• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

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Atto a cui si riferisce:
S.3/02796 DE PIETRO, SIMEONI, ORELLANA, FUCKSIA, CAMPANELLA, BOCCHINO, MOLINARI, VACCIANO, BIGNAMI, BENCINI, CASALETTO, Maurizio ROSSI, MINEO, DE PETRIS - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del...



Atto Senato

Interrogazione a risposta orale 3-02796 presentata da CRISTINA DE PIETRO
giovedì 21 aprile 2016, seduta n.612

DE PIETRO, SIMEONI, ORELLANA, FUCKSIA, CAMPANELLA, BOCCHINO, MOLINARI, VACCIANO, BIGNAMI, BENCINI, CASALETTO, Maurizio ROSSI, MINEO, DE PETRIS - Ai Ministri dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare e della salute - Premesso che:

domenica 17 marzo 2016, si è verificato uno sversamento di migliaia di litri di greggio dall'oleodotto Iplom che da Multedo, passando da Fegino, scorre sino a Busalla (tutti in provincia di Genova);

secondo una nota rilasciata dalla Iplom, la fuoriuscita di greggio in Valpolcevera sarebbe avvenuta a seguito della rottura di una tubazione interrata dell'oleodotto che collega la raffineria di Busalla e l'incidente sarebbe avvenuto mentre era in corso il trasferimento di greggio da una nave nel porto Petroli di Multedo;

la conduttura esplosa ha scaricato nel torrente Pianega almeno 680.000 litri di petrolio greggio, che da lì si sono riversati nel rio Fegino e poi nel Polcevera;

nonostante le panne di contenimento allestite dai Vigili del fuoco, gran parte della quantità degli idrocarburi fuoriusciti è arrivata in mare;

l'impianto è stato posto sotto sequestro, il sostituto procuratore presso la procura di Genova, Alberto Landolfi, ha aperto un'indagine per disastro colposo e le indagini sono state affidate all'Arpal (Agenzia per la protezione dell'ambiente ligure);

come riportato dai media, il Presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, durante il sopralluogo con l'assessore all'ambiente, Giacomo Giampedrone, sul luogo dello sversamento di greggio, ha dichiarato che questa non è solo un'emergenza regionale, ma nazionale, visto il danno ambientale e serviranno fondi straordinari;

considerato che:

come emerso da interviste al personale intervenuto e alla popolazione, sembrerebbe che la Iplom non si sia inizialmente resa conto dell'incidente e che la stessa ne sia venuta a conoscenza solo perché avvertita dalle squadre d'intervento;

quanto riportato risulta anche essere in contrasto con quanto stabilito dalla scheda di sicurezza sul petrolio greggio della Iplom stessa che, a pag. 7, afferma: "in caso di sversamenti di grande entità avvertire i residenti delle aree sottovento"; nella realtà l'intervento dei tecnici dell'azienda sarebbe avvenuto con colpevole ritardo e soprattutto sono stati gli abitanti ad avvertire i Vigili del fuoco e gli altri organi di soccorso e questi a loro volta ad avvertire la Iplom;

risulta invece che la Iplom, per un considerevole lasso di tempo dopo l'incidente, abbia continuato il pompaggio di greggio, nonostante la rottura dell'oleodotto;

emergerebbe una grave e colpevole carenza di efficaci meccanismi di sicurezza in relazione al sistema di controllo e monitoraggio dell'oleodotto, che, a fronte della rottura, avrebbe dovuto in automatico interrompere il flusso di greggio e dare l'allarme agli operatori di sala controllo;

risultano inoltre ancora non chiare le cause della rottura della tubatura, probabilmente si è trattato di un cedimento strutturale della tubatura, a causa della sua vetustà, essendo stata posata diversi decenni fa;

la tubazione risulta sottoposta ad una pressione notevole: infatti le pompe di rilancio devono vincere il dislivello tra Fegino e Busalla (circa 350 metri) e la distanza di circa 20 chilometri, il tutto a una pressione di diverse decine di bar (atmosfere);

l'oleodotto avrebbe dovuto essere munito di valvole di sezionamento poste a intervalli regolari, in grado di intervenire in automatico in caso di guasti, al fine di minimizzare le fuoriuscite di greggio e, in ogni caso, la Iplom avrebbe dovuto garantire verifiche regolari dello stato di conservazione della tubazione con un controllo dello spessore delle pareti per tutta la sua lunghezza;

inoltre è ben noto che gli oleodotti dovrebbero essere dotati di doppia tubazione, in analogia a quanto previsto nelle raffinerie, allorquando attraversino centri abitati o zone ad alto valore ecologico, a iniziare da quelli posati in opera da più tempo;

considerato inoltre che:

la definizione "rischio di incidente rilevante" indica la probabilità che da un impianto industriale che utilizza determinate sostanze pericolose derivi, a causa di fenomeni incontrollati (emissione, incendio, esplosione), un pericolo per la salute umana o per l'ambiente, all'interno o all'esterno dello stabilimento;

nel 1982 la Comunità europea adottò una prima disciplina studiata per prevenire i "rischi di incidenti rilevanti connessi con determinate attività industriali", conosciuta come "Direttiva Seveso" (direttiva 82/501/CEE), in memoria del tragico incidente del 1976, avvenuto nel comune di Seveso (in provincia di Monza e Brianza);

tale disciplina comunitaria ha visto vari aggiornamenti: il 4 luglio 2012 è stata emanata la direttiva 2012/18/UE (cosiddetta Seveso III) sul controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose. Il provvedimento ha sostituito, da giugno 2015, le direttive 96/82/CE, recepita in Italia con il decreto legislativo n. 334 del 1999, e 2003/105/CE, recepita con il decreto legislativo n. 238 del 2005 (cosiddetto Seveso II);

la direttiva Seveso III è stata quindi recepita a livello nazionale attraverso il decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105;

l'articolo 2 del decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105 prevede specifiche esclusioni, in relazione a diverse classi di impianto ed attività che vanno dallo stoccaggio di gas in siti sotterranei offshore, agli stabilimenti che non raggiungono le soglie quantitative di sostanze indicate ("sotto soglia");

in particolare la lettera d) del citato articolo prevede che quanto disposto non si applichi "al trasporto di sostanze pericolose in condotte, comprese le stazioni di pompaggio al di fuori degli stabilimenti soggetti al presente decreto", in tal modo gli oleodotti risultano esclusi dalla sfera di applicabilità della prevista disciplina;

valutato inoltre che:

all'interno dell'ordinamento italiano, la protezione dell'ambiente è riconosciuta come un interesse diretto della collettività e il danno all'ambiente risulta perpetrato nei confronti dello Stato e degli enti territoriali: viene dunque stabilito un obbligo al risarcimento in relazione a qualunque fatto doloso o colposo che, in violazione di legge o di provvedimenti adottati in base alla legge, comprometta l'ambiente;

in base a quanto disposto dal codice civile (articoli 2043, 2050), dal codice penale (articolo 185) e ai sensi della legge 31 dicembre 1982 n. 979, recante "Disposizioni per la difesa del mare" (artt. 12, 21), la Iplom risulta tenuta a rimediare all'inquinamento provocato e a rimuoverne, a proprie spese, tutte le conseguenze,

si chiede di sapere:

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti descritti;

quali siano le rispettive valutazioni in merito al potenziale pericolo per la salute dei cittadini, all'entità del danno ambientale perpetrato e all'opportunità della dichiarazione dello stato d'emergenza;

quali iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano intraprendere per accertare le responsabilità dei soggetti coinvolti nell'incidente e garantire che la società Iplom rimedi, a proprie spese, alle conseguenze provocate dallo sversamento, valutando le condizioni per una tempestiva richiesta di risarcimento;

quali iniziative, nell'ambito delle rispettive competenze, intendano assumere al fine di garantire che siano dedicate adeguate risorse per arginare tempestivamente il grave danno ambientale avvenuto;

se non reputino necessario e urgente attuare un'approfondita verifica rispetto alla qualità della bonifica già operata sul territorio inquinato;

se non ritengano necessario valutare l'opportunità di promuovere la modifica del decreto legislativo 26 giugno 2015 n. 105, in particolare della previsione di cui alla lettera d) dell'articolo 2, in modo tale che il trasporto di sostanze pericolose in condotta, comprese le stazioni di pompaggio al di fuori degli stabilimenti soggetti al decreto, ricadano nell'ambito di applicazione della disciplina generale.

(3-02796)