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Atto a cui si riferisce:
S.1/00554 [Sfiducia Governo - Fi, Ln, Cor]



Atto Senato

Mozione 1-00554 presentata da PAOLO ROMANI
martedì 5 aprile 2016, seduta n.603

Paolo ROMANI, CENTINAIO, BONFRISCO, BERNINI, CANDIANI, ALICATA, AMIDEI, ARACRI, ARRIGONI, BERTACCO, BOCCARDI, BRUNI, CALIENDO, CARDIELLO, CERONI, COMPAGNA, CONSIGLIO, D'ALI', D'AMBROSIO LETTIERI, DE SIANO, DI MAGGIO, DIVINA, FLORIS, GALIMBERTI, GASPARRI, GIBIINO, LIUZZI, MALAN, MANDELLI, MARIN, MILO, MINZOLINI, PALMA, PELINO, PERRONE, PICCOLI, RAZZI, RIZZOTTI, SCOMA, SIBILIA, STEFANI, TARQUINIO, TOSATO, ZIZZA - Il Senato,

premesso che:

il 31 marzo 2016 il Ministro dello sviluppo economico, dottoressa Federica Guidi, ha rassegnato le proprie dimissioni, a seguito dell'inchiesta relativa, tra l'altro, al giacimento petrolifero "Tempa Rossa", ubicato nell'alta valle del Sauro nella Regione Basilicata e gestito dalla compagnia francese Total (50 per cento) in associazione con le compagnie Mitsui (25 per cento) e Shell (25 per cento), che ha visto coinvolto il suo compagno, dottor Gianluca Gemelli;

a conferma di ciò, le intercettazioni della Guardia di finanza, diffuse in questi giorni dalla stampa, riportano come il coinvolgimento di quest'ultimo e dell'ex Ministro trae origine dall'approvazione di un emendamento, riguardante il suddetto giacimento petrolifero, avvenuto nel corso dell'iter della legge di stabilità per il 2015;

giova evidenziare che un emendamento avente analoga portata modificativa (che autorizzava procedure di esproprio in ambiti di particolare rilevanza ambientale e, in particolare volto a inserire le opere relative al trasporto e allo stoccaggio di idrocarburi tra le infrastrutture alle quali si applicano le procedure autorizzative derogatorie di cui all'articolo 52-quinquies del decreto del Presidente della Repubblica n. 237 del 2001, previste per le infrastrutture appartenenti alla rete nazionale dei gasdotti e per gli oleodotti facenti parte delle reti nazionali di trasporto), inizialmente presentato dal Governo in data 17 ottobre 2014 nel decreto-legge n. 133 del 2014, recante "Misure urgenti per l'apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l'emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive" (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 164 del 2014) a seguito delle proteste dei gruppi di opposizione, era stato dichiarato inammissibile dal presidente, Realacci, per estraneità alla materia ivi trattata, nella seduta dell'VIII Commissione ambiente alla Camera (resoconto della VIII Commissione, venerdì 17 ottobre 2014: "... Ermete REALACCI, presidente, ritiene che l'emendamento 37.52 del Governo, sia inammissibile per estraneità di materia...");

in data 17 dicembre 2014, un emendamento sostanzialmente analogo a quello citato è stato presentato dal Governo al Senato, nel corso dell'iter della legge di stabilità per il 2015, garantendosi l'approvazione, nella seduta notturna, di una misura così critica e probabilmente poco condivisa all'interno della stessa maggioranza, obbligata nei fatti, attraverso l'apposizione della questione di fiducia, a votare in senso favorevole;

sebbene il dialogo tra Governo e Parlamento su progetti strategici di interesse nazionale, che coinvolgono importanti investimenti, sia considerato normale prassi, è di tutta evidenza, come emerge dagli articoli e dalle intercettazioni riportate dalla stampa in questi giorni, come l'intervento da parte dell'Esecutivo sia stato preceduto da una serie di attività anomale molto discutibili e di operazioni poco trasparenti;

l'inserimento di simili misure conferma un giudizio totalmente negativo nei confronti delle modalità procedurali del Governo, considerato che un Esecutivo che, nell'assumere decisioni e scelte, non guarda all'interesse di quasi 60 milioni di Italiani, non merita fiducia,

considerato che:

occorre stigmatizzare fortemente il fatto che decisioni importanti, riguardanti i settori vitali del nostro Paese, non trovino adeguati spazi di dibattito, in particolare in Senato, così come è accaduto per il cosiddetto decreto salva-banche e per la riforma delle banche di credito cooperativo, quest'ultimo in attesa di conversione presso questo ramo del Parlamento;

se, da un lato, sarà compito degli organi giudiziari accertare eventuali responsabilità civili e penali, che scaturiscono da una gestione viziata del potere per interessi personali, dall'altro lato è doveroso sottolineare che i cittadini non meritano di essere governati da un Esecutivo la cui autorevolezza viene costantemente minata da vicende che interessano, di volta in volta, alcuni dei suoi membri;

tenuto conto che:

occorre rilevare come il Governo Renzi risulti totalmente inadeguato e non convinca per tutta la sua politica economica, per la conduzione della politica estera, per la totale assenza di tematiche risolutive sul Mezzogiorno;

il Governo Renzi, in carica dal 22 febbraio 2014 al 31 dicembre 2014, risultava composto da 64 titolari di carica: il Presidente del Consiglio, 16 ministri, 9 vice ministri, 35 sottosegretari di Stato e 3 commissari straordinari del Governo. Dal secondo semestre del 2014 al primo semestre 2015 si è registrato l'avvicendamento in carica di 2 Ministri, un vice ministro, tre sottosegretari di Stato e due commissari straordinari del Governo (nominati ai sensi dell'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400); a far data dal 2016 il Presidente del Consiglio dei ministri ha ulteriormente modificato la compagine di Governo con una maggiore presenza di rappresentanti di Area Popolare-Nuovo Centro Destra-Unione di Centro e di Scelta Civica, rafforzamento politicamente necessario al Governo per poter proseguire il proprio programma;

le anomalie hanno sino ad ora riguardato situazioni di non trasparenza, riconducibili a grandi interessi economici, banche ed energia, due asset strategici, con interessi anche transnazionali, che hanno fortissime ricadute, positive o negative, a seconda di come vengono condotte, per il Paese, nel suo complesso, e per ciascun cittadino. Sono indiscutibilmente settori economici che permettono enormi guadagni per gli azionisti e per i vertici degli istituti e delle aziende che si occupano di risparmio e di impianti per la ricerca, produzione e approvvigionamento di energia. Anomalie che possono generare il dubbio che l'operatore, principe, di decisioni non sia il Governo, ma gruppi di interesse economico, ai quali il Governo risponde;

procedere con le dimissioni di un Ministro, necessarie qualora si evincano situazioni marcatamente in conflitto di interessi, non risolve il problema che sta a monte: una debolezza strutturale del Governo che ha proposto, ma non ha raggiunto, l'obiettivo di innovare e rinnovare il Paese, un Paese che permane in una situazione di debolezza economica, anche a causa dei livelli di corruzione inaccettabili e di una disoccupazione necessariamente destinata a crescere, perché l'occupazione sostenuta dal Governo si basa su temporanei incentivi alle imprese, cioè l'aumento dei contratti a tempo indeterminato è effimero ed estremamente volatile;

è di tutta evidenza come la compagine guidata da Matteo Renzi sia viziata da manifesta incapacità nell'affrontare e nel risolvere i problemi del Paese. Le tre emergenze che tormentano i cittadini italiani (quella economica e del lavoro, quella della sicurezza e dell'immigrazione, quella del terrorismo di matrice islamica) si sono aggravate progressivamente dal momento in cui, il 22 febbraio del 2014, l'Esecutivo, figlio di una congiura di palazzo e senza alcuna legittimazione popolare, ha giurato al Quirinale;

le dimissioni della ministra Guidi e le motivazioni di questo atto prontamente accettato dal Presidente del Consiglio, così da soffocare lo scandalo, sono la certificazione della debolezza strutturale di questo Governo, che, privo di mandato popolare e per questo totalmente privo di autorevolezza interna ed esterna, ha dovuto reggersi sul sostegno opaco di poteri forti (gruppi finanziari e bancari, che controllano anche ampi settori dell'editoria) fino a diventare terminale di interessi di multinazionali in settori strategici per il nostro Paese;

il peccato originale di questo Governo è di moralità politica: si regge alla Camera sul voto di 130 deputati, esito di un premio incostituzionale e cammina sul fango al Senato, trascinandosi stancamente nel pantano di una maggioranza che si basa su circa 90 parlamentari (di cui 50 solo al Senato) che hanno tradito il patto con gli elettori di centrodestra del Popolo della Libertà, cambiando casacca e sostenendo il Governo Renzi;

i risultati disastrosi del Governo Renzi sono visibili a occhio nudo e rintracciabili nei dati che, inutilmente, il Presidente del Consiglio e i suoi ministri nascondono o falsificano;

serve una riflessione non rituale e non retorica su quanto è avvenuto il 22 marzo scorso a Bruxelles e su quanto sta avvenendo da tempo in Europa. Come accennato, ci sono davanti a noi, oltre a quella terroristica, almeno altre 2 emergenze tra loro correlate: quella dell'immigrazione e quella economica;

l'emergenza immigrazione, figlia dell'incapacità dell'Ue di gestire le tensioni geopolitiche, finora ha avuto risposte inadeguate a livello europeo. Il recente accordo con la Turchia sembra non solo ipocrita, ma soprattutto inefficiente: non può funzionare. Allo stesso modo, l'emergenza economica sta nuovamente scuotendo il nostro Continente;

contro la rete globale terroristica deve esserci, per forza di cose, se si vuole essere vincenti, una risposta della stessa ampiezza geopolitica. Una risposta che sia allo stesso tempo economica, culturale, valoriale;

la pessima gestione del fenomeno migratorio, che colpisce in modo particolare l'Italia (in quanto Paese "di primo approdo"), caricando le comunità di piccoli centri e delle periferie delle grandi città di disagi insostenibili, e il fallimento di una politica europea dell'immigrazione, sono anche il prodotto della marginalità di Renzi in ambito Ue ed internazionale. Tra l'altro, su qualsiasi confronto con la Commissione europea, pesa il fatto che il Governo italiano è comunque disposto a cedere sempre, "senza se e senza ma", in cambio della non bocciatura di una legge di stabilità tutta in deficit. Il segnale è arrivato chiaro in Europa: Renzi è disposto a tutto pur di avere via libera per il suo deficit spending. E Francia e Germania approfittano di questo atteggiamento per far passare tutte le loro proposte svantaggiose per il nostro Paese;

ne deriva che, per finanziare i suoi provvedimenti clientelari, elettoralistici e di acquisto del consenso, il Presidente del Consiglio svende puntualmente il nostro Paese in Europa;

sul piano della politica estera, l'assoluta inconsistenza del Governo Renzi si misura anche nella vicenda delle sanzioni alla Federazione russa, che danneggiano economicamente il nostro Paese e non aiutano la pace; nell'incapacità di far valere le nostre ragioni per affrontare la questione della Libia, dove le varie potenze europee gestiscono i loro interessi nell'incapacità italiana di affermare nella lotta al terrorismo e per la stabilità del Mediterraneo una leadership che ci è assegnata dalla storia e dalla geografia;

quanto all'emergenza economica, i temi sono 2: rallentamento della crescita globale e deflazione. Sulla base delle ultime previsioni pubblicate da Ocse, Fondo monetario internazionale, Commissione europea, Banca d'Italia, Corte dei conti, Istat e Standard & Poor's sull'andamento del Pil e dell'inflazione in Italia, nel 2016 avremo una crescita nominale (data da crescita reale più inflazione) nel nostro Paese pari, nell'ipotesi più ottimista, all'1,3 per cento (1 per cento-1,1 per cento di crescita reale più 0,2 per cento-0,3 per cento di inflazione);

esattamente la metà del 2,6 per cento (1,6 per cento di crescita reale, più 1 per cento di inflazione) previsto dal Governo nei suoi ultimi documenti di finanza pubblica. Ma ritiene possa andare anche peggio, perché le stime ad oggi disponibili non scontano ancora gli effetti dell'aggravata deflazione, degli ultimi attacchi terroristici e dell'incertezza delle aspettative di consumatori e imprese che ne deriva. Per cui si avrà più deficit, più debito, più disoccupazione, meno investimenti e crollo dei consumi;

in particolare, la recessione economica si evidenzierà proprio nel momento in cui l'Esecutivo, che da quando si è insediato ha sempre mascherato i conti pubblici per consentire la scellerata politica del deficit spending del Presidente del Consiglio, più interessato a comprarsi il consenso che al bene del Paese, sarà chiamato a risponderne all'Europa con la legge di stabilità;

tutto ciò vorrà dire una manovra correttiva da 40-50 miliardi: 21,8 miliardi per riportare il deficit dal 2,4 per cento del 2016 all'1,1 per cento del 2017 pattuito con la Commissione; 17 miliardi per evitare le clausole di salvaguardia già previste per il 2017; e altri 5-8 miliardi per colmare i buchi delle mancate privatizzazioni e della mancata spending review;

proprio con riferimento alla spending review, i numeri sono chiari. Dal 2014 al 2016 la spesa pubblica in Italia è aumentata da 826,2 miliardi del 2014 a 840,4 miliardi del 2016: più 14,2 miliardi. E sarà sempre peggio, se è vero, come è scritto nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (quindi stime del Governo), che nel 2019 la spesa pubblica italiana supererà gli 866 miliardi di euro. Altri 24 miliardi di spese in più;

quanto al debito, i dati sono di Banca d'Italia: a febbraio 2014, quando ha cominciato a governare Renzi, il debito pubblico italiano ammontava a 2.107,6 miliardi di euro, mentre, a gennaio 2016, ultimi dati disponibili, ha raggiunto quota 2.191,5: più 83,9 miliardi;

a questo si aggiunga che, già da gennaio, ossia da quando sono stati dimezzati gli incentivi, ha cominciato a manifestarsi in tutto il suo fulgore quello che, secondo i firmatari del presente atto, è un vero e proprio "Flop Act", metafora del riformismo renziano, simbolo dell'imbroglio strategico di questo presidente del Consiglio e di tutta la sua politica economica, fatta di bonus e di incredibili e false riduzioni delle tasse in deficit. Politica economica volta alla sopravvivenza di breve periodo del Governo, piuttosto che ispirata dalla volontà di cambiare il Paese, tagliando drasticamente il debito e la cattiva spesa pubblica e rilanciando gli investimenti;

la stessa riforma costituzionale è stata portata avanti con forzature in nome di un'"emergenza" dovuta alla necessità di sbandierare in Europa una sorta di "risultato". E la logica della riforma è sempre quella di rafforzare il ruolo dell'"uomo solo al comando": le modifiche proposte alla Costituzione, che si integrano con quelle connesse al nuovo sistema elettorale per la sola Camera dei deputati, comporterebbero infatti un cambiamento surrettizio della forma di governo che, con il tempo, porterebbe ad una sorta di "Premierato assoluto". Un modello che, come sottolineato da diversi esperti in materia, diventerebbe preoccupante nella misura in cui risulti privo degli idonei contrappesi;

il combinato disposto tra riforma costituzionale e riforma elettorale, nei fatti, spiana la strada ad un orizzonte nel quale il momento più basso della legittimazione parlamentare nella storia della repubblica produce il cambiamento più radicale degli ultimi 70 anni. È una contraddizione stridente che scuote le basi del vivere civile, perché elimina le fondamenta sicure e consegna ad un mostro giuridico che sarà oggetto di contestazione perenne. Dalla sommatoria delle due riforme è infatti di tutta evidenza il prefigurarsi di un pregiudizio dei principi supremi della medesima Costituzione. L'"Italicum" aggiunge all'azzeramento della rappresentatività del Senato l'indebolimento radicale della rappresentatività della Camera dei deputati. In particolare, il premio di maggioranza alla singola lista consegna la Camera dei deputati nelle mani del leader del partito vincente, anche con pochi voti, nella competizione elettorale, secondo il modello dell'uomo solo al comando. Ne vengono effetti collaterali negativi, anche per il sistema di checks and balances. Ne risente infatti l'elezione del Capo dello Stato, dei componenti della Corte costituzionale, del Consiglio superiore della magistratura. E ne esce indebolita la stessa Costituzione. Un sistema complessivo che risulterebbe quindi privo di bilanciamento, ovvero di quei pesi e contrappesi necessari per garantire l'equilibrio politico istituzionale tra poteri, e tra le diverse forze politiche in campo, a piena garanzia del popolo sovrano;

preso atto dello svilimento del ruolo del Parlamento, a causa della incessante approvazione delle leggi tramite l'apposizione della questione di fiducia (53 richieste in due anni), anche su temi etici, o di rilevanza costituzionale, come la legge elettorale, l'adozione di oltre 400 previsioni di delega legislativa, che, insieme alla riforma costituzionale, rischia di instaurare una sorta di dittatura;

preso atto che:

il Governo si regge su una maggioranza diversa rispetto a quella da cui ha ricevuto la fiducia, in occasione del suo insediamento il 22 febbraio 2014;

il gruppo Alleanza Liberalpopolare-Autonomie, composto attualmente da 19 Senatori, ha ufficializzato il suo debutto nel luglio del 2015. Sorto dalle ceneri del "patto del Nazareno", con la dichiarata intenzione di tenerlo comunque in vita, per sostenere il Governo Renzi, è divenuto il pendolo della maggioranza di governo;

con il voto al Senato sulle Unioni civili, il 25 febbraio 2016, il gruppo AL-A ha certificato l'ingresso in maggioranza. È stata infatti la prima volta che ha dato la fiducia al Governo Renzi;

sebbene il soccorso dei voti dei componenti del gruppo AL-A non sia stato determinante per l'approvazione del provvedimento sulle unioni civili, tuttavia questo "soccorso" è già stato decisivo per raggiungere la maggioranza dei voti al Senato;

la logica dell'uomo solo al comando, il disprezzo per la democrazia, il giglio magico, le lobbies, i poteri forti, l'occupazione militare dell'informazione e l'azzardo morale sono cifre malate e perverse, ma inconfondibili, del sistema Renzi; il sistema di un Presidente del Consiglio, figlio di una congiura di palazzo, che odia il voto, in tutte le sue forme: che permette di fissare la data per le elezioni amministrative quasi in piena estate a ridosso di un "ponte", e che per il giorno del referendum sulle trivelle consiglia agli Italiani di andare al mare;

per queste ragioni, per l'incapacità e inadeguatezza manifesta e non più tollerabile del Governo in carica,

visti gli articoli 94 della Costituzione e 161 del Regolamento del Senato della Repubblica, esprime la sfiducia nei confronti del Governo e lo impegna a rassegnare le dimissioni.

(1-00554)