• Testo INTERPELLANZA

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Atto a cui si riferisce:
C.2/01359    fonti di stampa hanno reso noti i risultati del Rapporto Osserva Salute 2015 sul benessere e sulla qualità dell'assistenza medica nelle diverse regioni;    lo studio...



Atto Camera

Interpellanza 2-01359presentato daBECHIS Eleonoratesto diGiovedì 28 aprile 2016, seduta n. 615

   I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro della salute, il Ministro dell'economia e delle finanze, per sapere – premesso che:
   fonti di stampa hanno reso noti i risultati del Rapporto Osserva Salute 2015 sul benessere e sulla qualità dell'assistenza medica nelle diverse regioni;
   lo studio rappresenta la più grande raccolta e analisi di dati sullo stato di salute degli italiani e sulla qualità dell'assistenza nelle nostre regioni;
   la riforma del Titolo V della Costituzione ha di fatto comportato la delineazione di sanità diverse, se non per regione almeno per macro-aree del Paese;
   appare grave il dato riportato nel rapporto, riferito all'aspettativa di vita poiché, al contrario che nel passato, esso non aumenta più;
   nel 2015 la speranza di vita alla nascita era di 80,1 anni per gli uomini e di 84,7 per le donne, calcolata in base ai dati Istat più recenti;
   nel 2014 era più alta: 80,3 per gli uomini e 85 per le donne. Come detto, per la prima volta dopo moltissimi anni, si è registrata un'inversione di tendenza;
   preoccupante appare anche la questione delle campagne di prevenzione e degli screening, che non si riescono a fare per mancanza di soldi e che alla salute della popolazione sono ovviamente correlati. L'Italia destina alla prevenzione solo il 4,1 per cento della spesa sanitaria totale, percentuale che piazza il Paese tra gli ultimi posti in Europa;
   gli stessi Lea, i livelli essenziali di assistenza, con le prestazioni che dovrebbero essere garantite a tutti i cittadini, non sono applicabili dovunque, a maggior ragione nelle regioni ancora alle prese con i piani di rientro dal deficit;
   appare chiaro che la salute degli italiani è sempre più a rischio a causa della «precarietà economica che, divenuta ormai una condizione strutturale del Paese, incide sia sull'offerta dei servizi, sempre più sotto l'attacco della spending review, sia sul benessere psicofisico dell'individuo», dichiara il direttore dello studio;
   la situazione di difficoltà è certamente legata alla crisi ed i tagli di risorse e servizi sanitari influiscono particolarmente nell'aumento dei casi di tumori prevenibili: tra le donne, ad esempio, i nuovi casi di tumore al polmone, tra il 2003 e il 2013, sono aumentati del 17,7 per cento, così come quello alla mammella che registra un incremento del 10,5 per cento. Tra gli uomini, l'incidenza del tumore al colon retto, nello stesso periodo, è aumentata del 6,5 per cento;
   a fare le spese maggiori di questo peggioramento del quadro epidemiologico sono soprattutto le regioni del Mezzogiorno. Questo un estratto del rapporto che identifica le cause della situazione: «Il deficit di risorse destinate alla prevenzione rischia di far vacillare la salute degli italiani già sotto l'attacco della congiuntura economica negativa che sta colpendo ormai da anni anche il nostro paese: la precarietà che sta ormai divenendo una condizione strutturale mette a rischio la tenuta dei servizi sanitari offerti ai cittadini e anche la salute reale e percepita degli individui (sempre più numerosi sono gli studi che dimostrano ad esempio che essere lavoratori precari mina il benessere psicofisico della persona)»;
   analizzando i dati del rapporto 2014, si nota che è sempre più urgente incentivare l'offerta di servizi di prevenzione e di politiche socio-sanitarie ad hoc che riducano la probabilità che i cittadini abbiano di ammalarsi e possano così fronteggiare i bisogni sanitari di una popolazione sempre più anziana, con l'insorgenza sempre maggiore di malattie croniche nello stesso individuo;
   nel Servizio sanitario nazionale è in corso una contemporanea riduzione dei dipendenti, conseguente alla riduzione delle risorse. A livello nazionale, i dati mostrano come il tasso di compensazione del turn over negli ultimi 4 anni sia sempre stato inferiore a 100. Analizzando il trend 2009-2012, tale tasso è arrivato a segnare 68,9 punti percentuali nel 2012, circa 10 punti percentuali in meno rispetto all'anno precedente, pari al 78,2 per cento. Anche in questo caso, la realtà varia a seconda delle regioni analizzate. Nel 2012, solo la Val D'Aosta e il Trentino-Alto Adige hanno completamente sostituito i dipendenti non più impiegati per raggiunto limite d'età;
   nel rapporto si segnalano le regioni la cui popolazione rischia di subire i maggiori disagi: «Particolarmente critica è la situazione di Lazio, Puglia, Campania, Molise e Calabria che mostrano tutte valori inferiori al 25 per cento. Nel 2013 la spesa sanitaria pubblica pro capite è di 1.816 euro. Tale valore del 2013 è il risultato di un trend in diminuzione della spesa sanitaria nazionale che si riduce del 2,36 per cento fra il 2010 e il 2013 con un tasso medio annuo composto di -0,79 per cento e con un decremento dell'1,50 per cento solo nell'ultimo anno»;
   il direttore dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane si dichiara preoccupato perché l'Italia è l'ultimo Paese a investire in prevenzione, a iniziare dalle vaccinazioni;
   il direttore si sofferma anche sugli «screening oncologici, mai partiti o che funzionano a macchia di leopardo, soprattutto per le donne. Ed è preoccupante che, per la prima volta, l'aspettativa di vita stia diminuendo. Oggi i cittadini di Campania e Sicilia hanno un'aspettativa di quattro anni in meno di vita rispetto a chi vive nelle Marche o in Trentino. Abbiamo perso in 15 anni i vantaggi acquisiti in quaranta. E se è vero che l'Italia ha uno dei migliori sistemi sanitari al mondo, questo vale però solo per una minoranza di italiani»;
   il segretario scientifico dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane dichiara invece che: «Abbiamo un aumento di incidenza dei tumori prevenibili, soprattutto mammella e polmone per le donne e colon retto per gli uomini. Ma quello che più colpisce del rapporto è il consolidamento delle diseguaglianze: abbiamo divari territoriali sempre più consistenti e le regioni del Sud, che hanno i finanziamenti pro capite più bassi per la spesa sanitaria, sono quelle che invece stanno peggio, in termini di mortalità e di speranza di vita, e dovrebbero avere più stanziamenti»;
   gli elementi analizzati dallo studio, che è estremamente complesso e dettagliato, sono di grande interesse, ad iniziare dalla quantificazione, della spesa sanitaria pubblica pro capite, che resta stabile ma molto più bassa che in altri Paesi. Nel 2014, l'Italia ha speso 1.817 euro per ogni individuo, in linea con l'anno prima. Il fatto che tale dato non continui a diminuire è positivo, anche perché questo valore piazza l'Italia tra i Paesi che spendono meno, essi a quelli dell'Europa dell'est: il Canada ha infatti speso il 100 per cento in più, la Germania il 68 e la Finlandia il 35;
   la spesa pro capite più alta si registra in Molise, ed è pari a 2.226 euro, mentre quella inferiore si registra in Campania, con 1.689 euro di spesa per cittadino;
   se è vero che il disavanzo sanitario nazionale diminuisce, passando da 1,744 miliardi di euro del 2013 agli 864 milioni di euro del 2014, esso non rappresenta un dato positivo per la salute dei cittadini. Infatti, nel rapporto si segnala che il risultato raggiunto non è stabile perché raggiunto mediante l'interruzione o la riduzione dei volumi dei fattori produttivi e dei loro prezzi, al fine di contenere i consumi sanitari, risultato che difficilmente potrà essere conservato per il futuro;
   infatti, i bassi livelli di spesa pubblica per la sanità costringono troppi cittadini a ricorrere alle proprie risorse economiche per assicurarsi visite ed esami;
   un ulteriore capitolo critico è quello delle vaccinazioni, in particolare l'antinfluenzale per gli over 65: dal 2003 al 2015 essa è diminuita passando dal 63,4 al 49 per cento. Sempre il segretario scientifico dell'osservatorio dichiara che si tratta di «Un meno 22,7 per cento che preoccupa proprio perché gli anziani sono una delle fasce più a rischio complicanze. E perché la copertura raggiunta – il 49 per cento – è ben lontana sia dal 75 per cento, considerato il minimo dal piano nazionale prevenzione vaccinale, in accordo con l'Oms, sia dal 95 per cento, giudicato invece livello ottimale. E ci chiediamo quante di quelle 54.000 morti in più del 2015 siano legato proprio alle complicanze dell'influenza tra gli anziani»;
   per quanto riguarda le vaccinazioni in età pediatrica, nel 2013, l'obiettivo minimo per le vaccinazioni obbligatorie, stabilito dal Piano nazionale vaccini, è stato raggiunto ed è stato pari al 95 per cento per i bimbi entro i due anni di età. Negli anni successivi si è registrato un lieve calo, pur rimanendo sempre al di sopra il 94 per cento. Un andamento simile è stato registrato per il dato relativo alle vaccinazioni raccomandate, come contro la pertosse, che ha registrato una diminuzione dell'1,1 per cento e l'anti-Hib, l’Haemoplus Influenzae di tipo B, che ha registrato una riduzione pari allo 0,6 per cento;
   variazioni maggiori sono state registrate per le coperture di morbillo, parotite, rosolia, pari al 4 per cento e meningococco C coniugato pari al 2,5 per cento. Sono invece in aumento le coperture con i vaccini anti-varicella che aumentano del 10,3 per cento e pneumococco coniugato che registra un aumento dello 0,6 per cento. La copertura anti-morbillo-parotite-rosolia non ha raggiunto ancora il livello considerato ottimale, pari al 95 per cento. A questo riguardo, sempre il direttore dell'Osservatorio nazionale ha affermato che: «Ci sconcerta che uno strumento come quello dei vaccini sia così osteggiato e siamo certi che ci saranno casi di malattie e morti, come purtroppo è già accaduto per il morbillo e la pertosse. Il caso di difterite in Spagna, dopo quasi 30 anni, in un bambino non vaccinato, deve far riflettere. Le malattie che pensavamo scomparse o ridotte ai minimi termini continuano a circolare» –:
   quali iniziative urgenti i Ministri interpellati intendano assumere, per quanto di competenza, per garantire un fondamentale diritto dell'individuo e un interesse della collettività, il diritto costituzionale alla salute, a tutti i residenti, su tutto il territorio nazionale.
(2-01359) «Bechis, Artini, Baldassarre, Brignone, Civati, Andrea Maestri, Matarrelli, Pastorino, Segoni, Turco».