• C. 2959 EPUB Proposta di legge presentata il 13 marzo 2015

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Atto a cui si riferisce:
C.2959 Disposizioni concernenti la vigilanza sulle fondazioni di cui al decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, e la composizione dei loro organi


Frontespizio Relazione Progetto di Legge
Testo senza riferimenti normativi
XVII LEGISLATURA
 

CAMERA DEI DEPUTATI


   N. 2959


PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati
VARGIU, QUINTARELLI, BINETTI, GALGANO, ROMANINI, FUCCI, PINNA, VITELLI
Disposizioni concernenti la vigilanza sulle fondazioni di cui al decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153, e la composizione dei loro organi
Presentata il 13 marzo 2015


      

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Onorevoli Colleghi! La presente proposta di legge nasce dall'esigenza di intervenire sul sistema delle fondazioni bancarie, garantendo che le attività svolte da tali istituzioni non rappresentino un'appendice della pervasiva presenza tentacolare dei partiti politici, ma siano invece pienamente rispondenti agli interessi dei territori di riferimento delle fondazioni, sia attraverso la verifica dell'appropriatezza della complessiva gestione del patrimonio, sia attraverso la valutazione della coerenza tra le attività di promozione delle fondazioni e la progettualità dichiarata nei confronti delle comunità di riferimento.
      Oggi accade invece con frequenza che il sistema di per sé stesso virtuoso che lega gli organismi di indirizzo delle fondazioni ai territori di riferimento, attraverso scelte che, apparentemente, dovrebbero andare a premiare le eccellenze della managerialità economica e del mondo intellettuale, spesso inneschino un perverso circuito vizioso che porta nella cabina di regia delle fondazioni personaggi provenienti dal mondo della politica, talora bocciati alle elezioni, che vengono in tal modo risarciti, dai propri partiti di appartenenza, creando un sistema di gestione delle fondazioni stesse che assomiglia sempre più alla dependance delle correnti politiche ed è forzatamente messo al servizio delle esigenze elettorali dei partiti stessi.
      La presente proposta di legge si pone dunque l'obiettivo di sottrarre definitivamente l'attività delle fondazioni dal controllo dei partiti politici, stabilendo norme che prevedono in modo rigoroso tale separazione.
      Tali norme impongono innanzitutto il divieto di transito dalle cariche elettive della politica (sia nelle istituzioni, che all'interno degli organigrammi dei partiti politici) a quelle degli organi di controllo e di indirizzo delle fondazioni. Le incompatibilità riguardano anche le attività di militanza all'interno dei sindacati e sono estese anche ai consulenti e ai collaboratori esterni, andando a codificare e certificare la necessità di una sostanziale distanza tra due mondi che non devono avere alcuna forma di commistione tra loro.
      Certo è evidente ai presentatori che la riforma che impone la separazione tra politica e fondazioni non potrà essere frutto di una semplice e forse semplicistica norma di legge. In altre parole, siamo del tutto consapevoli che lo spirito della legge potrebbe facilmente essere aggirato attraverso la mancata individuazione delle personalità di spicco che l'interesse generale delle comunità di riferimento vorrebbe alla guida delle fondazioni i cui vertici potrebbero invece semplicemente essere scelti tra le «seconde file della politica», ancora più acriticamente nei confronti del sistema che li ha designati e esenti dalle incompatibilità previste dalla legge.
      Ovviamente    l'obiezione    appare assolutamente fondata. Raramente una legge è buona in sé: nella maggior parte dei casi invece essa rappresenta il prodotto di un tentativo di cambiamento culturale, che deve essere poi incarnato e presidiato dal senso comune che sovraintende all'applicazione della norma stessa.
      È per questo che la presente proposta di legge non si limita a indicare la necessità di separare rigorosamente la buona gestione delle fondazioni dalla sfera di attività dei partiti politici, ma interviene anche in modo deciso sulle attività di controllo del buon funzionamento delle fondazioni.
      Attualmente, tale attività di controllo, indirettamente posta sotto l'influenza delle rappresentanze istituzionali che fungono da decisori nelle nomine all'interno dei comitati che governano le fondazioni, è però sostanzialmente incardinata all'interno del Ministero dall'economia e delle finanze (MEF).
      Gli articoli 10 e 11 della legge n. 153 del 1999 indicano organi, finalità e modalità della vigilanza e stabiliscono i provvedimenti straordinari che l'autorità di vigilanza può disporre.
      Ad oggi, è ampiamente certificato che tale attività di vigilanza posta in capo al MEF ha finora rivestito un ruolo meramente formale, non andando in nessun modo a incidere sull'effettiva coerenza e appropriatezza dell'attività complessiva delle fondazioni.
      Quali sono i motivi dell'inefficacia di tale azione di controllo?
      Fondamentalmente, tali motivi sembrano riassunti nella constatazione che tale attività, affidata alla complessa macchina burocratica ministeriale, sia sempre rimasta sostanzialmente un'attività di controllo e di revisione di bilancio formale che, per propria carenza strutturale, non sia mai diventata un'effettiva valutazione a trecentosessanta gradi sulle complessive politiche strategiche delle fondazioni e sulla loro reale coerenza con le esigenze delle comunità di riferimento e con le opportunità finanziarie del mercato.
      Il fallimento degli obiettivi posti induce dunque a sostituire gli articoli 10 e 11 della legge n. 153 del 1999 con una normativa sicuramente più snella ed elastica, ma per questi motivi anche più garantista, che affidi al MEF il compito di vigilanza, individuando al suo interno un organo tecnico – che sia arricchito da professionalità esterne al MEF stesso – con caratteristiche di dinamicità, di competenza e di capacità di analisi tecnica che spostino sul piano sostanziale tutte le attività di controllo sulle fondazioni.
      In particolare, tale organo dovrà avere tre funzioni:

          1) il controllo e il monitoraggio annuale e triennale quali-quantitativo degli

investimenti con l'obiettivo di valutarne l'appropriatezza e la sostenibilità;

          2) la verifica della progettualità della fondazione nelle attività economiche di sostegno rivolte ai territori e alle comunità locali di riferimento;

          3) il potere di scioglimento degli organi di indirizzo e di gestione della fondazione nei casi di accertata incompatibilità e in quelli di cattiva gestione.

      È evidente che, affinché tali attività di controllo siano realmente rispondenti agli obiettivi generali di indipendenza dalla politica e di buona gestione patrimoniale, esse devono essere rese attraverso verifiche di gestioni sostanziali, da eseguire a cadenza annuale o triennale a seconda della loro complessità, affidate a professionalità di grande caratura, di cui sia certificata l'assoluta neutralità.
      In definitiva, i presentatori della presente proposta di legge sono assolutamente consapevoli che la normativa possa prestarsi a interpretazioni distorcenti che consentano la prosecuzione dell'attuale cattiva gestione delle fondazioni, nella perseverante commistione tra la politica e le attività di finanza e di sostegno dei territori. La normativa proposta rappresenta, però, uno strumento importante che viene messo a disposizione della buona politica perché essa stessa porti a compimento il processo di separazione delle attività delle fondazioni che tutti ritengono fondamentale per poterne garantire il funzionamento ottimale, in modo coerente con la loro mission.
      In particolare, l'articolo 1 introduce rigorose incompatibilità tra l'esercizio dell'attività politica e qualsiasi ruolo di responsabilità nella guida delle fondazioni.
      L'articolo 2 introduce un sistema di verifica, sempre sotto la regia del MEF, che sposta le valutazioni delle attività delle fondazioni sul piano sostanziale, affidandole ad esperti di controllo strategico progettuale e restringendole alle verifiche di appropriatezza degli investimenti e di coerenza progettuale delle attività. L'organo di controllo ha il potere di sciogliere gli organi direttivi delle fondazioni le cui scelte si discostano dalle best practice in materia. L'organo di controllo ha anche il compito di verifica di eventuale sanzione delle incompatibilità di cui all'articolo 1.
      Il Comitato di vigilanza è nominato dal Ministro dell'economia e delle finanze tra soggetti esterni e può avvalersi di ulteriori consulenze esterne.
      Si dispone inoltre che il Comitato di vigilanza trasmetta una relazione annuale al Ministro dell'economia e delle finanze su eventuali criticità complessive del sistema delle fondazioni e una relazione annuale sulla complessiva attività di ciascuna fondazione. Lo stesso articolo detta le norme sulla trasparenza dell'attività del Comitato.

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PROPOSTA DI LEGGE
Art. 1.

      1. I presidenti, i membri del consiglio di amministrazione e i componenti del comitato di indirizzo delle fondazioni bancarie non possono essere scelti tra coloro che ricoprano cariche politiche nelle istituzioni o nei partiti o che abbiano ricoperto cariche politiche nelle istituzioni o nei partiti negli ultimi cinque anni o che siano rappresentanti sindacali o designati dalle confederazioni e dalle organizzazioni sindacali o che abbiano avuto negli ultimi cinque anni rapporti continuativi di collaborazione o di consulenza con tali confederazioni, organizzazioni o partiti.
      2. La metà dei componenti degli organismi di cui al comma 1 è costituita da donne.

Art. 2.

      1. Alla legge 17 maggio 1999, n. 153, sono apportate le seguenti modificazioni:

            a) l'articolo 10 è sostituito dal seguente:

        «Art. 10. – (Comitato di vigilanza). – 1. Presso il Ministero dell'economia e delle finanze è istituito il Comitato di vigilanza sulle fondazioni bancarie con le seguenti competenze:

            a) iniziativa autonoma di controllo e di monitoraggio qualitativo degli investimenti delle fondazioni con l'obiettivo di valutarne l'appropriatezza e la sostenibilità;

            b) iniziativa autonoma di controllo e di monitoraggio sulle attività delle fondazioni con l'obiettivo di valutarne la coerenza strategica progettuale con le esigenze del territorio e delle comunità di riferimento;

            c) potere di scioglimento del consiglio di amministrazione e del comitato di indirizzo delle fondazioni qualora siano accertate gravi criticità nella gestione;

            d) verifica del rispetto dell'incompatibilità in capo ai componenti delle fondazioni e dichiarazione di decadenza in caso di accertata incompatibilità.

      2. Il Comitato di vigilanza è nominato dal Ministro dell'economia e delle finanze ed è formato da cinque professionisti, esterni al Ministero dell'economia e delle finanze, di comprovata esperienza e competenza, per i quali non sussista alcun conflitto di interessi con la funzione assegnata.
      3. Il Comitato di vigilanza svolge la propria attività di controllo in autonomia e indipendenza e si avvale di esperti esterni, di comprovata capacità nel campo della valutazione strategica gestionale complessiva, nominati dal Ministro dell'economia e delle finanze, su indicazione del Comitato stesso.
      4. Per la sua attività il Comitato di vigilanza si avvale delle risorse strumentali ed economiche messe a sua disposizione dal Ministero dell'economia e delle finanze.
      5. Il Comitato di vigilanza ha l'accesso a qualsiasi informazione relativa all'attività delle fondazioni.
      6. Il Comitato di vigilanza trasmette annualmente al Ministro dell'economia e delle finanze una relazione generale sul sistema delle fondazioni, rilevando eventuali criticità e preponendo le adeguate soluzioni.
      7. Per ciascuna fondazione, il Comitato di vigilanza trasmette, altresì, al Ministro dell'economia e delle finanze una relazione annuale:

          a) sull'appropriatezza degli investimenti;

          b) sulla coerenza strategica progettuale delle attività;

          c) sull'eventuale presenza di situazioni di incompatibilità negli organi direttivi.

      8. La trasparenza dell'attività svolta dal Comitato di vigilanza è garantita mediante l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione»;

            b) l'articolo 11 è abrogato.