• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/05552 CONSIGLIO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che: il decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, ha...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05552 presentata da NUNZIANTE CONSIGLIO
mercoledì 30 marzo 2016, seduta n.599

CONSIGLIO - Al Ministro dell'economia e delle finanze - Premesso che:

il decreto-legge 30 agosto 1993, n. 331, convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1993, n. 427, ha introdotto nel nostro Paese la disciplina degli studi di settore quale strumento di lotta all'evasione fiscale;

il precedente sistema tributario prevedeva infatti che il reddito d'impresa e di lavoro autonomo fosse determinato attraverso le scritture contabili;

l'aver introdotto, però, una serie di vincoli e cautele, rivolte all'amministrazione finanziaria, per gli accertamenti induttivi, che potevano essere esperiti soltanto in via del tutto eccezionale e in presenza di gravi irregolarità contabili commesse dai contribuenti, aveva creato la paradossale situazione di veder privilegiato il contribuente evasore che riusciva a tenere in ordine le scritture contabili, a discapito del contribuente in regola che, pur assolvendo tutte le obbligazioni tributarie, poteva incorrere in sanzioni molto onerose per il solo fatto di aver commesso degli errori formali nella tenuta delle scritture;

gli studi di settore consistono in un metodo finalizzato a misurare e a valutare la capacità di guadagno dei singoli settori economici, avvalendosi di una raccolta dati che interessa non soltanto informazioni economiche, ma afferenti anche all'intero settore economico: lo studio è dunque mirato a stimare, in via preventiva, le possibilità dei ricavi e compensi di ogni singolo contribuente al fine di poter avviare o meno la relativa procedura di accertamento da parte dell'amministrazione fiscale, che, in questo modo, risulta facilitata e velocizzata;

il metodo si basa su calcoli matematico-statistici, definiti da accordi con le categorie, che tengono in conto, per ogni singola attività economica, le relazioni esistenti tra le variabili contabili e quelle strutturali che possono intervenire sulle potenzialità di produrre ricavi, sia esterne che interne all'azienda o all'attività professionale;

le macroaree prese in considerazione dagli studi di settore sono 4: servizi, commercio, manifatture e professionisti, applicandosi quindi alle partite IVA indipendentemente dalla forma giuridica scelta o dal profilo fiscale;

l'amministrazione finanziaria ha dunque predisposto un apposito programma, chiamato "Gerico", in cui la raccolta dei dati per le proiezioni è effettuata mediante l'apporto delle associazioni di categoria, dei professionisti e dei contribuenti che rispondono ai moduli inviati dall'amministrazione finanziaria;

i dati raccolti vengono poi elaborati dal programma al fine di definire preventivamente i parametri attraverso cui misurare le attività fiscali dei contribuenti;

per verificare se i risultati della dichiarazione dei redditi sono allineati con i ricavi o con i compensi previsti dalla metodologia, i contribuenti sono tenuti a dichiarare i dati contabili e i dati extracontabili, al fine di riscontrarne la congruità, ossia il confronto tra i ricavi o i compensi dichiarati e quelli risultanti dallo studio, e la coerenza dei principali indicatori economici che caratterizzano l'attività del contribuente, che si riferisce alla regolarità degli indici ricavati dai dati del contribuente rispetto a quelli che caratterizzano i comportamenti normali degli operatori del settore che svolgono la medesima attività;

lo scopo dell'introduzione degli studi di settore era dunque finalizzato a facilitare il fisco nella procedura di accertamento di casi di evasione, a fornire uno strumento all'imprenditore e al professionista al fine di valutare la propria efficienza economica, a disporre di uno strumento per monitorare le attività presenti sul territorio da utilizzare nelle scelte di programmazione economica, ad evitare le situazioni di concorrenza sleale tra imprenditori onesti e coloro invece che potevano praticare prezzi più bassi grazie all'evasione;

in realtà, questo meccanismo ha prodotto fin da subito effetti esattamente contrari a quelli previsti, perché collega i redditi dei contribuenti a standard di riferimento, sottoponendo il contribuente, in caso di dichiarazione di valori minori a quelli prefissati, a lunghe ed estenuanti indagini fiscali;

qualora, ricavi, compensi e volume d'affari dovessero risultare di importo inferiore rispetto ai parametri statisticamente calcolati, il contribuente è convocato dall'Agenzia delle entrate al fine di dimostrare la veridicità dei dati dichiarati e provarne l'effettiva inferiorità ai minimi consentiti, prima che l'amministrazione finanziaria avvii la procedura di accertamento;

questo modus procedendi, che inverte l'onere della prova a danno del contribuente, ha quindi spinto una buona parte dei professionisti e degli imprenditori ad adeguarsi agli standard previsionali dell'amministrazione fiscale, con la grave conseguenza di dover assolvere ad obbligazioni tributarie maggiori;

a ciò si aggiunge il fatto, duramente contestato dai contribuenti, che, nonostante si prendano in considerazione le variabili esterne, spesso queste, sopratutto quelle riferite alle particolarità territoriali, non risultano essere efficacemente aderenti alla realtà, facendo sorgere un enorme contenzioso tributario;

negli ultimi anni, inoltre, i pesanti effetti della crisi economica su decine di migliaia di attività hanno aumentato lo scollamento tra gli standard previsti dall'amministrazione finanziaria e gli effettivi ricavi e compensi dei contribuenti;

per ovviare a ciò sono stati predisposti diversi adeguamenti verso il basso, a partire dal 2011 fino all'ultimo del 2016, ma gli interventi (arrivati in ogni modo tardivamente, poiché l'anno della prima revisione coincideva con il quarto anno consecutivo di crisi) non hanno prodotto i risultati sperati, poiché gli aggiustamenti non sono stati comunque coerenti con gli effetti reali che la crisi ha prodotto sul volume di affari di imprenditori e professionisti interessati dagli studi;

la permanente inadeguatezza di un simile sistema è infatti confermata dagli ultimi dati dell'Agenzia delle entrate in base ai quali emerge che oltre la metà degli esiti sono incoerenti: un contribuente su 3 fa ricorso all'amministrazione finanziaria per dimostrare una situazione non congrua rispetto ai ricavi dichiarati, mentre oltre la metà non risulta essere coerente rispetto ai principali indicatori dell'attività economica svolta;

dagli stessi dati emerge che, negli anni 2012-2014, le posizioni non congrue sono passate dal 26 al 34 per cento, mentre quelle non coerenti sono aumentate dal 47 al 57 per cento, malgrado i correttivi applicati per la crisi economica;

sembra evidente come i correttivi applicati siano ancora non sufficientemente rappresentativi delle reali situazioni dei contribuenti sottoposti agli studi di settore e sembrerebbe quantomeno opportuno procedere non soltanto ad una nuova revisione degli indicatori, ma anche ad una sospensione dell'intero sistema, per evitare lungaggini burocratiche e contenziosi tributari che, inevitabilmente, ricadono sui contribuenti in termini di maggiori costi,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno prevedere, al più presto, un nuovo adeguamento degli indicatori, avvalendosi anche della collaborazione delle associazioni rappresentative dei professionisti sottoposti agli studi di settore, al fine di individuare parametri più realistici;

se, nel contempo, non consideri necessario prevedere l'immediata sospensione dell'applicazione degli studi di settore, al fine di permettere ai contribuenti sottoposti al meccanismo previsionale di essere sollevati, quantomeno nella fase di revisione, dall'obbligo di provare l'incongruità o l'incoerenza dei valori di ricavi e compensi, con il conseguente obbligo di una maggiore corresponsione in termini di tributi e l'aumento del contenzioso tributario.

(4-05552)