• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
C.4/02767 il 24 novembre 2013 il quotidiano Il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo di Sergio Rizzo intitolato «Una tassa chiamata ACI: 191 milioni ogni anno per un registro inutile» in cui si...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-02767presentato daPRODANI Aristesto diLunedì 2 dicembre 2013, seduta n. 129

PRODANI, ROSTELLATO, CURRÒ, MUCCI, BUSINAROLO, CRISTIAN IANNUZZI, GRANDE, GADDA e DA VILLA. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della giustizia, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro per gli affari regionali e le autonomie . — Per sapere – premesso che:
il 24 novembre 2013 il quotidiano Il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo di Sergio Rizzo intitolato «Una tassa chiamata ACI: 191 milioni ogni anno per un registro inutile» in cui si ripercorrono le vicende legate al pubblico registro automobilistico (PRA) e agli sprechi dell'Automobile club Italia (ACI);
quest'ultimo ha una duplice natura giuridica che, oltre a rendere poco chiari i bilanci di esercizio, risulta essere poco funzionale per una struttura divenuta ormai fuori controllo;
l'ACI infatti è una federazione sportiva a carattere pubblico istituita all'inizio del novecento – riconosciuta dal CONI (da cui ha ricevuto circa un milione di euro in conto esercizio per il 2013) e collegata alla Fédération Internationale de l'Automobile (FIA) – con l'obiettivo di favorire lo sviluppo dello sport automobilistico in Italia, di associare gli automobilisti e di organizzare manifestazioni sportive;
inoltre l'Automobile club Italia è anche un ente pubblico non economico, su cui esercita la vigilanza il Ministero della giustizia, la cui attività principale riguarda la gestione del pubblico registro automobilistico e l'acquisizione dei relativi tributi (il bollo auto), oltre la fornitura di numerosi servizi rivolti sia ai propri soci che alla generalità degli automobilisti;
Rizzo ricorda che l'iscrizione al pubblico registro automobilistico è stata duramente contestata negli ultimi anni e il registro è stato oggetto di due tentativi di abolizione (nel 2000 e nel 2007) da parte del Ministro per le attività produttive pro tempore Pier Luigi Bersani, visto che dal 1992 era divenuto «un'inutile doppione degli elenchi della Motorizzazione civile»;
per la riscossione del bollo auto l'ACI ha incassato, nel 2012, 41 milioni di euro che si sommano ai 191 legati alla gestione del pubblico registro automobilistico e ai 14 milioni di ricavi «diversi» dalle amministrazioni statali e dalle regioni per i servizi di informazione sulla mobilità, per un fatturato pubblico totale di 246 milioni. Questa somma costituisce l'84,8 per cento delle entrate complessive pari a 290 milioni di euro;
le entrate «private» sono legate alla miriade di controllate come la Sara assicurazioni cui fanno capo ben nove ulteriori partecipazioni. Tra queste spiccano le seguenti: 21 per cento di Valtur, 10 per cento della società finanziaria Zenit, 87 per cento della Ala assicurazioni, 100 per cento della Sara vita, una piccola quota in Nomisma;
l'ACI nazionale controlla, tra l'altro: ACI informatica, branca a cui era stata assegnata la gestione del costosissimo sito turistico nazionale Italia.it «protagonista di innumerevoli disavventure»; ACI Consult, impresa di progettazione, studi e consulenze; ACI Vallelunga, la società proprietaria dell'autodromo di Vallelunga nei pressi di Roma; ACI Global, azienda che fornisce «assistenza tecnica ai veicoli e assistenza sanitaria alla persona»; ACI Progei, immobiliare; ACI sport, società sportiva; Ventura, un'agenzia di viaggi; ACI Mondadori, la joint venture al 50 per cento con la nota casa editrice, che da sola è in perdita di 257mila euro;
a queste controllate, ricorda il giornalista de Il Corriere della Sera, se ne aggiungono ulteriori legate alle ACI provinciali, un vero microcosmo spesso in passivo;
la crisi del mercato dell'auto ha messo a nudo il peso della struttura elefantiaca dell'ACI: tremila dipendenti, 106 strutture provinciali e una miriade di società controllate;
l'ACI è sfuggita alla lente governativa della «spending review» finalizzata in primis a contenere la spesa pubblica, a garanzia dell'obiettivo costituzionale del pareggio di bilancio, mentre sorprendono gli stipendi d'oro dei manager;
riguardo a questi ultimi, Rizzo ricorda che più volte è intervenuta la Corte dei Conti con proprie determinazioni (come la 2/2012) in cui sono state evidenziate alcune irregolarità contabili oltre alla vistosa entità di certi emolumenti dei vertici;
è questo il caso del segretario generale Ascanio Rozera – da 41 anni dipendente dell'ACI, che guadagna circa 300 mila euro annui – e del presidente Angelo Sticchi Damiani, pagato 236 mila euro l'anno;
proprio Sticchi Damiani è stato nominato ai vertici dell'ente, come riportato da un articolo pubblicato da Il Fatto quotidiano l'8 giugno 2012, alla vigilia di una sentenza della Corte dei conti che l'ha condannato in primo grado a pagare 21.986 euro per un presunto danno erariale arrecato proprio all'ACI per il caso di alcune sponsorizzazioni relative ai campionati automobilistici italiani di alcuni anni fa;
la magistratura contabile nella relazione inviata al Parlamento il 20 gennaio 2012 sulla gestione finanziaria dell'ACI per gli esercizi dal 2008 al 2010 e dei 106 Club provinciali e locali per gli esercizi dal 2007 al 2009, ha messo in evidenza «l'eccessivo intervallo temporale intercorso fra la chiusura di ogni esercizio e l'approvazione del consolidato, peraltro mancante dei dati contabili di alcuni club locali»;
sui consuntivi dei club locali, la Corte dei Conti ha posto l'attenzione sull'incremento «sia del numero dei club in situazione di sofferenza finanziaria e patrimoniale, sia dei relativi disavanzi, oltre che il sostanziale peggioramento dei risultati di esercizio delle società collegate e controllate», invitando gli organi di amministrazione ad «adottare adeguati piani di risanamento volti a realizzare un maggior equilibrio gestionale»;
è necessario e doveroso, in un periodo di crisi economica come quello attuale, contenere le spese legate alle funzioni pubbliche e rivedere l'assetto organizzativo dell'ACI –:
se il Governo intenda proporre una seria «spending review» per la struttura dell'ACI, in modo da ridurre gli sprechi di danaro pubblico, spesso utilizzato per coprire i passivi delle società controllate;
se s'intendano adottare tutte le iniziative idonee per sopprimere il pubblico registro automobilistico, inutile doppione degli elenchi della Motorizzazione civile;
se non sia il caso di assumere iniziative per rivedere l'assetto organizzativo dell'ACI nella sua veste di ente pubblico non economico, riordinando anche gli uffici periferici;
se non sia opportuno assumere iniziative normative affinché l'attività sportiva automobilistica sia separata e gestita in modo autonomo. (4-02767)