• Testo INTERPELLANZA

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.2/01358    i resti dell'antica città di Altinum si trovano nell'odierno comune di Quarto d'Altino in provincia di Venezia, ai margini della parte Nord della Laguna di Venezia;    un primo...



Atto Camera

Interpellanza 2-01358presentato daDA VILLA Marcotesto diMercoledì 27 aprile 2016, seduta n. 614

   Il sottoscritto chiede di interpellare il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, per sapere – premesso che:
   i resti dell'antica città di Altinum si trovano nell'odierno comune di Quarto d'Altino in provincia di Venezia, ai margini della parte Nord della Laguna di Venezia;
   un primo centro abitato fu fondato dai paleoveneti all'inizio del I millennio a.C.. Già dalla fine del VI secolo a.C., Altino rappresentava ormai un porto di notevole importanza, tappa obbligata per i traffici mercantili che collegavano gli empori di Spina e Adria alle aree settentrionali;
   il processo di romanizzazione della zona che comprendeva Altinum iniziò nel 131 a.C., con la costruzione della via Annia, che collegava Padova con Aquileia: da quel momento il centro cominciò ad acquisire l'ideologia urbana dei conquistatori e, a partire dall'89 a.C., subì un primo processo di urbanizzazione, conclusosi nel 49-42 a.C., quando ad Altino fu concesso il diritto romano e fu creata municipio. Altino è considerata la città madre di Venezia, in quanto i suoi abitanti e il loro vescovo si ritirarono nelle isole lagunari di fronte alle invasioni barbariche;
   a partire dagli anni Cinquanta le indagini archeologiche condotte dalla soprintendenza hanno portato alla luce alcune parti della città romana e individuato i suoi confini. Ancora nel secolo scorso la soprintendenza acquisì al demanio dello Stato i terreni comprendenti i resti lasciati a vista (le cosiddette aree a Nord e a Est del museo) e una vasta estensione di campagna non scavata. Allestì anche un piccolo museo con un paio di sale e depositi in crescita continua;
   nel seguito, la soprintendenza acquistò anche un vecchio complesso rurale per realizzare un nuovo museo che potesse ospitare degnamente l'ampia documentazione archeologica portata in luce dagli scavi. Dopo lunghi restauri, il museo è stato parzialmente allestito e inaugurato nel luglio 2015. Il 20 ottobre 2015, il nuovo museo è stato consegnato al polo museale del Veneto, mentre il vecchio museo, con i depositi e le aree archeologiche, sono rimasti alla soprintendenza archeologia del Veneto;
   rilevazioni fotografiche aeree con tecnica a infrarossi hanno evidenziato come una porzione della parte monumentale della città si trovi ricompresa nella proprietà Zacchello, una grande tenuta agricola privata confinante con l'area di proprietà demaniale;
   pur consapevole da tempo della circostanza, la soprintendenza in precedenza non aveva mai proceduto all'apposizione del vincolo archeologico a causa delle incertezze sull'entità e sull'estensione dei resti sepolti; negli anni Settanta fu stipulata una scrittura privata, apposta nel registro delle ipoteche immobiliari, tra la soprintendenza e la proprietà Zacchello, con cui le parti stabilivano le tutele da rispettare nell'esercizio delle attività dell'azienda agricola (ad esempio il divieto di costruire e la profondità massima di 40 centimetri delle arature);
   dopo le indagini svolte dall'università di Padova, la soprintendenza è venuta in possesso di elementi certi che consentivano l'apposizione del vincolo indiretto, che a tutt'oggi non è ancora stato perfezionato a causa di difficoltà concentrate soprattutto nella redazione della cartografia di sovrapposizione tra il telerilevamento e la mappa catastale, attualmente in corso di elaborazione;
   nel 1987, tutta l'area della città è stata comunque assoggettata a vincolo paesaggistico archeologico ai sensi dell'articolo 1, lettera m), della legge 8 agosto 1985, n. 431, oggi assorbito dall'articolo 142, lettera m), del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. Tale vincolo è stato riconosciuto ed inserito nel piano territoriale regionale di coordinamento della regione Veneto, aggiornato poi nell'ambito 14 del piano paesaggistico della regione Veneto, a tutt'oggi non ancora approvato;
   nel giugno 2015 il signor Zacchello, titolare della menzionata tenuta, è deceduto, lasciando la tenuta di 195 ettari in eredità alla moglie, insieme a una notevole quantità di debiti. La moglie ha messo in vendita la proprietà, ma tutti gli aspiranti compratori si sono ritirati davanti alle prescrizioni di tutela contenute nel contratto stipulato tra lo Zacchello e la soprintendenza. Al fine di agevolare la vendita, l'erede ha avviato contatti esplorativi con soprintendenza nel tentativo di circoscrivere i limiti di aratura, imposti dal contratto, alle sole aree di accertato interesse archeologico;
   attualmente, sia la porzione di proprietà demaniale, che quella di proprietà privata è adibita ad uso agricolo, tanto che la continua attività di aratura provoca un Costante mescolamento di frammenti di reperti col terreno coltivabile –:
   se il Ministro interrogato ritenga di adottare iniziative idonee affinché sull'area della parte monumentale della città ricompresa nella proprietà Zacchello venga opposto un vincolo archeologico diretto da parte dell'articolazione territoriale competente del dicastero;
   quali iniziative di competenza intenda assumere affinché venga assicurato il passaggio alla proprietà pubblica dell'intera area di interesse archeologico attraverso acquisto a trattativa privata, o in via di prelazione, o mediante espropriazione per interesse culturale archeologico;
   quali iniziative intenda adottare per preservare l'intera area archeologica, con particolare riguardo alla protezione dai rischi connessi alle attività agricole su di essa svolte;
   se e con quali modalità intenda, in un'ottica di lungo periodo, valorizzare e rendere fruibile da parte del grande pubblico l'intero patrimonio archeologico dell'antica Altino.
(2-01358) «Da Villa».