• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00176 esaminata la relazione di approfondimento sulla situazione territoriale della Liguria, approvata all'unanimità dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00176 presentata da LAURA PUPPATO
giovedì 31 marzo 2016, seduta n.601

Il Senato,
esaminata la relazione di approfondimento sulla situazione territoriale della Liguria, approvata all'unanimità dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati nella seduta del 29 ottobre 2015;
premesso che:
l'attività di indagine conoscitiva sulla Liguria ha fatto emergere, al di là delle varie problematiche specifiche, la mancanza di una strategia complessiva sulla gestione dei rifiuti nella regione Liguria: in una regione con particolari caratteristiche orografiche, altamente urbanizzata, una programmazione adeguata e commisurata a queste caratteristiche avrebbe dovuto essere, e dovrà essere, parte fondante delle politiche di gestione;
si è ipotizzata, nel corso del tempo, la realizzazione di strutture tecnologicamente avanzate che avrebbero dovuto risolvere il problema ma che non sono state realizzate: sarebbe stata sufficiente una pianificazione più normale, che curasse l'aumento progressivo della raccolta differenziata, tuttora insufficiente, con un lavoro più capillare di prevenzione della produzione di rifiuti e di coinvolgimento ed educazione dei cittadini, in particolare per quanto concerne la gestione dei rifiuti organici con il compostaggio domestico e di comunità e la realizzazione di centri di compostaggio possibilmente di qualità curando la separazione a monte e il pretrattamento;
il servizio di raccolta dei rifiuti urbani è afflitto dal progressivo esaurimento delle discariche;
anche quello dei rifiuti speciali è un settore molto delicato. In Liguria ci sono dei poli industriali anche piuttosto importanti, problemi relativi alla portualità, alla produzione del settore navale e ferroviario, alla produzione di energia elettrica;
la dotazione impiantistica della regione Liguria è sicuramente carente;
per quanto riguarda la gestione dei rifiuti urbani, il sistema sino ad oggi adottato risulta fortemente dipendente dagli impianti di discarica, realizzati nei decenni scorsi e che, tramite successive operazioni di ampliamento, costituiscono tutt'oggi la risorsa principale che avrebbe dovuto garantire l'autonomia gestionale all'interno del territorio ligure;
tutte le altre forme di gestione appaiono residuali, compresi i limitati impianti di compostaggio;
il trattamento meccanico biologico, utilizzato unicamente come forma di pretrattamento dei rifiuti da avviare in discarica è dotato di un numero altrettanto limitato di impianti;
tale situazione fa sì che larga parte dei rifiuti allocati in discarica non sia sottoposta ad alcuna forma di pretrattamento che risulterebbe, invece, obbligatorio in base alla disciplina comunitaria e nazionale;
i rifiuti sono stati sistematicamente conferiti fuori regione in base ad accordi interregionali conclusi e rinnovati dalla Regione Liguria;
altro punto sensibile riguarda la produzione e gestione dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione, i rifiuti contaminati da amianto e le terre e rocce da scavo, considerato anche lo sviluppo in corso di "grandi opere";
molte voci raccolte dalla Commissione paventano il "collasso annunciato" della gestione del ciclo dei rifiuti in Liguria, di cui vanno altresì evidenziate le potenzialità negative in termini di illegalità diffusa ovvero di interesse di realtà criminali strutturate;
le questioni rilevanti appaiono fondamentalmente due: le scelte impiantistiche e - anche in relazione alla governance degli ambiti - la frammentazione della gestione;
la situazione dell'AMIU di Genova, quantunque fortemente segnata dall'indagine che ha portato alla luce un radicato sistema corruttivo coinvolgente alcuni dirigenti e dalle criticità ambientali collegate alla gestione della discarica di Scarpino, se potrà avere un riferimento certo in un Piano rifiuti adeguato e con investimenti utili potrebbe diventare il terreno su cui sperimentare il tema dell'economia circolare;
la situazione che oggi grava sulla città metropolitana di Genova - e sulla Regione - è quello di un ritardo serio nel perseguimento degli obiettivi di raccolta differenziata e un persistente sistema - diseconomico e ambientalmente negativo - di trasferimento dei rifiuti;
la possibilità del superamento delle criticità evidenziate - che da più fonti vengono segnalate come possibile terreno di coltura di forme di illegalità diffusa ma anche di infiltrazioni criminali - è fortemente legata all'efficacia del nuovo Piano di Gestione dei rifiuti, del quale la Commissione ha tuttavia colto delle carenze;
nella Regione Liguria gli impianti per la depurazione delle acque reflue urbane rispecchiano la distribuzione della popolazione: grandi impianti nelle zone costiere che servono le zone più densamente abitate e piccoli impianti nell'entroterra a servizio dei piccoli paesi e delle zone extraurbane;
una quota significativa difetta peraltro di conformità alla normativa; la situazione autorizzativa rispecchia quasi completamente quella impiantistica, e vi sono impianti non adeguati ma autorizzati nelle more dell'adeguamento previsto, mentre altri adeguati sono in attesa dell'emanazione del provvedimento autorizzativo;
nella concreta situazione dei porti liguri, gli elementi raccolti dalla Commissione hanno evidenziato le dimensioni - rilevanti e in crescita - del fenomeno del traffico transfrontaliero di rifiuti;
un vero e proprio fenomeno di dumping ambientale, a opera di soggetti stranieri spesso con la correità di intermediari italiani porta a eludere le norme italiane sui rifiuti organizzandone il trasferimento all'estero, in Paesi caratterizzati da disciplina più permissiva o privi di capacità di controllo in materia di tutela ambientale, che diventano la sede utile dove svolgere attività di estrazione di utilità residua dal rifiuto mediante trattamenti altamente inquinanti e con l'esito finale dell'abbandono incontrollato;
siamo di fronte ad una "filiera impropria" di gestione dei rifiuti, di cui le aree portuali sono i terminali nel territorio nazionale;
l'impatto negativo di questo fenomeno si estende al circuito economico nazionale, al quale viene sottratta l'utilità di grandi quantità di materie che sarebbero destinabili al riciclo;
l'efficacia dell'attività di contrasto in questo settore discende anche da forme di collaborazione venutesi spontaneamente a creare in un contesto specifico quale quello portuale ligure, che producono una prima risposta di qualità, in termini di materiale intervento sul traffico illecito ma anche di efficacia nella redazione degli atti di indagine;
i limiti all'integrazione della comunicazione tra forze di polizia tradizionali e le due autorità che svolgono l'attività di contrasto all'illegalità transfrontaliera in ambito portuale (Agenzia delle Dogane e Capitaneria di Porto) privano peraltro sia le prime che le seconde di dati conoscitivi fondamentali: è dunque fortemente auspicabile un'integrazione dei sistemi informativi;
è fonte di allarme il progressivo radicamento sul territorio della n'drangheta, dovuto a diversi fattori;
nel settore ambientale peraltro le organizzazioni criminali non agiscono con i tipici metodi violenti ma tentano piuttosto di infiltrarsi nel tessuto sociale ed economico e di rendersi 'invisibili', per approfittare delle occasioni che l'economia legale offre, ad esempio attraverso l'affidamento di appalti e sub-appalti di servizi ivi compresi quelli relativi al ciclo di smaltimento dei rifiuti;
di particolare rilievo per la realtà regionale ligure, connotata da un'elevata "mobilità" dei rifiuti ma anche delle terre e rocce da scavo, è la sollecitazione sulla necessità di incrementare il controllo su strada del trasporto di rifiuti, sensibilizzando tutte le forze di polizia, considerando anche che chi trasporta e traffica rifiuti pericolosi a fini criminali quasi sempre opera in nero;
la caratteristica dei comportamenti illeciti connessi alle materie oggetto di interesse per la Commissione è quella dell'associarsi di fenomeni di microillegalità diffusa e vicende di illeciti ambientali derivanti dalla gestione di impianti di grande dimensione che, nella fisiologia, dovrebbero essere destinati a una ordinaria operatività nell'ambito della tutela ambientale o dell'attività produttiva;
il fatto che ci si avvalga di strutture societarie e attività finanziarie complesse nel settore delle discariche segnala ancora una volta l'interesse di un'economia anche potenzialmente illecita nel ciclo dei rifiuti ligure;
il ritardo o la scarsa efficacia delle scelte programmatorie e gestionali finisce col produrre situazioni che possono favorire la commissione di illeciti penali, la cui mancata risoluzione produce effettivamente quegli illeciti, con la conseguenza di interventi di tipo repressivo che bloccano la gestione ordinaria e innescano ulteriori complessità; che enti pubblici, decisori politici o soggetti privati poco attrezzati o poco sensibili vivono come interferenze, rispetto alle quali si atteggiano in maniera passiva e tale da generare ulteriori ritardi nella risoluzione sostanziale dei problemi, con la fuga in una irrisolta transitorietà;
la carenza di discariche per inerti, chiuse generalmente per il raggiungimento dei limiti di capienza, e la morfologia di un territorio abbastanza compresso, con poche possibilità di spazi alimenta il fenomeno del deposito abusivo di materiale di risulta da lavori edilizi: i costi che derivano dall'esigenza di allontanarsi per lo smaltimento lecito alimentano quello illecito di questi inerti;
quanto a situazioni particolari: la percezione che la discarica di Pitelli abbia rappresentato - al di là delle vicende giudiziarie ed amministrative formali - il terminale fisico di una rete ramificata dedita alla gestione talora illecita di rifiuti industriali e pericolosi ha attraversato per un ventennio non solo queste attività istituzionali ma anche il sentire comune; permane dunque rilevante la necessità che in un'area così vasta e caratterizzata da intrinseca complessità, ancora non completamente esplorata, le scelte sugli aspetti tecnici, sulla natura delle sistemazioni con l'utilizzo delle terre, sulla destinazione del sito e sull'eventuale denegato conferimento di altri materiali, siano sottoposte a verifiche trasparenti, a controlli che vadano anche al di là del minimo previsto e al coordinamento con una più ampia pianificazione regionale, al fine di superare qualsiasi dubbio o sospetto;
alle vicende della gestione del sito Cogoleto - Stoppani si sovrappongono quelle fallimentari che segnalano la discordanza di interessi tra curatela fallimentare e soggetti pubblici che si occupano della tutela e del ripristino ambientale;
lo sviluppo e il completamento della bonifica delle aree Stoppani di Cogoleto deve rimanere oggetto della massima sorveglianza;
le illiceità ipotizzate nella gestione della centrale elettrica Tirreno Power di Vado riguardano in principalità l'inquinamento atmosferico prodotto dall'uso del carbone come combustibile ma anche lo scarico delle acque e la gestione dei rifiuti, oggetto di interesse della Commissione, che pertanto ne ha dato conto nella relazione;
la sintesi della situazione porta a distinguere tra questioni giuridiche, connotate da un fisiologico grado di opinabilità e che saranno oggetto di un processo penale i cui esiti non sono prevedibili, e quadro di esercizio concreto di poteri e funzioni in materia ambientale;
agli organi di governo, regionale e nazionale compete pertanto trovare il giusto equilibrio tra ragioni della tutela ambientale e ragioni della produzione industriale;
l'attenzione complessivamente dovuta al territorio ligure dovrà essere finalizzata anche a non lasciarlo esposto a più livelli di illiceità, solo in parte scoperti e comunque da temere,
la fa propria e impegna il Governo, per quanto di competenza, ad intraprendere ogni iniziativa utile al fine di risolvere le questioni evidenziate nella relazione della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, in raccordo e leale collaborazione con i competenti organismi nazionali, le Regioni e gli enti territoriali interessati.
(6-00176)
PUPPATO, PAGNONCELLI, NUGNES, DI BIAGIO, MARINELLO, Maurizio ROSSI, ORELLANA, COMPAGNONE, AUGELLO, PEPE, ARRIGONI.