• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE

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Atto a cui si riferisce:
C.5/08544    nei primi anni ‘90 molte persone contrassero l'epatite C e l'Aids a seguito di trasfusione con sangue infetto o emoderivati infetti;    alla fine degli anni ‘90 iniziarono...



Atto Camera

Interrogazione a risposta in commissione 5-08544presentato daCAPONE Salvatoretesto diVenerdì 29 aprile 2016, seduta n. 616

   CAPONE. — Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute . — Per sapere – premesso che:
   nei primi anni ‘90 molte persone contrassero l'epatite C e l'Aids a seguito di trasfusione con sangue infetto o emoderivati infetti;
   alla fine degli anni ‘90 iniziarono le battaglie giudiziarie per ottenere il risarcimento dei danni;
   con le leggi n. 222 e n. 224 del 2007 lo Stato italiano ha aperto la procedura transattiva per risarcire i danni;
   le domande di transazione sono state presentate, al più tardi, nel gennaio 2010, come previsto dalla circolare ministeriale n. 28 del 20 ottobre 2009;
   successivamente tali domande sono state respinte in base ai criteri indicati nel decreto ministeriale n. 162 del 2012 che disciplina l'accesso alle transazioni in questione;
   nel mese di giugno 2012 l'associazione giovanile talassemici della provincia di Lecce ha proposto ricorso innanzi alla Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo contro l'azione dello Stato italiano;
   nel mese di aprile 2014 la causa è stata dichiarata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo «causa pilota» ed a questa sono state riunite altre cause proposte sul territorio nazionale;
   successivamente a tale decisione il decreto-legge n. 90 del 24 giugno 2014, convertito dalla legge n. 114 del 2014, ha aperto la possibilità a tutti coloro che avevano presentato una domanda di transazione stragiudiziale entro e non oltre il 19 gennaio 2010 di ricevere, a titolo di equa soddisfazione, un importo di 100 mila euro. Quarantacinque ricorrenti hanno comunicato alla Corte di aver presentato domanda per avvalersene, ponendo fine alle procedure di risarcimento;
   il 14 gennaio 2016 la Corte europea dei diritti dell'uomo ha pubblicato la sentenza con la quale ha accolto il ricorso dell'associazione giovanile talassemici di Lecce ed ha condannato lo Stato italiano a pagare i danni morali sia ai giovani leccesi che agli altri soggetti infettati sparsi in tutta Italia;
   in particolare, partendo dalla causa pilota ex articolo 61 e seguenti del regolamento, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato lo Stato italiano a pagare i danni morali e le spese legali già quantificati in sentenza, maggiorati dell'interesse semplice al tasso BCE, con l'aggiunta di 3 punti percentuali;
   il termine indicato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per l'esecuzione spontanea da parte dell'Italia è di 3 mesi dalla pubblicazione della sentenza, trascorso il quale la pronuncia della Corte europea diverrà esecutiva;
   inoltre la Corte ha preannunciato la condanna dello Stato qualora entro il 31 dicembre 2017 non sarà corrisposta ai ricorrenti vincitori la somma di euro 100.00,00, prevista quale equa riparazione dal decreto-legge n. 90 del 2014, convertito dalla legge n. 114 del 2014;
   successivamente, da parte dei componenti l'associazione giovanile talassemici è giunto atto di diffida e messa in mora al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro della salute, al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, con il quale gli istanti sollecitano di dare esecuzione alla sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo del 14 gennaio 2016 sia per quanto riguarda il pagamento delle somme liquidate in favore dei sottoscritti a titoli di danni morali e spese, sia relativamente alla conclusione della procedura di equa riparazione, attraverso la corresponsione della somma stabilita di euro 100.000;
   gli effetti pratici delle decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo proiettano nella fase esecutiva, che richiede un imprescindibile apporto dello Stato condannato. In questa prospettiva, la prassi del Comitato dei Ministri si è orientata nel senso di specificare a carico degli Stati, oltre a quello riparatorio, un ulteriore obbligo: adottare tutte le misure necessarie per evitare la reiterazione delle violazioni sia sul ricorrente stesso, che su tutti coloro che vengano a trovarsi nella medesima situazione;
   il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, che ha ricevuto l'atto di diffida dei firmatari il 4 aprile 2016, ha dato riscontro prontamente il 6 aprile 2016 con apposita nota, con la quale ha comunicato che allo spirare del termine di tre mesi concessi allo Stato Italiano per l'esecuzione spontanea della sentenza Corte europea dei diritti dell'uomo del 14 gennaio 2016, provvederà ad assumere ogni utile iniziativa nei confronti dello Stato per l'applicazione dell'articolo 46 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo –:
   se il Governo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa, e quali determinazioni stia assumendo dal momento che il nostro Paese è stato condannato a pagare i danni morali ai cittadini ricorrenti, che sono già trascorsi i tre mesi concessi dalla Corte europea dei diritti dell'uomo per l'esecutività della sentenza e che, come emerge con chiarezza nello stesso dispositivo della sentenza Cedu sussiste l'obbligo del riconoscimento ai ricorrenti insieme ai danni morali della somma di 100 mila euro da versare inderogabilmente entro il 31 dicembre 2017;
   se relativamente alle somme da versare sia stato definito un criterio di erogazione delle somme e quale sia e se, a questo fine, sarà data priorità secondo l'ordine di trattazione e decisione dei ricorsi innanzi alla Corte di Strasburgo.
(5-08544)