relazione sulla contraffazione nel settore dell'olio d'oliva redatta dalla Commissione parlamentare di inchiesta sui Fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo, istituita con deliberazione della Camera dei deputati del 25 settembre 2013 ed approvata dalla Commissione nella seduta del 17 settembre 2015, si evince chiaramente che le produzioni dell'olio di oliva italiane di qualità – extravergine e vergine – sono costantemente sotto attacco dell'agropirateria e quindi della contraffazione, con gravi danni non solo dell'immagine del Made in Italy, ma soprattutto economici a discapito degli olivicoltori nazionali;
    infatti, l'Italia ha una posizione importantissima sullo scenario mondiale del commercio di olio di oliva grazie all'attività delle oltre 900 mila aziende agricole a vocazione olivicola impegnate su circa 1 milioni di ettari di coltivazioni di 350 tipi differenti di cultivar che rendono, senza termini di smentita, il nostro Paese primatista assoluto per ricchezza del patrimonio genetico olivicolo a livello planetario;
    in ambito comunitario, l'Italia detiene altri record, come quello riguardante gli oli di oliva extravergine designati da Denominazioni di Origine ed Indicazioni Geografiche Protette e soprattutto la rilevante estensione di ettari (170 mila), coltivati in regime di biologico, cioè il 14 per cento dell'intera Superficie agricola utilizzata (SAU) olivicola nazionale;
    le elevate qualità, salubrità e biodiversità delle produzioni di olio nazionale, le oramai accertate specifiche prerogative salutari che gli oli extravergini hanno sulla salute umana, rendono l'olio italiano particolarmente appetibile, apprezzato e desiderato dai consumatori mondiali, ma anche il più «contraffatto» ed imitato, causando danni irreparabili e compromettenti sull'economia dell'intero comparto nazionale,

impegna il Governo:

   ad assumere ogni iniziativa formale capace di contrastare le contraffazioni nel settore olivicolo attraverso l'introduzione obbligatoria per gli oli d'importazione della classificazione merceologica e delle analisi chimico-fisiche ed organolettiche da redigere unicamente in fase di partenza sul documento di trasporto, che dovrà essere non solo cartaceo, ma anche in formato telematico, così da permettere in anticipo di conoscere la provenienza e modalità di trasporto e destinatario del prodotto. L'invio telematico deve essere recapitato presso l'Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF) territorialmente competente sul porto di approdo ed anche a quello competente sul territorio del destinatario della merce, se diverso dall'ICQRF di approdo portuale;
   ad attivarsi affinché i controlli fra le diverse istituzioni, quali Capitaneria di porto, autorità doganali ed ICQRF in ambito portuale, avvengano in modo combinato e simultaneo, ognuno per le proprie competenze d'istituto, al fine di verificare l'autenticità e veridicità dei documenti di trasporto e delle certificazioni analitiche chimico-fisiche ed organolettiche nonché della classificazione merceologica del prodotto giunto in porto. A tale proposito, si rende indispensabile la creazione o comunque l'integrazione al Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN), della certificazione sul «trasporto» del prodotto olio, sulla falsa riga di quanto già adottato per il comparto del vino così da tracciare e memorizzare adeguatamente in banca dati tutte le fasi di trasporto dall'ingresso doganale sino alla destinazione finale;
   a provvedere nell'immediato all'entrata in funzione del Registro Unico dei Controlli e della Vigilanza sulle produzioni agroalimentari vigilate (RUCI), la cui adozione era stata già annunciata dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, lo scorso 7 maggio 2015 e/o in subordine, l'istituzione o l'integrazione al RUCI di un Registro Nazionale delle rese produttive degli oliveti il cui ruolo sarà quello di riportare il valore «teorico massimo» o «le stime» relativamente alle capacità produttive di olive e delle rese olearie nell'annualità di campagna, in funzione anche delle differenti varietà e cultivar presenti sul territorio nazionale. Tale valutazione di stima produttiva dovrà essere effettuata da esperti di un tavolo tecnico agronomico permanente fra ispettorati agricoli provinciali e regionali, consorzi di difesa e da rappresentanti delle organizzazioni produttive di settore ed associazione di categoria. Ciò avrebbe il vantaggio di stabilire la capacità produttiva olivicola nazionale e valutare l'eventuale autorizzazione all'approvvigionamento di contingenti di materia prima o prodotto lavorato proveniente dall'estero evitando così situazioni di sovrapproduzioni ingiustificabili che possono destabilizzare il mercato economico del comparto;
   a sostenere ed intensificare ogni attività rivolta alla ricerca scientifica ed allo studio di soluzioni innovative e tecnologiche anche attraverso le attuali conoscenze genomiche sull'olio extravergine di oliva che possono essere realmente utilizzate per tutelare il Made in Italy, non soltanto in sede penale, ma anche con analisi di routine per superare la dannosa piaga «dell'olio di carta». Infatti, si rammenta, che nel 2014 in Italia si è chiuso il progetto Certolio (Certificazione della composizione varietale, dell'origine geografica e dell'assenza di prodotti di sintesi negli oli extravergini di oliva), finanziato dal Ministero dello sviluppo economico e che ha permesso di ottenere un database, disponibile per tutti gli interessati contenente i profili molecolari dell'85 per cento delle varietà di olivo italiane. Da ciò si evince che oggi è possibile rintracciare e discriminare cultivar presenti fino all'1 per cento nell'olio esaminato e anche gli impollinatori putativi. Si tratta di un patrimonio di dati frutto di investimenti pubblici che rischia di rimanere lettera morta e di trasformarsi in uno spreco. Codificare attraverso uno strumento legislativo efficace l'utilizzo dell'analisi del DNA quale prassi routinaria per accertare l'identità degli oli diventa indispensabile se davvero si vuole tutelare la tracciabilità varietale dell'olivo extravergine d'oliva e tutelare e valorizzare il Made in Italy contrastando le contraffazioni.
(6-00229) «Ciracì, Palese, Altieri, Bianconi, Capezzone, Chiarelli, Corsaro, Distaso, Fucci, Latronico, Marti».