• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.4/12826    in questi giorni è iniziata l'attività di disboscamento e scavo relativo al progetto «Derivazione delle Falde del Medio Brenta all'interno del Modello Strutturale degli Acquedotti del...



Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-12826presentato daCAMANI Vanessatesto diMercoledì 13 aprile 2016, seduta n. 607

   CAMANI, MIOTTO, NARDUOLO, NACCARATO, ROSTELLATO e ZAN. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare . — Per sapere – premesso che:
   in questi giorni è iniziata l'attività di disboscamento e scavo relativo al progetto «Derivazione delle Falde del Medio Brenta all'interno del Modello Strutturale degli Acquedotti del Veneto (MOSAV) e dello Schema Acquedotti Veneto Centrale (SAVEC)», nei pressi e nel letto del medio corso del fiume Brenta, destando fondati timori sia fra i cittadini che fra gli amministratori;
   nel corso degli ultimi decenni, il medio corso del Brenta (fra Bassano e Padova) è stato sottoposto all'escavazione di milioni di tonnellate di ghiaia, che hanno portato a rilevanti modifiche morfologiche e a gravi scompensi e rischi di dissesto ambientale;
   tra i vari interventi, si annovera anche la creazione del cosiddetto bacino Giaretta, sulla sponda destra del Brenta in località Camazzole (comune di Carmignano, Padova), un'enorme depressione profonda fino a 15 metri ed estesa per 90 ettari costruita negli anni 1986-88 con la motivazione di creare una vasca di laminazione, peraltro mai autorizzata come tale dall'autorità di bacino, che non ha però mai visto realizzare il completamento delle sponde arginali, e che, di fatto, ha sconvolto l'assetto idrogeologico dell'area, senza portare alcun vantaggio dal punto di vista della sicurezza idraulica;
   negli ultimi anni poi sono state proposte nuove attività di modifica morfologica del corso del Brenta, di diversa natura: scavo di nuovi pozzi per il prelievo di acqua dolce in falda; rafforzamento degli argini, ma con il prelievo «a compensazione» di ulteriore materiale; interventi per favorire la ricarica della falda;
   tali interventi, specialmente quelli di escavazione dei pozzi per il prelievo di acqua dolce, hanno conosciuto nelle ultime settimane una forte accelerazione, con l'idea di aumentare i prelievi direttamente dalla falda, con l'obiettivo di rifornire gli acquedotti della bassa pianura veneta, recentemente minacciati dalla presenza di inquinanti chimici;
   in particolare, desta perplessità la costruzione di cinque nuovi pozzi in alveo del Brenta in comune di Carmignano, per la cui protezione si prevede l'escavazione in alveo di circa centomila metri cubi di materiale, dato che quattro nuovi pozzi a ovest, fuori alveo – già previsti e autorizzati – porteranno a un prelievo di 950 litri/secondo a regime se dimostrabile, mentre i quattro pozzi già esistenti, gestiti dalla società Etra, prelevano già 800 l/s. I lavori per la costruzione di tali pozzi in alveo sono iniziati in questi giorni, destando allarme fra i cittadini e gli amministratori;
   negli ultimi mesi i rappresentanti del Gruppo ambiente di Carmignano e del Comitato «Giù le mani dal Brenta» hanno sottoposto all'attenzione del Ministero dell'ambiente, della regione Veneto, delle amministrazioni provinciali di Padova e Vicenza, del Consorzio di bonifica Brenta, del Consiglio di bacino Brenta, dei sindaci del territorio interessato e dell'Arpav numerose osservazioni e richieste di chiarimento in merito ai progetti della regione Veneto per la realizzazione di nuovi pozzi a Carmignano di Brenta;
   per quanto riguarda il progetto di difesa della sponda sinistra del Brenta, tra Cittadella, Carmignano e Fontaniva (tutti comuni siti in provincia di Padova), che prevede l'escavazione di circa 600 mila metri cubi di ghiaia a compensazione per la realizzazione di un argine di circa 600-700 metri, si evidenzia che l'intervento porterebbe a un sistematico abbassamento dell'area, in alcuni punti anche di quattro metri e mezzo, esteso da argine ad argine per qualche chilometro di lunghezza; ciò significa che tutto quello che c’è all'interno degli argini – golene, aree verdi, habitat fluviale, habitat faunistico e floreale – dovrebbe essere completamente spianato. L'ingente materiale dovrebbe essere trasportato fuori dagli argini del Brenta con l'impiego di decine di migliaia di camion e lungo una viabilità inadeguata con conseguente inquinamento ambientale;
   nel contempo, non si vede traccia di interventi sulla sponda destra del Brenta, a difesa del comune di Carmignano, che – particolarmente nella succitata località Camazzole, sul lato nord-est del bacino Giaretta – risulta fortemente indebolita, come risulta anche dalle note dell'autorità di bacino del 28 marzo 2001 e precedenti;
   sembrerebbe, invece, più ragionevole, nel caso specifico, prima di scavare nuovi pozzi in alveo, valutare l'effetto sulla falda dei già previsti nuovi pozzi costruiti extra-alveo e garantire il previsto Progetto di rimpinguamento della falda;
   va tenuto conto della grande rilevanza che il fiume Brenta occupa nell'idrografia e nell'assetto idrogeologico della pianura Padano-Veneta –:
   quali iniziative il Ministro interrogato intenda porre in atto per quanto di competenza, per:
    a) garantire il giusto equilibrio fra le esigenze di approvvigionamento idrico della bassa pianura veneta, il mantenimento del livello di falda nell'alta pianura e la protezione dell'ambiente fluviale del medio corso del Brenta;
    b) accelerare le opere di messa in sicurezza degli argini del medio corso del Brenta, evitando nel contempo che, con la scusa di interventi di protezione, si realizzino con il metodo della compensazione ulteriori e devastanti escavazioni di ghiaia, che rischiano di causare danni maggiori rispetto a quelli che si vorrebbero evitare. (4-12826)