• Testo RISOLUZIONE CONCLUSIVA

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Atto a cui si riferisce:
C.8/00029 Risoluzione conclusiva 8-00029presentato daBRUNO BOSSIO Vincenzatesto diMercoledì 4 dicembre 2013 in Commissione IX (Trasporti) 7-00120 Bruno Bossio: Sugli interventi a tutela...



Atto Camera

Risoluzione conclusiva 8-00029presentato daBRUNO BOSSIO Vincenzatesto diMercoledì 4 dicembre 2013 in Commissione IX (Trasporti)

7-00120 Bruno Bossio: Sugli interventi a tutela dell'utilizzo per finalità di interesse generale delle reti, degli impianti, dei beni e dei rapporti di rilevanza strategica nel settore delle comunicazioni.
7-00124 Biasotti: Sugli interventi a tutela dell'utilizzo per finalità di interesse generale delle reti, degli impianti, dei beni e dei rapporti di rilevanza strategica nel settore delle comunicazioni.
7-00146 Romano Paolo Nicolò: Sugli interventi a tutela dell'utilizzo per finalità di interesse generale delle reti, degli impianti, dei beni e dei rapporti di rilevanza strategica nel settore delle comunicazioni.

RISOLUZIONE APPROVATA DALLA COMMISSIONE

La IX Commissione,
premesso che:
le telecomunicazioni rappresentano un settore strategico per lo sviluppo economico del Paese, tenuto anche conto che autorevoli studi hanno documentato l'effetto moltiplicatore sul prodotto interno lordo degli investimenti per le reti di nuova generazione in fibra;
i miglioramenti tecnologici nel medesimo settore avvenuti di recente, hanno inoltre ridotto il cosiddetto «attrito della distanza», ovvero l'ostacolo che la distanza oppone alle comunicazioni e agli scambi, avvicinando molte aree del sud del mondo, in un processo di globalizzazione inarrestabile e consolidatosi nel corso degli ultimi decenni;
l'Italia, come documentato dalla Commissione europea, ha accumulato un forte ritardo nei confronti degli altri Paesi europei per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi posti dall'Agenda digitale europea, recepiti nell'ordinamento nazionale attraverso la legge n. 35 del 4 aprile 2012;
il gruppo Telecom Italia, con oltre 80 mila dipendenti è il principale operatore di comunicazioni elettroniche, titolare delle infrastrutture della rete di accesso che rappresenta una sorta di monopolio naturale, anche perché nel nostro Paese non sono state sviluppate reti televisive via cavo che in altri contesti europei rappresentano, invece, una soluzione alternativa e più economica per la fornitura ai clienti finali di servizi innovativi a banda ultralarga;
Il gruppo Telecom Italia, che detiene la proprietà della rete di accesso, oltre ad essere il principale operatore telefonico del Paese, è uno dei principali attori del mercato finanziario nazionale;
il valore della rete nazionale posseduta da Telecom Italia si aggira tra gli 8 e i 16 miliardi di euro ed è composta da 110 milioni di chilometri in rame e 4,1 milioni di chilometri in fibra ottica;
per quanto concerne la rete wireless Telecom Italia registra un patrimonio il cui valore oscilla tra i 500 milioni e il miliardo di euro, con 12 mila antenne Tim;
nel corso dell'audizione informale dell'amministratore delegato del gruppo Telecom Italia tenutasi presso la IX Commissione della Camera dei deputati in data 27 novembre 2013, questi ha fatto presente che il gruppo Telecom Italia genera un fatturato annuo di 23,6 miliardi di euro, di cui 16,2 in Italia, realizza 4,4 miliardi di euro di investimenti, di cui 3 in Italia, produce una cassa operativa pari a 5,3 miliardi di euro, di cui 4,9 miliardi in Italia e destina alla spesa per interessi sul debito un importo pari a 1,8 miliardi di euro su base annua;
l'amministratore delegato di Telecom Italia ha fatto presente altresì, che l'impegno finanziario contenuto nel Piano industriale 2014-2016 prevede la conferma di un volume totale di investimenti superiore a 9 miliardi di euro in Italia, con 3,4 miliardi dedicati alle tecnologie più innovative per lo sviluppo delle reti e dei servizi di nuova generazione e precisamente 2 miliardi per lo sviluppo della banda ultralarga su rete fissa e di nuove connessioni internazionali in fibra, 900 milioni per la banda ultralarga mobile e 500 milioni di euro per la realizzazione di nuovi data center e di soluzioni cloud computing;
sulla base delle risultanze del libro dei soci, delle comunicazioni effettuate alla Consob e alla società ai sensi dell'articolo 120 del decreto legislativo n. 58 del 24 febbraio 1998 e di altre informazioni a disposizione, l'azionariato di Telecom Italia, prima dell'accordo del 24 settembre, vedeva Telco s.p.a. come il principale azionista di Telecom con una partecipazione pari al 22 per cento delle azioni;
il capitale di Telco era suddiviso in due categorie: azioni A che rappresentavano il 53,82 per cento del capitale azionario posseduto dagli investitori italiani tra i quali, emergevano, Generali, Mediobanca e Intesa e azioni B che rappresentavano il 46,18 per cento del capitale sociale posseduto da Telefónica;
tutti gli azionisti Telco erano soggetti ad un patto parasociale, firmato in data 28 aprile 2007, che prevedeva il conferimento di tutte le partecipazioni possedute alla stessa Telco;
il 24 settembre 2013 i soci di Telco, Generali, IntesaSanpaolo, Mediobanca e Telefónica hanno concluso un accordo che modifica il patto parasociale di cui sopra che si articola in due fasi. La prima fase prevede la sottoscrizione da parte di Telefónica di un aumento di capitale in Telco pari al 66 per cento. La seconda fase prevede la sottoscrizione da parte di Telefónica di un ulteriore aumento di capitate sociale Telco di 117 milioni di euro, aumentando la partecipazione di Telefónica in Telco da 66 per cento al 70 per cento. L'accordo prevede inoltre dei percorsi di uscita degli investitori italiani in Telco, consentendo, dunque, a Telefónica di ottenere il 100 per cento delle azioni di Telco e di acquisire la maggioranza nel consiglio di amministrazione di Telco e Telecom Italia;
Telecom Italia, oltre ad avere un indebitamento netto pari a circa 29 miliardi di euro e un lordo di 38 miliardi, opera in un mercato domestico saturo (caratterizzato da una congiuntura economica negativa) che necessita di continui interventi di ammodernamento della rete;
sebbene nell'ultimo anno gli utili di Telefónica, grazie soprattutto al mercato brasiliano, siano cresciuti del 21 per cento, l'azienda spagnola Telefónica risulta essere un'azienda molto più indebitata di Telecom. È, infatti, la compagnia Telefónica più indebitata d'Europa, con 57 miliardi di euro di debiti, rispetto a Telecom che ne ha per 40 miliardi;
occorrerebbe sapere da quale finanziatore la Telco intenda prendere le risorse finanziarie per acquistare Telecom e se non intenda reperire le risorse da una banca spagnola, magari, tratta in salvo dall'Unione europea, con l'intervento del fondo «salva Stati» ESM, il quale, a sua volta, è stato rimpinguato dallo Stato italiano con un versamento di 124 miliardi di euro (prima tranche), presi a debito sui mercati finanziari e che verranno restituiti dai cittadini italiani attraverso il pagamento delle tasse attuali e di quelle future;
l'Autorità antitrust del Brasile ha avviato un procedimento riferito alle modifiche degli accordi in essere fra i soci dell'azionista di maggioranza relativa Telco SpA (Intesa San Paolo S.p.A., Mediobanca S.p.A., società appartenenti al Gruppo Generali e Telefónica S.A.) e alle possibili conseguenze che potrebbero determinarsi sugli assetti del mercato brasiliano di telefonia mobile. Nell'ambito di tale procedimento l'Autorità ha adottato un parere con cui si prospetta l'applicazione a Telefónica di una sanzione pecuniaria e possibilità di una revisione dell'autorizzazione dell'operazione Telco, richiedendo se siano pervenute proposte di acquisto per la partecipazione detenuta dal Gruppo in Tim Brasil o se sono in corso contatti con potenziali acquirenti;
Telecom Italia, in un comunicato stampa del 2 dicembre 2013, pur astenendosi dal commentare il procedimento amministrativo avviato dall'Autorità del Brasile, ha ribadito la strategicità della partecipazione in Tim Brasil e del mercato brasiliano per il Gruppo, smentendo che siano in corso contatti con potenziali acquirenti della controllata; ha altresì precisato che in Brasile i Gruppi Telecom Italia e Telefónica continuano a essere concorrenti e parti di un confronto leale, nel rigoroso rispetto delle discipline locali;
tale recente e complesso patto ha indicato una via d'uscita per Telefónica, che rappresenta la principale azienda di telecomunicazioni spagnola, stabilendo che a determinate condizioni, non sarà obbligata ad acquisire azioni Telecom;
lo scorso 26 settembre il Presidente della Consob Giuseppe Vegas, in audizione presso le Commissioni riunite VIII e X del Senato ha informato sui termini dell'accordo Telco del 24 settembre;
la Commissione europea, nel 2009, aveva avviato una procedura di infrazione circa la normativa italiana in materia di golden power, giudicata troppo «intrusiva». In particolare, la Commissione, pur riconoscendo la legittimità della previsione di poteri speciali volti a salvaguardare gli interessi vitali dello Stato, sosteneva che tale obiettivo poteva essere conseguito attraverso misure meno restrittive rispetto a quelle previste dalle disposizioni del decreto-legge n. 332 del 1994;
il successivo decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 giugno 2004 ha definito i criteri di esercizio dei predetti poteri speciali, stabilendo che questi dovessero essere esercitati esclusivamente al ricorrere di rilevanti e imprescindibili motivi di interesse generale, in particolare con riferimento all'ordine pubblico, alla sicurezza pubblica, alla sanità pubblica e alla difesa, in forma e misura idonee e proporzionali alla tutela di detti interessi, anche mediante l'eventuale previsione di opportuni limiti temporali, fermo restando il rispetto dei principi dell'ordinamento interno e comunitario, e tra questi in primo luogo del principio di non discriminazione;
il Governo, allo scopo di chiudere la procedura di infrazione, ha adottato il decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, che prevede la «tutela» governativa in caso di operazioni «ostili» che portino a «una situazione eccezionale, non disciplinata dalla normativa nazionale ed europea di settore, di minaccia, di grave pregiudizio per gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti...», nonché, in caso di soggetti esterni all'Unione europea, la notifica dell'acquisto che porti all'assunzione del controllo della società, ai fini di salvaguardia da «grave pregiudizio agli interessi essenziali dello Stato»;
in base al decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, i poteri speciali previsti dal precedente decreto n. 332 del 1994 continueranno a essere esercitabili, secondo i criteri definiti dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 giugno 2004, con riferimento ai singoli settori, fino all'entrata in vigore dei decreti e regolamenti relativi a ciascun settore;
il vice-Ministro Catricalà lo scorso 25 settembre, in audizione dinanzi alle Commissioni VIII e X del Senato, ha sottolineato che il cambio di controllo «su una società di questa rilevanza comporta come necessaria conseguenza un confronto chiaro e leale tra il Governo e i soci di riferimento» in particolare «sul mantenimento dei livelli occupazionali; adeguatezza dei nuovi investimenti; mantenimento e miglioramento della qualità del servizio; separazione tra governance della rete e governance del servizio»;
il vice-Ministro Catricalà ha, inoltre, evidenziato che per il Governo l'obiettivo di separazione tra governance della rete e governance del servizio resta prioritario e dovrebbe prevedere «una partecipazione significativa della Cassa Depositi e Prestiti non in funzione di sostegno o di aiuto, ma come scelta imprenditoriale in un'attività profittevole come si è finora dimostrata quella della gestione delle reti nazionali»;
in data 30 settembre 2013 il Governo ha trasmesso al Parlamento, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, lo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei ministri recante modifiche al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 30 novembre 2012, n. 253, concernente il regolamento recante l'individuazione delle attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale; lo schema di decreto prevede, in particolare, che «ai fini dell'esercizio dei poteri speciali di cui all'articolo 1 del decreto-legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 maggio 2012, n. 56, rientrano negli attivi di rilevanza strategica nel settore delle comunicazioni le reti e gli impianti utilizzati per la fornitura dell'accesso agli utenti finali dei servizi rientranti negli obblighi del servizio universale e dei servizi a banda larga e ultralarga»;
sono stati approvati in via preliminare dal Consiglio dei Ministri del 9 ottobre 2013 gli schemi dei regolamenti, con i quali, ai sensi dell'articolo 2, comma 1, del citato decreto-legge n. 21 del 2012, previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, sono stati individuati gli attivi nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni; a norma dell'articolo 1, comma 8 del citato decreto-legge sono state definite le procedure per l'attivazione dei poteri speciali nei settori della difesa e sicurezza nazionale; a norma dell'articolo 2, comma 9, sono state definite le procedure per l'attivazione dei poteri speciali nei settori dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni;
lo schema di regolamento che, ai sensi dell'articolo 1, comma 2 del citato decreto-legge n. 21 individua, tra gli altri, gli attivi di rilevanza strategica nel settore delle comunicazioni, è stato trasmesso alle Commissioni competenti ai fini dell'espressione del prescritto parere in data 27 novembre 2013;
tali regolamenti, una volta emanati, attribuiranno al Governo poteri speciali sulla rete, consentendo alla Telecom obblighi di natura comportamentale, sugli investimenti o di carattere strutturale (sulla cessione della stessa rete, ad esempio), prevedendo anche il diritto di veto nel caso sia a rischio la sicurezza nazionale;
risultano pertanto necessari interventi volti a monitorare il decreto presidenziale, che individua le procedure per l'attivazione dei poteri speciali nei settori della regolamentazione delle comunicazioni, approvati il 9 ottobre 2013, in coerenza con quanto previsto dall'ordinamento comunitario, anche in considerazione di quanto precedente esposto, al fine di garantire il controllo della rete fissa di accesso, considerata il vero asset strategico della principale azienda di telecomunicazioni nazionale;
sulla base delle previsioni di cui alla direttiva 2009/140/CE del 25 novembre 2009 «recante modifica delle direttive 2002/21/CE che istituisce un quadro normativo comune per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica, 2002/19/CE relativa all'accesso alle reti di comunicazione elettronica e alle risorse correlate, e all'interconnessione delle medesime e 2002/20/CE relativa alle autorizzazioni per le reti e i servizi di comunicazione elettronica», come recepite dal codice delle comunicazioni elettroniche (decreto legislativo 1o agosto 2003, n. 259, modificato dal decreto legislativo 28 maggio 2012, n. 70), l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) ha avviato, anche alla luce delle linee guida sulla separazione funzionale dettate dall'Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC), la fase preliminare di valutazione del progetto di separazione funzionale della rete di accesso presentata da Telecom Italia;
la separazione funzionale della rete di accesso, oltre che rafforzare l'assetto concorrenziale del mercato a vantaggio dei cittadini, appare una precondizione per consentire l'ingresso di nuovi capitali nella costituenda società in grado di sostenere gli investimenti necessari per l'ammodernamento della rete ed il passaggio alla fibra ottica in linea con gli obiettivi fissati nell'Agenda digitale europea che per il 2020 richiede che il 100 per cento della popolazione italiana sia raggiunta da una connessione di almeno 30 megabit/secondo ed almeno il 50 per cento con velocità di 100 megabit/secondo. Come dimostrato dallo scoreboard sui progressi dell'Agenda digitale europea dedicato all'Italia, il nostro Paese vede una copertura della rete NGA (con velocità di connessione di almeno 30mbps) pari al 14 per cento delle abitazioni contro una media europea del 53,8 per cento mentre la penetrazione della fibra ultraveloce (ad almeno 100mbps) appare dei tutto marginale;
Telecom Italia lo scorso 30 maggio ha reso nota l'intenzione di procedere allo scorporo della rete di accesso con la creazione di una nuova società (Opac) nella quale confluiranno attività e risorse relative allo sviluppo e alla gestione della rete di accesso passiva, sia in rame sia in fibra; la nuova società dovrebbe garantire a tutti gli operatori del mercato (operatori alternativi e la stessa Telecom Italia) l'accesso alla rete fissa, applicando il modello di parità di trattamento denominato a livello europeo di «Equivalence of Input» (EoI),

impegna il Governo:

a pervenire, quanto prima possibile, all'approvazione definitiva dei regolamenti previsti dall'articolo 2 del decreto-legge n. 21 del 2012, con i quali sono individuati le reti e gli impianti, ivi compresi quelli necessari ad assicurare l'operatività dei servizi pubblici essenziali, i beni e i rapporti di rilevanza strategica per l'interesse nazionale nel settore delle comunicazioni e sono emanate le disposizioni attuative in materia di esercizio dei poteri speciali nel medesimo settore delle comunicazioni;
a garantire una efficace vigilanza, in base ai poteri previsti dalla golden power, sui beni e i rapporti di rilevanza strategica per l'interesse e la sicurezza nazionale nel settore delle comunicazioni;
a chiedere nelle più opportune sedi europee garanzie affinché le banche interessate da aiuti provenienti dal fondo «salva Stati» (MES) non utilizzino quelle risorse per finanziare l'acquisto di asset strategici ai danni delle nazioni finanziatrici dello stesso fondo «salva Stati»;
ad adottare le iniziative consentite affinché siano garantiti i principi di equità e non discriminazione nell'accesso alla rete di telecomunicazioni da parte degli operatori, e, nel caso in cui si proceda alla costituzione di una società della rete, affinché la governance e gli assetti siano tali da assicurare che la gestione di una risorsa strategica per il Paese sia effettuata in modo rispondente a finalità di interesse generale;
ad assicurare piena tutela e valorizzazione dell'occupazione e del patrimonio di conoscenze e competenze di Telecom Italia;
ad assumere tutte le iniziative di propria competenza per evitare che, anche per effetto degli assetti proprietari del Gruppo che potrebbero determinarsi, venga compromessa la dimensione internazionale del Gruppo medesimo;
ad avviare ogni iniziativa volta a potenziare il sistema infrastrutturale delle telecomunicazioni, all'interno del piano previsto dall'Agenda digitale, al fine di determinare le condizioni affinché il nostro Paese diventi un vero hub globale delle comunicazioni, anche in considerazione del consolidamento del mercato europeo, ormai inevitabile.
(8-00029) «Bruno Bossio, Biasotti, Paolo Nicolò Romano, Barbanti, Bergamini, Nicola Bianchi, Bonaccorsi, Brandolin, Cancelleri, Cardinale, Carella, Castricone, Catalano, Coppola, Crivellari, Culotta, De Lorenzis, Dell'Orco, Ferro, Gandolfi, Garofalo, Cristian Iannuzzi, Liuzzi, Pierdomenico Martino, Mauri, Meta, Minardo, Mognato, Mura, Pagani, Paolucci, Pesco, Pisano, Piso, Rotta, Ruocco, Squeri, Tullo, Velo, Oliaro, Quintarelli, Vecchio, Vitelli».