• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/08525    secondo il documento di monitoraggio di Garanzia Giovani del 29 gennaio 2016 «Al 28 gennaio 2016, il numero degli utenti complessivamente registrati ha superato le 944 mila unità, oltre...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-08525presentato daCIPRINI Tizianatesto diGiovedì 28 aprile 2016, seduta n. 615

   CIPRINI, TRIPIEDI, CHIMIENTI, COMINARDI, DALL'OSSO e LOMBARDI. — Al Ministro del lavoro e delle politiche sociali . — Per sapere – premesso che:
   secondo il documento di monitoraggio di Garanzia Giovani del 29 gennaio 2016 «Al 28 gennaio 2016, il numero degli utenti complessivamente registrati ha superato le 944 mila unità, oltre 10 mila in più rispetto alla scorsa settimana. Il totale dei registrati, al netto delle cancellazioni, è pari a 816.080. Durante l'ultima settimana le prese in carico da parte dei Servizi per l'Impiego crescono di 7.696, attestandosi a 595.457 giovani; a 269.287 è stata proposta almeno una misura. Conclusasi al 31 dicembre 2015 la prima fase del Programma, ne inizia una seconda in cui si evidenzierà l'evoluzione di “Garanzia Giovani” in termini di misure proposte ai giovani»;
   il 1o maggio 2016 saranno trascorsi due anni dall'avvio del programma «Garanzia Giovani» ma secondo il professor Michele Tiraboschi, ordinario di diritto del lavoro all'università di Modena Reggio Emilia e coordinatore scientifico di Adapt (Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e le relazioni industriali) in un articolo su @bollettinoADAPT del 21 aprile 2016 e pubblicato anche in Panorama del 27 aprile 2016 con il titolo: «Giovani, disoccupati e beffati», «da festeggiare c’è davvero ben poco» poiché – ravvisando un fallimento del piano Garanzia Giovani così come attuato – c’è «Un vero e proprio esercito di giovani di belle speranze che hanno preso sul serio la promessa di una “garanzia” iscrivendosi al programma e mettendosi pazientemente in coda a una porta che, però, per la maggioranza di loro, è rimasta chiusa alimentando rabbia e delusione. Perché i numeri parlano chiaro ed è davvero difficile trovarne una interpretazione positiva»;
   al di là del dato sorprendente e puntualmente riproposto dal Governo di un milione di meri iscritti al piano, secondo le conclusioni e i dati del professor Tiraboschi, «Il numero inizia a ridursi se si prendono in esame gli iscritti al netto delle cancellazioni. Questi diventano 897 mila: cifra sempre imponente ma che accende dubbi riguardo alla comunicazione del piano e del target, che ha portato più di 100 mila iscritti senza i requisiti necessari. Tra questi 897 mila ben 659 mila sono stati “presi in carico”, ossia hanno sostenuto un colloquio con il centro per l'impiego di riferimento e hanno sottoscritto un patto di servizio. Se quindi l'iscrizione al piano era una prima speranza per un giovane disoccupato o inoccupato, la firma del patto di servizio non ha fatto altro che aumentarne le aspettative, facendogli quasi pensare che davvero una “garanzia” per lui poteva esserci. Con rammarico dobbiamo invece constatare che non è stato così. Se infatti andiamo a analizzare il vero numero importante, quello sulle proposte concrete fatte ai giovani iscritti, il quadro si incupisce. Secondo gli ultimi dati del Ministero del lavoro queste ammontano a circa 300 mila: circa un terzo degli iscritti al netto delle cancellazioni. Una cifra che di per sé certifica il fallimento del piano e getta una ombra scura sulle illusioni di quei 600 mila ragazzi che restano al momento a mani vuote. La situazione non migliora se si analizzano le proposte fatte ai 300 mila fortunati. In questo caso i report più aggiornati sono di un mese fa, data dalla quale l'Isfol ha interrotto la pubblicazione dei monitoraggi settimanali. Emerge che la maggioranza (circa il 60 per cento) delle proposte concrete consiste in tirocini di dubbia valenza formativa, mentre i contratti di lavoro veri e propri sono poco più del 10 per cento, con un boom a dicembre 2015, ultimo mese in cui una impresa poteva usufruire del combinato disposto di “Garanzia Giovani” e decontribuzione per l'assunzione di un giovane con un contratto a tutele crescenti»;
   il fallimento di Garanzia Giovani sarebbe da attribuire a colpe del passato di un Paese che mai ha messo in pratica le politiche attive del lavoro tanto sbandierate dal Jobs Act;
   molte criticità dell'attuazione del piano Garanzia Giovani sono state rappresentate dalla prima firmataria del presente atto con l'interrogazione a risposta in Commissione n. 5-06274, ma ora è forte la preoccupazione che tali criticità, a parere degli interroganti, rischino di trasferirsi sulla (mancata) attuazione delle tante proclamate politiche attive del lavoro poiché «“Garanzia Giovani” è un banco di prova di quelle che saranno le nuove politiche attive e di ricollocazione promesse dal Jobs Act ma sino ad oggi rimaste sulla carta»;
   eppure il Ministro interrogato in un intervento su IlSole24Ore del 10 novembre 2015 confermava «l'impegno a garantire congiuntamente la continuità di funzionamento, il rafforzamento e la qualificazione dei Centri per l'Impiego, considerandoli l'infrastruttura pubblica indispensabile per lo sviluppo delle politiche attive, e ad assicurare che il personale che vi lavora continui ad operare senza interruzioni» e affermava che «se la Commissione europea non accoglierà la proposta italiana di rendere strutturale il programma, noi continueremo ad utilizzare l'esperienza realizzata e l'infrastruttura organizzativa che si è consolidata, per dare un supporto ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro»;
   è evidente che i centri per l'impiego sono uno degli asset di riferimento per il successo o insuccesso del piano «Garanzia Giovani» e delle politiche attive del lavoro –:
   se il Governo sia a conoscenza dei dati e dei fatti riportati in premessa;
   quali iniziative abbia adottato il Governo per superare le criticità espresse e favorire l'incontro della domanda e dell'offerta nonché l'adeguatezza e la coerenza dell'offerta di lavoro ai curricula degli iscritti in linea con il programma della raccomandazione europea;
   quali siano le risorse europee o nazionali a cui il Governo intende attingere e a quanto ammontino gli investimenti destinati al rafforzamento dei centri per l'impiego e alla qualificazione del personale dei centri chiamati a gestire le politiche attive del lavoro. (5-08525)