• Testo INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

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Atto a cui si riferisce:
S.4/05747 CENTINAIO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che: il 1° maggio 2016 il Cipe ha approvato lo stanziamento di 2,5 miliardi per la ricerca e di un...



Atto Senato

Interrogazione a risposta scritta 4-05747 presentata da GIAN MARCO CENTINAIO
mercoledì 4 maggio 2016, seduta n.620

CENTINAIO - Al Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca - Premesso che:

il 1° maggio 2016 il Cipe ha approvato lo stanziamento di 2,5 miliardi per la ricerca e di un miliardo per i beni culturali italiani e il Presidente del Consiglio dei ministri Renzi, come d'abitudine, ha celebrato l'evento su "Facebook", come un grande successo del Governo;

questo stanziamento però era stato già previsto dal precedente Governo, presieduto da Enrico Letta. Il Piano nazionale della ricerca (Pnr) 2015-2020 approvato dal comitato, che dovrebbe rilanciare l'università italiana, riportando in Italia i suoi migliori cervelli è in realtà un documento che arriva con 2 anni di ritardo rispetto alla prima bozza, elaborata appunto dal precedente Governo. Nel gennaio 2014, infatti, il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, Maria Chiara Carozza, pubblicava una prima bozza del Piano nazionale di ricerca. Da allora sono passati quasi 2 anni e il Pnr "2014-2020" è stato rinominato "2015-2020". Il documento si articola in 6 programmi fondamentali: internazionalizzazione, per coordinare le risorse nazionali con quelle europee, capitale umano, con attenzione a ricercatori e dottorandi (a cui è destinata buona parte dei fondi, oltre un miliardo di euro), infrastrutture, rafforzamento dell'interazione tra pubblico e privato, investimenti specifici per il Sud, razionalizzazione delle spese. Un testo utile, ma che non va sopravvalutato: organizza obiettivi, propositi e risorse già prefissati, specie per le risorse;

le risorse destinate non sono altro che i fondi abituali in dotazione anche negli scorsi anni, ad atenei, enti e bandi, già compresi nel bilancio del Ministero dell'istruzione. Infatti i 2,4 miliardi per il triennio 2015-2017 (che diventano 4,6 fino al 2020) sono soltanto i fondi stanziati, in maniera ordinaria, per università ed enti. Analizzando le risorse di competenza del Ministero, già messe a bilancio, si rileva che i capitoli più consistenti sono il Fondo di funzionamento delle università (Ffo) e quello di funzionamento degli enti (Foe), con una quota dedicata alla ricerca, rispettivamente di 652 e 340 milioni di euro. Entrambi, negli ultimi anni, hanno subito tagli: l'Ffo 2015 ammonta complessivamente a 6,9 miliardi di euro, rispetto ai 7 miliardi del 2014, ai 7,1 miliardi del 2012 e ai 7,9 miliardi del 2009, inoltre il Foe ha perso nell'ultimo anno 42,9 milioni di euro, infine pochi milioni arrivano dai fondi First e Fisr (176 e 60 milioni per la ricerca di base e l'innovazione). Il resto (circa 700 milioni) dai Pon (programma operativo nazionale), fondi europei già assegnati all'Italia. Unica novità sono i 500 milioni che provengono dal Fondo di sviluppo e coesione, a valere su risorse che, però, erano già state stanziate, anche queste, nel 2012. In totale 2,4 miliardi sul triennio, che diventano 6,2 miliardi, includendo le risorse concorrenti (sempre meno, rispetto agli stanziamenti degli altri Paesi europei).Anche il precedente Pnr 2011-2013, elaborato dal ministro Gelmini, ammontava a 6,1 miliardi;

considerato che, a quanto risulta all'interrogante:

i contributi supplementari che dovrebbero arrivare dall'Europa sono del tutto aleatori e sono stati sovrastimati dal Governo. A detta di studiosi del settore, ci vorrebbero almeno 2 miliardi di euro in più all'anno, oltre ai finanziamenti ordinari, per raggiungere gli obiettivi di crescita prefissati e auspicati dal premier. Al riguardo, infatti, proprio dalle risorse concorrenti, provenienti dall'Europa, il Governo conta di ricavare oltre il 60 per cento dei fondi: 400 milioni di contributi per le Regioni (Por) e 3,4 miliardi in tre anni da "Horizon 2020", il grande programma-quadro per l'innovazione lanciato dalla UE. In tal modo si raggiungerebbe la cifra record di 14 miliardi per tutta la durata del piano, ma bisogna considerare che, mentre i Pon sono assegnati a ciascuna nazione che realizza poi i bandi (capitali certi, dunque), i fondi di H2020 vengono messi a gara a livello comunitario e quindi per aggiudicarseli, i progetti italiani dovranno superare la concorrenza di quelli del resto d'Europa. Bisogna infatti ricordare che nel precedente programma FP7 l'Italia ha conquistato in tutto 3,6 miliardi di euro, meno della metà dei 7,7 miliardi preventivati;

l'Italia rischia di rimanere ancora lontana dagli standard europei per la ricerca; attualmente il nostro Paese spende l'1,31 per cento del Pil in ricerca e innovazione, abbondantemente sotto la media UE, che è pari al 2,01 per cento. L'obiettivo per il 2020 è quello di incrementare la spesa in ricerca fino all'1,53 per cento: a livelli invariati di Pil, questo significherebbe trovare circa 2 miliardi di euro in più all'anno,

si chiede di sapere, al di là dei toni trionfalistici del Governo, in che modo si intenda reperire le risorse necessarie a colmare il gap di spesa in ricerca e innovazione del nostro Paese rispetto agli altri Paesi europei.

(4-05747)