• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/05609 DI BIAGIO, MARINELLO, CONTE, ZIZZA, ASTORRE - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che: l'art. 62 del decreto-legge n. 1 del 2012 (convertito, con modificazioni, dalla legge...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05609 presentata da ALDO DI BIAGIO
giovedì 7 aprile 2016, seduta n.605

DI BIAGIO, MARINELLO, CONTE, ZIZZA, ASTORRE - Al Ministro dello sviluppo economico - Premesso che:

l'art. 62 del decreto-legge n. 1 del 2012 (convertito, con modificazioni, dalla legge n. 27 del 2012) ha attribuito all'Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm) competenza in materia di relazioni commerciali tra operatori della filiera agroalimentare, qualificando, altresì, come illeciti amministrativi una serie di condotte abusive poste in essere, nell'ambito di rapporti commerciali di cessione di prodotti agricoli e alimentari;

le modalità di applicazione del citato art. 62 sono state definite nel decreto di attuazione n. 199 del 2012, che, all'art. 4, comma 2, ha statuito che "Le disposizioni di cui all'art. 62, comma 2, del D.L 1/2012 (...) vietano qualsiasi comportamento del contraente che, abusando della propria maggior forza commerciale, imponga condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose";

tale disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari integra, specificatamente per il settore agroalimentare, le disposizioni di cui all'art. 9 della legge n. 192 del 1998 sull'abuso di dipendenza economica e attribuisce all'Autorità garante della concorrenza e del mercato il potere di sanzionare, come illecito amministrativo, quelle condotte unilaterali che, pur non essendo tecnicamente riconducibili ad un abuso di posizione dominante, rappresentino un indebito esercizio di potere contrattuale dal lato della domanda a danno dei fornitori;

la prima applicazione della normativa si è avuta con il provvedimento dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato nel caso Celox Trade Srl/Coop Italia-Coop Adriatica n. 25797, pubblicato sul Bollettino n. 49 del 2015, che ha portato alla luce un sistema di relazioni commerciali scorrette ad opera del cosiddetto "sistema COOP", secondo quanto si legge nel provvedimento citato il "sistema COOP" si articola su 3 livelli, partendo dalla base "1. i soci consumatori, riuniti in Cooperative di consumo, 2. le Cooperative di consumo, associate a Coop Italia, e 3. Il consorzio Coop Italia. Inoltre, è stato istituito un ulteriore livello organizzativo, intermedio tra le Cooperative di consumo e Coop Italia, rappresentato da due Consorzi distrettuali commerciali: Centrale Adriatica e Consorzio Nord-Ovest. Tali consorzi, a loro volta associati a Coop Italia, sono stati costituiti con l'obiettivo di centralizzare diverse funzioni delle associate, tra cui la logistica, gli acquisti e il marketing",

il consorzio Coop Italia seleziona, a livello centrale, per conto e nell'interesse delle cooperative associate, i fornitori di interesse nazionale e i fornitori di prodotti a marchio COOP, stipulando con essi il "contratto regolamentare dei rapporti tra fornitori, Coop Italia e imprese associate", con le disposizioni generali da applicare al rapporto di fornitura;

come emerso dall'istruttoria dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, "a valle del contratto regolamentare, che determina l'attivazione di un fornitore, Coop Italia definisce annualmente le condizioni commerciali della fornitura, che vengono riportate in lettere standard aventi ad oggetto 'Nostre forniture a Vostre associate' predisposte dal Consorzio e sottoscritte dal fornitore (che figura come mittente). Il contenuto di tali comunicazioni viene considerato e indicato da Coop Italia e Centrale Adriatica quale 'contratto e/o accordo commerciale' di fornitura annuale";

nel corso dell'istruttoria sarebbe emerso, altresì, che nel settore ortofrutticolo il prezzo di acquisto delle merci viene deciso da Coop Italia in più occasioni nel corso della stagione di fornitura, e più precisamente Coop Italia definisce i listini prezzi, aggiornandoli con cadenza anche settimanale ed in alcuni casi addirittura quotidiana e inserendoli in un'apposita piattaforma informatica;

a ciò si aggiunge che né Coop Italia a livello centrale né i consorzi distrettuali assumono alcun impegno nei confronti dei fornitori circa le quantità di merce da ordinare, così che le decisioni sulla quantità di merce da acquistare vengono assunte nel corso della stagione di fornitura in base alle esigenze di rifornimento quotidiane delle singole cooperative;

nel corso della stagione di fornitura, inoltre, vengono richiesti ai fornitori ulteriori sconti sul prezzo di listino, in relazione alle promozioni previste dal "piano promozionale nazionale", tali sconti si sommano a quelli già previsti all'interno del contratto commerciale, comportando ulteriori ribassi sul prezzo di listino di entità compresa da un minimo del 15 per cento ad un massimo del 25 per cento;

da quanto è emerso dall'istruttoria dell'Autorità, in caso di contestazione di tali condizioni, oggettivamente vessatorie per i fornitori, il rapporto commerciale viene unilateralmente e ingiustificatamente interrotto;

il "sistema Coop" si fa dunque lecito applicare tali condizioni, facendo leva sulla propria posizione di forza rispetto ai fornitori;

nel caso di specie, cui si riferisce il primo provvedimento, emesso in materia dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, la sostanziale risoluzione unilaterale del rapporto, senza alcun ragionevole preavviso, ha comportato per l'azienda coinvolta un grave pregiudizio, non avendo potuto la stessa ricollocarsi sul mercato;

è di tutta evidenza come questo non sia un caso isolato e d'altronde la stessa Autorità nel 2010 aveva intrapreso una "Indagine conoscitiva sul settore della grande distribuzione organizzata", conclusasi dopo 3 anni e pubblicata nel Bollettino dell'Agcm n. 31 del 2013, con la quale si denunciavano problemi legati all'estrema debolezza dei fornitori e una serie di pratiche commerciali scorrette poste in essere da alcuni distributori che abusavano della loro posizione di forza;

sulla scorta di tali fatti è senz'altro necessario un approfondimento ed un'indagine che faccia emergere tali condotte scorrette da parte dei distributori e agevoli le denunce da parte di quei fornitori e soggetti comunque facenti parte della filiera protetta dalla normativa, che rimangono invece silenti, per timore di perdere i contratti di fornitura;

deve implementarsi il ricorso allo strumento di cui all'art. 62 citato, che permetta all'Autorità di intervenire per la protezione dell'interesse pubblico rappresentato dal corretto assetto concorrenziale del mercato quando le relazioni commerciali di natura verticale tra GDO (grande distribuzione organizzata) e fornitori producano indirettamente effetti negativi apprezzabili su tale assetto protettivo dei soggetti facenti parte della filiera;

le problematiche segnalate dalla pronuncia dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato non riguardano solo il "sistema Coop", ma più in generale tutto il sistema della grande distribuzione, con particolare riferimento ai contratti e alla definizione dei listini;

i contratti tra GDO e fornitori/filiera sono solo apparentemente frutto di un accordo tra le parti, ma sostanzialmente le condizioni vengono di fatto imposte, anche in corso d'opera, dal soggetto contrattualmente "forte" ai fornitori, senza che questi ultimi riescano poi a sottrarvisi o ad incidere sui termini del contratto stesso;

servirebbe un'omogeneizzazione dei contratti che prima della loro entrata in vigore venissero certificati e validati da un organismo terzo;

con riferimento al listino dei prezzi, lo stesso dovrebbe essere concordato tra le parti e avere una validità temporale oltre ad essere vincolante e non sindacabile, ciò in quanto nella pratica il listino è rispettato rigorosamente con mercato crescente, mentre viene disatteso regolarmente con mercato calante a causa degli arbitrari abbassamenti di listino, da parte del cliente GDO senza alcun preavviso;

detto ciò, non è certamente auspicabile un sistema di rapporti commerciali che, per la loro corretta regolamentazione, debba ricorrere ripetutamente all'autorità piuttosto che ai tribunali, ma la ratio sottesa alla disposizione di cui all'art. 62 dovrebbe essere quella di essere da stimolo all'instaurazione di un modello di concorrenza tra fornitori e distributori, a qualunque livello, che sia fondato su basi di correttezza e trasparenza;

l'esigenza quindi della filiera composta da tutti i soggetti produttori primari ed operatori commerciali di secondo livello, che molto spesso fungono anche da selezionatori della qualità e certificatori dei prodotti "a marchio" del commercializzatore organizzato finale è quella di vedere vigilata la filiera attraverso un soggetto istituzionale che si rapporti anche con le organizzazioni di categoria e che funga da collettore delle varie segnalazioni ancora molto spesso in fase embrionale, ma che denotino evidenti aspetti patologici lesivi della normativa di cui all'art. 62 del decreto di attuazione n. 199 del 2012;

tali segnalazioni di malessere, ancora allo stato embrionale, devono consentire al soggetto segnalante sia di non esporsi al rischio dell'esclusione dal mercato, sia di vedere non solo sanzionate le condotte in violazione della norma, ma soprattutto prevenute tali condotte, così che il comportamento, posto in essere, non solo non debba essere sofferto dal soggetto leso, ma anche inibito immediatamente dal sistema di controllo preventivo appositamente creato a salvaguardia dei soggetti tutelati dalla normativa citata,

si chiede di sapere se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle problematiche indicate e quali iniziative intenda intraprendere, affinché sia data effettiva applicazione a quanto disposto dall'art. 62 del decreto-legge n. 1 del 2012, al fine di instaurare e diffondere un sistema di rapporti commerciali tra fornitori e distributori a qualunque livello, improntato alla correttezza e trasparenza, anche attraverso presìdi a carattere preventivo, che consentano l'intervento ispettivo ed inibitorio sin dal primo significativo sintomo patologico e non solo a scopo sanzionatorio della condotta già sofferta dal soggetto leso.

(4-05609)