• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/05584 MANGILI, DONNO, PUGLIA, BERTOROTTA, ENDRIZZI, PAGLINI, GIARRUSSO, CAPPELLETTI, MORONESE, MORRA, SANTANGELO, SERRA, LEZZI - Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05584 presentata da GIOVANNA MANGILI
martedì 5 aprile 2016, seduta n.603

MANGILI, DONNO, PUGLIA, BERTOROTTA, ENDRIZZI, PAGLINI, GIARRUSSO, CAPPELLETTI, MORONESE, MORRA, SANTANGELO, SERRA, LEZZI - Ai Ministri dello sviluppo economico, dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e dell'interno - Premesso che:

il problema dello stoccaggio di gas è da anni al centro del dibattito degli ambientalisti e degli esperti del settore, tanto da far considerare, come riportato in un articolo pubblicato su "zeroviolenza" in data 2 febbraio 2016, la pianura Padana fra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto «il Texas Padano per via dei numerosi pozzi perforati dall'AGIP dagli anni 1945 ad oggi e dai quali si sono estratti milioni di metri cubi di metano e, anche se in minore quantità, di petrolio»;

il blog "mascheraaztecaeildottornebbia", in un post pubblicato in data 29 febbraio, riporta: «Accade così che in Basilicata si continui ad estrarre ancora quel poco petrolio che rimane assieme al gas in una zona notoriamente sismica, la Pianura Padana, nota anch'essa per la sua sismicità naturale con sorgenti in grado di produrre sismi di magnitudo 6.1 (secondo i dati dell'INGV Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) venga individuata come "Hub" del gas per l'Europa: i vecchi giacimenti, scoperti lungo le faglie sismiche e dove ad esempio il metano è stato estratto in almeno 45-47 anni di attività fino al 1997, oggi vengano trasformati in stoccaggi con cicli alternati di attività semestrale di immissione del metano a forti pressioni (da 144 a 204-240 bar) nel periodo aprile-settembre e di estrazione del metano nei sei mesi successivi da ottobre a marzo. Cicli alternati che dureranno per i venti anni delle concessioni di coltivazione rilasciati dal Ministero dello Sviluppo, rinnovabili per altri venti. A Bordolano (CR), come a Sergnano (CR) centrali di immissione del gas nel sottosuolo funzionano bruciando gas. Nel caso di Bordolano si tratta di una centrale da 181 MW termici in grado di emettere (secondo i dati della società Stogit) 4 miliardi e 100 milioni di m3 di fumi/anno alla temperatura di 530° centigradi nel periodo più caldo dell'anno con emissioni di PM2,5, di 190 ton/anno di CO, di 165 ton/anno di Nox: polveri sottili e ossidi nocivi alla salute degli esseri viventi con ricadute sul terreno (e sui prodotti agricoli destinati all'alimentazione umana) nel raggio di 20 km. Fino a 700° centigradi le temperate delle emissioni a Sergnano (CR)»;

inoltre, il suddetto blog riporta la notizia che «la Lombardia passerà, nonostante la crisi di consumi di metano, da uno stoccaggio di circa 4 miliardi di m3/anno negli storici stoccaggi di Brugherio/Cinisello Balsamo, Settala in provincia di Milano, Sergnano e Ripalta Cremasca a 10 miliardi stoccati se verranno realizzati i progetti di Bordolano (1,2 miliardi di m3) in provincia di Cremona, Bagnolo Mella /Capriano del Colle (80milioni di m3/800milioni potenziali?) in provincia di Brescia, Cornegliano Laudense (Lodi) per 2,2 miliardi di m3 (interessata la Morgan Stanley... la BEI per 238 milioni di Euro con il sostegno del Governo Italiano per circa 600milioni di Euro...). La Banca Europea degli Investimenti ha emesso nell'agosto 2013 un prestito di 283 milioni di Euro alla società Stogit per la realizzazione della centrale e dello stoccaggio di Bordolano (CR). Altri prestiti sono stati erogati dalla BEI alla società SNAM per la realizzazione di metanodotti da 1.200 mm di diametro (Poggio Renatico-Cremona-Sergnano), di 1.400mm di diametro (Zimella-Sergnano-Mortara), tutti realizzati alla profondità media di 1,50 metri e localizzati sopra le sorgenti sismogeniche citate, con il rischio di liquefazione del suolo come avvenuto nel terremoto dell'Emilia del 2012. Le attività di stoccaggio del metano sono considerate dall'Unione Europea dal 2009 attività a Rischio di incidente rilevante soggette alla Direttiva Seveso ed ai Piani di Emergenza Esterni»;

considerato che, come dal blog del 4 febbraio di "stopdevastazioni", risulta agli interroganti che «gli stoccaggi vengono realizzati in vecchi giacimenti esauriti per l'estrazione. Con diversi pozzi in estate si inietta il metano in pressione nel vecchio giacimento; in inverno si estrae. Cicli di iniezione ed estrazione si susseguono, come gonfiando e sgonfiando un palloncino (anche se qui il metano non va in caverne ma nei pori tra le particelle delle rocce serbatoio). Per portare a pressione il gas bisogna costruire enormi centrali da decine di MW di potenza, con relative immissioni in atmosfera di polveri, ossidi di azoto, anidride carbonica. Ma come, in Pianura Padana muoiono decine di migliaia di persone per la scarsissima qualità dell'aria e si costruiscono altri impianti con relative emissioni? (...) Per impianti di questo genere devono essere predisposti piani di emergenza per la popolazione, comprensivi di evacuazione se necessario. Bisogna prevedere esercitazioni periodiche»;

considerato inoltre che dall'articolo pubblicato dal citato blog emerge che «in Lombardia gli attivisti hanno prodotto mappe clamorose, in cui si evidenzia che molti di questi stoccaggi sono situati direttamente su faglie sismogenetiche attive. Al rischio di terremoti indotti dai continui cicli di iniezione ed estrazione si aggiunge quello dei terremoti innescati e, cioè, quelli derivanti dall'attivazione di faglie preesistenti da parte delle attività di stoccaggio. A Bordolano la faglia è posta a poche decine di metri dal fondo dello stoccaggio», e che «tenendo presente tutti i progetti di stoccaggio e i progetti per estrazione di metano e prendendo il raggio previsto dalla normativa praticamente una vasta area della Pianura Padana viene ad avere plurime strutture che possono comportare sismicità indotta»;

considerato altresì che:

risale ad un mese fa la notizia diffusa da diversi organi di stampa relativa ad un terremoto di magnitudo 2.2 della scala Richter che risulta essere stato rilevato dall'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, alle ore 13:31 del 9 febbraio 2016, nella zona di Sergnano, in provincia di Cremona;

in particolare il quotidiano "Cremaonline", in data 9 febbraio, riporta che «Il sisma, con ipocentro a 29 km di profondità, non ha provocato danni a persone e a cose, ma mette in allerta la popolazione per la presenza in loco dei pozzi di stoccaggio di metano della Stogit. Nel 2014, la Regione Lombardia vietò la richiesta di sovrapressione del gas da parte della Stogit, adducendo motivazioni collegate anche alla sismicità dell'area: "La richiesta della Stogit - si leggeva nella delibera regionale - riguarda l'esercizio di una attività di stoccaggio di gas naturale in sotterraneo anche a pressione superiore a quella iniziale del giacimento in area con elevata sensibilità sismica, senza che siano state indicate le opportune correlazioni possibili tra sismicità indotta ed esercizio delle sovrapressioni tali da prevedere il non manifestarsi di fenomeni rilevanti per la tutela delle popolazioni interessate". La sovrapressione avrebbe consentito un incremento della capacità di stoccaggio fino al 15% rispetto ai volumi originari, realizzati dall'Eni fin dal 1965. I pozzi si trovano ad una profondità di 1000 - 1500 metri»;

inoltre, lo stesso giornale, in data 17 marzo, riporta la seguente notizia: «09:07 - Sergnano: "stop all'aumento di stoccaggio gas". Dopo un anno Regione Lombardia ci dà ragione: stop all'aumento di stoccaggio in sovrapressione del gas»;

considerato infine che:

con l'emanazione del decreto legislativo n. 105 del 2015, l'Italia ha recepito la direttiva 2012/18/UE (cosiddetta Seveso III), relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose. Il provvedimento aggiorna la norma precedentemente vigente (decreto legislativo n. 334 del 1999, come modificato dal decreto legislativo n. 238 del 2005), confermando sostanzialmente l'impianto e, per quanto riguarda l'assetto delle competenze, l'assegnazione al Ministero dell'interno delle funzioni istruttorie e di controllo sugli stabilimenti di soglia superiore (già definiti come "articolo 8" ai sensi del decreto legislativo n. 334 del 1999) ed alle Regioni delle funzioni di controllo sugli stabilimenti di soglia inferiore (già definiti come "articolo 6" ai sensi del medesimo decreto legislativo),

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti, ed in particolare dell'intenzione della Regione Lombardia di volere bloccare lo stoccaggio in sovrapressione del gas e se tale decisione sia da considerarsi in linea con gli obiettivi che il Governo dovrebbe perseguire per assicurare l'incolumità pubblica, conformemente alle disposizioni del decreto legislativo n. 105 del 2015;

quali siano le risultanze delle verifiche effettuate sull'impatto complessivo dei progetti di stoccaggio sul territorio ai fini della tutela dei siti della rete Natura 2000;

come intendano garantire, nei limiti delle proprie attribuzioni e d'intesa con le amministrazioni coinvolte, la corretta attivazione dei piani di emergenza esterni, nonché l'attivazione di effettive misure necessarie volte a minimizzare il rischio per la popolazione dei territori coinvolti ed esposti a rischio di incidente rilevante, considerando le disposizioni normative di cui al decreto legislativo n. 105, recante "Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose", meglio conosciuta come direttiva comunitaria "Seveso".

(4-05584)