• Testo RISOLUZIONE IN ASSEMBLEA

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Atto a cui si riferisce:
S.6/00185 in sede di discussione del Documento di economia e finanza (DEF) 2016; premesso che: il Governo ha trasmesso alle Camere in data 12 aprile 2016 il testo del...



Atto Senato

Risoluzione in Assemblea 6-00185 presentata da PAOLO ROMANI
mercoledì 27 aprile 2016, seduta n.615

Il Senato,
in sede di discussione del Documento di economia e finanza (DEF) 2016;
premesso che:
il Governo ha trasmesso alle Camere in data 12 aprile 2016 il testo del DEF come previsto dall'articolo 10 della legge n. 196 del 2009, integrandone il contenuto con il deposito di una nota di errata corrige in data 20 aprile 2016;
considerato che:
a) il Documento deliberato dal Consiglio dei ministri l'8 aprile 2016 configura, nel quadro macroeconomico: 1) una crescita tendenziale del PIL reale per il triennio 2016-2019 dell'1,2 per cento annuo, e una crescita del 2,2 per cento in termini nominali; 2) una crescita del PIL programmatico nel triennio 2017-2019 più elevata che nel tendenziale, a motivo di una politica fiscale ancora rigorosa, che include la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia: 1,4 per cento nel 2017, 1,5 per cento nel 2018 e 1,4 per cento nel 2019; 3) obiettivi di indebitamento netto intorno al 2,3 per cento del PIL a fronte dell'obiettivo del 2,2 per cento formulato nel mese di settembre 2015, poi elevato al 2,4 per cento a seguito degli interventi per la sicurezza e la cultura disposti nel mese di novembre 2015. Come riportato nello stesso Documento, nonostante l'impegno da parte del Governo, "ad assicurare la ripresa del percorso di convergenza verso l'Obiettivo di Medio Periodo già dal 2017, prevedendo una riduzione del deficit strutturale di 0,1 punti percentuali di PIL e di 0,3 punti di PIL nel 2018, l'obiettivo di medio periodo verrebbe sostanzialmente conseguito nel 2019 [....]";
con riferimento al rapporto debito-PIL, il Documento prevede una discesa al 132,4 per cento per il 2016 fino ad arrivare al 123,8 per cento nel 2019;
nello scenario programmatico del DEF, il deficit strutturale é stimato allo 0,6 per cento del PIL nel 2015 (a fronte di un deficit dello 0,3 per cento nel Draft Budgetary Plan 2016);
la pressione fiscale si sarebbe ridotta solamente di 0,1 punti percentuali, passando dal 43,6 per cento del 2014 al 43,5 per cento del 2015;
queste previsioni rimangono comunque le più contenute con riferimento alle economie dell'area dell'euro e dell'area dell'Unione europea;
b) il Governo dovrà, già nel 2016, altresì fronteggiare alcuni rilevanti oneri in misura certamente maggiori che nel 2015 (es. politiche dell'immigrazione) e alcune previsioni d'incremento delle imposte indirette per l'anno 2017 derivanti dalle clausole di salvaguardia attualmente previste dalla legge;
c) preoccupante appare per i cittadini il quadro della finanza locale che delinea un andamento di crescita per le tariffe dei servizi in alcuni casi (TARI ed erogazione idrica complessivamente superiore al 15 per cento rispetto al 2015) e per i primi esiti dei procedimenti relativi alla revisione dei valori catastali. In ordine a quest'ultima previsione, la legge delega conferita al Governo dal Parlamento stabiliva, tassativamente, una invarianza di gettito;
d) l'economia nazionale rimane penalizzata dalla parziale utilizzazione dei fondi UE del periodo 2007-2013, la cui spesa certificata al 31 dicembre 2015 registra un deficit di 9,362 miliardi con una ragionevole previsione di cospicue restituzioni all'Unione europea. Tale fenomeno é particolarmente rilevante nelle regioni del Mezzogiorno già penalizzate dal prelievo forzoso di 4,5 miliardi di fondi strutturali e deliberato in seno alla legge di stabilità per il 2015, e destinati alla decontribuzione delle nuove assunzioni per il consuntivo delle quali, su base territoriale, non si riescono a conoscere i dati di dettaglio;
e) dall'agenda del Governo, per come riportata nel DEF, appare relegata a ruolo marginale la politica per il Mezzogiorno, limitandosi a citare provvedimenti già adottati o meglio annunciati che nulla hanno modificato, in ordine al divario infrastrutturale ed economico, tra il Mezzogiorno e il resto del Paese;
evidenziato che:
a) le previsioni dei due precedenti DEF (anno 2014 e anno 2015), e le proiezioni in percentuale del prodotto interno lordo, nonostante le relative Note di aggiornamento, si sono rivelate inesatte e sovradimensionate rispetto all'andamento dell'economia reale del Paese;
tutte le istituzioni audite in Commissione bilancio sul DEF 2016 hanno evidenziato che il Paese non pare essere uscito dalla crisi e che la ripresa prosegue molto lentamente e che pertanto le previsioni del Governo, anche per il 2016, sono eccessivamente ottimistiche;
in particolare, le stime di crescita del PIL, oltre che per il dubbio realizzarsi delle manovre di contenimento della spesa pubblica, devono essere riviste al ribasso alla luce di evidenti fattori di rischio provenienti dal panorama macro-economico internazionale (es. petrolio, tassi d'interesse). Il contestuale realizzarsi di una siffatta dinamica negativa potrebbe addirittura determinare una nuova inversione di tendenza del PIL nazionale, dato che lo stesso incremento stimato dal Governo non va oltre i benefici derivanti dalla congiuntura internazionale;
b) per venire incontro agli incrementi di spesa corrente nel 2016, ed alla neutralizzazione delle clausole di salvaguardia nel 2017, il Governo propone di utilizzare tutti i risparmi sui costi del debito pubblico più il ricorso alla revisione dei meccanismi esistenti di detrazioni fiscali, il che comunque implica un aumento della pressione fiscale complessiva;
c) l'abolizione del patto di stabilità per gli enti locali avrebbe dovuto comportare l'indirizzo prioritario di destinare risorse disponibili ad investimenti sul territorio finalizzati al miglioramento delle infrastrutture riferite ai servizi con diminuzione degli oneri per i cittadini;
d) nessuna modifica normativa e procedurale é stata introdotta così come pure da noi richiesto nel dibattito sul'ultima legge di stabilità, al fine di snellire l'iter decisionale e di migliorare il coordinamento interregionale nell'utilizzo dei fondi europei;
e) nella previsione di investimenti per gli anni 2017, 2018 e 2019 non trova evidenza la volontà di intervenire nelle regioni del Mezzogiorno, né direttamente come previsioni governative, né attraverso società partecipate dello Stato, indirizzate al miglioramento dei trasporti marittimi e terrestri;
rilevato che:
secondo i dati Eurostat comunicati a gennaio 2016, tra gli Stati membri, i tassi di disoccupazione più bassi a gennaio 2016 sono stati registrati in Germania (4,3 per cento), in Repubblica Ceca (4,5 per cento), Malta e Regno Unito (entrambi 5,1 per cento, dati di novembre per il Regno Unito). I tassi più alti di disoccupazione sono stati osservati in Grecia (24,6 per cento a novembre 2015) e in Spagna (20,5 per cento). Rispetto ad un anno fa, il tasso di disoccupazione nel gennaio 2016 è sceso in ventiquattro Stati membri, è rimasto stabile in Estonia ed in aumento in Lettonia (dal 9,7 per cento al 10,4 per cento), Austria (dal 5,5 per cento al 5,9 per cento) e Finlandia (da 9,1 per cento al 9,4 per cento). Le maggiori diminuzioni sono state registrate in Spagna (dal 23,4 per cento al 20,5 per cento), in Slovacchia (dal 12,3 per cento al 10,3 per cento), Irlanda (dal 10,1 per cento al 8,6 per cento) e in Portogallo (dal 13,7 per cento al 12,2 per cento). In Italia il tasso si attesta all'11,5 per cento senza variazioni sul mese precedente (e sul trimestre precedente);
il sistema di previdenza sociale in Italia era scarsamente preparato ad affrontare l'aumento della disoccupazione, soprattutto se di lunga durata, e della povertà tra la popolazione. A causa della mancanza di un efficace sistema di protezione sociale per le famiglie più svantaggiate e di sostegno ai disoccupati in cerca di lavoro, il Paese corre il serio rischio di vedere un ulteriore radicamento nella società delle disuguaglianze. Inoltre, il ritardo nella formazione nei nuclei famigliari e il fenomeno dell'emigrazione verso altri Paesi OCSE rischiano di aggravare ulteriormente l'invecchiamento della popolazione;
nel DEF non viene affrontato il tema della rivalutazione delle pensioni, con particolare attenzione a quelle minime;
in risposta all'annessione della Crimea da parte della Russia avvenuta nel marzo 2014, l'Unione europea ha imposto una serie di azioni restrittive contro la Federazione Russa, rafforzate a settembre dello stesso anno. Sono azioni di natura diplomatica (l'esclusione, ad esempio, dalle riunioni del G8), di carattere restrittivo (congelamento dei beni e il divieto di visto applicati a persone ed entità responsabili di azioni contro l'integrità territoriale dell'Ucraina) e di tipo economico, azioni che sono state prorogate fino al 31 luglio 2016 dal Consiglio europeo;
a seguito delle decisioni assunte dall'Unione, la Federazione Russa ha posto limiti all'importazione, in particolare, di alcuni prodotti della filiera alimentare, e agli acquisti da parte degli enti pubblici russi, di prodotti tessili, di abbigliamento, di calzature e pelli, di dispositivi medici, di veicoli, di mezzi d'opera e di servizio, limiti che sono costati alle imprese italiane 3,6 miliardi di euro. Le esportazioni verso la Federazione russa sono infatti scese dai 10,7 miliardi del 2013 ai 7,1 miliardi di euro del 2015 (- 34 per cento), con un danno che ha avuto ripercussioni sulle regioni italiane, ed in particolare, per avere subito gli effetti negativi economici più pesanti (oltre il 72 per cento del totale del calo dell'export) sulla Lombardia (-1,18 miliardi di euro), sull'Emilia Romagna (- 771 milioni di euro) e sul Veneto (- 688,2 milioni di euro);
dei 3,6 miliardi di euro di minori esportazioni, 3,5 sono ascrivibili al comparto manifatturiero: i macchinari (-648,3 milioni di euro), l'abbigliamento (-539,2 milioni di euro), gli autoveicoli (-399,1 milioni di euro), le calzature/articoli in pelle (-369,4 milioni di euro), i prodotti in metallo (-259,8 milioni di euro), i mobili (-230,2 milioni di euro) e le apparecchiature elettriche (-195,7 milioni di euro) sono stati i settori dove i volumi di affari in termini assoluti hanno registrato le contrazioni più importanti. La Federazione Russa, che nel 2013 era l'ottavo Paese per destinazione delle esportazioni italiane, si posiziona tredicesima nel 2015, superata dalla Polonia, dalla Cina, dalla Turchia, dai Paesi Bassi e dall'Austria;
alla luce di quanto sopra, si ritiene inadeguato, se non pericoloso, il complesso delle proposte del Governo in ordine alle politiche destinate alla crescita dell'economia e del prodotto interno lordo del Paese, indirizzate principalmente, come già accaduto senza successo negli anni precedenti, ad una politica di bilancio espansiva della spesa corrente, per sostenere la quale potrebbe il Governo essere costretto a ricorrere ad un ulteriore incremento della pressione fiscale o ad un ulteriore ricorso all'indebitamento con la conseguente crescita del debito pubblico, sia in termini di valore assoluto, che in termini di valore percentuale sul PIL. Inoltre, non é da trascurare che il ricorso ad ulteriore indebitamento deve comunque ancora superare le eventuali obiezioni in sede di Unione europea per la previsione già contenuta nel DEF e, quindi, a maggior ragione ciò andrebbe sub iudice per l'eventuale necessità di ampliarne la portata;
pertanto si valuta non condivisibile, nella sua interezza, il Documento di economia e finanza per il 2016 con le relative correzioni e comunque si impegna il Governo:
1) prima dell'invio alle Camere di eventuali Note di aggiornamento del DEF 2016 e del disegno di legge di stabilità per il 2017, a trasmettere un'analisi:
- dell'adeguatezza, nel suo complesso, del sistema di previdenza sociale in vigore, fornendo proposte funzionali, e percorribili, funzionali ad un suo miglioramento, con particolare attenzione per i gruppi a basso reddito e di età superiore a 45 anni;
- dei motivi per i quali le famiglie relativamente più abbienti avrebbero maggior accesso ai benefici dal sistema di protezione sociale rispetto ad ogni altro Paese in Europa;
- dei motivi per cui permarrebbero per i giovani insufficienti servizi adeguati che favoriscano l'occupazione;
- che fornisca chiarimenti sull'inversione di tendenza nell'elevato numero di cittadini che si trasferiscono in altri Paesi OCSE, considerato che si tratta di un fenomeno di emigrazione che indebolisce ulteriormente il Paese;
- che chiarisca, altresì, se, come afferma l'OCSE, "La ripresa economica, seppur necessaria per far ripartire l'economia italiana e la creazione di posti di lavoro, non sarà probabilmente sufficiente per porre fine alla profonda crisi sociale e del mercato del lavoro che colpisce attualmente il Paese. Agli sforzi per una crescita economica solida a duratura occorre affiancare investimenti per un sistema di protezione sociale più efficace che permetta di evitare che le difficoltà economiche diventino sempre più radicate nella società";
- che indichi il numero dei contratti di lavoro stipulati con l'agevolazione dell'esenzione contributiva triennale e la loro distribuzione sul territorio nazionale;
- che illustri lo stato del pagamento di quanto dovuto dalle amministrazioni pubbliche - centrali e periferiche - alle imprese fornitrici di beni e servizi;
- che valuti, tenuto conto che aziende di piccole e di medie dimensioni sono fallite non per gestione carente o per minor mercato ma a causa di ritardi nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, la possibilità di compensare i crediti che gli imprenditori vantano nei confronti della Pubblica amministrazione con le imposte e i contributi da pagare al fisco;
2) a migliorare l'attuale sistema fiscale che soffre di vincoli stringenti e implementare le politiche di sostegno alla crescita con interventi di riduzione della pressione fiscale e di superamento delle clausole di salvaguardia poste a garanzia dei conti pubblici;
3) tenuto conto che sono presenti 10.315 amministrazioni pubbliche che controllano e finanziano 10.964 imprese partecipate (di queste imprese le 7.767 attive occupano 927.559 addetti), a rafforzare gli impegni per superare la "ridondanza organizzativa" del sistema pubblico;
4) a proseguire i programmi di infrastrutturazione, di miglioramento della qualità dei servizi e del contenimento dei costi al fine di migliorare l'efficienza e la competitività del sistema economico nel suo complesso, accompagnando questo processo da un solido rafforzamento delle attività di regolazione, affinché sia sempre garantita la coesione sociale;
5) ad implementare le politiche di fruizione dell'immenso patrimonio culturale italiano, trasferendo, ove possibile, le risorse dei fondi europei nella conservazione dei beni storici, che possiede uno tra i più alti moltiplicatori dell'investimento ed agisce da volano per l'intera industria del turismo;
6) a inviare alle Camere, prima della trasmissione della legge di stabilità per il 2017, l'elenco elaborato dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (Sistema informativo monitoraggio opere incompiute - SIMOI) contenente le 868 (692 nel 2013) infrastrutture non completate (opere finanziate, risorse impegnate e spese), per regione, con una nota ragionata sull'effettiva utilità pubblica dell'opera stessa, evidenziato che, oltre ad avere determinato al Paese un ritardo infrastrutturale, le risorse economiche sino ad ora spese per tali infrastrutture irrealizzate avrebbero potuto essere funzionali ad abbattere la pressione fiscale per i cittadini, con i conseguenti benefici per la collettività e l'economia nazionale;
7) per motivi connessi ad un miglioramento dell'economia italiana, e alla luce degli attacchi terroristici avvenuti all'interno dell'Unione europea nel corso degli anni 2015 e 2016, ad adoperarsi affinché l'Unione europea interrompa l'applicazione di misure restrittive nei confronti della Federazione Russa, tenuto conto che per il mantenimento della stabilità internazionale e l'efficace contrasto al diffondersi di radicalismi la Federazione è un partner strategico indispensabile;
8) a presentare prima della trasmissione alle Camere della legge di stabilità 2017, per avere contezza, in prospettiva, della tenuta sociale del Paese e del reale avanzamento nella riduzione della pressione fiscale a cittadini ed imprese, una Relazione dettagliata da parte del Ministro dell'economia e delle finanze che tenga conto dell'assunto incontrovertibile che negli ultimi 6 anni le imposte statali e quelle locali sono cresciute, così come il costo dei servizi delle utenze a tariffa. Le prime sono salite del 6,1 per cento, le seconde, invece, dell'8 per cento. Anche se in valore assoluto quelle nazionali (come IRPEF, IVA, IRES) sono aumentate di 21,6 miliardi e quelle locali (IMU, IRAP, addizionali comunali e regionali IRPEF, etc.) di 7,7 miliardi di euro. Tra le principali tasse locali, solo l'IRAP (- 4,2 miliardi pari a una variazione del - 13 per cento) ha subito una contrazione abbastanza decisa: tutte le altre, invece, hanno registrato un netto aumento. Tra il 2010 e il 2015 l'addizionale regionale IRPEF è aumentata di 3,1 miliardi di euro (+ 39 per cento) mentre quella comunale è aumentata di 1,4 miliardi (+ 51 per cento): nel 2015 questa imposta ha garantito ai sindaci un gettito di ben 4,3 miliardi di euro. L'imposta che ha subìto l'incremento più sensibile è stata quella sugli immobili. Se nel 2010 l'ICI consentì ai primi cittadini di incamerare 9,6 miliardi, nel 2015 i sindaci con l'IMU e la TASI hanno incassato ben 21,3 miliardi - variazione in termini assoluti pari a + 11,6 miliardi che corrispondono ad una variazione del + 120 per cento e, tra i servizi a tariffa, il costo della TARI (20 per cento di aumento nel solo 2015);
9) a valutare la possibilità di introdurre nella legge di stabilità per il 2017 misure volte ad una riduzione del carico tributario sugli immobili per favorire non solamente un miglioramento dell'economia di settore (chi costruisce) ma anche, e soprattutto, per non aggravare maggiormente di oneri fiscali il possessore di immobile (chi compra e utilizza il bene).
(6-00185)
ROMANI PAOLO, BERNINI, D'ALI', PELINO, FLORIS, MALAN, MANDELLI, BOCCARDI, CERONI.