• Testo MOZIONE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.1/01246    premesso che:     nel Paese, le recenti riforme del mercato del lavoro e del settore pensionistico hanno prodotto un effetto di segmentazione, di categorizzazione dei...



Atto Camera

Mozione 1-01246presentato daBALDASSARRE Marcotesto diMartedì 3 maggio 2016, seduta n. 618

   La Camera,
   premesso che:
    nel Paese, le recenti riforme del mercato del lavoro e del settore pensionistico hanno prodotto un effetto di segmentazione, di categorizzazione dei lavoratori che ha reso manifesto il rischio, purtroppo divenuto realtà, di un conflitto intergenerazionale;
    come detto, una delle cause di questo esito è rappresentato dal fatto che, in condizioni di stagnazione economica, di bassa produttività, stante la contemporanea ed endemica presenza di un alto debito e deficit pubblico che rende ancor più complessa la situazione socio-economica che l'intero Paese attraversa, la riforma del mercato del lavoro e delle pensioni non sono state considerate come variabili tra loro dipendenti, avendo preferito intraprendere un percorso riformatore autonomo che ha però portato all'emanazione di una disciplina non solo distinta, ma anche separata, facendo in modo che, oggettivamente, il diritto al lavoro e il suo corollario, il diritto alla pensione, siano tra loro attualmente in contrapposizione;
    in tale situazione si assiste al fenomeno di alte percentuali di inoccupati e disoccupati, siano essi giovani o anziani, causate come detto da precedenti dissennate scelte di utilizzo delle risorse pubbliche, ma anche da attuali scelte politiche e giuridiche che hanno frammentato interessi, diritti, patti sociali;
    il fenomeno del mancato inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, secondo dati Istat, è da imputarsi anche al mantenimento nel circuito produttivo di un numero sempre crescente dei lavoratori cosiddetti maturi, fenomeno conseguente anche alla riforma del settore previdenziale;
    nonostante il Governo abbia emanato norme sul mercato di lavoro all'asserito fine di incrementare le assunzioni, tale risultato non è stato conseguito, come da molte previsioni liquidate dal Governo con il fastidio riservato a qualunque critica costruttiva: così il tasso di disoccupazione in genere, riguardante tutti, giovani e anziani, uomini e donne, resta ancora molto alto, pari all'11,4 per cento. Numeri che sottolineano l'urgenza di intervenire ulteriormente, alla luce dell'esperienza fatta;
    utile sarebbe l'emanazione di una nuova normativa relativa sia al settore pensionistico, attraverso una revisione dei requisiti pensionistici, che del mercato del lavoro, con il mantenimento o la proposizione di diversi e più efficaci incentivi al fine di aumentare l'occupazione, il reddito e l'attività d'impresa. Infatti, nonostante siano aumentati i contratti a tempo indeterminato, non è diminuito il precariato, né tanto meno l'occupazione giovanile ha subito un'impennata. Sono inoltre aumentati gli inattivi, pari al 35,5 per cento in base ai dati Istat. La situazione descritta è diversa da quanto si poteva sperare dopo l'entrata in vigore delle nuove norme del lavoro. Appare assente l'auspicata e necessaria spinta al rilancio occupazionale, con ciò accomunando nel medesimo destino giovani e non, inoccupati e disoccupati;
    grave appare anche la condizione dei lavoratori ultraquarantenni e ultracinquantenni, poiché si è giunti ad un punto nel quale la disoccupazione non ha età. Si tratta di cittadini che si trovano in una spiacevole condizione: essere senza pensione, ma anche senza lavoro;
    si è poi in presenza di una generazione che il presidente della Bce, Mario Draghi, ha definito come la «più istruita di sempre», la quale rischia di essere perduta definitivamente. L'Istat conferma i temuti calcoli dell'Inps secondo cui, per un lavoratore tipo nato tra il 1980 e il 1990, c’è una discontinuità contributiva, legata probabilmente a episodi di disoccupazione, di circa due anni. Un «buco» destinato a pesare sul raggiungimento delle pensioni, che a seconda del prolungamento dell'interruzione può slittare fino a 75 anni. La criticità della situazione è dimostrata dai dati Istat, che evidenziano un'occupazione sempre più a macchia di leopardo;
    le principali criticità derivanti dalla riforma previdenziale del 2011 appaiono connesse, nell'immediato, alle problematiche legate alla possibilità di prosecuzione dell'attività da parte dei lavoratori anziani e alle eventuali ricadute negative sull'equità e la crescita economica e, nel futuro più prossimo, alle rigidità e iniquità introdotte all'interno del sistema contributivo riguardo alla possibilità di accedere alle pensioni anticipate. La riforma non è invece intervenuta per provare a sanare quella che, in prospettiva, appare la principale criticità del sistema previdenziale italiano, ovvero la mancanza di misure che contrastino i rischi di inadeguatezza delle prestazioni per i lavoratori appartenenti allo schema contributivo che dovessero essere caratterizzati da carriere svantaggiate e intermittenti;
    allo stesso modo, analizzando in prospettiva gli effetti della riforma del mercato del lavoro, quelli macroeconomici sono trascurabili nel medio-lungo periodo, mentre quelli occupazionali sono moderatamente negativi nel caso dei provvedimenti di riforma adottati negli ultimi due anni, e in media debolmente positivi, nel caso dell'implementazione della «Garanzia Giovani»;
    appare necessaria una nuova – e assai diversa – stagione di legislazione riformatrice, che abbia un respiro ampio, non limitato al raggiungimento di insufficienti risultati immediati, bensì basata su proposte che abbiano il necessario respiro lungo, con un orizzonte temporale di ampio periodo che riesca ad invertire la rotta attuale, mediante la realizzazione di riforme strutturali in grado di dare un futuro dignitoso a chiunque, mediante un equo e coordinato contemperamento delle esigenze, dei bisogni, dei diritti di tutti i cittadini, senza più segmentare i provvedimenti a favore di determinati soggetti individuati in base al parametro dell'età, avente il grande limite di programmare solo il breve periodo, con ciò evidenziando i vantaggi ricevuti da una sola categoria e il disinteresse verso la contemporanea regressione dei diritti di altre categorie di cittadini conseguente all'attuazione della riforma stessa,

impegna il Governo:

   ad adottare le opportune iniziative necessarie a favorire la creazione di laboratori sociali dove i cosiddetti lavoratori maturi possano proseguire la propria attività, anche al fine di trasmettere conoscenze, saperi, abilità ai giovani lavoratori, con particolare riferimento ai cosiddetti «vecchi mestieri», che si sta rischiando di perdere come patrimonio non solo lavorativo ed economico ma anche culturale, per meglio valorizzare le peculiarissime capacità, risorse e competenze trasmesse da moltissime generazioni precedenti, facendo dell'Italia un modello di cui è bene farsi interpreti, innovando nella tradizione;
   ad adottare le opportune iniziative necessarie a favorire una nuova formazione e riqualificazione dei lavoratori ultracinquantenni al fine di aumentare le potenzialità imprenditoriali e lavorative mediante l'opportuno utilizzo di internet, che rappresenta il mezzo mediante il quale offrire a chiunque abbia le necessarie competenze nuove opportunità di lavoro e impresa, e, conseguentemente, a predisporre tutte le azioni necessarie a ridurre il digital divide;
   ad adottare le opportune iniziative necessarie a favorire e incentivare ulteriormente l'utilizzo di diverse tipologie contrattuali come il part-time, l’home working, il job-sharing, con particolare riguardo ai lavoratori in età matura;
   ad adottare le opportune iniziative necessarie a favorire l'attuazione di ulteriori effettive, efficaci ed efficienti politiche di sostegno al reddito universale, con particolare riferimento ai cosiddetti lavoratori maturi;
   ad adottare efficaci e concrete iniziative, entro l'anno corrente, volte a favorire il pensionamento dei lavoratori aventi un'età che li rende prossimi alla pensione.
(1-01246) «Baldassarre, Artini, Bechis, Brignone, Civati, Andrea Maestri, Matarrelli, Pastorino, Segoni, Turco».