• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/08406    secondo il documento «Linee guida per la regolazione dei processi di sostegno e allontanamento del minore», redatto dal Consiglio nazionale degli assistenti sociali nel 2010, il ricorso...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-08406presentato daBECHIS Eleonoratesto diLunedì 18 aprile 2016, seduta n. 608

   BECHIS. — Al Ministro della giustizia. — Per sapere – premesso che:
   secondo il documento «Linee guida per la regolazione dei processi di sostegno e allontanamento del minore», redatto dal Consiglio nazionale degli assistenti sociali nel 2010, il ricorso all'articolo 403 del codice civile deve avvenire solo quando sia esclusa la possibilità di altre soluzioni e sia accertata la condizione di assoluta urgenza e di grave rischio per il minore, che richieda un intervento immediato di protezione e nella relazione indirizzata alla procura minorile o al tribunale per i minorenni debbano essere esposti in maniera distinta gli elementi descrittivi da quelli valutativi e siano indicati gli interventi che sono stati posti in essere, ove possibile, per evitare l'allontanamento;
   esponendo cronologicamente i fatti giudiziari di un caso emblematico di una bambina allontanata dalla propria famiglia, è evidente il vuoto normativo relativo all'applicazione dell'articolo 403 del codice civile e l'eccessivo potere di deroga introdotto con l'articolo 2, comma 3, della legge n. 184 del 1993;
   in ottemperanza all'articolo 403, in data 19 marzo 2012, i carabinieri della stazione del comune di Marcellina hanno accompagnato l'assistente sociale, dottoressa Rossi Rita al fine di verificare le condizioni di vita e ambientali di una minore, nata a novembre del 2003, la quale non risultava a tale data iscritta a scuola;
   nella comunicazione del 20 marzo 2012 redatta dalla suddetta dottoressa Rossi, recante oggetto «comunicazione rif. Fascicolo n. 721/2012», Prot. 1982/2012» indirizzata alla procura della Repubblica e posta alla cortese attenzione del dottor Paolella Carlo, viene resocontato l'esito della visita effettuata il giorno precedente: «Accompagnata quindi dai carabinieri della Stazione del Comune di Marcellina il Servizio sociale ha potuto riscontrare che la bambina vive in (indirizzo) ma con certezza il proprietario dell'appartamento che abita sopra riferiva che il padre della bambina era al lavoro che la mamma e la minore erano in casa. La donna però non ha aperto la porta né ai carabinieri e né alla scrivente. I vicini di casa riferiscono che la bambina esce con difficoltà dall'abitazione perché sostengono che la signora ha paura che possono portargliela via che possa essere rapita che le possa succedere qualche cosa che la donna ha paura di ogni piccolo insetto o animale quindi non apre mai le imposte dell'abitazione e quindi la bambina vive maggiormente all'interno della propria abitazione si presume al buio»;
   in data 18 aprile 2012 uno dei vicini di casa della famiglia, venuto a conoscenza di quanto riportato dalla dottoressa Rossi Rita nella suddetta comunicazione del 20 marzo, con propria dichiarazione autografa ha affermato che né lui né la moglie hanno mai detto alla dottoressa Rossi quanto affermato nella relazione del 20 marzo 2012;
   in data 20 marzo 2012, il pubblico ministero dottor Paolella Carlo, sulla base di un'informativa della stazione del Comando dei carabinieri di Castel Madama in Vicovaro del 30 dicembre 2011 e della sopracitata comunicazione, chiese al presidente del tribunale l'apertura di un procedimento a tutela dei minori con verifica della potestà genitoriale di entrambi i genitori, e l'adozione di provvedimenti urgenti;
   in data 27 marzo 2012 venne stilata dalla dottoressa Rossi Rita la «Relazione di aggiornamento Fascicolo n. 721/2012», prot. 2163/12, in cui si attesta che in data 20 marzo 2012 della stessa si recò nuovamente presso l'abitazione della minore con i carabinieri del Comando di Marcellina, rilevando che la madre della minore dichiarava di non essere stata in casa il giorno prima poiché era andata a Roma e ha raccolto la volontà della madre della minore di rendersi disponibile a recarsi subito a scuola al fine di iscrivere la figlia. Al termine della visita effettuata insieme ai carabinieri nella relazione risulta che, tornata in ufficio, la dottoressa Rossi era stata contattata dalla procura dei minorenni alla quale ha ribadito che era dovere del servizio sociale prelevare la bambina dalla propria abitazione per evitare che potessero di nuovo cambiare domicilio e non essere rintracciati e, in seguito a tale telefonata la dottoressa Rossi si era recata nuovamente presso l'abitazione della minore accompagnata da due vigilesse e ha proceduto, applicando l'articolo 403 del codice civile, all'allontanamento della stessa;
   in data 30 marzo 2012, presso il tribunale per i minorenni di Roma, il collegio composto da dottoressa Carmela Cavallo (presidente), dottoressa Angela Rivellese (giudice), dottoressa Sabrina Avakian (giudice onorario) e il dottor Aurelio Proietti (giudice onorario), sulla base dei documenti sopra esposti, ha disposto la sospensione della potestà genitoriale di entrambi i genitori della minore, oltre all'immediato allontanamento della stessa e il suo collocamento in idonea struttura;
   è potenzialmente dannoso per il benessere dei minori che l'attuale procedura di allontanamento permetta di giungere a decisioni tanto gravi senza aver avviato adeguati interventi di sostegno alla famiglia, e soprattutto per cause imputabili a quelle che potrebbe rivelarsi per l'interrogante scarsa professionalità ed etica deontologica da parte di alcuni assistenti sociali che compilano relazioni in cui vengono riportate dichiarazioni non verificabili o per evitare un cambio di domicilio da parte di genitori sottoposti a verifica della potestà genitoriale –:
   se il Ministro interrogato non ritenga opportuno valutare l'eventualità di intraprendere immediate iniziative di carattere normativo, al fine di garantire il benessere dei minori e nello specifico di definire delle linee guida per la regolazione dei processi di sostegno e allontanamento dei minori che siano maggiormente vincolanti. (5-08406)