• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA ORALE

link alla fonte scarica il documento in PDF

Atto a cui si riferisce:
C.3/02233    a seguito delle «chiare violazioni della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina causata dagli atti di aggressione delle forze armate russe» (così si era espresso il...



Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-02233presentato daBRUNETTA Renatotesto diMartedì 3 maggio 2016, seduta n. 618

   BRUNETTA, BERGAMINI, CARFAGNA, GIAMMANCO, OCCHIUTO, POLIDORI e VALENTINI. — Al Presidente del Consiglio dei ministri . — Per sapere – premesso che:
   a seguito delle «chiare violazioni della sovranità e dell'integrità territoriale dell'Ucraina causata dagli atti di aggressione delle forze armate russe» (così si era espresso il Consiglio europeo del 3 marzo 2014), l'Unione europea ha deciso, a partire dal marzo 2014, l'introduzione di sanzioni mirate volte al congelamento dei beni ed a restrizioni per la concessione di visti per alcune persone individuate come responsabili di violazioni dei diritti umani, violenza e uso eccessivo della forza. Con successive decisioni tale lista è stata estesa ad un'ulteriore serie di persone fisiche ed allargata anche a persone giuridiche;
   nel giugno 2014 l'Unione europea ha deciso la sospensione dei negoziati con la Federazione russa per l'adesione all'Ocse e all'Agenzia internazionale per l'energia. Sono inoltre stati sospesi i summit bilaterali periodici Unione europea-Federazione russa;
   il Consiglio europeo del 16 luglio 2014 ha, inoltre, chiesto alla Banca europea per gli investimenti di sospendere la conclusione di nuove operazioni finanziarie in Federazione russa;
   a questo si è aggiunta, il 31 luglio e l'8 settembre 2014, anche l'adozione di sanzioni economiche nei confronti della Federazione russa, relative all'accesso ai mercati dei capitali, alla difesa, ai beni a duplice uso e alle tecnologie sensibili. Le sanzioni, adottate in risposta alle azioni della Russia nell'Ucraina orientale, erano state inizialmente introdotte per un anno, fino al 31 luglio 2015;
   il 22 giugno 2015 il Consiglio ha prorogato la durata delle sanzioni economiche di sei mesi, fino al 31 gennaio 2016. La decisione fa seguito ad un accordo preso in sede di Consiglio europeo nel marzo 2015, quando i leader dell'Unione europea hanno associato la durata delle sanzioni alla piena attuazione degli accordi di Minsk, stabilendo che le misure possono essere modificate, sospese o revocate completamente o parzialmente in base alla valutazione dell'attuazione del piano di pace in Ucraina;
   il 9 dicembre 2015, in seno al Coreper, che riunisce gli ambasciatori dei 28 Paesi dell'Unione europea, l'Italia ha chiesto un «dibattito politico» sul rinnovo delle sanzioni dell'Unione europea nei confronti della Federazione russa, invece di un rinnovo automatico delle stesse ogni sei mesi. Purtroppo, però, nel dibattito che ne è seguito in seno al Consiglio europeo, il nostro Paese non è stato in grado di far prevalere la linea della cancellazione definitiva delle sanzioni e si è deciso per il rinnovo; una decisione che, tra l'altro, necessita dell'unanimità dei consensi, su cui, quindi, l'Italia avrebbe potuto esercitare il proprio diritto di veto;
   ne è derivato che il Consiglio del 21 dicembre 2015 ha prorogato l'applicazione delle sanzioni economiche nei confronti della Federazione russa al 31 luglio 2016;
   infine, il 10 marzo 2016 il Consiglio ha ulteriormente prorogato le misure restrittive nei confronti di 146 persone e 37 entità fino al 15 settembre 2016;
   per quanto riguarda gli effetti delle sanzioni sull'economia dell'Unione europea, la Commissione europea rileva che nel solo anno 2015 le esportazioni verso la Federazione russa sono crollate del 28 per cento rispetto al 2014 e le importazioni del 26 per cento. Con particolare riferimento all'Italia, le esportazioni si sono ridotte del 17,5 per cento e le importazioni del 20,2 per cento;
   l'impatto è stato particolarmente negativo sul settore agricolo. Le esportazioni di prodotti agroalimentari dall'Unione europea verso la Federazione russa si sono, infatti, quasi dimezzate (-43 per cento), comportando una perdita pari a 5,1 miliardi di euro nel 2015. In Italia il crollo delle esportazioni di prodotti agroalimentari verso la Federazione russa si è ridotto del 38 per cento, generando una perdita di circa 250 milioni di euro;
   anche il turismo ha risentito, infine, delle sanzioni ed il numero di arrivi dalla Federazione russa in Europa per turismo nel 2015 si è ridotto di 2 milioni di unità (-18 per cento);
   gli interroganti esprimono grande apprezzamento per la risoluzione approvata il 28 aprile 2016 dall'Assemblea nazionale francese, con cui si è chiesto di cancellare le sanzioni dell'Unione europea contro la Federazione russa. Risoluzione molto simile nei contenuti alle mozioni presentate da Forza Italia il 12 giugno e il 21 dicembre 2015; contenuti che si è avuto modo di esprimere anche all'interno delle risoluzioni presentate dal gruppo il 10 settembre e il 16 dicembre 2015 e il 17 febbraio 2016;
   da mesi, infatti, Forza Italia in Parlamento chiede al Presidente del Consiglio dei ministri e al suo Governo di farsi promotori di un'iniziativa nel senso della cancellazione delle sanzioni, anche alla luce della situazione geopolitica attuale, come primo fondamentale passo per il disgelo e per costruire l'unità contro il terrorismo, in un momento in cui la minaccia del terrorismo islamico può essere combattuta solo da una grande coalizione internazionale che sotto l'egida dell'Onu metta insieme Europa, Cina, Paesi arabi, Federazione russa e Stati Uniti, coinvolgendo, in particolare, il ruolo di questi ultimi nel favorire processi di pace nel mondo;
   il Governo ha sempre respinto tali posizioni, limitandosi, in Europa, a richiedere una discussione politica su questo tema, escludendo un automatismo nel rinnovo delle sanzioni;
   a parere degli interroganti, tale decisione rimane, sin ad ora, l'unica decisione di politica estera di un qualche significato presa dall'Unione europea: la scelta dell'Europa è quindi stata quella di «farsi del male» da sola, colpendo la Federazione russa con le sanzioni. In questi mesi difficilissimi, l'Unione europea ha colpevolmente dato priorità alle questioni relative alla frontiera est, dimostrando cecità nel mancato coinvolgimento della Federazione russa quale alleata preziosa per pacificare i Paesi del Mediterraneo, continuando ad insistere sulle sanzioni, dannose innanzitutto per l'economia e le imprese anzitutto del nostro Paese, mostrandosi «unita» solo su questioni che hanno recato danni all'immagine, all'economia e ai rapporti dell'Europa stessa. Opporsi alle sanzioni non significa acquiescenza nei confronti di quanto avvenuto in Ucraina e in Crimea, ma, alla luce dei dati emersi e delle conseguenze che hanno fatto seguito all'applicazione delle misure, il bilancio dello strumento introdotto è certamente negativo; la questione avrebbe, quindi, richiesto una valutazione maggiormente ponderata e approfondita, considerando soluzioni alternative;
   la responsabilità dell'Italia è anzitutto quella di rispettare la sua tradizionale attitudine ad essere un ponte di pace con la Federazione russa, sulla scia di quanto realizzato a seguito degli accordi di Pratica di Mare, nati su impulso del Presidente Silvio Berlusconi, consentendo, nel 2002, una partnership strategica tra Nato e Federazione russa –:
   anche alla luce del dibattito avviato in Francia, se il Governo intenda riconsiderare, nell'ambito dell'Unione europea, la posizione dell'Italia con riguardo alle sanzioni comminate alla Federazione russa, perché controproducenti per la convivenza pacifica e dannose per l'economia anzitutto del nostro Paese, nonché adoperarsi affinché questo esempio sia seguito da un numero crescente di Paesi, al fine di raggiungere un accordo unanime che porti all'annullamento delle sanzioni in vigore contro la Federazione russa, anche valutando l'ipotesi di esercitare sul punto il proprio diritto di veto. (3-02233)